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BLACK FRIDAY

I rami, i tronchi sono neri di pioggia, (allora ci siamo, siamo perfettamente in linea: il giorno e il colore coincidono con con la nuova grande festa inventata dalla società dei consumi).

No, qui c’è anche il bianco delle nuvole, l’azzurro del cielo,  i marrone e la ruggine delle foglie (Rust never sleeps, come cantava il buon vecchio Neil Young).

Qualche caco che nessuno ha colto  è ancora aggrappato alla pianta, il cielo sembra penetrare tra i rami.

Le foglie tappezzano la strada.  Bagnate, pesanti, ci passi sopra e non fanno rumore. Sono foglie di quercia rossa con lobi appuntiti  e foglie di farnia (Quercus robur) a lobi arrotondati.

 

Gli alberi le hanno lasciate andare incontro al loro destino e loro aspettano il sole che le asciughi, il vento che le porti via.

Ma un po’ sono rimaste sui rami a disegnare acquerelli, ghirigori, ragnatele (le querce spesso lasciano andare le ultime foglie dell’anno prima quando sono pronte per spuntare quelle nuove).

 

Qualcuna si concede un ultimo momento di gloria su un catino di acqua piovana, un bidone ruggine (si Neil Young , sempre lui) finito chissà come nel bosco.

Rust friday, allora ma anche white and blue, sicuramente wonderful oppure soltanto  MERAVIGLIOSO.

FIOR DI BANANO

Che hanno è, che giorno è…  ormai non si capisce più niente, le mezze stagioni sono sparite e così anche le mezze maniche (non nel senso della pasta).

Ma se i giardini di marzo si riempiono di nuovi colori (e di nuovi fiori) forse c’è qualcosa che non va e infatti è la prima volta che mi capita di osservare dei fiori di banano sopra il 45° parallelo.

E’ uno strano fiore va detto  che forse ha a che fare con le muse, o forse no. Quello che inganna è il nome scientifico di Musa acuminata che gli scienziati hanno voluto dare a questa pianta originaria dell’Asia Meridionale.

Fiore di Banano

Il fiore si sviluppa tutto all’interno del fusto per poi uscire tutto di colpo spruzzando acqua e in questo è stato paragonato a un parto.

Ciò avviene dopo che la pianta è entrata in produzione generando due polloni il primo dei quali (figlio) fiorirà dopo 12 mesi e l’altro (nipote) dopo due anni.

Una grande foglia protegge i fiori femminili disposti a raggiera su più livelli e il fiore maschile simile a un cono tozzo e violaceo rivolto verso il basso.

https://www.freshplaza.it/photos/album/4241/

Una volta fecondati i fiori femminili la foglia protettiva si gira verso l’alto e si secca. Anche i frutti dapprima quadrati via via che maturano diventano rotondi e si rivolgono verso l’alto formando il caratteristico casco.

In Italia però le banane non raggiungono la maturazione   (con la sola eccezione della Sicilia)  la pianta non sopporta le temperature sotto i 10°  ed è coltivata qui da noi  nei giardini soprattutto a scopo ornamentale per le sue larghe foglie.  Ma esistono anche banani “da appartamento” come ad esempio la Musa ornata.

Fiore di Musa ornata

Se le banane non maturano si possono però mangiare i fiori maschili saltati in padella una volta tagliate le punte e tolte le “foglie” esterne più coriacee (un po’ come i carciofi).

I frutti invece sono notoriamente apprezzati oltre che per la dolcezza anche per il contenuto di potassio anche se non così ricco come vogliono farci credere (le patate al forno ne contengono di più)  Ma c’è anche chi  consiglia di non consumare le banane (al pari di altri frutti come l’avocado o gli ananas)  perchè coltivate in modo intensivo  abbattendo le foreste e causando così gli squilibri climatici di cui sempre più siamo vittime.

Infatti zone di produzione delle banane sono oggi molte e in diversi continenti.

Sappiamo che già i greci e i romani conoscevano le banane  grazie alle spedizioni di Alessandro Magno in Asia ma non le coltivarono. Furono gli arabi ad introdurre il banano in Europa e da qui, grazie al vescovo spagnolo Tomaso de Barlanga approdò a Santo Domingo, infine i portoghesi si incaricarono di diffonderlo nell’America del sud.

Un bel viaggio no?

Ma forse la sua espansione non è ancora finita  infatti se, come in un film di qualche anno fa con Daniele Liotti  “cresceranno i carciofi a Mimongo”, magari  tra qualche anno grazie ai cambiamenti climatici potremo girare un film con Greta Thumbergcresceranno le banane a Trondheim” .

Perdonate l’ironia su una cosa così drammatica per tutti noi.

 

 

TRE RAGAZZE NEL BOSCO

E se quelle tre ragazze fossero state solo un’allucinazione?

Eppure sono sicuro, le ho viste, con le loro biciclette e l’aria fresca tra i capelli.

Cosa ci facevano nel bosco? Forse cercavano un anello perduto  o un rospo da baciare.

Tre ragazze nel bosco d’autunno con il loro sguardo limpido davanti a un mondo ancora tutto da scoprire.

Una è una gran chiacchierona, a volte un po’ casinista ma molto elegante con il suo vestito nocciola e quel tocco di azzurro nella cintura.

A lei piacciono le querce  anzi i frutti delle querce (le ghiande) infatti tutti la chiamano Ghiandaia.

Ghiandaia
ghiande di Quercus robur

La sua amica, quella con i capelli rossi e il viso affilato è più terricola e taciturna; è considerata una gran furbona  ma forse non è così.

In questo periodo per forza di cose ha iniziato una dieta vegetale fatta di bacche e di frutti del bosco, infatti i piccoli roditori che sono il suo menù preferito sono andati in letargo.

Volpe  (Vulpes vulpes)
Prugnolo – frutti

La terza ragazza invece ama la pioggia e le foglie umide; lei non è aggressiva come quei prepotenti dei tritoni ma  se non lo sapete il suo bel vestito a pois gialli e neri è un avvertimento: Attenzione che sono un po’ velenosetta.

Salamandra pezzata

Come ho fatto a vederle tutte e tre assieme? Perchè loro hanno abitudini diverse.

La Ghiandaia è attiva in pieno giorno anche se nel fitto del bosco è più facile sentirla che vederla;

La volpe ha abitudini crepuscolari e notturne.

La Salamandra si gode a pieno le giornate umide, quelle nelle quali le altre due preferiscono starsene riparate e non farsi vedere in giro,

Forse è stata davvero una allucinazione.

NO, le ragazze c’erano davvero e magari si chiamavano Maria, Serena, Camilla e io non saprò mai chi di loro era la volpe o la salamandra o la ghiandaia anche se avrei dato non so cosa per guardare il bosco con i loro occhi.

 

FUNGO DELL’INCHIOSTRO

Che con i funghi non si scrive lo sanno anche i bambini.

Infatti i bambini sanno che altre sono le piante che forniscono un succo scuro adatto allo scopo tipo la Phitolacca o uva di Spagna e altre.

Ma questo strano fungo qualcosa con quel liquido nero che un tempo riempiva i calamai e ora le cannucce delle penne a sfera, in comune ce l’ha.

Infatti se da giovane (appena nato) è bianco di gambo e di cappello, mano a mano che invecchia diventa marroncino e poi nerastro fino a liquefarsi letteralmente.

 

Nonostante questo suo comportamento anomalo è conosciuto come fungo mangereccio (da giovane, anzi giovanissimo, come gli esemplari nella foto) ma va consumato subito appena dopo la raccolta.

E’ uno dei pochi funghi commestibili del genere Coprinus. Non ha il sapore dei porcini ma, in mancanza d’altro il suo gusto è comunque gradevole.

Oltre a questo il nostro fungo tintorio ha diverse altre (insospettate) virtù: è consigliato ai diabetici perchè abbassa la glicemia, fa bene agli uomini (nelle terapie della prostata) e alle donne, pare infatti contenga composti con effetti antitumorali per il cancro al seno.

Altri studi scientifici gli riconoscono proprietà antiossidanti (adesso ho capito perchè questo fungo viene anche coltivato così come i plerotus e gli champignons)

Se cresce lungo le strade non va colto in ogni caso perchè assorbe velocemente le sostanze inquinanti ma, se non siete schizzinosi, sappiate che cresce preferibilmente su substrati di letame  (Kopros, in greco ha quel significato).

Però no, non è solo così: l’altro suo habitat preferito è terreno dove sono marciti dei trucioli e del legno, perciò anche ai margini dei boschi dove è stato fatto un taglio piante.

Quanto al  termine comatus più banalmente in latino significa dotato di chioma con riferimento alle numerose squame filamentose presenti sul cappello. Gli anglofoni infatti lo chiamano Shaggy mane o Shaggy ink cap.

Allora, se lo beccate appena nato siete fortunati, non importa se è primavera o autunno, l’importante è che facciate in fretta a coglierlo o anche solo a fargli una foto, perchè nel giro di poche ore sarà già inchiostro.

 

CIELO A CORIANDOLI

Il vento leggero di questa mattina stacca delicatamente le foglie dai rami degli alberi o forse sono loro che si lasciano cadere, volteggiano come farfalle, come piccoli elicotteri e si posano sul terreno ancora bagnato dalla pioggia dei giorni scorsi.

In alcuni momenti sembrano coriandoli che piovono dal cielo, muovono l’aria, danno al bosco un respiro  che si mescola all‘odore dei muschi, degli aghi di pino.

Ma a rendere viva l’atmosfera in questa mattinata autunnale di sole non sono solo loro, non è solo il cielo azzurro ma tutte le persone che percorrono questa strada, in bici, a piedi, con i cani, qualcuno cercando ancora ostinatamente ( e forse invano)  funghi che quest’anno in questo bosco non ne hanno voluto sapere di nascere.

Ah no, ecco, un fungo c’è !!  solo che non è di quelli buoni da mangiare;  e allora lasciamolo fare il suo lavoro di spazzino del bosco;

lasciamo che il sole che filtra tra gli alberi scaldi l’erba bagnata di rugiada, sollevi piccole nebbie che fanno così tanta malinconia, ma di quella buona, quella che fa rima con nostalgia,  no, non quella dell’estate, anzi;

mi perdonino le foglie gialle e rosse che così tanto si sono date da fare per attirare la mia attenzione ma io sto già aspettando l’inverno!

VIVA LA CAMPAGNA !

Hibiscus syriacus

Sì, proprio lei,  anche quella di ottobre,  in apparenza così spoglia.

Niente di bucolico però, solo un piccolo lembo di terra tra capannoni industriali e strade a scorrimento veloce, eppure…

La prima sorpresa, se di sorpresa si può parlare, è  l’ibisco,  di tre colori (su piante diverse) fiori che durano un giorno, arbusti robusti, a crescita veloce. Fanno da cornice al sentiero assieme ad alcuni noccioli,  a un albero di noce.

Hibiscus syriacus

L’amaranto  si colora in questa stagione di rosso (sopratutto i fusti) ma anche i semi abbondanti ancora attaccati alla pianta sono di colore rossiccio così come il caro e Buon Enrico (Chenopodium album)

Rosso così non l’avevo mai visto ma non per lo sforzo o la vergogna. Sono le mattine fredde che gli fanno questo effetto e gli antociani  (che peraltro sono presenti anche nel vino; sarà per questo che gli ubriaconi hanno sempre il naso rosso?)

Anche l’amaranto (come la topolino di un libro di Dante Graziosi)  e il Buon-enrico fanno da contorno a un’altra pianta con foglie a sette punte,

Si proprio a sette punte e so già a cosa state pensando ma…

Macchie gialle di Topinambur portano un po’ di luce in un mattino dal cielo velato, ormai è una pianta così familiare e così buono è il suo tubero dal sapore di carciofo che ancora mi chiedo come facevano prima che arrivasse da noi  a preparare la bagna cauda.

Topinambour

Con lei invece non si cucina niente, arriva dalle stesse zone del topinambour (nord- America); chissà se sono arrivate assieme.

Perchè lei è la Conyza canadensis, si capisce, una asteracea da noi diventata infestante, e si capisce ancora di più guardando la quantità esagerata di semi presenti adesso sulle piante.

Conyza canadensis

Semi no, ma minuti fiori paglierini sono quelli che ci nostra il sorghetto, altra pianta infestante delle graminacee, eccoli la i suoi fiori tipici e le sue foglie così simili al sorgo (o saggina) infatti sono parenti.

Sorghetto – spiga

Va beh tralasciamo la lattuga selvatica che ormai ha completato il suo ciclo (i semi sono già dispersi, può seccare tranquilla) o l’artemisia vulgaris, adesso in fioritura, lasciamo stare anche la silene vulgaris o strigoli anche lei contenta ormai del lavoro fatto quest’anno e torniamo verso casa.

Artemisia e silene Vulgaris

Ho dimenticato di dirvi qualcosa?

Se voi tacete vado via tranquillo.

Ah, non vi ho più detto della pianta con le foglie a sette punte…

C’è n’era un campo intero.

Devo dire che non l’avevo mai vista dal vivo così in campo aperto e non era neanche una zona troppo nascosta.  Mi hanno stupito i lunghi steli poco ramificati e l’aspetto tutto sommato selvatico della pianta e i semi tutti addossati anche loro ai fusti.

Qualcuno a questo punto avrà già provato a pronunciare la parola Cannabis ma ecco la sorpresa..

Si tratta semplicemente  di cannabis sativa ovvero di canapa, pianta un tempo molto importante per la produzione di corde, e di tessuti e oggi impiegata anche in edilizia.

Anche dalla cannabis sativa, come dalla cannabis indica, si può ricavare droga, solitamente però nelle coltivazioni ammesse il tasso di THC (il principio psico-attivo da cui si ricavano hashish e marijuana) è molto basso  e comunque pare non fare effetto alle api.

Infatti le infiorescenze di canapa sono un’ottima fonte estiva di polline per le api.

 

Allora se tutto ciò vi ho potuto raccontare dopo un giro di neanche mezz’ora appena fuori paese è proprio il caso di dire:

Viva la campagna !!

DIVIETO DI SOSTA

NO perchè i cartelli è bene osservarli.

E se li c’è un cartello vuol dire che qualcuno ce l’ha messo, e se ce l’ha messo vuol dire che c’era un motivo… forse, una volta…

Si perchè adesso quel cartello grida tutta la sua inutilità, sancisce un diritto che da anni nessuno più esercita, uno spreco, come quelli che pur avendone diritto non vanno a votare.

E se da tempo nessuno passa più di qui vuol dire che qualcuno ne può approfittare come per esempio questa vite canadese (Parthenocissus quinquefolia).

Vite canadese

Avete provato a dargli la multa?  Non ha neanche il numero di targa !

Lei è stata la prima ma poi anche altri si sono accorti che potevano fermarsi lì impunemente.

E’ il caso di queste lattughe: la lattuga spinosa (Lactuca serriola) e sua cugina la lattuga dei boschi o Lactuca muralis. A dire il vero quest’ultima cosa non l’ho capita bene.

Lattuga spinosa

E’ dei boschi o dei muri? (Forse che nei boschi ci sono i muri? Si, a volte mi è capitato di incontrarne)

Questa versione però mi pare più “muralis” anzi decisamente muralis;   nei boschi se ci andrò la prossima volta ci farò caso se la vedo.

Queste lattughe sono così scrause che nessuno sospetterebbe che siano anche a scopo alimentare e invece sì, perlomeno le foglie giovani, anche se con tutta evidenza queste piante assomigliano molto ai ragazzacci che si fermano a giocare in strada (con tutto il rispetto per la strada) e che non si muovono da lì neanche con la minaccia di chiamare i carabinieri.

Per fortuna ad addolcire il tutto c’è anche la Cespica annua (Erigeron annuus) un’altra asteracea con fiori simili a piccole margherite ma con steli molto più alti e con petali molto molto sottili.

Cespica annua

Anche lei qui in barba al cartello, anzi forse proprio per quello, quasi fosse una sfida, tanto non deve neanche mettere il disco orario  (o annuo) è una pianta annuale, ha un tempo limitato e poi se ne andrà.

Intanto però, come diceva un mio vecchio amico, laddove l’aridità, l’incuria, l’abbandono sembrano prevalere, la natura piano piano riconquista i suoi spazi e genera nuova bellezza.