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ABBRACCIO IN BIANCO E NERO

sssssst…. Silenzio!

Non lo sentite questo rumore?

NO, non è il rumore del vento, delle mie scarpe sulle foglie umide

E’ il rumore del bosco che cresce, anzi no, che si trasforma. Certo ci vorrebbe l’udito di un picchio per apprezzare il lavorio silenzioso delle larve che mangiano il legno ma forse il picchio farebbe fatica a sentire il legno che diventa humus sotto la diligente opera chimica dei funghi…

Umido, bagnato, fradicio: sono tre gradi di inzuppamento del legno che come i biscotti nel latte si scioglie, ma più lentamente, molto di più e intanto permette alle larve (come quelle dello scarabeo rinoceronte) di sopravvivere, ai batteri di trovare il loro incubatore naturale. Non tutto il (legno) marcio, viene per nuocere.

Infatti.

Nel bosco che ormai si prepara all’inverno i muschi dopo questa pioggia sono più vivi che mai (loro che sono capaci di resistere mesi senza bere) spiccano con il loro verde brillante sui tronchi neri, li rivestono a volte come come un guanto, come una morbida felpa.

Così accarezzare una quercia ti dà una sensazione di velluto e mentre l’abbracci e guardi verso le sue chiome ti accorgi che è come se lei accogliesse tra i suoi rami tutto il cielo in un abbraccio in bianco e nero.

IMPRESA DEMOLIZIONI

Non la trovate sulle Pagine gialle (preistoria ormai) e neanche su Facebook.  Non ha neanche un sito Web.

Eppure lavora tantissimo.  Con i suoi ritmi…  lenti,  però lavora.

Non sappiamo che contratto applichi alle maestranze o se abbia appoggi politici anzi quasi sicuramente non ne ha, che tanto li lascia tutti a chi ha solo in mente il guadagno.

Però questa è un’impresa imbattibile perchè il suo unico obiettivo è la sopravvivenza (della specie).

A essere demoliti non sono le macchine, le case, i ponti ma gli alberi, quelli morti e quelli moribondi,

Le maestranze sono di assai varia provenienza; si parte dai funghi e dai batteri e si arriva agli insetti (meglio, alle loro larve) ma la loro parte la fanno anche alcuni uccelli e roditori.

I batteri e le muffe sono agenti invisibili quasi favoriti nel loro arrivo dagli insetti succhiatori  come le cimici e le cocciniglie, arrivano sempre dopo queste, fanno il loro onesto lavoro ma non sono loro che cominciano per primi.

cimice dei campi
Cocciniglia cotonosa

Diverso il discorso dei funghi; quelli che vivono in simbiosi con le piante non farebbero mai loro del male, anzi l’albero è la loro ragione di sopravvivenza, quelli parassiti invece sono più pericolosi perchè succhiano linfa dalla pianta  e provocano loro la carie tant’è che a volte deve intervenire il dentista degli alberi per fermare la loro opera nociva.

tronco di robinia tagliato con carie

I funghi saprofiti infine si occupano solo degli alberi morti, anche loro sono attaccati al legno ma visto che non c’è più nulla da fare per la pianta trasformano le sue fibre, le decompongono così che diventano nuovo nutrimento per il bosco.

E gli insetti?

Sappiamo che esistono quelli vegetariani, quelli carnivori e quelli… xilofagi.

Sono soprattutto le loro larve sviluppatesi dalle uova depositate all’interno dei tronchi che si cibano del legno, scavano cunicoli, indeboliscono la pianta.

Ma ci sono anche quelli che preferiscono il legno dei mobili  come i tarli, tra questi lo Xestobium rufovillosum  un tarlo chiamato anche “orologio della morte”  Volete sapere perchè?

guardate qui: https://it.quora.com/Che-cos%C3%A8-l-orologio-della-morte-xestobium-rufovillosum-e-perch%C3%A8-si-chiama-cos%C3%AC

Xestobium rufovillosum – Orologio della morte

Poi il picchio, con il suo udito finissimo, li scopre e a colpi di bello buca la corteccia per andare a mangiarseli, ma anche in questo caso la pianta un po’ si  “rovina” continua la sua lenta discesa verso gli strati più bassi dai quali è partita e dai quali altre piante nasceranno.

Ma se tutto ciò non bastasse, se l’uomo con le accette (ed ora con le motoseghe) se ne sta lontano, ecco che  altri demolitori si affacciano all’orizzonte: sono i roditori mangia cortecce come i conigli o come gli scoiattoli  golosi di pigne fino ad arrivare ai castori  che però non fanno parte proprio di questa impresa.

Nel frattempo ne hanno fondata un’altra: quella dei costruttori di dighe.

CERVO VOLANTE

Ebbene sì, da quando gli asini volano anche i cervi hanno preso invidia e così anche loro si fanno i loro voletti, soprattutto verso sera, all’imbrunire nelle notti di mezza estate (senza avvisare Shakespeare)

Il cervo che vola o Cervo volante è un grosso scarabeo  che negli esemplari maschili presenta due grosse chele, simili alle corna del cervo.

(Chissà perchè sono sempre i maschi che portano le corna più lunghe, non mi risulta che le femmine siano più inclini al tradimento ma…  devo andare a vedere le statistiche,  se serve).

E’ comunque il maschio che vola, svolazza, sfarfalleggia di più e ingaggia battaglie a suon di cornate con gli altri maschi,  la femmina è più tranquilla e meno incline al volo.

Questa se ne andava camminando placidamente al margine di un viale di tigli  (una delle piante preferite dai cervi volanti). Lei, come gli altri esemplari della sua specie se avvertono pericolo stanno immobili e così diventano un soggetto facile da fotografare.

Cervo volante (f)

I  loro ambienti preferiti sono i boschi maturi, con alberi d’alto fusto e tronchi di legno marcio, infatti a loro piace il marcio un po’ come i giornali scandalistici, ma per deporre le uova  così la larva potrà nutrirsi di quel materiale in decomposizione.

Perciò, a differenza di altri coleotteri e scarabei (cerambice dalla quercia, punteruolo della palma, il tarlo asiatico e altri) non intacca il legno vivo e quindi non arreca danno alle piante.

La sua presenza però è in costante diminuzione, un po’ a causa dei pesticidi, un po’ per l’eccessiva pulizia dei boschi.

Il legno marcio aiuta la biodiversità!

Di questa mancanza soffre anche suo cugino  lo scarabeo rinoceronte,  stessi ambienti, stesse abitudini di vita solo che invece delle corna il maschio  ha un corno in fronte esattamente come il pachiderma africano.