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ARBUSTORUM INTERRUPTA

Eristalis arbustorum

Tranquilli;  non si tratta di una imprecazione in latino (ci avrei messo il punto esclamativo alla fine, non vi pare?)

E non si tratta neanche di una di quelle frasi celebri tipo “Tu quoque Brute fili mi!” reminiscenza scolastica non solo di quelli che hanno fatto il liceo classico.

Potrei aggiungere qualche termine alla litania che così diventerebbe: arbustorum, interrupta, tenax, pertinax…

Evocazione sonora di un rosario biascicato da vecchiette con il velo nero in una chiesa  barocca (troppo scontato, vero?)

E allora?

Se ancora aggiungiamo: intricarius, horticola, trasversa, forse si incomincia a capire che si tratta di insetti e precisamente di ditteri della grande famiglia dei Sirphidi e dentro a questa al nucleo delle Eristalis

Eristalis horticola
Eristalis tenax

Uffa, di mosche, sempre di mosche ci parli ! Dirà qualcuno.

No, è un po’ che non torno sull’argomento.  Ma preferite forse le zanzare?

In ogni caso si tratta di mosche molto particolari.  Ditteri, ovvero insetti con due ali, che hanno avuto la bella idea di camuffarsi da api un po’ come tutti i Sirphidi.

La più famosa è la Myathropa florea o “mosca Batman” dal caratteristico disegno di pipistrello sull’addome.

Myathropa florea

Le Eristalis invece potremmo invece chiamarle mosche con la clessidra. Scura su fondo chiaro, chiara su fondo scuro, più o meno evidenziata.

Si assomigliano tutte un po’ tranne la intricarius che è più pelosetta e  questo antico strumento per misurare il tempo “tatuato”  sull’addome  le distingue da altre famiglie di insetti.

E se il tempo scorre senza fermarsi mai cosa è “interrupta” in queste mosche?

IL GRILLO E LA LUNA

I grilli e la luna – Foto by Alfonso Roberto Apicella

C’è un grillo, uno solo, che viene a trovarmi ogni notte da un po’ di notti a questa parte.

Il suo cri-cri cadenzato e regolare fa vibrare l’aria,  regala profondità al buio (e anche a queste notti di luna piena).

Non so perchè ha scelto proprio me.

Pinocchio, grillo e la luna – Massimo Pantani

Avrò detto senza accorgermi qualche bugia?  Non mi pare che il  mio naso  si sia allungato.

NO, però adesso che ci penso quel grillo lì, quello che fa le prediche nella favola di Pinocchio è il grillo domestico o grillo del focolare

Grillo del focolcare – Acheta domestica (m)

Questo invece è un grillo campestre  o almeno, così intuisco (è buio, perdonate).

Un maschio di grillo campestre davanti all’ingresso della sua tana. © Ingo Stiegemeyer
Grillo campestre (m) photo by Ingo Steigemeyer

Di sicuro però è un maschio perchè è’ solo il maschio che canta sfregando  tra loro le ali anteriori per attirare la femmina con chiari intenti di accoppiamento.

I grilli appartengono alla famiglia degli Ortotteri come le cavallette dalle quali si differenziano per il corpo più tozzo, le abitudini diurne e e non gregarie  (vedi differenze tra grilli e cavallette)

Quindi il grillo non è solitario ma (per ora) è single  e da qualche parte qui vicino ci deve essere anche la femmina (silenziosa) altrimenti il grillo maschio che canta a fare.

Certo la sua è una serenata fatta di una sola nota cioè monotona come dice la parola stessa.

Chissà la povera femmina come si annoia a sentire questo richiamo tutta la notte (mi sa che, se cederà, cederà per sfinimento).

Sicuramente sono più varie le serenate dei gatti (e spesso per noi fastidiose, ma per fortuna sono un paio di volte all’anno).

E meno male che qui non siamo a Napoli perchè, come racconta la mia amica Daniela, nel periodo dei matrimoni proprio non si può dormire  causa le serenate notturne fatte anche da musicisti professionisti ingaggiati apposta dall’innamorato per fare bella figura con la sua amata e  futura sposa.

Tour Valle inferno – Vesuvio con la luna piena

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Il grillo sta cantando da qualche parte ma non riesco a capire dov’è;  dicono che la frequenza della sua nota abbia  una lunghezza uguale alla distanza che c’è tra il nostro orecchio destro e il sinistro  ed è per questo che ci confonde.

Di solito però lui canta davanti alla sua tana, un cunicolo scavato sotto terra lungo circa mezzo metro che sbuca in un un ampio “monolocale”.

Devo fare una piccola indagine domani mattina per vedere se la individuo o forse meglio di no, meglio mantenere il mistero.

Per quante notti canterà ancora il grillo?

Fino a quando non raggiungerà il suo scopo, verrebbe da dire. Fino ad allora continuerà il suo cri-cri se le notti d’estate continueranno ad essere calde…. con o senza luna.

Luna tra le guglie del Duomo di Milano

 

 

 

 

 

 

POLE DANCE

 

Platycnemis pennipes (f)

Le libellule appartengono all’ordine degli Odonati, sono insetti con i denti (anche se non hanno bisogno del dentista) mentre negli altri ordini l’apparato boccale è di tipo succhiante/aspirante o anche trituratore ma senza denti veri e propri.

Per questo le libellule sono predatrici feroci e carnivore (si nutrono di larve di altri insetti o di insetti più piccoli). Si dividono in due grandi gruppi:  Gli Anisotteri o dragoni (Dragonfly) le libellule più conosciute che a riposo hanno le ali aperte e che volano come elicotteri

e gli ZigotteriDamigelle  la cui famiglia più nota è quella delle Calopterix, libellule dalle ali blu ( maschi) o verdi (le femmine) o ancora bronzo metallizzato.

Ma gli Zigotteri sono divisi in tante famiglie tutte con una caratteristica comune e cioè quella di appoggiarsi ai fili d’erba in maniera perpendicolare   quasi come una ballerina di lap-dance.

Chi gliel’abbia insegnato non è dato sapersi, (la genetica, l’evoluzione della specie) non è certo una posizione scomoda, almeno per noi umani, ma se loro stanno comode così…

Questo loro particolare modo di mettersi  ad ali chiuse quando sono ferme e l’assenza quasi di colori nelle loro ali fa sembrare il loro lungo addome quasi uno stecco (forse, anzi senza forse, è una forma mimetica)  e chi non ha una particolare attrazione per queste libellule poco appariscenti farà fatica a distinguere una specie da un’altra.

Platycnemis pennipes (f)

Per fortuna alcuni dettagli mi aiutano tanto che posso affermare che quasi certamente la libellula che ha avuto la compiacenza di farsi fotografare da me è una Platycnemis pennipes, uno zigottero molto comune in prossimità di stagni o corsi d’acqua dalle acque ferme e presente in tutta Italia ma non in Sicilia e Sardegna.

Uno dei caratteri distintivi è il pterostigma (piccola porzione posta nella nervatura superiore di ogni ala)  color nocciola, l’altro è il secondo e terzo paio di zampe che presenta tibie molto allargate da cui anche il nome volgare per questa libellula di “zampalarga“.

Platycnemis pennipes (m)

E’ lunga circa 35 mm. e ha una apertura alare di 45 mm. Il maschio è di colore azzurro, la femmina è marrone/ocra  entrambi con striature nere sul torace, gli occhi sono molto distanziati e posti alle estremità del capo (la somiglianza con E.T. ci sta tutta).

I colori però possono ingannare, infatti i maschi immaturi hanno il colore delle femmine, le femmine molto anziane possono assumere il colore dei maschi.

E allora come si fa a distinguerli?  Beh, un momento topico è quello dell’accoppiamento durante il quale per via degli organi riproduttivi posti in posizione differente tra maschio e femmina le libellule, anche queste libellule, si esibiscono in una pole dance di coppia, in posizioni varie del Kamasutra tra cui  la ben nota figura a cuore.

PAPAVERI, CARDI E CAVALLETTE

 

Strani abbinamenti, è vero.

Ma non devo dirvelo io. Ormai non ci si stupisce più di nulla.

Ovvero quello che stupisce (se ancora ne siamo capaci) è che dopo tanta pioggia, all’improvviso i campi si colorino di rosso. E’ come se quella fioritura tanto attesa l’avessimo data per persa.

Quello che stupisce (che può stupire) è però l’abbinamento papaveri acqua. Di solito li abbiamo sempre visti in ambienti aridi, negli incolti o come infestanti dentro ai campi di frumento.

Qui sulle sponde del Naviglio Vecchio, a poche centinaia di metri dalla derivazione del canale dal fiume Ticino, i papaveri crescono a pochi centimetri dall’acqua , creano un contrasto, loro così rossi, con il blu cristallino del cielo terso di questa mattina che si specchia nel canale.

Volete un altro abbinamento strano?

Eccolo qui:  papaveri e cavallette.

Di solito i papaveri sono nominati assieme ai fiordalisi (dei quali registriamo un grande ritorno) o assieme alle papere, come nella famosa canzone  dai doppi sensi fin troppo espliciti.

E invece qui di papere stamattina non se ne vedono.

Non so perchè la cavalletta sia saltata sul papavero (e chiaramente non ho fatto in tempo a chiederglielo) ma trovo che questo abbinamento di colore rosso-verde non sia niente male.

Vogliamo continuare?

Ah sì, perchè chi sono anche i cardi con le loro foglie spinose e con quei fiori fucsia che sembrano morbidi pennelli da barba.

Papaveri e cardi, nello stesso ambiente.  Non ci avevo mai fatto caso, ma c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare.

I cardi, a differenza dei papaveri attirano molte più specie di insetti.  I bombi sono da sempre amici dei cardi, forse per simpatia, perchè anche loro sono pelosi, ispidi

Bombo dei campi

ma ci sono anche le api del sudore (sweat bee) api selvatiche che non vivono in grandi colonie come le api domestiche (apis mellifera).

sweat bee

E infine ecco il classico abbinamento  fucsia e blu metallizzato perchè il nettare dei fiori di cardo non poteva non attirare anche un esemplare di Oedemera nobilis, un coleottero floricolo  che presenta  nel maschio un rigonfiamento dei femori delle zampe posteriori.

Oedemera nobilis (m)

Non chiedetemi perchè, non so neanche a quale palestra è iscritto, so solo che la femmina è molto più snella e longilinea.

A volte succede di vedere delle coppie così. L’ho detto: questo è un articolo di strani abbinamenti (accoppiamenti) perciò…

 

VIVA L’ ATALIA

Sì, avete letto bene;

non volevo scrivere “Viva l’Italia”, dolce e amato (odiato) stivale;

e non volevo neanche scrivere “Viva la taglia” (la 42, quella più desiderata dalle donne).

NO, volevo proprio scrivere “Viva l’Atalia”.

E chi è?

E’ un insetto, un lepidottero diurno, insomma… una farfalla.

Melitea Athalia maschio

La Melitea athalia, ovvero Atalia e anche Fritillaria è una farfalla di medie dimensioni appartenente alle famiglia delle ninfalidi (quelle delle vanesse per intenderci: Vanessa del Cardo, Vanessa dell’ortica, Vanessa io ecc….).

La possiamo osservare fino ad una quota di 2000 m. slm ai bordi dei boschi, nelle radure o nei prati magri.  Ha una o due generazioni all’anno e la forma adulta compare da maggio ad agosto.

Il suo bruco si nutre su diverse piante che vanno dal melampiro alla piantaggine, dalla veronica all’eufrasia: tutte piante presenti negli ambienti sopra descritti.

 

Ma come facciamo a dire che è proprio un’Atalia?   Le melitee  hanno tutte una livrea arancio e nera con motivi molto complicati ed è quindi facile confonderle come è facile ad un occhio non allenato confonderle con farfalle di altre famiglie come la Lathonia o la Dafne o perfino con qualche licena.

Ma questa è proprio una Melitea athalia  maschio. Il bordino bianco sul margine esterno delle ali e quel motivo più grande, quell’accenno di “occhio” nella parte centrale delle ali superiori sono due caratteri evidenti.

Melitea Athalia maschio

Ecco,  mi viene in mente un discorso di qualche giorno fa con alcuni amici, un discorso che non vuole essere razzista.

Ci si chiedeva come fare a distinguere un cinese da un’altro oppure un cinese da un giapponese.  Lo stesso per gli abitanti dell’Africa nera.

E poi uno di noi disse:  ma lo sapete che anche per loro è lo stesso?  Che non sanno distinguerci?  Per loro noi europei siamo tutti uguali.

Parafrasando Elie Weisel (scrittore statunitense di cultura ebraica) potremmo dire:  “Il contrario dell’amore è l’indifferenza“.

Se conosci una persona e gli vuoi bene riesci a distinguerla, al contrario tutti gli altri volti sono sconosciuti, anonimi, per te indifferenti.

Questo credo vale anche per le farfalle.

 

CAVALLETTA SULLE STRISCE

Questa deve essere stata una cavalletta prudente perché ha scelto di attraversare sulle strisce.

Infatti quanti animali morti si vedono sulle strade schiacciate dai mostri a quattro ruote motorizzati.

Avrebbe potuto anche saltare, ma forse era stanca e in ogni caso io non gliel’ho chiesto.

Lei è una cavalletta verde (Tettigonia viridissima) una cavalletta  molto comune e una di quelle di maggiori dimensioni:  mediamente 28-36 mm per il maschio e 32-42 mm per la femmina; contando le ali, che sono più lunghe dell’addome, un esemplare può raggiungere anche in 50 mm.

Le cavallette con i grilli appartengono all’ordine degli Ortotteri, cioè insetti con le ali rigide. Ne esistono nel mondo circa 20.000 specie con maggiore presenza nelle aree più calde.

Generalmente le cavallette sono di colore verde, ma ne esistono varianti dal giallo al nero, al grigio al marrone con funzioni anche mimetiche.
Come in tutti gli insetti, il corpo della cavalletta è suddiviso in tre regioni: capo, torace e addome.
Sul capo triangolare sono presenti due lunghe antenne.
Le antenne sono utili per orientarsi nell’ambiente e per avvertire la presenza di predatori che si trovino anche molto lontani; esse sono inoltre sensibili al calore ed all’umidità e vengono usate per annusare e per gustare.

Le ali anteriori coprono il secondo paio di ali ripiegate a ventaglio e a riposo sotto di esse: il primo paio è coriaceo, il secondo membranoso. Delle due paia di ali, il primo è modificato in elitre con funzione protettiva mentre il secondo è adatto al volo. In alcune specie, in particolare in quelle tropicali, le ali non sono funzionali, mentre in quelle migratorie permettono voli anche prolungati, alla velocità di circa 20 km/h.
Come tutti gli insetti, le cavallette hanno sei zampe, ognuna suddivisa in quattro parti principali. Il terzo paio di zampe è particolarmente sviluppato e consente loro di fare ampi salti nell’aria.

Le cavallette compiono una sola generazione l’anno. Le uova vendono deposte dalla femmina in autunno all’interno di un foro prodotto nel terreno  alla profondità di 3-4 cm.
Le uova si schiudono in primavera e gli individui giovani raggiungono la maturità in luglio o agosto.

Uno dei fenomeni più interessanti  e temuti di questi insetti è quello del gregarismo che arreca gravi danni all’agricoltura in caso di sciami molto numerosi.

In Egitto ne sanno qualcosa: infatti l’invasione delle cavallette è una delle dieci piaghe bibliche ma con il surriscaldamento del pianeta si stanno spostando anche loro verso nord come succede ad altri animali e piante.

Le cavallette sono in genere vegetariane ma esistono anche specie carnivore.

E’ il caso di questa tettigonia viridissima  che si nutre principalmente di altri insetti (larve, bruchi, afidi, mosche e piccole farfalle), anche se non disdegna i vegetali. È un’ottima volatrice ed è attiva sia di giorno, sia di notte.  Nella forma  adulta vola da luglio a ottobre.

Come tutte le cavallette carnivore, può mordere dolorosamente se catturata.

Che strano, non ci ho pensato neanche per un secondo mentre gli stavo facendo le foto.

IN AGGUATO

Mantide religiosa

In religioso agguato, oserei dire,  visto che si tratta di una Mantide religiosa.

Zampe anteriori in quella postura che sembrano appoggiate sul banco di una chiesa in atteggiamento di preghiera, in realtà  pronte a scattare per catturare la preda.

Chi?

Probabilmente sta aspettando  qualche mosca floricola , o un grillo, una falena o altri piccoli insetti; ne girano molti qui in giro senza sospettare della sua presenza

Del resto lei è perfettamente mimetica e forse anche simpatica, solo quella testa a forma di triangolo mi inquieta un attimo.

Così come un poco inquietante  è il cannibalismo post-nuziale della femmina che si mangia il maschio dopo l’accoppiamento e a volta addirittura durante.

Sarà allora una femmina quella che ho visto?

Certo per lei ero una preda troppo grossa, o forse avrei potuto anche essere per lei un predatore.. no avrebbe allargato le ali con l’intenzione di farmi paura.

Invece  mi ha ignorato e io in fondo me ne sono andato sorpreso.

Avevo dimenticato che  potevo incontrarla questa mattina quando mi sono detto: “Vado a fare qualche foto nei campi”.