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…. E CARIDDI ?

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NO, questa è proprio un’ingiustizia floreale.  Chi e perchè si è dimenticato di Cariddi? 

SI perchè di scilla ci si è ricordati dedicandogli un fiore della famiglia delle liliacee: la scilla bifolia  o giacinto selvatico.

Nell’antichità era nota con il nome di Skilla  (piccola cipolla con riferimento alla forma del bulbo). Ne parlano naturalisti greci come Teofrasto e Dioscoride e romani (Plinio il Vecchio). Linneo riprende il nome antico e ci aggiunge “bifolia” perchè la pianta ha due sole foglie, strette e glabre cioè lisce, prive di peli.

E il fiore? Spunta a fine inverno nei boschi facendo capolino tra le foglie morte ancora umide di pioggia o  di neve (suoi compagni sono il bucaneve e il dente di cane). Le spighe hanno un numero variabile di fiori azzurri tendenti al violetto con antere più scure (quasi ciglia passate con il mascara).

Diffusa in tutta Italia, Europa centro-meridionale e Caucaso, la scilla bifolia è una pianta molto comune che cresce nel suo ambiente con molti esemplari  ma in alcune regioni come l’Emilia Romagna, la Toscana  o la Liguria è pianta protetta e la raccolta vietata.

Ma è possibile proteggere un mostro marino? un mostro con sei teste di cane che afferrano e dilaniano i marinai che si avventurano tra le acque dello stretto di Messina?

Si, se pensiamo che prima Scilla era una bellissima ninfa trasformata in mostro per gelosia dalla maga Circe.  Ma lei almeno lei ha avuto giustizia.

Cariddi invece è condannata a ingoiare  il mare tre volte al giorno e poi a vomitarlo,  trasformata in mostro marino da Zeus, per non aver saputo trattenere la sua ingordigia ed aver rubato a Eracle i buoi di Gerione.

… e non ha neanche un fiore.