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ADDIO LAND ART

Sarete d’accordo con me, spero, nell’affermare che il più buffo dei due uomini che compaiono nella foto è quello guarda.

Il più buffo e anche il più stupito.

L’altro, invece, quello con il cappellino azzurro che sembra intento ad allacciarsi una scarpa, pur in una posizione inusuale in un luogo pubblico, appare concentrato su quello che sta facendo, incurante dei passanti.

Ma chi è?  e soprattutto  Cosa sta facendo?

Potremmo dire che è un giardiniere, un fotografo, un artista di strada.

Come?

Quando diciamo artisti di strada tutti pensiamo a mimi, giocolieri, mangiatori di fuoco, acrobati, musicisti, madonnari.

Ci sono però altri tipi di artisti di strada che forse sono meno conosciuti.

Steven Wheen (è lui l’uomo con il cappellino azzurro) è un 38enne australiano che vive a Londra e si è inventato una forma d’arte  che va oltre la “land art” .  Parafrasando  il movimento a cui si ispira potremmo chiamare la sua arte ” guerriglia gardening art”  invece del brutto “photohole gardener” con il quale viene di solito citato.

Ci sono delle buche nelle strade di solito, quelle dove si formano le pozzanghere, quelle dove è saltato via un tassello di pietra  o dove si è rovinato l’asfalto, quelle che restano dopo lavori di posa dei tubi del gas o della fibra ottica… insomma, in tutte le città del mondo c’è solo l’imbarazzo della scelta.

E allora il degrado può diventare bellezza attraverso una provocazione tipica dei guerriglia gardeners: Steven Wheen ricrea dentro queste buche dei giardini in mininatura (con piante vere, ovviamente)  e poi fotografa questo risultato prima che il traffico se li porti via.

E’ un’arte a perdere è vero (ma immortalata dalle foto) è una bellezza effimera, ma cosa c’è di più effimero della bellezza?

 

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NULLA HOSTA

Immagino che molti di voi avranno almeno una volta nella vita affrontato faticose pratiche  per avere un nulla osta, un permesso  di fare qualcosa.

Nulla osta, ovvero nessun ostacolo.

Per fare che ?

Beh, immagino una pratica edilizia o un’attività commerciale o sportiva o tante altre cose  (la burocrazia ha molta più immaginazione di me).

Allora mi perdonerete se senza chiedere il permesso a nessuno vi parlerò di questa pianta dalle foglie a mandorla (viene dal Giappone e zone vicine: Corea, Cina e Russia orientale dove cresce spontanea nei boschi)

Se proprio vogliamo classificarla diremo che fa parte dell’ordine delle Liliacee (è un giglio) e la sua famiglia è quella delle Agavacee (è anche un Agave anche se si fa un po’ fatica a crederci.

Si chiama Hosta ma non chiedetemi perchè, non so il giapponese.

Hosta August moon

So solo che da qualche tempo la incontro più di frequente (come pianta coltivata s’intende,  in parchi e giardini ma anche nei vasi di cortili e balconi privati).

E’ una pianta che sta sta tornando di moda, dopo anni di oblio.  Pare che le nostre nonne la amassero molto e anche io a dire il vero ho qualche vaga riminiscenza…

Anche lei ha avuto un suo mentore il dottor  Philip Franz von Siebold, un medico tedesco che visse per un certo periodo in Giappone e che la  introdusse poi in Occidente. Verso la fine del XIX secolo giunsero  altre specie endemiche della Corea e della Cina.

La varietà che più spesso ho osservato di recente è la Hosta plantaginea dalle foglie ovate e ben nervate e da una ricca fioritura bianca a spiga.

E’ una pianta perenne a foglie caduche che ama l’ombra e le annaffiature abbondanti ma non i ristagni d’acqua.  Può resistere anche a mezz’ombra e in talune località anche in pieno sole.

Può essere coltivata facilmente  in vaso o in piena terra dove assume una funzione tappezzante. Facile è anche la moltiplicazione attraverso la divisione del rizoma in primavera.

Esistono in natura circa 40 specie di Hosta, ma nel tempo sono state create numerose cultivar fino ad arrivare al numero mostruoso di 6.000 (molto ma molto di più del numero dei miei followers)  tanto per alcuni è diventata una pianta da collezione.

Pensate che giardino enorme bisogna avere.

Qui ne citerò solo alcune: la Hosta Halcyon ha foglie più bluastre

Hosta Halcyon

Ma un suo cultivar spinto come la Halcyon deep green/blue ce le ha proprio blu

Hosta Halcyon deep greeb/blue

La Hosta Sieboldiana elegans è un chiaro omaggio al suo “scopritore” occidentale.

Hosta sieboldiana elegans

Ci sono poi le varietà a foglie screziate  come la  Fortunei o la Albomarginata (varietà di molte altre specie a foglia verde) Ci sono quelle a foglie increspate e ondulate, bicolori… insomma fate voi secondo il vostro gusto.

Fino ad arrivare ad altre cultivar spinte come questa

Hosta Bohemia Atlantis sunrise

o a quelle a foglie più piccole come questa elegante e apprezzatissima  Hosta fire and ice dalle infiorescenze lilla

Hosta fire and ice

Non ne avete ancora abbastanza?  Se volete potete continuate su questo sito: https://www.hostaehostacom.com/

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PS:

La  Hosta è una pianta velenosa che non è soggetta a malattie fungine o batteri ecc.;  ha un solo nemico: le lumache che sono immuni dal suo veleno.

Beh in fondo un po’ di coerenza c’è: anche le lumache sono lente, come la burocrazia.

POLE DANCE

 

Platycnemis pennipes (f)

Le libellule appartengono all’ordine degli Odonati, sono insetti con i denti (anche se non hanno bisogno del dentista) mentre negli altri ordini l’apparato boccale è di tipo succhiante/aspirante o anche trituratore ma senza denti veri e propri.

Per questo le libellule sono predatrici feroci e carnivore (si nutrono di larve di altri insetti o di insetti più piccoli). Si dividono in due grandi gruppi:  Gli Anisotteri o dragoni (Dragonfly) le libellule più conosciute che a riposo hanno le ali aperte e che volano come elicotteri

e gli ZigotteriDamigelle  la cui famiglia più nota è quella delle Calopterix, libellule dalle ali blu ( maschi) o verdi (le femmine) o ancora bronzo metallizzato.

Ma gli Zigotteri sono divisi in tante famiglie tutte con una caratteristica comune e cioè quella di appoggiarsi ai fili d’erba in maniera perpendicolare   quasi come una ballerina di lap-dance.

Chi gliel’abbia insegnato non è dato sapersi, (la genetica, l’evoluzione della specie) non è certo una posizione scomoda, almeno per noi umani, ma se loro stanno comode così…

Questo loro particolare modo di mettersi  ad ali chiuse quando sono ferme e l’assenza quasi di colori nelle loro ali fa sembrare il loro lungo addome quasi uno stecco (forse, anzi senza forse, è una forma mimetica)  e chi non ha una particolare attrazione per queste libellule poco appariscenti farà fatica a distinguere una specie da un’altra.

Platycnemis pennipes (f)

Per fortuna alcuni dettagli mi aiutano tanto che posso affermare che quasi certamente la libellula che ha avuto la compiacenza di farsi fotografare da me è una Platycnemis pennipes, uno zigottero molto comune in prossimità di stagni o corsi d’acqua dalle acque ferme e presente in tutta Italia ma non in Sicilia e Sardegna.

Uno dei caratteri distintivi è il pterostigma (piccola porzione posta nella nervatura superiore di ogni ala)  color nocciola, l’altro è il secondo e terzo paio di zampe che presenta tibie molto allargate da cui anche il nome volgare per questa libellula di “zampalarga“.

Platycnemis pennipes (m)

E’ lunga circa 35 mm. e ha una apertura alare di 45 mm. Il maschio è di colore azzurro, la femmina è marrone/ocra  entrambi con striature nere sul torace, gli occhi sono molto distanziati e posti alle estremità del capo (la somiglianza con E.T. ci sta tutta).

I colori però possono ingannare, infatti i maschi immaturi hanno il colore delle femmine, le femmine molto anziane possono assumere il colore dei maschi.

E allora come si fa a distinguerli?  Beh, un momento topico è quello dell’accoppiamento durante il quale per via degli organi riproduttivi posti in posizione differente tra maschio e femmina le libellule, anche queste libellule, si esibiscono in una pole dance di coppia, in posizioni varie del Kamasutra tra cui  la ben nota figura a cuore.

TRAMONTO CON FOLAGA

Dove vanno le folaghe di notte?

Si mettono la minigonna e vanno in discoteca.

No, stasera sono troppo stanche. Per tutto il giorno le abbiamo sentite schiamazzare nelle acque e tra i canneti del lago, con quel loro verso (quasi uno squittio) penetrante e limpido.

Più facile che vadano a dormire presto tra morbidi giacigli sulla riva, infatti già a quest’ora non si vedono più in giro.

No, eccone una, solitaria (e stranamente silenziosa) aggirarsi ancora in queste acque fredde che il tramonto colora di arancio.

Dove si rifugiano le folaghe quando il sole va dormire?

Si travestono da suore, e provano il balletto di Sister Act;  anzi no, non hanno bisogno di travestirsi, sono già pronte così con quel loro vestito nero con una punta di bianco sulla fronte, la qual cosa a quest’ora le rende quasi invisibili.

Sono altre adesso le voci, non il verso stridulo dei gabbiani  o il gracchiante richiamo degli aironi…

Qualche grillo timidamente inizia il suo rosario e un verso cupo ci dice che da qualche parte sta appollaiato un rapace notturno (quale?)

Staremmo qui tutta la notte ad ammirare le luci lontane dei paesi affacciati sul lago, ma anche per noi è ora di andare.

Buonanotte folaga!

Al prossimo tramonto (sera, notte) !

 

 

MORA MA BIANCA

E’ un controsenso, lo so;  una contraddizione… eppure è così

Se sei una mora ovvero Blackberry  ma sei anche rossa  (rubus) nella tua giovinezza, salvo poi cambiare colore nella maturità e soprattutto sei canescens ovvero canuta ovvero bianca non giù nella vecchiaia ma fin da subito c’è qualcosa che non quadra.

Va beh, vediamo di fare un po’ di chiarezza.

Rubus canescens

Il rubus canescens (detto anche rubus tomentosum) è assieme al rubus fruticosus  (detto anche “ulmifolius” per la somiglianza con l’olmo) è la pianta che principalmente ci offre quei frutti succulenti che sono le more.

Dopo i fiori bianchi a pannocchia il nostro Rubus canescens produce frutti  rotondeggianti  e morbidi (drupe) composti da tante piccole palline addossate l’una all’altra dapprima verdi poi rosse e infine nere.

E il bianco dove sta?  (qui vi volevo)

Sta nelle foglie ovvero nella pagina inferiore che non è verde clorofilla ma argentea, un po’ come quelle dei salici, dei pioppi bianchi, quindi più “bianca” rispetto alla pagina superiore.

Certo non è educato e anche poco elegante sollevare il bordo delle foglie per guardare sotto, e in questo caso anche pericoloso, considerate le spine…  ma è l’unico modo per scoprirlo.

Chiarite le questioni cromatiche (e aspettando che i frutti maturino) non ci resta che osservare il laborioso e incessante lavoro delle api.

Ape su rovo

Ma attenzione che ci sono molte farfalle sui rovi a fare concorrenza alle api:

la splendida Tabacco di Spagna, una delle più grandi farfalle italiane, che ha una sola generazione all’anno, oppure la meno appariscente Maniola jurtina, farfalla molto comune (e poco considerata) ma soprattutto la Dafne (Brentis daphne) che per la sua predilezione per questa pianta possiamo considerare una vera e propria “farfalla di rovo”.

Ps: esiste il miele di rovo?

Mi dicono che il miele di rovo è un miele uniflorale, di colore ambrato o ambrato scuro, con odore intenso, consistenza liquida o parzialmente cristallizzato e con un gusto non molto dolce ma mediamente intenso di confettura.

(da https://www.mieleapi.it/tipi_di_miele.html )

 

 

 

RANA FRAGOLA

Rana Dart Cison Fragola - Oophaga pumilio - Rana Flecha Roja y Azul (2)

La Rana-Fragola (Oophaga pumilio),  è una delle specie comuni diurne che si possono trovare nelle foreste pluviali tropicali del Costa Rica, (ma anche in Nicaragua e Panama)  in particolare nella parte caraibica.

(Fragola per il colore è ovvio ma un po’ credo anche per le dimensioni).

È normale fare escursioni e vedere queste lucide rane rosse e blu saltare improvvisamente dal sentiero. (Le escursioni non sono mie, sia ben chiaro; io mi accontento di esplorazioni molto più casalinghe e molto meno esotiche).

A causa del colore delle loro gambe  le Rane-fragola sono anche chiamate “Blue Jeans“, anche se alcuni individui hanno gli arti rossi.

Se ne sta tranquilla su una foglia gialla e non ha paura dei predatori.

Quei colori così vistosi è un chiaro esempio di mimetismo mulleriano con i quali gli animali dicono: stai attento, non mangiarmi, sono velenoso.

Dendrobate

il veleno è una tossina alcaloide prodotta da ghiandole presenti sulla pelle,  come avviene per altre rane velenose.

Pare che la velenosità di questa minuscola rana, che misura in media da 1,7 cm fino a 2,4 cm. sia dovuta alla sua dieta, si ciba infatti di una specie di acari e anche di formiche.

Grazie alla sua nota velenosità è praticamente un’intoccabile per gli altri animali e così  può spassarsela tutto il giorno usando  un fungo come comoda poltrona.

Del resto l’altro suo nome italiano, molto meno affascinante ma altrettanto azzeccato è Dentrobate pigmeo.

Rana Dart Frittatina di Poison - Oophaga pumilio - Rana Flecha Roja y Azul (5)

Questa graziosa e tossica raganella è molto ricercata dai collezionisti e perciò oggetto di un fiorente commercio internazionale che però la mette a rischio di sopravvivenza come specie  assieme alla diminuzione sempre maggiore dei suoi habitat

Altre foto della Rana fragola sul sito “The nature admirer” un amico naturalista del Costa Rica.

 

PAPAVERI, CARDI E CAVALLETTE

 

Strani abbinamenti, è vero.

Ma non devo dirvelo io. Ormai non ci si stupisce più di nulla.

Ovvero quello che stupisce (se ancora ne siamo capaci) è che dopo tanta pioggia, all’improvviso i campi si colorino di rosso. E’ come se quella fioritura tanto attesa l’avessimo data per persa.

Quello che stupisce (che può stupire) è però l’abbinamento papaveri acqua. Di solito li abbiamo sempre visti in ambienti aridi, negli incolti o come infestanti dentro ai campi di frumento.

Qui sulle sponde del Naviglio Vecchio, a poche centinaia di metri dalla derivazione del canale dal fiume Ticino, i papaveri crescono a pochi centimetri dall’acqua , creano un contrasto, loro così rossi, con il blu cristallino del cielo terso di questa mattina che si specchia nel canale.

Volete un altro abbinamento strano?

Eccolo qui:  papaveri e cavallette.

Di solito i papaveri sono nominati assieme ai fiordalisi (dei quali registriamo un grande ritorno) o assieme alle papere, come nella famosa canzone  dai doppi sensi fin troppo espliciti.

E invece qui di papere stamattina non se ne vedono.

Non so perchè la cavalletta sia saltata sul papavero (e chiaramente non ho fatto in tempo a chiederglielo) ma trovo che questo abbinamento di colore rosso-verde non sia niente male.

Vogliamo continuare?

Ah sì, perchè chi sono anche i cardi con le loro foglie spinose e con quei fiori fucsia che sembrano morbidi pennelli da barba.

Papaveri e cardi, nello stesso ambiente.  Non ci avevo mai fatto caso, ma c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare.

I cardi, a differenza dei papaveri attirano molte più specie di insetti.  I bombi sono da sempre amici dei cardi, forse per simpatia, perchè anche loro sono pelosi, ispidi

Bombo dei campi

ma ci sono anche le api del sudore (sweat bee) api selvatiche che non vivono in grandi colonie come le api domestiche (apis mellifera).

sweat bee

E infine ecco il classico abbinamento  fucsia e blu metallizzato perchè il nettare dei fiori di cardo non poteva non attirare anche un esemplare di Oedemera nobilis, un coleottero floricolo  che presenta  nel maschio un rigonfiamento dei femori delle zampe posteriori.

Oedemera nobilis (m)

Non chiedetemi perchè, non so neanche a quale palestra è iscritto, so solo che la femmina è molto più snella e longilinea.

A volte succede di vedere delle coppie così. L’ho detto: questo è un articolo di strani abbinamenti (accoppiamenti) perciò…