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CERVO VOLANTE

Ebbene sì, da quando gli asini volano anche i cervi hanno preso invidia e così anche loro si fanno i loro voletti, soprattutto verso sera, all’imbrunire nelle notti di mezza estate (senza avvisare Shakespeare)

Il cervo che vola o Cervo volante è un grosso scarabeo  che negli esemplari maschili presenta due grosse chele, simili alle corna del cervo.

(Chissà perchè sono sempre i maschi che portano le corna più lunghe, non mi risulta che le femmine siano più inclini al tradimento ma…  devo andare a vedere le statistiche,  se serve).

E’ comunque il maschio che vola, svolazza, sfarfalleggia di più e ingaggia battaglie a suon di cornate con gli altri maschi,  la femmina è più tranquilla e meno incline al volo.

Questa se ne andava camminando placidamente al margine di un viale di tigli  (una delle piante preferite dai cervi volanti). Lei, come gli altri esemplari della sua specie se avvertono pericolo stanno immobili e così diventano un soggetto facile da fotografare.

Cervo volante (f)

I  loro ambienti preferiti sono i boschi maturi, con alberi d’alto fusto e tronchi di legno marcio, infatti a loro piace il marcio un po’ come i giornali scandalistici, ma per deporre le uova  così la larva potrà nutrirsi di quel materiale in decomposizione.

Perciò, a differenza di altri coleotteri e scarabei (cerambice dalla quercia, punteruolo della palma, il tarlo asiatico e altri) non intacca il legno vivo e quindi non arreca danno alle piante.

La sua presenza però è in costante diminuzione, un po’ a causa dei pesticidi, un po’ per l’eccessiva pulizia dei boschi.

Il legno marcio aiuta la biodiversità!

Di questa mancanza soffre anche suo cugino  lo scarabeo rinoceronte,  stessi ambienti, stesse abitudini di vita solo che invece delle corna il maschio  ha un corno in fronte esattamente come il pachiderma africano.

VIA DEL CAMPO

Via del campo c’è una graziosa, occhi grandi color di foglia, se di amarla ti vien la voglia…

Fin qui la “Via del campo” di  Fabrizio De Andrè.

La mia via del campo (dei campi) inizia con un tipico fiore di campo, uno stoppione ovvero Cirsium arvense, parente dei cardi selvatici e anche lui molto selvatico ma di un selvatico che piace, a giudicare dall’affollamento di insetti attorno ai suoi fiori:  Farfalle, api, coleotteri.

Stoppione (Cirsium arvense)

La cavolaia minore è presente in massa ma anche le femmine della Licena Icaro sono qui a far provvista di polline (che però tengono per sè contrariamente alla generosa ape). La stictoleptura cordigera (Lepture port-coeur come dicono i francesi per via di quel disegno nero sulle ali rosse) in questa stagione non manca di far visita ai fiori così come molti dei suoi parenti cerambicidi (longhorn beetles)

E’ una via dei campi ritagliata ai confini tra un paese e l’altro in questa zona fortemente antropizzata ma che ancora regala alcuni scorci interessanti. Una Speronella  (Delphinium o erba cornetta) color rosa spicca sullo sfondo delle montagne azzurrine e di nuvole innocue.

Poi più avanti ecco il grande fiocco della Barba di becco (Tragopogon  pratensis ) il fiore è già andato, questo è il frutto .

Ma vogliamo dimenticarci dell’aglio pippolino?

Barba di becco
Aglio pippolino (allium vineale)
Aglio pippolino
Barba di becco (Tragopogon pratensis)

Siamo ormai al confine di altri abitati, già in lontananza spicca la sagoma di un supermercato, per fortuna tra me e lui c’è ancora un campo di grano, camomilla e papaveri.

C’erano anche dei mucchi di letame (ecco il perchè di tutti questi fiori). Diamanti invece non ne ho visti e neanche nessuna passeggiatrice con borsetta…

forse perchè in questa via del campo passano solo biciclette e trattori.

LA DANZA SUL PESCO

Al principio era la danza della pioggia poi secoli dopo (e tralasciando di menzionare tutti i balli classici) vennero il ballo del mattone, l’hully gully, la macarena…  la danza del pesco: ho provato a impararla ma ancora non riesco.

Chi ha imparato benissimo invece sono questi graziosi ospiti (magari non tutti graziosi)  che ho scoperto avvicinandomi al pesco.

Il primo pensiero è stato: cosa ci fa qui tutta questa gente?

Tutti in realtà avevano un buon motivo…

Ce l’ha lo scarabeo comune. Common red soldier per gli inglesi, Rhagonycha fulva per gli scienziati, un cantaride dalle morbide elitre che si ciba di afidi e altri piccoli insetti.

Scarabeo comune

E poi ci sono un mare di coccinelle, in questo caso Coccinelle arlecchino, di origine asiatica (Harmonia axiridis) un po’ più grandi delle nostre coccinelle (la classica coccinella a sette punti o Coccinella della Madonna)   che si distinguono anche perchè hanno una W disegnata in fronte  (come il disegno che formano nel cielo le stelle di Cassiopea)

Harmonia axyridis (Coccinella arlecchino)

Ma c’è anche lei Lucilla (Lucilla sericata o mosca verde), forse è venuta a prendere il sole perchè è una mosca che ama molto il caldo.

Lucilla sericata

La sorveglia a distanza un’altra mosca la Sarcophaga o mosca della carne (infatti in greco Sarcofago significa consumatore di carne  e per un po’ di tempo anche le pietre calcaree contenenti il corpo dei defunti si sono chiamate così, perchè lì dentro la carne si consumava in fretta)

Va bene, passiamo ad argomenti più allegri come l’accoppiamento tra le Coccinelle arlecchino (il maschio è quello sopra ed è nettamente meno carino) altre sono pronte a pasteggiare con le cocciniglie farinose altre ancora sembrano stare sulla superficie della pesca come un astronauta sulla luna (solo  che la luna non ha la superficie pelosa)

Scarabeo comune (red soldier) e coccinelle sono carnivori e quindi afidi e cocciniglie che si sono sviluppati sul pesco anche a causa del tempo molto umido e piovoso di questi ultimi giorni sono per loro un ottimo cibo  (e va bene anche per me che così evito trattamenti chimici e lascio che se la sbrighino tra di loro in questa lotta biologica).

Chi non è contenta di tutte queste presenze è invece la formica, eccola qui che è venuta a controllare come stanno gli afidi, infatti alle formiche gli afidi servono vivi perchè sono ghiotte delle sostanze zuccherine che loro scartano dopo aver succhiato la linfa dalle foglie.

E’ la lotta per la sopravvivenza che si perpetua, silenziosa tra i rami e le foglie  di questo albero del quale spero a suo tempo di poter mangiare i frutti.

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Un po’ in disparte da tutto questo balletto ecco una mosca floricola (Xantogramma pedissequum?) che come Tom Yorke dei  Radiohead  sembra chiedersi : “what a hell am i doing here? I don’t belong here”  (Cosa ci faccio qui? Non è questo il mio posto).

Xantogramma pedissequum

Ma forse quello Creep,  quello strano sono io almeno agli occhi di sconosciuti che avessero avuto la ventura di osservare un tipo con una macchina fotografica che muovendosi convulsamente per mettere a fuoco tutti questi insetti  faceva una specie di ballo sul (del, attorno) al pesco.

GRATTALEGNO

 

Vespa della carta

Al ladro, al ladro!

Qualcuno mi sta grattando il legno dei pali della vigna, nel senso di rubarlo, portarlo via.

Certo io non gli ho dato il permesso ma in questo caso non lo considererei un furto.

Diciamo piuttosto che si tratta di una cessione benevola.

Ma loro, i ladri, o meglio, le ladre, chi sono?

Sono delle vespe  e più precisamente le vespe della carta  ( Polistes dominula, Polistes gallicus  ) e si capisce perchè si chiamano così.

Polistes dominula

Quelle fibre sottili impastate con la loro saliva  una volta seccate diventano un robusto cartoncino (tipo quello che si usava un tempo per le uova  e per insonorizzare le sale prove delle band giovanili negli scantinati.

nido vespe della carta

A differenza di altre vespe che fanno il loro nido nel terreno o in cavità di alberi (Vespula germanica), le vespe preferiscono manufatti dell’uomo ( tegole dei tetti, interno di tubi di ferro…) esposti al sole ma riparati dalle intemperie;  poi ci sono le vespe  vasaio o muratrici (Sceliphron  spirifex) che invece il nido lo fanno con la terra a forma di vaso  (sembra quasi la storia dei tre porcellini, quale sarà il nido più resistente?).

Magari non raggiungono l’eccellenza delle api con le loro cellette esagonali perfette,  ma anche le vespe sono ottimi architetti; sicuramente le loro costruzioni non hanno niente da invidiare alle Vele di Scampia o alla Nuvola di Fuksas  o alla città delle Arti e delle Scienze di Calatrava  a Valencia.

Come la Vespula germanica, dalla quale si distingue non per il colore ma per le dimensioni, la Polistes dominula difende il nido e attacca anche l’uomo se si avvicina a meno di un metro  (questo anche prima del coronavirus)  ma lei, lontana dal nido è una tipa tranquilla, anche se è bene ricordare che le femmine hanno il pungiglione, e se non viene disturbata non è aggressiva.

Ecco allora perchè posso guardare senza timore  questa ladra mentre mi prende (pick up) qualcosa che in questo momento non mi serve  anche se in realtà mi indispettisce  un po’ che non mi abbia chiesto il permesso.

vespa della carta – Polistes gallica

L’ha proprio pizzicato (piqué in francese) quel legno;  che poi pizzicare, pungere fa rima con “sting” pungiglione e allora  sempre in tema Coronavirus come non citare la canzone dei PoliceDon’t stand so close to me”   perchè anche la vespa poliste  se ti avvicini troppo ti punge.

 

ARBUSTORUM INTERRUPTA

Eristalis arbustorum

Tranquilli;  non si tratta di una imprecazione in latino (ci avrei messo il punto esclamativo alla fine, non vi pare?)

E non si tratta neanche di una di quelle frasi celebri tipo “Tu quoque Brute fili mi!” reminiscenza scolastica non solo di quelli che hanno fatto il liceo classico.

Potrei aggiungere qualche termine alla litania che così diventerebbe: arbustorum, interrupta, tenax, pertinax…

Evocazione sonora di un rosario biascicato da vecchiette con il velo nero in una chiesa  barocca (troppo scontato, vero?)

E allora?

Se ancora aggiungiamo: intricarius, horticola, trasversa, forse si incomincia a capire che si tratta di insetti e precisamente di ditteri della grande famiglia dei Sirphidi e dentro a questa al nucleo delle Eristalis

Eristalis horticola
Eristalis tenax

Uffa, di mosche, sempre di mosche ci parli ! Dirà qualcuno.

No, è un po’ che non torno sull’argomento.  Ma preferite forse le zanzare?

In ogni caso si tratta di mosche molto particolari.  Ditteri, ovvero insetti con due ali, che hanno avuto la bella idea di camuffarsi da api un po’ come tutti i Sirphidi.

La più famosa è la Myathropa florea o “mosca Batman” dal caratteristico disegno di pipistrello sull’addome.

Myathropa florea

Le Eristalis invece potremmo invece chiamarle mosche con la clessidra. Scura su fondo chiaro, chiara su fondo scuro, più o meno evidenziata.

Si assomigliano tutte un po’ tranne la intricarius che è più pelosetta e  questo antico strumento per misurare il tempo “tatuato”  sull’addome  le distingue da altre famiglie di insetti.

E se il tempo scorre senza fermarsi mai cosa è “interrupta” in queste mosche?

IL GRILLO E LA LUNA

I grilli e la luna – Foto by Alfonso Roberto Apicella

C’è un grillo, uno solo, che viene a trovarmi ogni notte da un po’ di notti a questa parte.

Il suo cri-cri cadenzato e regolare fa vibrare l’aria,  regala profondità al buio (e anche a queste notti di luna piena).

Non so perchè ha scelto proprio me.

Pinocchio, grillo e la luna – Massimo Pantani

Avrò detto senza accorgermi qualche bugia?  Non mi pare che il  mio naso  si sia allungato.

NO, però adesso che ci penso quel grillo lì, quello che fa le prediche nella favola di Pinocchio è il grillo domestico o grillo del focolare

Grillo del focolcare – Acheta domestica (m)

Questo invece è un grillo campestre  o almeno, così intuisco (è buio, perdonate).

Un maschio di grillo campestre davanti all’ingresso della sua tana. © Ingo Stiegemeyer
Grillo campestre (m) photo by Ingo Steigemeyer

Di sicuro però è un maschio perchè è’ solo il maschio che canta sfregando  tra loro le ali anteriori per attirare la femmina con chiari intenti di accoppiamento.

I grilli appartengono alla famiglia degli Ortotteri come le cavallette dalle quali si differenziano per il corpo più tozzo, le abitudini diurne e e non gregarie  (vedi differenze tra grilli e cavallette)

Quindi il grillo non è solitario ma (per ora) è single  e da qualche parte qui vicino ci deve essere anche la femmina (silenziosa) altrimenti il grillo maschio che canta a fare.

Certo la sua è una serenata fatta di una sola nota cioè monotona come dice la parola stessa.

Chissà la povera femmina come si annoia a sentire questo richiamo tutta la notte (mi sa che, se cederà, cederà per sfinimento).

Sicuramente sono più varie le serenate dei gatti (e spesso per noi fastidiose, ma per fortuna sono un paio di volte all’anno).

E meno male che qui non siamo a Napoli perchè, come racconta la mia amica Daniela, nel periodo dei matrimoni proprio non si può dormire  causa le serenate notturne fatte anche da musicisti professionisti ingaggiati apposta dall’innamorato per fare bella figura con la sua amata e  futura sposa.

Tour Valle inferno – Vesuvio con la luna piena

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Il grillo sta cantando da qualche parte ma non riesco a capire dov’è;  dicono che la frequenza della sua nota abbia  una lunghezza uguale alla distanza che c’è tra il nostro orecchio destro e il sinistro  ed è per questo che ci confonde.

Di solito però lui canta davanti alla sua tana, un cunicolo scavato sotto terra lungo circa mezzo metro che sbuca in un un ampio “monolocale”.

Devo fare una piccola indagine domani mattina per vedere se la individuo o forse meglio di no, meglio mantenere il mistero.

Per quante notti canterà ancora il grillo?

Fino a quando non raggiungerà il suo scopo, verrebbe da dire. Fino ad allora continuerà il suo cri-cri se le notti d’estate continueranno ad essere calde…. con o senza luna.

Luna tra le guglie del Duomo di Milano

 

 

 

 

 

 

POLE DANCE

 

Platycnemis pennipes (f)

Le libellule appartengono all’ordine degli Odonati, sono insetti con i denti (anche se non hanno bisogno del dentista) mentre negli altri ordini l’apparato boccale è di tipo succhiante/aspirante o anche trituratore ma senza denti veri e propri.

Per questo le libellule sono predatrici feroci e carnivore (si nutrono di larve di altri insetti o di insetti più piccoli). Si dividono in due grandi gruppi:  Gli Anisotteri o dragoni (Dragonfly) le libellule più conosciute che a riposo hanno le ali aperte e che volano come elicotteri

e gli ZigotteriDamigelle  la cui famiglia più nota è quella delle Calopterix, libellule dalle ali blu ( maschi) o verdi (le femmine) o ancora bronzo metallizzato.

Ma gli Zigotteri sono divisi in tante famiglie tutte con una caratteristica comune e cioè quella di appoggiarsi ai fili d’erba in maniera perpendicolare   quasi come una ballerina di lap-dance.

Chi gliel’abbia insegnato non è dato sapersi, (la genetica, l’evoluzione della specie) non è certo una posizione scomoda, almeno per noi umani, ma se loro stanno comode così…

Questo loro particolare modo di mettersi  ad ali chiuse quando sono ferme e l’assenza quasi di colori nelle loro ali fa sembrare il loro lungo addome quasi uno stecco (forse, anzi senza forse, è una forma mimetica)  e chi non ha una particolare attrazione per queste libellule poco appariscenti farà fatica a distinguere una specie da un’altra.

Platycnemis pennipes (f)

Per fortuna alcuni dettagli mi aiutano tanto che posso affermare che quasi certamente la libellula che ha avuto la compiacenza di farsi fotografare da me è una Platycnemis pennipes, uno zigottero molto comune in prossimità di stagni o corsi d’acqua dalle acque ferme e presente in tutta Italia ma non in Sicilia e Sardegna.

Uno dei caratteri distintivi è il pterostigma (piccola porzione posta nella nervatura superiore di ogni ala)  color nocciola, l’altro è il secondo e terzo paio di zampe che presenta tibie molto allargate da cui anche il nome volgare per questa libellula di “zampalarga“.

Platycnemis pennipes (m)

E’ lunga circa 35 mm. e ha una apertura alare di 45 mm. Il maschio è di colore azzurro, la femmina è marrone/ocra  entrambi con striature nere sul torace, gli occhi sono molto distanziati e posti alle estremità del capo (la somiglianza con E.T. ci sta tutta).

I colori però possono ingannare, infatti i maschi immaturi hanno il colore delle femmine, le femmine molto anziane possono assumere il colore dei maschi.

E allora come si fa a distinguerli?  Beh, un momento topico è quello dell’accoppiamento durante il quale per via degli organi riproduttivi posti in posizione differente tra maschio e femmina le libellule, anche queste libellule, si esibiscono in una pole dance di coppia, in posizioni varie del Kamasutra tra cui  la ben nota figura a cuore.