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EUPHORBIA MARGINATA

Attezione attenzione!! Neve sulla montagna ! (e fin qui niente di male, anzi, coi tempi che corrono…)

Attenzione! Fumo sulla prateria!

Perchè? è andato a fuoco qualche fienile o granaio?

NO, tranquilli, si tratta solo dei nomi popolari dell’Euphorbia marginata, una pianta originaria delle zone temperate del Nord America (Canada e Stati Uniti) e naturalizzata anche in Cina.

Di lei si può dire che tanto gentile e tanto onesta pare (usando una citazione dantesca tra le più consumate) e infatti il suo aspetto è davvero gentile, è una delle euphorbie più aggraziate anche se i gusti sono gusti, con quelle brattee verdi screziate di bianco e con i suoi fiori bianchi.

Euphorbia marginata dettaglio fiori

E infatti è molto utilizzata come pianta ornamentale nei giardini ma è bene sapere subito che il fusto spezzato produce un lattice velenoso (similmente ad altre euphorbie).

Altamente tossico se ingerito, questo lattice veniva usato per curare le verruche e paradossalmente dai mendicanti per creare cicatrici sulla loro pelle e impietosire di più i passanti.

La nostra Euphorbia marginata se pur di facile coltivazione è comunque una pianta da trattare con i guanti (tutte le parti aeree sono tossiche e il lattice molto pericoloso se viene a contatto con le mucose tipo occhi e bocca).

Per la sua moltiplicazione occorre seminarla nuovamente l’anno dopo poichè si tratta di una pianta annuale. Possiamo raccogliere noi i semi o lasciare fare alla natura.

il frutto della pianta (un tricocco) si apre infatti a maturazione e “sputa” i semi a una certa distanza, ci penseranno poi le formiche a completare l’opera.

Frutti di Euphorbia marginata

NATURA URBANA

C’è un cane che abbaia da dietro la ringhiera. No, mi dico, non era questa la musica che aveva pensato Lucio Battisti per questi fiori di pesco che spuntano selvatici aggrappati alla ripida riva di un torrente in secca.

Mi sposto quel tanto che basta per far tacere il cane ma adesso un altro rumore mi invade, quello delle macchine che corrono sul viale a doppia carreggiata sul quale si affacciano palazzotti di pochi piani tutti dotati di verde condominiale (conifere e magnolie fiorite, sono gli alberi che da qui riesco a distinguere).

Il verde in apparenza non c’è… e invece è dappertutto. Si, anche a dispetto di questo torrente che attraversa la città prigioniero dell’uomo e dei suoi capricci perchè ha voluto spostarlo più volte dove gli faceva più comodo.

Ma lui, il torrente è ancora un piccolo corridoio naturale con le sue sponde dove alberi di tutti i paesi hanno piantato le loro radici (una Pawlonia spunta da dietro un palazzo con lo sfondo di una ciminiera, più avanti robinie, gelsi, noccioli, qualche alloro e l’invadente ailanto.

Piante nostrane e aliene, rovi e poi fiori scappati di casa, anzi dai giardini che fanno da contrappunto a una fila di case di edilizia popolare.

E allora che ci fa qui la nobile magnolia? E sarà più nobile lei o il giardino del palazzo dove cresce?

Sarà, ma io amo di più le erbe spettinate, quelle senza fissa dimora, che quando le guardi ti sorprendi sempre di come abbiano fatto ad attecchire in un ambiente così ostile.

Certo non mi aspettavo di cogliere in un solo scatto ciliegi, vitallba e cannucce di palude.

A’ TUOTE A’ L’HEURE

A’ toute à l’heure  è una espressione francese che significa: a presto, a tra poco, a dopo…..

e non come parrebbe più logico:  a tutte le ore.

A tutte le ore semmai (quasi a tutte le ore) è possibile dirlo a questo fiore e dopo vi spiegherò perchè.

Per adesso basti sapere che si tratta della Portulaca grandiflora, una portulacacea originaria del Sud America, parente della famosa Portucala oleracea,  detta anche “porcellana”erba infestante per eccellenza e cibo buono solo per i porci fino a poco tempo fa, prima che si scoprisse che era ricca  di Omega 3.

Portulaca oleracea – Porcellana

Qui alcune ricette con l’uso della portulaca oleracea:https://www.greenme.it/mangiare/altri-alimenti/17039-portulaca-proprieta-usi-ricette

Entrambe le piante sono  ormai sono diventate cosmopolite anche perchè l’attenzione maggiore non è su come coltivarle ma su come contenerle perchè diventano presto infestanti.

La loro facilità di riproduzione su ogni terreno  è infatti strabiliante (anche se preferiscono un terreno sabbioso e un clima caldo e secco).  A ciò contribuiscono migliaia di piccoli semi che assomigliano a polvere da sparo, contenuti in frutti come piccole capsule.

Le capsule si aprono a maturazione sollevando una metà del loro guscio come una piccola porta (portula) e i semi che fuoriescono resistono nel terreno sino alla primavera successiva.

Portulaca oleracea – semi

Fin qui le somiglianze.  Ma veniamo alle differenze.

La Portulaca oleracea ha piccoli fiori gialli, poco vistosi e diciamo così, poco ornamentali e foglie carnose arrotondate.

La grandiflora invece vanta fiori a 5 petali delicati e sottili come fogli di carta velina con corolle di circa 2/3 cm. di diametro  e tonalità così diverse che in ogni luogo dove fioriscono creano una esplosione di colori incredibile.  Le sue foglie sono strette ma non piatte, assomigliano a chicchi di riso.

La portulaca grandiflora  come altre piante apre i suoi petali o li chiude secondo le condizioni di luce.

Le sue corolle dispiegheranno tutta la bellezza e delicatezza dei suoi colori nelle ore centrali del giorno quando c’è il sole mentre resteranno chiuse in cupe giornate nuvolose.

La coltivazione della portulaca grandiflora è molto diffusa anche in Asia meridionale e nei Balcani. In Bangladesh la portulaca grandiflora è stata ribattezzata time fuul, che significa letteralmente “il tempo dei fiori”, questo perché sembrerebbe che in certe latitudini questa pianta riesca a fiorire a un determinato orario. Per questa stessa teoria, la portulaca grandiflora è chiamata “nau bajiya” in India (il fiore delle 9.00) perché in questa area geografica fiorisce al mattino intorno alle 9, mentre in Vietnam è soprannominata “hao Muoi gio” che significa il fiore delle 10.
Continua a leggere su:  https://www.ideegreen.it/portulaca-grandiflora-58518.html#HBWwuDpmh8pK2Gqo.99

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…Caspita, che ora è adesso?

Devo andare a vedere se le mie portulache grandiflora sono fiorite.

… A’ toute à l’heure !!

 

 

NOCE A FORMA DI CUORE

Beh, no, non sono tutte così… le noci.

Gheriglio e guscio si incastrano, si compenetrano… il gheriglio nudo assomiglia a un cervello (anch’esso nudo, senza cranio).

Guscio scuro, profondamente rigato ed estremamente coriaceo da aprire (quasi una cintura di castità) ma se lo apri esattamente a metà, cosa non facile per la ragione detta prima, se arrivi al suo cuore scopri… un cuore,  il cuore del gheriglio del noce americano (Juglans nigra).

Fuori è una palla verde, poco più grande di una pallina da ping-pong ma pesante, rugosa. orgogliosa del suo mallo.

Scalfire la scorza verde spessa pochi millimetri non è difficile.

La noce che custodisce il cuore, invece, è dura come una pietra; il guscio nasconde il cervello, il seme dal quale nascerà una nuova vita.

Quanto tempo dovremo aspettare questo parto naturale?

Magari finita la pazienza cercheremo di aprirla in ogni modo, scaraventandola per terra, picchiandola con un sasso, con un martello, stritolandola tra le mandibole di una morsa, di un coccodrillo.

Ma in ogni caso così, violentandola, non avremo il suo cuore.

Heart shaped walnut: noce a forma di cuore.

Ma a  lui, il Noce americano, in fondo non interessano le questioni romantiche; la sua è prima di tutto una strategia di continuazione della specie…

e quel guscio così duro è un rifugio sicuro per il seme fino a quando non sarà pronto a germogliare.

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Però adesso, ripensandoci… e tornando alle questioni romantiche… quel viale di Milano dove noi ci siamo incontrati era un viale con magnifici esemplari di Juglans nigra.

Come potevo pensare che il tuo guscio di aprisse?

 

 

 

 

FRESCA COME UNA ROSA CON LE RUGHE

Agnes si era svegliata quella mattina e l’aria era già tiepida, gli uccelli cantavano e la rugiada bagnava fili d’erba baciati da un timido sole; insomma il mondo era contento

Chissà perchè lei no.

Si dice di solito: sei fresca come una rosa, hai un aspetto riposato, una pelle liscia e splendente, senza rughe.

Ma se è vero che tutte le rose hanno le spine, non tutte sono levigate e fresche, qualcuna ha anche le rughe.

Magari ha fatto tardi in discoteca e al mattino è un po’ sciupata, o ha passato un momento difficile, di sbattimento, ha dei dubbi che non la fanno dormire…

Lei ogni mattina si svegliava così, si guardava allo specchio e si diceva che non  aveva fatto nulla di tutto questo, era così di natura, perchè Agnes era una “rosa rugosa”.

Agnes allora si disse: Cosa posso fare per tirarmi su di morale? … Ah ecco,  telefono alla mia amica Hansa  (Hansa non è il femminile di Hans e non è neanche parente della famosa agenzia di stampa, solo che lei è più vivace;  è sempre rugosa anche lei ma ha  le guance rosse di fard ovvero ha dei petali rosa fucsia che contrastano con le venature profonde delle foglie.

Rosa rugosa “Hansa”

“Ciao Agnes, che piacere sentirti! – rispose Hansa – Sai, stavo pensando di organizzare un thé con le nostre amiche Alba, Amélie, Rugelda… forse vengono anche Linda Campbell e Pike Doreen….

il thé lo porta la moglie di Sir Thomas Lipton (e chi sennò?) anche lei è una rosa rugosa come noi, come le nostre amiche.

NO, Bianca Double de Coubert la lascerei a casa, è troppo aristocratica, pensa che si vanta che i suoi antenati hanno fatto da purè per la Regina Vittoria.”

“Va bene Hansa, che profumo mi metto?”

“Il tuo;  va benissimo;  un thé al profumo di rosa:  che meraviglia!”

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La Rosa rugosa è originaria della Cina, Giappone e Corea.

Da tempo è naturalizzata in Europa dove sono stati selezionati diversi ibridi. Ha foglie con venature molto incise (da qui il nome) e fiori grandi con colori che vanno dal bianco al rosa al fucsia e anche giallo.  La varietà Hansa dai fiori rosa fucsia è quella più diffusa.

I fiori sono molto profumati. 

La fioritura avviene da giugno a dicembre; è una rosa che sopporta bene i climi freddi e non ha particolari esigenze di terreno, solo teme i ristagni d’acqua. Ha un portamento cespuglioso per cui necessita di potature di contenimento drastiche. 

Altre sue caratteristiche sono le foglie che si colorano in autunno di diversi colori (giallo, rosso, viola…) e i frutti rotondi rosso-arancio (non oblunghi come quelli delle rose nostrane) dai quali si ricavano ottime marmellate e in passato anche un purè che, come accennato prima, veniva servito anche alla Regina Vittoria

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“Hansa, scusa… e il vestito?”

“Guarda il cielo Agnes, guarda il fiume e i colori del bosco e poi la scelta verrà da sé”.

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Per chi vuole approfondire ecco un link sulla

coltivazione della  Rosa rugosa

Interessante anche questa  classificazione delle rose

UN SELFIE CON VAN GOGH

Vi pare impossibile?

Anche a me,  ma ho dovuto ricredermi.

Voi sapete che Vincent Van Gogh amava il giallo, celebri sono i suoi campi di grano maturo  e ancora di più lo sono i suoi girasoli.

Il girasole  comune (Helianthus annuus L.) è una pianta di origine americana ma ormai ampiamente naturalizzata e coltivata anche da noi. E’ una asteracea e i petali gialli che vediamo fare da corona al capolino non sono altro che fiori sterili.

Quelli fertili se ne stanno nel mezzo a formare un disco che può raggiungere il diametro di 30 cm.

Come si fa a non associare questo fiore al sole?  A prescindere dalla sua caratteristica di abbassare ed alzare la testa seguendo il movimento del sole (eliotropismo) , è proprio l’aspetto di questo pianta che gli fa meritare il nome di Fiore del sole, che lo fa associare all’allegria, alla positività, alla gioia di vivere.

Quando è in piena fioritura però l’eliotropismo cessa e il fiore resta sempre rivolto verso est (fateci caso).

I fiori all’interno del disco sono disposti in 2 insiemi di spirali logaritmiche, una avvolta in senso orario e una in senso antiorario; i numeri delle spirali non sono uguali nei 2 sensi, ma tendono a essere 2 numeri di Fibonacci (in cui ogni termine è dato dalla somma dei 2 precedenti) consecutivi, generalmente 34 e 55 nei girasoli medi.

Ecco, non ci ho capito molto, sono un po’ arrugginito in matematica, ma chiedete a Fibonacci, sicuramente lui ne sa di più.

Io forse è meglio se torno a Van Gogh e ai suoi girasoli che non sono un quadro solo ma una serie di quadri di girasoli in vaso dipinti tra il 1987 e il 1989 più altri, recisi o ormai seccati.

Perfino il suo amico Gaugin lo ritrae mentre sta dipingendo girasoli

Una specie di selfie, perchè anche se Gaugin non compare se ne riconosce lo stile inimitabile, l’espressionismo che già incominciava ad emergere e i colori pastosi dei suoi quadri successivi a Thaiti.

Seminato tra marzo e aprile il girasole è coltivato in italia soprattutto nelle regioni centrali come coltura di rinnovo in rotazione con i cereali, la colza e la soia.

Ma nel nord Italia è più difficile vedere campi di girasole così in questi giorni, oltre a me che vado a fotografare bombi e farfalle sui dischi dorati  molti non resistono, fermano l’auto al bordo della strada e vanno a farsi un selfie…. con Van Gogh.

VERDEFRUTTO

In principio furono i “Pomodori verdi fritti” (alla fermata del treno) poi venne “Il tempo delle mele”.

Sarà, ma i frutti quando hanno la buccia verde trasmettono quel senso di asprezza,  di acerbità, di non maturazione.

Non sempre è così,  ovviamente, a cominciare da alcune varietà di mele (come le renette e altre).

Ma l’elenco dei frutti verdi è più lungo di quello che si pensa. Proverò a fare solo qualche esempio a partire da questo.

Sembrano palline da tennis vero?

Noce americano

La somiglianza con le palline da tennis c’è tutta. Non credo però che Mc Enroe le abbia usate anche perchè sono molto dure (e poi non rimbalzano).

La buccia verde si chiama mallo e nasconde la polpa che avvolge la noce. Infatti si tratta di un noce americano il Noce nero (Juglans nigra).

Le “palline da tennis verdi” sono durissime e durissima è anche la noce, finemente zigrinata a proteggere il seme (gheriglio).

Presente da noi dalla metà del XVIII secolo ha perso subito interesse come legno per mobili ed è possibile trovarlo nei parchi urbani come albero ornamentale o altrove rinselvatichito. E’ un bell’albero ma ha un difetto: le radici contengono una sostanza tossica che impedisce alle altre piante di crescere.

La noce è commestibile ma provate a rompere il guscio se ci riuscite

altre info su: http://www.floraitaliae.actaplantarum.org/viewtopic.php?t=33269

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Diospiros digyna

Passiamo a qualcosa di più morbido (a maturazione) ovvero a un Kaki ma particolare, infatti la sua polpa è nera.

Nera!?!  Sì, proprio nera, o blu-violetto  o giù di li….. Si chiama Black sapote  (nome scientifico Diospiros Dygina) e la sua polpa, quando è ben maturo, ha il sapore del cioccolato.

Un’alternativa interessante da spalmare sul pane.

Cresce in America Centrale, Florida, Hawaii e Filippine.

In Italia è stata iniziata la coltivazione in Sicilia.

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Dalle noci ai Kaki alle….. fragole

Annona Cherimola

Ditemi se anche a voi questo frutto non ricorda una fragola verde.

Si chiama Annona Cherimola.

Originaria degli altipiani del Perù ed Ecuador, è una piccola pianta che  non supera in genere i 7 metri di altezza e ama i climi tropicali  ma non le gelate.

Ha una polpa bianca dolce-acidula che avvolge i semi neri e duri dai quali è possibile separarla con facilità.

Anche questa pianta, mi dicono, viene coltivata in Italia in provincia di Reggio Calabria.

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Torniamo alle noci?  Sì dai, prima di parlare di altri frutti più strani.

E’ la volta del noce bianco americano o Pecan.

Qui la somiglianza del frutto, se proprio vogliamo vederla è con una palla medica, di quelle pesanti pesanti che ti facevano usare a scuola durante l’ora di educazione fisica.

Noce bianco americano (Pecan)

Ampiamente coltivato anche in Europa, assomiglia molto come foglie al noce nostrano (Juglans regia) e le sue noci sono altrettanto gustose. Peccato che  il noce Pecan (Carya ovata)  produca i primi frutti solo dopo 15 anni.

Ma se avete pazienza….

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Ok, siete pronti?

Allora vi propongo quest’altro frutto tondeggiante ma molto rugoso che di nome fa Maclura pomifera (già, i pomi non li avevamo ancora citati).

Maclura pomifera

Anche lei arriva dall’America e si è naturalizzata in Europa da circa 200 anni, ma i suoi frutti purtroppo non sono commestibili. In Europa ha trovato impiego nelle siepi perchè  i suoi rami sono dotati di lunghe spine così viene chiamata anche “Melo da siepi”.  L’altro suo nome comune è “Legno d’arco”  con riferimento all’uso che ne facevano i nativi americani.

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Dall’America all’Asia per incontrare un’altro strano frutto verde  che questa volta assimileremo a una zucca.

Si tratta della Garcinia cambogia ( Garcinia Gummi-Gutta) Facile indovinarne l’origine.

La sua zona di distribuzione è il sud-est asiatico (Indonesia, Cambogia, Birmania i paesi dove è maggiormente coltivata).

Ha assunto una certa popolarità in Europa come ingrediente degli integratori per le diete dimagranti.

Infatti è nota anche come “Malabar tamarindo” e se tagliato in sezione il frutto assomiglia agli agrumi.

La parte usata nei preparati dimagranti è la bruccia grattuggiata contenente “acido idrossitocitrico”.

Gli esperti sono però prudenti nel riconoscere l’effettiva validità di questi preparati.

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Ovviamente i frutti con la buccia verde sono molti di più. Mi vengono in mente cosi, al volo, il Mapo (Mandarino-pompelmo) l’Avocado e il Lime ma voglio chiudere con un omaggio all’eleganza della “Ghianda di Giove” ovvero Juglans regia

Juglans regia