Archivi tag: Lago Maggiore

L’ACQUA GLI ALBERI E IL CIELO

Dobbiamo dire grazie al ghiacciaio se adesso possiamo navigare in queste acque azzurre.

(Infatti questo lago, il Lago Maggiore o Verbano è un lago di origine glaciale).

Certo non siamo soli, molte altre persone ci accompagnano, parlano lingue diverse, ma hanno lo stesso stupore.

L’acqua e il cielo si confondono e le nuvole li prendono per mano, flirtano i raggi del sole (no non è un errore di battitura) ma noi che ci facciamo qui?

Siamo confusi tra la folla dei turisti mordi e fuggi, tra coloro che cercano la meraviglia ma vanno troppo di fretta  per accorgersene.

IL giro prevede la visita  di alcune piccole isole che spuntano in mezzo al lago,  nel punto dove il lago è più vasto, che sono diventate base di pescatori e poi di una ricca famiglia di nobili e cardinali (i Borromeo) che le hanno abitate a lungo, arricchite con specie di alberi e animali esotici  e adesso si sono trasferiti in posti più tranquilli senza dimenticarsi prima di attrezzare le loro proprietà anche di robusti cancelli e di biglietterie  (il bello si paga).

Isola Madre
Isola dei Pescatori

Ma torniamo a guardare fuori dal finestrino del battello: tutto l’azzurro è azzurro, azzurre le montagne, azzurre le nuvole.

Gli alberi no, gli alberi sono ancora verdi, vista la stagione e questi così scenografici e sensibili e simpatici, piantati su questa lingua di terra fanno da sfondo, anzi da quinta al panorama classico della regione italiana dei laghi.

Sono tra i pochi, su queste isole, senza cartellino della specie; forse per questo mi stanno simpatici  o forse è perchè stanno tra la terra e il cielo (in questo caso tra l’acqua e il cielo) come tutti gli alberi del resto.

 

Sono contento.

Sono riuscito a catturare un po’ della meraviglia che cercavo,  che mi segue come una scia sull’acqua mentre piano piano l’isola si allontana.

Isola Bella

 

PETIT DEJEUNER

Svasso maggiore (Podiceps cristatus)
Svasso maggiore (Podiceps cristatus)

” Guarda !  Si è tuffato ! ”

” Sì, l’ha fatto anche prima,  ha portato un pesciolino ai suoi piccoli ”  – dice la signora appoggiata alla balaustra sul lungolago.

E’ una bella signora abbronzata, vestita di nero.

I piccoli non sono così piccoli, già non stanno più sul dorso della madre che li tiene d’occhio mentre il padre si aggira nei fondali sfruttando le sue grandi doti di apnea.

La signora vestita di nero espone un banchetto con bambole di pezza, vecchi giocattoli e libri usati dai titoli improbabili in questo mercatino delle robe vecchie che un po’ stride con il contesto salottiero e turistico che è appena di là delle strada.

Lo svasso riemerge dopo un tempo che a noi sembra infinito con nel becco un altro bel pesce e va ad imboccare i suoi pargoli.

L’acqua del lago oggi è di un blu cobalto,  in cielo non c’è una nuvola.

“L’ha fatto ancora!”  dico alla signora mentre ci avviamo al traghetto.

E lei: “Ha visto?  Sono davvero teneri”.

 

LA CASA CON LE FINESTRE CHE PARLANO

Questa presentazione richiede JavaScript.

Le finestre danno sul cortile anche se ad Alfred non l’ho detto.

No, non gliel’ho detto perchè subito dopo il cortile c’è una cancellata e subito dopo la cancellata c’è una strada e poi il lago.

Non l’ho detto neanche a Pupi Avati; Le sue finestre ridevano; ma anche per lui è un passato che non ritorna. Questa casa, con le sue finestre, però è davvero cinematografica.  Lo scenografo ha fatto davvero un bel lavoro o forse no, è tutto merito dei “cacciatori di locations”  (ne ho conosciuto qualcuno). 

Sicuramente il regista deve avergli chiesto  la possibilità di fare delle inquadrature d’effetto dal basso in alto, per un “noir” forse o un giallo;  il colore dell’intonaco suggerisce un po’ di mistero e anche lo stile vagamente liberty e poi le piante messe lì non per caso…

… avranno un senso quelle piante che fanno occhiolino dalla cancellata? Ci dicono qualcosa sul proprietario della casa?

Vediamo… intanto quella bella pianta con le foglie palmate e sempreverdi è una Aralia  o Fatsia Japonica, una pianta molto rustica che non ha bisogno di molte cure, che ama crescere in una posizione luminosa ma si trova bene anche all’ombra, i fiori  e i frutti assomigliano molto a quelli dell’edera (Edera Helix) e infatti sono entrambe della famiglia delle Araliaceae.

Chi può essere il padrone di casa? Forse qualcuno che è sempre in viaggio per lavoro o altri motivi e non ha molto tempo per le piante. Ma che lavoro potrebbe fare?

… E quest’altra pianta senza foglie con dei capolini bianco-gialli?

Il nome scientifico è Edgeworthia, anche lei è giapponese d’origine e qui da noi l’hanno ribatezzata Bastone di S. Giuseppe (da non confondere con il Bastone di S. Giovanni) probabilmente perchè la sua fioritura si compie in inverno e a quel tempo i rami sono ancora un nudo bastone senza foglie.

Ma non finisce qui, la Edgeworthia è chiamata anche “pianta della carta” perchè dalla sua corteccia si ricavava un tempo la carta tipo pergamena per la fabbricazione delle banconote.
Allora vuoi vedere che il proprietario è un falsario che viaggia per spacciare banconote false in giro per il mondo!

No troppo semplice;  Alfred non si sarebbe accontentato di questo.

Potrebbe essere il figlio illegittimo di  Michael Pakenham Edgeworth, che durante il diciannovesimo secolo lavorò per la corona britannica, sulla flora dell’India, Cina, Yemen e Sri Lanka, dando il suo nome a diverse specie botaniche.

Un ulteriore indizio potrebbe darcelo un altro nome della Aralia che è anche detta “falso ricino” per la somiglianza delle foglie.

Dunque: un figlio illegittimo, falsario, che viaggia molto e che ha una passione per il Giappone e per il “ventennio fascista”, che magari ha ucciso e sepolto qualcuno nel giardino di una casa con le finestre e i muri che parlano di una altra epoca…

Certo non poteva immaginare tutto questo il cacciatore di locations quando ha visto per la prima volta questo angolo del Lago Maggiore.