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TASHARRAFNA

 

Knautia arvensis e achillea rosa

Non capita tutti i giorni di fermarsi lungo il ciglio di una strada tra un campo di erba appena tagliata e la ferrovia.

A me non succedeva da un po’ di tempo; per questo è passato qualche minuto prima che la riconoscessi, che riconoscessi il suo fiore.

Lei è una mia vecchia amica, si chiama Andrena ( senza la I che altrimenti sarebbe Andreina);  il nome completo è Andrena Hattorfiana  ovvero Scabious bee.

Andrena hattorfiana

E’ un’ape solitaria che non vive in colonie come l’apis mellifera e costruisce il suo nido in gallerie nel terreno sabbioso.

E’ un’ape dai gusti difficili, infatti raccoglie il nettare solo dai fiori della famiglia delle scabiose  e qui, vedo, ci sono molte vedovine campestri (Knautia arversis).

Tasharrafna, le dico, piacere di incontrarti di nuovo.

Vieni, mi risponde, ti presento gli altri ospiti di questo pezzetto di prato.

Il primo che incontriamo è un coleottero floricolo, un cerambicide molto colorato che si chiamo Stictoleptura cordigera  (per i francesi ha il nome piu’ romantico di “Lepture porte coeur“) , la macchia nera tra le elitre rosso fuoco infatti può ricordare  un cuore.

Stictoleptura cordigera e Andrena hattorfiana

Tasharrafna, gli dico ma già la mia amica mi vuole presentare altri insetti.

I bombi si muovono freneticamente da una salvia a un ginestrino e non hanno tempo per i convenevoli.

Più calmo e luccicante poco più in là su un fiore di lattuga selvatica ecco un Cryptocephalus sericeus una cetonia in miniatura, solo che fa parte della famiglia dei Chrysomelidi, gran mangiatori metallizzati di foglie.

Cryptocephalus sericeus

Tasharrafna! provo a dire anche se non capisco dove ha ha la testa e gli occhi.

Vieni, mi dice Andrena, questa amica è davvero speciale.  Infatti non credo ai miei occhi. Si è proprio lei, una Bembecia chrysidiformis  ovvero Sesia dell’acetosa. Una farfalla travestita da vespa seguendo i più rigidi canoni del mimetismo batesiano.

Bembecia Chrysidiformis

Tasharrafna. Tasharrafna!  Piacere due volte.  Infatti è la prima volta che la incontro dal vivo.

Ma non è finita qui. Cosa mi aspetta ancora.

Fai finta di niente, mi dice Andrena, c’è una cavalletta che ci spia e là su quella foglia a scivolo una formica che corre via.

Qui però c’è un’altra mia amica eterea, diafana che quasi si sente una libellula. In realtà appartiene all’ordine dei Neuropteri  e si chiama Chrisoperla carnea o Crisopa comune. La sua larva è molto utile perchè è una grande divoratrice di afidi in concorrenza con le formiche  allevatrici e mungitrici degli afidi.

Chrisoperla carnea

(La formica l’ho vista, la crisopa anche ma gli afidi dove sono?)

Tasharrafna, mormoro sottovoce, per non rovinare le sue fragili ali, poi la mia amica Andrena mi porta su una spiga di avena selvatica e qui chi incontriamo?

Un amante del grano maturo e dei cereali in genere, un cantaride che gli scienziati hanno battezzato Rhagonycha fulva ma lui si fa chiamare più semplicemente scarabeo comune.

Rhagonycha fulva

Ha  elitre morbide quasi di velluto (come gli altri insetti della sua famiglia)  tanto che in tedesco viene chiamato Weichkäfer , ossia lo “scarafaggio soffice”. Gran divoratore anche lui di afidi e gran combattente  (ecco perchè gli anglofoni lo chiamano Red soldier).

Tasharrafna anche per te, ci mancherebbe.

Andrena, aspetta, ma …  non abbiamo ancora finito?

Questo è l’ultimo, prometto.  E’ un maschio, lo puoi capire delle zampe posteriori rigonfie, come i muscoli di un tipo palestrato.

E’ un cerambicide anche lui ma metallizzato infatti si chiama Oedemera nobilis e si nutre del nettare dei fiori.

Oedemera nobilis

Grazie Andrena, non immaginavo di trovare così tanta vita in un piccolo spazio come questo.

Shukran e alla prossima.

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Tasharrafna in arabo letteralmente “siamo onorati”, si pronuncia quando ci viene presentata una persona che non conosciamo,  equivale a “nice to meet you”,  piacere di conoscerti.

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GIONO, MANOSQUE E LA LAVANDA

In certi posti si arriva a volte per caso, a volte guidati da fili sottili che si intrecciano, storie diverse che convergono e si aggomitolano come le strade di una città medievale, come Manosque, appunto.

Conoscevo Jean Giono  per un suo libro “cult” ovvero: L’uomo che piantava gli alberi.   Ma come ci finisce Giono  in Provenza e più precisamente a Manosque?

Jean Giono è nato qui nel 1895  da una famiglia di origine piemontese  che si rifugia in Francia ai tempi del Risorgimento italiano e dei “carbonari”: patrioti cospiratori riuniti in sette segrete.

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Manosque nei mesi di giugno- luglio e a volte fino ad agosto, si colora di blu-lilla-violetto… diciamo pure “lavanda” come la coltivazione tipica di queste zone in campi e campi sconfinati  alternati a girasoli e papaveri.

Da dove possiamo ammirare  meglio questi magnifici paesaggi, queste incredibili sfumature di colore, quasi irreali?

Ma dai tetti è ovvio!

Così deve avere pensato anche il nonno di Giono, giunto a Manosque nel 1832   in fuga da un’Italia perchè accusato di cospirazione e incappato nella devastante epidemia di colera che colpì la Provenza in quel periodo storico.

Si va beh, il libro e anche il film (L’ussaro sul tetto) dicono che il nonno si rifugiò sui tetti per sfuggire ai locali che lo accusavano di essere l’untore ma  provate a immaginare il paesaggio che si gode da lassù, provate a chiudere gli occhi e annusare il profumo di lavanda che pervade l’atmosfera… questa sensazione di bucato fresco…

Non per nulla a Manosque ha sede una famosa fabbrica di profumi: l’Occitane  e adesso non vorrei esagerare con le citazioni ma non posso fare a meno di non ricordare “IL profumo” di Patrick Suskind, storia perversa e geniale di un creatore di profumi.

Ma come si arriva oggi a Manosque? per quali sentieri?  (escludendo Google maps ovviamente; con quello sono capaci tutti).

Il mio amico Egidio, per esempio, ci è arrivato facendo una ricerca sulla sua famiglia originaria della bergamasca e sulle epidemie di colera che colpirono l’Italia  pre-unitaria negli anni 1834-36.

I moti insurrezionali, l’emigrazione in Francia, il colera, Giono, Manosque e la lavanda… mi sembra che tutto torni.

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Lavandula

La lavanda (Lavandula angustifolia Miller e altre affini) è una pianta perenne sempreverde dalle foglie argentate tipica della flora mediterranea appartenente alla famiglia delle lamiaceae.   Grazie agli olii contenuti nelle foglie e nei fiori si presta a numerosi usi. 

Gli antichi romani usavano aggiungerla all’acqua quando facevano il bagno  (da qui il nome); è conosciuta soprattutto per il suo effetto rilassante ma è usata anche come antidepressivo e per la sua azione cicatrizzante.

Oltre ai saponi e ai profumi si utilizza oggi anche l’estratto dell’olio essenziale contro le malattie da raffreddamento

 

 

 

CAPIGLIATURE “MONDIALI”

Neymar – REUTERS/Damir Sagolj

Cresta punk o ciuffo Rockabilly?

Piume di struzzo o penne di gallina?

… Gli animali non seguono le mode, quella è la loro acconciatura abituale, non gli serve il parrucchiere.

Sgarza ciuffetto – Ardeola ralloides
Rupicola peruvianus

Gli uomini invece sembrano avere l’esigenza di cambiare, di distinguersi, di farsi notare… sembrare ridicoli.

In principio erano gli elmi dei guerrieri greci poi quelli dei gladiatori romani. No, in principio erano l’Upupa e i pappagalli cacatua.

 

In tempi di mondiali di calcio viene spontaneo parlare delle acconciature di quei moderni gladiatori che vengono considerati (e forse si sentono anche) i calciatori.   Molti di loro  si presentano con acconciature particolari ma, forse a loro insaputa, non originali.

Volete alcuni esempi?

Credo che le creste punk come quella del calciatore del Napoli Marek Hamsik abbiamo un grosso debito con l’acconciatura della gru coronata ma bisogna dire che anche il pavone con la sua cresta non scherza, infatti pure lui si pavoneggia.

 

Invece il belga Nainggolan un giorno assomiglia a un fagiano di monte un altro a un regolo (piccolo passeriforme che vive sulle conifere)

 

 

E i vari Paul Pogba, Mario Balotelli, Ivan Perisic nei confronti di un Cardinale, di un pigliamosche reale dell’Amazzonia o di una Pitta fasciata della Malesia…

 

… hanno poco da fare i “galletti”.

 

Ma il massimo lo raggiunge  un calciatore colombiano di qualche tempo fa:  Carlos Valderrama, che si è ispirato sicuramente alle galline padovane.

 

Gallina padovana

 

Tutto ciò premesso devo dire però che la capigliatura “mondiale” che preferisco è sempre quella della Venere di Botticelli.

Venere di Botticelli

BOMBICE DELLA QUERCIA E ALTRE FALENE

Coppia di Lasiocampa quercus. (A sinistra il maschio, a destra la femmina). © Foto di Franz Preliczv

Come si fa a sapere qual è la settimana giusta?

Giusta per cosa?

Per vedere alcune farfalle dal vivo,  visto che hanno una vita estremamente breve.

Una di queste è  il bombice della quercia  (Lasiocampa quercus).

IL bello è che quando lo vedi  (un maschio in questo caso) subito non capisci, o non lo conosci,  devi andare a vedere sui manuali e solo dopo esclami:  ecco chi era !!

Lasiocampa quercus – Male

La settimana giusta ( o fortunata) per osservare dal vivo questa falena, mi è capitata ….  al Campo dei Fiori.

La sua vita come quella di altre falene è talmente breve che non ha neanche la bocca per nutrirsi;  assolto il compito biologico di riprodursi queste farfalle muoiono.

Come in altre specie, la femmina è più pallida e di dimensioni maggiori, ha abitudini prettamente notturne  (… è una falena…) il maschio invece bighellona in giro tutto il giorno  in attesa che calino le tenebre… e incominci la festa dell’accoppiamento.

maggiori dettagli su Farfalle del mondo .it

Quella delle Lasiocampidi è una bella famiglia con altre falene che, diciamo così, si fanno notare per i loro colori vivaci o per il loro nome comune come ad esempio la falena volpe (Macrothylacia rubi ) credo più per il colore che per le qualità o difetti attribuiti al fulvo mammifero da Esopo.

Macrothylacia rubi – falena volpe

Notevole è anche la falena foglia di quercia (Gastropacha quercifolia)   fulgido esempio di mimetismo criptico, infatti la sua forma  e il colore la fanno assomigliare in modo impressionante a una foglia di quercia (chissà quante foglie di quercia ho visto in giro e invece era una falena!)

Gastropacha quercifolia – Bombice a foglia di quercia

Ancor più particolare è la Trabala Vishnou, una parente del sud-est asiatico che depone le uova facendole sembrare un bruco.

Trabala vishnou – femmina che depone le uova

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Che dire?

Benvenuti nel mondo delle falene se anche voi amate vivere la notte…

e siete attratti irresistibilmente dalla luce dei lampioni.

 

 

 

 

 

FIENO VESTITO A FESTA

Covone a Giverny – Claude Monet

Del fieno la maggior parte di noi ricorda il profumo e la ruvida morbidezza (scusate l’ossimoro) di quando ci saltavi sopra dopo che il contadino ne aveva fatto grandi mucchi in mezzo al prato (che tristezza invece adesso le rotoballe).

Il fieno è sempre stato considerato innanzitutto una cosa utile a provocare raffreddori ma anche a curare forme asmatiche oltre che a ingrassare le mucche e i conigli.

Molte delle erbe che poi diventano fieno fanno parte della famiglia delle graminacee, erbe dai fiori minuti, poco appariscenti anche se, per chi è allergico, terribili.  Le graminacee non sono quindi in prima battuta delle piante ornamentali.

Anche io non ci pensavo fino a quando un giorno mi imbatto in una strana erba con le foglie gialle, rosse e verdi (una paglia e fieno, si direbbe), una graminacea, sicuramente, ma molto aggraziata.

Ma sì è vero esistono tantissime graminacee ornamentali, anche se noi non le associamo alle erbe del prato eppure sono parenti (anche se talvolta non tanto strette).

Ecco per esempio la Imperata Cylindrica “Red baron” o la Miscanthus sinensis “purple fall”, abbastanza simili alla mia” erba colorata”

ma poi si cambia con la Bouteloua Gracilis dalle spighe orizzontali e tutte le molinie  caerulea(la molinia è una nostra vecchia conoscenza) nelle sue varianti Heidebraut o Moorhexe o anche Skyracer (che corre nel cielo), piante coltivate anche dai vivaisti.

Ancora più spettacolari sono la Muhlembergia capillaris e la Nassella tenuissima.

Muhlenbergia capillaris

Nassella tenuissima

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Le graminacee stanno avendo molto successo nella progettazione di giardini perchè sono facili da coltivare infatti  non sono molto esigenti quanto a terreno e quantità di acqua necessaria; alcune mantengono un effetto scenografico anche d’inverno con la brina.

Probabilmente ai più  questi nomi non dicono nulla ma se io dico “Erba delle pampas” sono sicuro che subito vi verranno alla mente i suoi floridi e morbidi pennacchi bianchi (e a volte anche colorati)

Cortaderia selloana – ERba dell pampas

E’ una graminacea di nome Cortaderia selloana famosa in tutto il mondo e spesso considerata infestante come in California.

In Inghilterra poi è legata ad una storia particolare, infatti veniva piantata in origine nei giardini degli “scambisti” e questo era un segnale in codice (ma neanche tanto, visto che era noto a tutti che chi metteva quella pianta era aperto agli scambi di coppia).  Attenzione quindi a non piantarla per sbaglio.

Beh no qui siamo in Italia.

Al massimo la associamo ai piumini per togliere la polvere dai mobili.

 

FARFALLE DA MURO

Natura morta o natura viva?   Chiedete a Morandi  (no, non Gianni)

Tromp l’oeil?

No signori!  Qui non c’è trucco e non c’è inganno.

La natura sarà anche matrigna ma è viva e vegeta come questa farfalla posata su un murales  di Padova.

Sono vivi i murales? Respirano? … Vivi semmai sono i colori ma in questa composizione casuale ed effimera sono la parte morta. La parte viva, la farfalla, è della specie Vanessa Atalanta o Vulcano.

Non è la prima farfalla che vedo appoggiata a un muro. Certo non è lì a scopo ornamentale come noi vorremmo.

E’ lì per scaldarsi le ali, prima di spiccare il volo, prima di librarsi nell’aria e posarsi su un fiore, prima di cercare cibo su un frutto, una foglia… uno sterco animale.

Le farfalle sui muri, quelle dipinte, sono un classico e non me ne vogliano i decoratori di interni se non prenderò in considerazione “quelle” farfalle.

Preferisco quelle fuori, all’aperto, su muri che dopo si scrostano, rovinano le loro ali, come la pioggia e il vento fanno con le farfalle vere.

Muro di cinta Facoltà di Entomologia – Roma

Preferisco vederle morire e rinascere ogni volta da un bruco, essere simboli di libertà; del resto perchè l’ergastolano interpretato da Steve Mcqueen si chiamava “Papillon” ?

Forse è anche per questo che le farfalle dipinte sui muri sono un soggetto così comune e nel quale si sono cimentati tanti artisti più o meno famosi come a Bordano, Il paese delle farfalle

 

Altri murales come questi su: https://interneppo.wordpress.com/territorio/i-murales

Ma c’è anche un artista turco che di nome fa Hasan Kale che rovescia il concetto.  Invece di inserire le farfalle nei paesaggi,  disegna i paesaggi sulle ali delle farfalle.

miniatura di Hasan Kale

Orrore, sacrilegio… farfallicidio ?  Non lo so.

Sono forse meglio le farfalle conservate nelle teche dei musei? o quelle dipinte da Mantra nella loro teca (una provocazione certo) sul muro di un palazzo?

SENSI IN CAMPO

Sensi entra  in campo al minuto 52  con la maglia numero 12.

Il campo è già abbondantemente calpestato da contadini, agronomi, appassionati di giardinaggio, mamme e bambini.

Dove metteremo Sensi con il numero 12?  sulla fascia destra o sinistra?  in attacco o in difesa?

No lui, anzi loro, spazieranno per tutto il campo, saranno dappertutto.

Ma un attimo, i sensi non erano cinque (a parte il  sesto che  invece stava in panchina pronto ad entrare in qualsiasi momento)?

Eh no, stavolta i sensi sono 12: vista, udito, olfatto, tatto, gusto…    ma mani nella terra e naso nel vento avete mai provato a coltivare il senso dell’io, o il senso del calore o (imprescindibile) il senso della vita?

SENSINCAMPO  è una partita che si gioca a Cascina Nosedo    periferia sud di Milano, no forse ancora metropoli,  per ricucire l’antica via che dalla basilica di Sant’Eustorgio porta all’Abbazia di Chiaravalle.

Coltivare la terra per coltivare sè stessi è il motto del primo orto steineriano  in Italia ed è tra i vincitori del bando “OpenAgri” del Comune Milano

In un terreno di due ettari e mezzo oltre alle aiuole con le erbe, scelte con cura in base ai dodici sensi, ci saranno una struttura geodetica,  pannelli solari, mulini eolici, una cintura di alberi e anche un micro digestore, per trasformare gli scarti in risorsa.

Inutile dire che si potranno fare molte e diversificate attività didattiche.

Il progetto mi sarebbe apparso molto lontano se a proporlo e a cercare i fondi per realizzarlo non fossero due mie (quasi) carissime amiche.

Il progetto è così  bello che ha bisogno anche del vostro aiuto, infatti è attiva una campagna di crowdfunding alla quale potete partecipare cliccando questo link:  https://www.produzionidalbasso.com/projects/17346/support

O se preferite, prima scaricate e guardate la presentazione del progetto completo:        SensInCampoPpt