Archivi tag: Piante africane

REGINE E REGINE

E’ meglio un fiore o una pizza?

Dipende!

Da che dipende?  Da come guardi il mondo tutto dipende (dice una vecchia hit del gruppo musicale Jarabe de Palo).

Così se incontri una regina sabauda che già di suo si chiama Margherita, un fiore è troppo banale, meglio una pizza, non vi pare?

Ma se la regina è Carlotta di Meclemburgo-Strelitz, moglie del re Giorgio III d’Inghilterra, morta nel 1818 e affezionata alla botanica, un fiore è d’obbligo, e che fiore!

Certo gli inglesi con le loro vaste colonie avevano solo l’imbarazzo della scelta e la scelta è caduta su un fiore del Sudafrica, un fiore molto particolare, quasi un uccello, infatti è conosciuto come “Uccello del paradiso”.

C’è anche un uccello vero che si chiama così (non so come hanno risolto con i diritti d’autore… e con il dominio sul web).

Ma qui ecco la scappatoia. Se la regina si chiama Strelitz ecco che il fiore si chiamerà Strelitzia regina. (si è persa così l’occasione di chiamare un fiore Carlotta, ma, pazienza, ce ne saranno altre).

La bellezza della Strelitzia reginae o  Uccello del paradiso, è tale che  tutti se ne sono innamorati tanto che è diventata  ormai una pianta cosmopolita  (world wide spread).

La incontro in questa fine autunno che ormai guarda all’inverno davanti al mare di Alassio in una giornata di sole tiepido e vento tagliente.

L’aspetto è veramente regale con quel ciuffo di petali arancio e l’ultimo blu disposti a ventaglio, o anche come la cresta e il becco di un airone rosso formato dalla spata che li contiene prima della fioritura.

Ma come se la passano dentro questi grandi vasi di cemento?

La Strelitzia è una pianta facile da coltivare. Ha grosse radici e un accrescimento lento. Se si moltiplica la pianta da seme bisogna aspettare 5 anni prima che fiorisca, meglio moltiplicarla per divisione delle radici.

Cinque sono anche i gradi di temperatura al di sotto dei quali la pianta incomincia a soffrire, per cui nelle regioni più fredde, la pianta va riparata d’inverno.

Non è quasi mai il caso della Liguria e del Lazio, dove viene coltivata per farne mazzi di fiori recisi.

La fioritura avviene dall’autunno e per tutto l’inverno fino alla primavera successiva. Strano vero?

Non tanto se pensiamo che lei è originaria dell’emisfero australe e lì le stagioni sono capovolte. Così mantenendo le proprie abitudini, la pianta va in riposo vegetativo in giugno-luglio.

Altra particolarità: si dice che questa pianta viene impollinata dagli uccelli (piccoli uccelli presenti in Sudafrica che si posano sul labello inferiore, quello blu, per intenderci).

Ma qui quegli uccellini non ci sono.  E allora?

Per chi vuole approfondire:

http://www.pollicegreen.com/significato-fiori-strelitzia/30575/

http://www.elicriso.it/it/come_coltivare/strelitzia/

Annunci

GRASSE IN GIARDINO

Come ci sono finite nel mio giardino le grasse?

A vederle così tutte gonfie si direbbe che soffrono di ritenzione idrica.

Beh. sì, la ritenzione c’è ma in questo caso non è una malattia.

Qualcuno potrebbe dirmi che questo è un discorso del cactus e io rispondo:  Sì è vero ma è più una parodìa ovvero una Parodia Magnifica, un cactus venuto qui apposta dal Rio Grande do Sul, un cactus costoluto  (vedi foto) che in estate si adorna di fiori giallo limone.

Le grasse spesso si vestono a strati, le loro foglie formano rosette (con le immancabili spine) a volte sono anche macchiettate come questa Aloe aristata, pianta dei deserti africani che quando manca l’acqua si chiude come un nido di uccello e quando fiorisce mette i suoi fiori su uno stelo e li colora di rosso-arancio.

Le sue proprietà e i suoi usi in medicina e cosmetica sono come quelli dell’Aloe vera.

 

Ma le grasse sono anche rotonde, e chi se non loro; le Crassule per esempio hanno queste foglie tonde e carnose che danno una sensazione di morbidezza e di mitezza di carattere come la Pianta di giada ovvero Crassula ovata,  una pianta porta che porta soldi, dicono; peccato perchè io non ho notato cambiamenti nelle mie finanze.

Forse non è lei, forse è una specie affine. Del resto sono talmente tante le crassule che è difficile orientarsi  ma se volete potete provare qui:

http://www.lacasadellegrasse.it/crassula.html

Ah le grasse! Qualcuno pensa che siano ingombranti, esigenti, che abbiano bisogno di molte attenzioni, ma generalmente non è così, basta sapere come prenderle.

Come ci sono arrivate le grasse nel mio giardino?

Già, e vero, non ho ancora risposto.

La Parodia magnifica ha solo dovuto scavalcare la recinzione, grazie alle abili mani della mia vicina.

L’ Aloe aristata è un gentile regalo di scambisti (di piante) ad una sagra di paese.

La Crassula arriva dalla Liguria trasportata clandestinamente sotto forma di seme nel terreno del vaso di una palma.

E poi c’è lei, della famiglia dei Sedum, famiglia numerosissima di grasse molte delle quali con le foglie come chicchi di riso. (Ancora oggi i latinisti non mi h anno spiegato se “sedum” sta per seduto o sedato)

E’ un Sedum album, ovvero Borracina bianca,  portatami dal vento e che di giorno, quando le stelle in cielo si spengono, accende le sue mille stelle bianche.

 

SUPERMERCATO NATURA

 

E’ un posto senza carrelli e senza porte girevoli.

L’aria non è condizionata, nel senso che non è artificiale anche se è condizionata da parecchi fattori, alcuni di questi determinati dall’uomo.

E’ un supermercato senza scaffali e senza corridoi, senza sconti 3×2 o tessere fedeltà.

Eppure  nel “supermercato natura” ci puoi trovare un sacco di cose.

Prima che inventassero l’agricoltura… e il commercio, l’uomo era essenzialmente un raccoglitore (sì, va beh, anche un cacciatore, un pescatore)  perchè se è vero che i soldi non crescono sugli alberi, ci cresce molto altro.

Facciamo un esempio.

Il pane in questo supermercato non si trova al reparto panetteria ma sull’Albero del pane (Artocarpus altilis)  una pianta della famiglia delle Moraceae diffusa in Oceania e Asia tropicale; non vi piace quel pane lì? Allora scegliete la Monstera deliciosa  o Albero del pane americano che cresce nelle foreste del Guatemala ( e oggi, spesso, anche nei nostri appartamenti)

Non vi basta il pane?

Se guarda caso siete in Africa potete approfittare dell’Albero delle salsicce (Kigelia) con i suoi frutti che penzolano dai rami come dalla cantina ben fornita di un salumiere. Sono davvero molto simili a salsicciotti lunghi da 30 fino a 100 cm (attenzione però, da crudi sono velenosi per l’uomo)

Kigelia africana
Kigelia africana

e se ancora non siete sazi ecco la Pianta delle uova (Solanum melongena)  una solanacea dell’India, praticamente una melanzana, con questi bei frutti bianchi  come uova sode già sbucciate.

Bene, direi quasi una colazione all’inglese.

Però adesso vi è venuta sete.

In questo caso vi vengono in soccorso l’Albero delle bottiglie (Adenium obesum) pianta tipica dell’Africa  sud-orientale e  l’Albero dei bicchieri (Parmentiera  o Crescentia alata)  una pianta che cresce nell’America equatoriale per cui gli abitanti, essendo un po’ lontani da Murano, per bere preferiscono ricavare questo prezioso oggetto svuotando i frutti di questa pianta dalla sua polpa.

Cambiamo reparto.

Nella zona fumatori troviamo l’Albero dei sigari (Catalpa bignonioides) Piccolo albero dell’Asia centrale  naturalizzato anche da noi i cui lunghi bacelli assomigliano a dei sigari.

Nel reparto cosmetici invece è impossibile non imbattersi nella Vitellaria paradoxa chiamata anche Albero del burro perchè dai suoi frutti si ricava il Karitè.

Non so se dall’Albero della seta (Albizia julibrissim detta anche Acacia di Costantinopoli) si possano ricavare filati, meglio affidarsi ancora al buon vecchio baco da seta. Forse quel nome gli è stato dato perchè i suoi fiori sono fatti di filamenti finissimi, impalpabili e lucenti…

luffa cylindricaSiamo arrivati nel reparto “prodotti per la pulizia della casa” e allora se state cercando una spugna bio la vostra scelta non potrà che ricadere  sulla Luffa aegyptiaca, una cucurbitacea, praticamente una zucchina, la cui polpa essiccata  ha le proprietà delle spugne di origine animale. Peccato che in Italia cresce solo in Sicilia e Sardegna.

 

 

spugne di luffa
spugne di luffa

Se cercate degli occhiali per voi invece in questo supermercato non li troverete. Qui hanno solo gli Occhiali del papa (Lunaria annua) una crucifera dai fiori viola   e frutti piatti che producono a maturazione  ostie trasparenti che avvolgono i semi  (ma cambiano sempre il modello ad ogni nuovo papa?)

Borsa del pastore
Borsa del pastore

E la Borsa del pastore? (Capsella bursa-pastoris, un’altra cucifera) Non la troveremo sicuramente nel reparto pelletteria  ma può essere un pretesto per farci un giro se state cercando dei sandali.

Ma attenzione!  quelli bianchi (Santalum album) crescono  solo in india meridionale, Indonesia e Australia.

 

 

Sandalo (Saltanum album)
Sandalo (Santalum album)

Come avete potuto vedere il supermercato natura è  molto ricco, è un supermercato aperto 24 ore su 24, sette giorni su sette, che non teme concorrenze di sorta, anche se adesso alcune catene commerciali stanno tentando (vanamente) di scimmiottare il suo esempio.

E’ un supermercato aperto a mille sorprese infatti potrebbe capitarvi di incontrare anche degli “uomini nudi

Ochis italica (dettaglio)
Ochis italica (dettaglio)
Orchis italica
Orchis italica (detta anche “uomini nudi”)

Ormai l’avrete capito, qui potete trovare quasi tutto quello che ci serve per vivere.

Del resto non lo scopriamo oggi, la natura sa essere molto generosa ma… non fatevi illusioni, non è tutto gratis come sembra, anche in questo supermercato, alla fine, bisogna passare dalla cassa.

———————————————————

PS: non dimenticatevi di prendere i fazzoletti

davidia-involucrata-2

Albero dei fazzoletti
Albero dei fazzoletti  (Davidia involucrata)

 

 

 

PER QUALCHE RUGA IN PIU’

banner-shea

Ooops,..   volevo dire:  Per qualche ruga in meno.

Questa in effetti è una storia molto lunga che incomincia nell’Africa sub-sahariana e finisce negli scaffali delle farmacie, sul banco dei cosmetici.

E’ una storia molto lineare in fondo, per chi guarda il mondo da un certo punto di vista anche se la protagonista  in origine si chiama Vitellaria paradoxa ma quando arriva da noi ha così cambiato aspetto che preferiamo chiamarla Karité.

Allora la Vitellaria paradoxa è un albero della famiglia delle Sapotaceae che può raggiungere i 10-15 metri di altezza con un tronco fino a 1 metro di diametro e una corteccia rugosa e molto spessa per proteggersi dal caldo torrido delle savane dove cresce.

vitellaria_paradoxa_ms_6563

Le foglie sono da giovani rossicce poi diventano verde scuro dalla forma e dimensione assomigliano a quelle del noce.

Da dicembre a marzo compaiono i fiori, riuniti a grappoli, di colore verde-giallastro, dal profumo gradevole.

Allora voi vi starete chiedendo: questo dove vuole arrivare?

Calma; come nella famosa canzone di Sergio Endrigo è tutta una concatenazione di eventi naturali (e non).

Quelli naturali sono che dai fiori, dopo l’impollinazione, si generano i frutti e dentro i frutti ci sono i semi.

frutti Vitellaria paradoxa
frutti Vitellaria paradoxa

I frutti maturano tra metà giugno e metà settembre ed è qui che interviene l’uomo.

Liberati dalla polpa, i semi,  che hanno un guscio coriaceo come quello delle mandorle, delle albicocche, vengono fatti essiccare e poi

Semi Vitellaria paradoxa
Noci di Karitè Vitellaria paradoxa

aperti per estrarre la polpa presente al suo interno: una sostanza contenente molti acidi grassi che miscelata con acqua, fatta bollire e poi filtrata dà come risultato una pasta  di colore bianco avorio fino al giallo intenso con un profumo che ricorda quello del cioccolato conosciuta in occidente come “burro di karitè” (shea butter)

Nella cosmesi il “burro di karitè” è largamente usato come emolliente sia come sostituto del burro di cacao ma anche per la cura dei capelli o come crema per le mani e il corpo.

(Nei paesi di origine, anche se serve  un altro tipo di lavorazione il burro di karitè viene anche utilizzato in cucina.)

Questo grande successo però rischia di far deperire la pianta (la Vitellaria paradoxa) che continua ad essere una specie  spontanea e non coltivata e  il cui sfruttamento intensivo  pur rappresentando una importante risorsa economica, sta mettendo in pericolo questo tipo di ambiente in tutti i luoghi di origine.

figure-1-map-of-the-general-distribution-of-vitellaria-paradoxa-shea-across-west-east
Area di distribuzione della Vitellaria paradoxa

Già alcune case di cosmetica ed anche Slow Food si stanno muovendo per uno “sfruttamento sostenibile” di questa pianta.

E’ sufficiente accettare di avere qualche ruga in più?

 

Un tempo erano le donne che tradizionalmente si occupavano di questa lavorazione anche se anche in questo caso sono poi subentrati metodi industriali.

Ecco il segreto della pelle liscia, fresca e senza rughe delle donne africane.

banner32

Tutti gli altri invece sono costretti ad andare in farmacia o erboristeria e dire: Voglio una pelle splendida!

Responsabilmente, però.

 

 

 

 

STREGA COMANDA COLOR

rose_rosa

Strega comanda color….. rosa !!

E tutti subito a pensare al fiore con le spine. Ma non è così scontato anzi il colore per antonomasia della rosa è il rosso.  Chi non vorrebbe ricevere una rosa rossa dalla persona che ama?

Le rose però, lo sanno tutti hanno molti colori e nel tempo gli uomini  hanno provveduto ad assegnare loro un significato (non vi tedierò su questo perchè già esiste un’ampia letteratura in merito).

black rose
black rose

Dirò che essendo la rosa una pianta che si presta molto bene alle manipolazioni genetiche ne è stata inventata anche una di colore nero.

Paradossi a cui le streghe sono avvezze tanto che se è vero che esiste la rosa nera, esiste anche una pianta di nome Nerina che però ha i fiori rosa.

nerina-bowdenii-rosa-1-copia

La Nerina o Nerine; visto che di questa pianta originaria del Sud dell’Africa ne esistono 30 specie, è una bulbosa che appartiene alla famiglia delle Amaryllidiaceae ed è conosciuta anche con il nome di “Giglio del Capo di Buona Speranza”.

La gran parte delle specie ha dei fiori rosa. La più diffusa  nei giardini e come fiore da mazzo è la Nerina Bowdenii ma sono utilizzate a tale scopo anche le  Nerine undulata, Nerine sarniensis, Nerine flexuosa, Nerine curvifolia, Nerine pumilla, Nerine pulchella, Nerine pancratioides, Nerine humilis. (niente male come biodiversità, vero?)

La Nerina deve la sua fortuna al fatto che fiorisce a fine autunno quando a farle concorrenza sono solo i crisantemi o poco più e al fatto che è facile da coltivare.

E’ preferibile piantarla direttamente  a terra  in giardino e non in vaso perchè i suoi bulbi si moltiplicano rapidamente e danno vita a intense e fitte fioriture.

Nonostante numerose ricerche nessuno ha ancora capito da dove deriva il suo nome per cui si presume che sia stata  scelta per loro la denominazione di Nerina solo per ricordare la forma dialettale africana con cui gli indigeni solitamente indicavano le corolle (Pollicegreen. com)

Sappiamo invece che Nerina nella mitologia greca  è una ninfa marina e fa parte delle Nereidi figlie di Nereo e Doride. Non sembrano esserci però particolari collegamenti con il nome del fiore.

Anche la Nerina pur essendo prevalentemente rosa vanta fioriture di diversi colori  e ibridi così che la povera strega qualunque colore chiami è sempre sotto.

Forse però una via di salvezza c’è.

…. Strega comanda color…. Arcobaleno!!

NO !!  Hanno già inventato anche quello !!!!!!!

rosa-arcobaleno
Rosa arcobaleno