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AMICO FRAGILE

 
 
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Evaporato in una nuvola rossa
in una delle molte feritoie della notte
con un bisogno d’attenzione e d’amore
troppo, “Se mi vuoi bene piangi “
per essere corrisposti,
valeva la pena divertirvi le serate estive
con un semplicissimo “Mi ricordo”:
per osservarvi affittare un chilo d’erba
ai contadini in pensione e alle loro donne
e regalare a piene mani oceani
ed altre ed altre onde ai marinai in servizio,
fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli
senza rimpiangere la mia credulità:
 
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perché già dalla prima trincea
ero più curioso di voi,
ero molto più curioso di voi.
 
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E poi sospeso dai vostri “Come sta”
meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci,
tipo “Come ti senti amico, amico fragile,
se vuoi potrò occuparmi un’ora al mese di te”
“Lo sa che io ho perduto due figli”
“Signora lei è una donna piuttosto distratta.”
E ancora ucciso dalla vostra cortesia
nell’ora in cui un mio sogno
ballerina di seconda fila,
agitava per chissà quale avvenire
il suo presente di seni enormi
e il suo cesareo fresco,
pensavo è bello che dove finiscono le mie dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra.
 
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E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci,
mi sentivo meno stanco di voi
ero molto meno stanco di voi.
 
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Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta
fino a vederle spalancarsi la bocca.
Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli
di parlare ancora male e ad alta voce di me.
Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo
con una scatola di legno che dicesse perderemo.
Potevo chiedervi come si chiama il vostro cane
Il mio è un po’ di tempo che si chiama Libero.
Potevo assumere un cannibale al giorno
per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle.
Potevo attraversare litri e litri di corallo
per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.
 
 
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E mai che mi sia venuto in mente,
di essere più ubriaco di voi
di essere molto più ubriaco di voi.
 
 
 
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In memoria di un amico scomparso
 
 

BIANCO, ROSSO E… CENERINO

Azz… Ci mancava poco e sembrava un film di Carlo Verdone, anzi no, ci mancava molto perchè uno dei tre, il rosso, non c’era.

Siamo sulle rive del lago di Comabbio, un lago di origine glaciale placidamente adagiato sulle morene del quaternario, un lago poco profondo e costeggiato, specie nella parte sud da ampi canneti.

Un canale ( Brabbia) fa defluire le sue acque verso nord nel Lago di Varese e proprio guardando verso nord che si scorgono i panorami più suggestivi, con il Campo dei Fiori a fare da sfondo  e il Sacro Monte  a raccontare storie di pellegrinaggi e devozione.

Non sono mai salito ma chissà che spettacolo da lassù, da sopra un aliante, uno dei molti che partono dal piccolo campo di aviazione ai bordi del lago (di Varese).

E’ banale? non lo so ma io ci provo lo stesso a paragonare l’aliante all’airone (specie quello bianco). Al paragone con Fausto Coppi ci ha già pensato qualcun’altro ma io sono assolutamente d’accordo.

Va bene, torniamo sulle sponde di Comabbio ed è qui che gli aironi bianchi se ne stanno appostati tra la riva e i canneti, eleganti, con quel collo ricurvo, quasi consapevoli di esserlo, e maestosi quando si levano in volo, disturbati dal nostro pur guardingo avvicinarsi.

E gli aironi cinerini?

Ah loro se ne stanno in fila indiana, disturbati solo da qualche cormorano,  sulle sottili lastre di ghiaccio di questo inverno tiepido,  se ne stanno lì per ore, meno vistosi ma serafici, quasi come il cinese che aspetta paziente seduto sulla sponda del fiume che passi il cadavere del suo nemico.

Ma loro che cosa aspettano?

Aspettano di mangiare… e non che qualcuno glielo porti, se lo procurano da soli. Quella loro estenuante immobilità (senza neppure anchilosarsi) ha per unico scopo quello di catturare con mossa fulminea una preda (un pesce, una rana, la larva di qualche insetto… ) che ha la sventura di portarsi a distanza di “insicurezza”.

Dato la stagione temo che oggi ci sarà solo pesce “surgelato”.

Nella stagione estiva e soprattutto in risaia e prati umidi invece gli aironi praticano il “walking slowly”, un zampettio lento (e attento) per captare ogni piccolo movimento delle loro prede potenziali e infilzarle con il lungo becco.

Airone cinerino

Svernanti ma più spesso sedentari, gli aironi sono ormai una costante del paesaggio in tutta la pianura padana.  Tipiche e altamente protette sono le loro zone di nidificazione chiamate “garzaie”, delle specie di asili d’infanzia dove gli aironi, anche di diverse specie nidificano in gruppo tra i canneti o sugli alberi vicino alle sponde di fiumi e laghi.

E il rosso?  Qui non lo vedremo mai, forse. Bisogna andare più a sud.

Airone rosso – Ardea purpurea

Però abbiamo buone possibilità di vedere il Verdone.   (Che è un fringuello e non si chiama Carlo)

CIPRESSO CALVO

 

Anche i cipressi soffrono di alopecia ?

E’ una nuova malattia dovuta ai cambiamenti climatici?

NO, il nostro Cipresso calvo ovvero Taxodium distichum, si chiama così perchè d’inverno perde gli aghi dei rametti laterali e quindi appare un po’ spoglio.

Ma non è questa l’unica particolarità di questa pianta, Infatti l’altra sua caratteristica, a parte la base del tronco a zampa di elefante che lo fanno sembrare un albero degli anni ’70,  l’altra caratteristica sono i ginocchi.

I ginocchi?

Ma sì,  gli pneumatofori !  Chi non ne ha mai sentito parlare?

Questa conifera delle famiglia delle  Cupressaceae, si chiama anche Cipresso delle paludi perchè  il suo habitat sono le paludi e le rive paludose di fiumi e laghi.

Laghetasc Brebbia

Originaria degli Stati Uniti sud-orientali è arrivata in Europa nel XVII secolo e qui è utilizzata principalmente a scopo ornamentale.

Infatti gli aghi prima di cadere si colorano di un bel rosso/marrone.

E i ginocchi?

Gli pneumatofori (dal greco pneuma (soffio) e fera (portare) sono delle radici modificate che catturano l’ossigeno portandolo alla pianta perchè nelle paludi il terreno è povero di ossigeno.

pneumatofori Taxodium distichum

Quando invece le radici della pianta trovano abbastanza ossigeno   i ginocchi non si formano.

Ecco allora perché non li ho visti sugli esemplari che crescono in riva al lago di Comabbio!

Cipressi delle paludi Parco Sempione Milano

Mi dicono invece che i pneumatofori ci sono negli esemplari al Laghetasch di Brebbia  e li ho visti dal vivo al Parco sempione di Milano (dove  i cipressi calvi sono stati piantati ai bordi del laghetto vicino al monumentale Noce del Caucaso)  e in altre paludi che adesso non ricordo…

ma dalle quali per fortuna sono uscito.