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MONVISO TREND TOPIC

Non poteva essere che così.

Quanti like ha collezionato?  e quanti followers?

Nella memoria di quanti computer, tablet, telefonini è finita la sua silhouette al tramonto?

Lui è così social che non ha bisogno neanche di un web editor, di un ufficio stampa e neanche di un account perchè tutti ormai lo sanno.

Il posto e l’ora.

Piazzetta di Tornavento, tramonti limpidi d’inverno.

E lo spettacolo è così grandioso che ci vai anche se non hai visto le foto sul profilo Instagram di qualche “influencer”   che ci vai anche se hai l’influenza.

Ed è così che a quell’ora si respira un’atmosfera magica, un lungo attimo dove tutto sembra sospeso e le persone più serene.

C’è chi viene perchè lo sa, c’è stato altre volte ed è rimasto stregato, altri che ci capitano quasi per caso e che mi chiedono:

“Cos’è quella piccola piramide  che spicca tra le altre cime laggiù in fondo all’orizzonte?”

E’ il Monviso… si è lui, è il Monviso.

 

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FUNGHI SCHIZZATI

E chissà perchè.

Sarà la frenesia della vita moderna?  Sarà quella stessa frenesia che obbliga migliaia (milioni?) di campesinos a coltivare campi di coca?

O sarà perchè lo scatto, quello buono, atletico, non quello da tic nervoso, è necessario alla sopravvivenza della specie?….

Lo schizophyllum commune è un fungo che cresce sia su legno morto che su legno delle piante vive di latifoglie.

Lo possiamo trovare quasi tutto l’anno e in quasi tutto il globo  (è un fungo cosmopolita.  Gli anglofoni lo chiamano Split Gill.

In realtà il suo nome deriva dal greco (schizo  = diviso, phylla = foglia)

in effetti nella la parte inferiore del fungo è divisa in tante piccole lamelle bianco-rosate e lo fanno assomigliare ad una conchiglia o a un ventaglio.

La parte superiore è biancastra e “pelosa” quasi di feltro e morbida come un fiocco di neve.

E’ un fungo molto elegante e scenografico ma non è assolutamente commestibile anche se non velenoso.

Alcuni studiosi affermano che le sue spore se inalate possono essere pericolose per soggetti immunodepressi.

Altri affermano che è un fungo con almeno 28.000 sessi diversi (cosa comune a molti altri funghi).

Così che non sa neanche cosa è l’ omofobia.  E neanche la schizofrenia.

Soprattutto se cresce vicino a un campo di camomilla.

 

AUTOBUS DI NOTTE

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Vagano nella notte
vasti gli autobus,
anime in pena,
scrigni di luce pallida,
tremanti, vuoti, utili
soltanto a chi è lontano,
avanti e indietro
sempre legati a una linea
di dolore
e lasciano salire ad ogni sosta
un sospiro
che sembra una preghiera.

(GIUNGLA D’ASFALTO   –  Valerio Magrelli)

 

IL FIUME D’INVERNO

Il fiume scorre,  anche d’inverno.

Il fiume che scorre, quasi in secca lascia affiorare sul suo letto ampie distese di pietre bianche, accecanti.

E’ poco moderno?

Una passeggiata tra le vetrine del centro lo sono?

Il fiume d’inverno è come un film in bianco e nero ma non alla TV.

Qui siamo dal vero e in queste pietre si può leggere la storia del fiume, degli uomini che lo abitano. Ecco allora affiorare dal passato le immagini dei cercatori d’oro, dei pescatori di sassi, delle lavandaie.

Sassi bianchi di quarzite, selci, graniti, sassi marci ormai corrosi e sfarinati dal ferro e dal gelo, sassi rotolati fin qui a questa che è solo una tappa del loro cammino.

Qualcuno in lontananza cerca un guado, saltella di pietra in pietra fino a quando non mette un piede a bagno e allora torna indietro.

Ci abbiamo provato anche noi tante volte senza mai trovare la strada, bloccati da un braccio del fiume dalle acque profonde.

Allora non ci resta che camminare sulla riva, sui morbidi tappeti rugginosi  di muschio fiorito. Sulle rosette rosse di enothera  cotte dal freddo.

Facciamo ancora rimbalzare i sassi piatti sull’acqua?

Sì, dai, godiamoci ancora il tepore di questo vento caldo (ci sono state tante, forse troppe giornate così questo inverno) ma soprattutto non possiamo perderci lo spettacolo del tramonto.

E sarebbe troppo facile chiuderla così perchè….

questo vento agita anche me.

LA RAGAZZA CON L’ IGUANA

 

E fu così che dopo la “ragazza con l’orecchino di perla” e “la dama dell’ermellino venne “la ragazza con l’iguana”.

Si, ma anche con la giraffa, con il gatto selvatico o il germano reale.

 

Un po’ Alice nel paese delle meraviglie un po’  Pippi Calzelunghe questa Claudia Giraudo, pittrice di chiare origini piemontesi che ho scoperto per caso grazie a una mostra a Varese dal titolo L’ETA’ DELL’INNOCENZA.

Non sono un critico d’arte, prendo per buoni i riferimenti e gli accostamenti non solo pittorici ma anche letterari:  li potete trovare qui sotto:

Il titolo  della mostra rimanda al celebre quadro di Joshua Reynolds, esposto alla Tate di Londra, capostipite della cosiddetta “Fancy picture”, un genere frequentato a partire dal Settecento da numerosi grandi artisti, a cui rimanda, pur nella contemporaneità dello stile, il lavoro della pittrice torinese. Tra Alice nel Paese delle meraviglie e i Saltimbanchi di Rilke e Picasso, si muove Claudia Giraudo in una ricerca pittorica molto raffinata che è solo all’apparenza semplice e immediata nei suoi riferimenti estetici, dal surrealismo novecentesco a quello pop, ma che scopre a uno sguardo più attento una serie di rimandi e suggestioni tali da ingenerare nello spettatore l’inquietudine dell’infanzia sul limite dell’adolescenza. “La vita è altrove” ci suggerisce Milan Kundera dovendo parlare dell’età lirica, quella in cui ancora crediamo di essere il centro del mondo, un’età che dura il tempo di uno sguardo e poi fugge, ma che Claudia Giraudo riesce a fermare per sempre, appunto, in tutta la sua assoluta innocenza.  (Angelo Crespi)

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Cosa aggiungere.

Ognuno guarda la natura (e la vita) con i propri occhi (o con  il cuore, come diceva la volpe al Piccolo principe) …

ma questo sguardo di Claudia mi trova molto d’accordo.

Claudia Giraudo – Autoritratto alla Pinocchio

 

MIGLIARINO E LA PALUDE

Migliarino di palude (f) foto Alberto Fantoni

Ah se non ci fosse lei, anzi no, se non ci fossero loro.

Gli stagni di fitodepurazione  a valle del depuratore di  S. Antonino, non ci sarebbero senza tutta la cacca che facciamo noi (con rispetto parlando).

Qui dove un tempo c’era una palude maleodorante ci sono ora degli stagni  artificiali, ora in gran parte ri-naturalizzati (maleodoranti anche loro).

Oggi però la puzza è sopportabile.

Siamo venuti ad osservare le Alzavole, piccole anatre svernanti che da queste parti passano l’inverno per poi partire in primavera. Siamo venuti con il nostro binocolo da bravi birdwatchers ma presto la nostra attenzione viene attratta dalle canne che si muovono, da minuscoli uccelli che si spostano freneticamente al loro riparo, quasi mimetici.

 

E io che più volte ho parlato della bio-diversità di questo posto ogni volta ne scopro un aspetto diverso.

Guarda, un uccellino laggiù un poco più a destra delle folaghe e delle gallinelle d’acqua che dopo il primo timore si stanno riaffacciando sullo specchio d’acqua uscendo dai loro ripari.

E’ lui, è uno scricciolo ma… dov’è andato?  Neanche il tempo di mettere a fuoco il binocolo che si è giù spostato. Si muove veloce nel canneto a pochi centimetri da terra.

Scricciolo

E più lontano, tra le sterpaglie… che uccelli sono quelli?

… troppo lontani o troppo piccoli. Senza dubbio molto vivaci.

E chi è quest’altro uccellino che si mimetizza tra le canne?

Ha il dorso verde bruno e il petto chiaro, si esibisce in brevi voli sopra l’acqua, forse a caccia di moscerini e poi torna al suo riparo…. sì, non può essere che un Luì piccolo o forse sono più di uno ed escono a turno allo scoperto quasi si fossero divisi il lavoro.

Luì piccolo

Ma ancora un nugolo di uccellini si leva in volo, no, non fuggono, si spostano solo più in là;  qualcuno si attarda e proviamo a inquadrarlo ma le canne sono davvero un’ottima difesa passiva, anche per i guardoni come noi.

Secondo me comunque erano Migliarini di palude.

Il Migliarino di palude fa parte della famiglia degli zigoli; sono uccellini grandi come un passero, dai colori simili, con la femmina dal piumaggio marroncino screziato di bianco e con il maschio che si distingue per la testa scura un po’ come i passeri mattugia.

Migliarino di palude maschio – Emberiza schoeniclus

Abita le paludi e le zone umide non perchè gli piace l’acqua ma perchè nei canneti trova riparo  e in questo ambiente trova anche il suo cibo: larve e piccoli insetti e in inverno ovviamente deve accontentarsi anche di piccole bacche.

Ah  che bella scoperta! Siamo così presi che dei cigni che abitano questi stagni oggi non ce ne importa nulla….

Ma ecco profilarsi minacciosa sulla punta di un albero la sagoma di un Gheppio….

Gheppio – Falco tinnunculus

BACCHE BLU

Di che colore sono le bacche nel paese dei Puffi?

Lascio a voi immaginare,  ma non è difficile. Forse è più difficile capire esattamente cosa è una bacca ma anche qui rimediamo subito…

bacca s. f. [lat. baccabaca]. – 1. In botanica, frutto completamente carnoso, senza endocarpo legnoso, spesso di notevoli dimensioni, con un solo seme (per es., il dattero) o più semi (come il pomodoro); si differenzia dalla drupa, che è caratterizzata invece dall’endocarpo lignificato.   (da Enciclopedia Treccani on line)

La bacca blu più succulenta è sicuramente il mirtillo (Vaccinium myrtillus L. ) che cresce nei boschi di collina. Peccato che quando ci vado io i puffi sono già passati e non me ne lasciano neanche uno.

mirtillo nero
Fiori di mirtillo nero

Il mirtillo è diventato ormai un “superfood” per le sue decantate proprietà antiossidanti. Sarà per questo che i puffi hanno la pelle blu?

Dal mirtillo al mirto il passo è breve,  anzi no, perchè si cambia totalmente ambiente. Il Mirto è un arbusto tipico della macchia mediterranea… ma vuol dire anche Sardegna nell’immaginario collettivo, vuol dire anche liquore digestivo (da prendere anche nel caso questo articolo risultasse pesante).

Mirto

Se invece vogliamo brindare alla salute del grande puffo non ci resta che affidarci al Ginepro (Juniperus communis), albero o arbusto della famiglia dei cipressi che cresce bene in ambienti con poca disponibilità di acqua, quindi nella macchia mediterranea ma anche in montagna dove l’acqua ghiaccia per il freddo.

(Va bene, il Grande Puffo godrà del liquore fatto con le bacche blu del ginepro ma all’occasione potranno essergli utili anche in caso di infezione delle vie urinarie).

Juniperus communis

Nel paese dei puffi le bacche sono blu ma i fiori possono essere bianchi e rosa come quelli del Lauro Tino  o Lentaggine. Le foglie sono coriacee e sempreverdi, il portamento a cespuglio ma anche a piccolo albero e la pianta fiorisce tutto l’inverno portando allo stesso tempo i fiori riuniti in graziose ombrelline e i piccoli frutti blu metallico dalle estremità affusolate.

bacche di lauro tino
Fiori di Lauro tino

Ma le bacche più blu di tutte, più blu del blu, oserei dire, sono quelle del Mughetto giapponese (Ophiopogon japonicus) un’umile erba dalle foglie nastriformi e coriacee che si espande nel terreno grazie a gli stoloni delle sue radici e forma tappeti estesi (e come tappezzante viene infatti usata dai giardinieri) Se il fiore è una spighetta bianca e insignificante, le sue bacche blu sono davvero spettacolari.

bacche di mughetto giapponese

Abbiamo finito?

Di bacche blu ce ne sarebbero molte altre ma voglio concludere segnalando solo il Clerodendron trichotomum che al blu delle bacche aggiunge il rosso dei calici che aperti a petalo fanno assomigliare il frutto a un fiore.

Clerodendron frutti

Ma anche i fiori bianchi e profumati di questo piccolo albero giapponese sono una piccola grande attrazione (anche per le api, va da sé).

Fiori Albero del destino

Il Clerodendron trichotomum è conosciuto anche come Albero del destino.

Kleros in greco è la fortuna,  dendron è l’albero;  e che nel proprio destino ci sia fortuna è un gran bell’augurio,  anche nel paese dei puffi.