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POLE DANCE

 

Platycnemis pennipes (f)

Le libellule appartengono all’ordine degli Odonati, sono insetti con i denti (anche se non hanno bisogno del dentista) mentre negli altri ordini l’apparato boccale è di tipo succhiante/aspirante o anche trituratore ma senza denti veri e propri.

Per questo le libellule sono predatrici feroci e carnivore (si nutrono di larve di altri insetti o di insetti più piccoli). Si dividono in due grandi gruppi:  Gli Anisotteri o dragoni (Dragonfly) le libellule più conosciute che a riposo hanno le ali aperte e che volano come elicotteri

e gli ZigotteriDamigelle  la cui famiglia più nota è quella delle Calopterix, libellule dalle ali blu ( maschi) o verdi (le femmine) o ancora bronzo metallizzato.

Ma gli Zigotteri sono divisi in tante famiglie tutte con una caratteristica comune e cioè quella di appoggiarsi ai fili d’erba in maniera perpendicolare   quasi come una ballerina di lap-dance.

Chi gliel’abbia insegnato non è dato sapersi, (la genetica, l’evoluzione della specie) non è certo una posizione scomoda, almeno per noi umani, ma se loro stanno comode così…

Questo loro particolare modo di mettersi  ad ali chiuse quando sono ferme e l’assenza quasi di colori nelle loro ali fa sembrare il loro lungo addome quasi uno stecco (forse, anzi senza forse, è una forma mimetica)  e chi non ha una particolare attrazione per queste libellule poco appariscenti farà fatica a distinguere una specie da un’altra.

Platycnemis pennipes (f)

Per fortuna alcuni dettagli mi aiutano tanto che posso affermare che quasi certamente la libellula che ha avuto la compiacenza di farsi fotografare da me è una Platycnemis pennipes, uno zigottero molto comune in prossimità di stagni o corsi d’acqua dalle acque ferme e presente in tutta Italia ma non in Sicilia e Sardegna.

Uno dei caratteri distintivi è il pterostigma (piccola porzione posta nella nervatura superiore di ogni ala)  color nocciola, l’altro è il secondo e terzo paio di zampe che presenta tibie molto allargate da cui anche il nome volgare per questa libellula di “zampalarga“.

Platycnemis pennipes (m)

E’ lunga circa 35 mm. e ha una apertura alare di 45 mm. Il maschio è di colore azzurro, la femmina è marrone/ocra  entrambi con striature nere sul torace, gli occhi sono molto distanziati e posti alle estremità del capo (la somiglianza con E.T. ci sta tutta).

I colori però possono ingannare, infatti i maschi immaturi hanno il colore delle femmine, le femmine molto anziane possono assumere il colore dei maschi.

E allora come si fa a distinguerli?  Beh, un momento topico è quello dell’accoppiamento durante il quale per via degli organi riproduttivi posti in posizione differente tra maschio e femmina le libellule, anche queste libellule, si esibiscono in una pole dance di coppia, in posizioni varie del Kamasutra tra cui  la ben nota figura a cuore.

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PAPAVERI, CARDI E CAVALLETTE

 

Strani abbinamenti, è vero.

Ma non devo dirvelo io. Ormai non ci si stupisce più di nulla.

Ovvero quello che stupisce (se ancora ne siamo capaci) è che dopo tanta pioggia, all’improvviso i campi si colorino di rosso. E’ come se quella fioritura tanto attesa l’avessimo data per persa.

Quello che stupisce (che può stupire) è però l’abbinamento papaveri acqua. Di solito li abbiamo sempre visti in ambienti aridi, negli incolti o come infestanti dentro ai campi di frumento.

Qui sulle sponde del Naviglio Vecchio, a poche centinaia di metri dalla derivazione del canale dal fiume Ticino, i papaveri crescono a pochi centimetri dall’acqua , creano un contrasto, loro così rossi, con il blu cristallino del cielo terso di questa mattina che si specchia nel canale.

Volete un altro abbinamento strano?

Eccolo qui:  papaveri e cavallette.

Di solito i papaveri sono nominati assieme ai fiordalisi (dei quali registriamo un grande ritorno) o assieme alle papere, come nella famosa canzone  dai doppi sensi fin troppo espliciti.

E invece qui di papere stamattina non se ne vedono.

Non so perchè la cavalletta sia saltata sul papavero (e chiaramente non ho fatto in tempo a chiederglielo) ma trovo che questo abbinamento di colore rosso-verde non sia niente male.

Vogliamo continuare?

Ah sì, perchè chi sono anche i cardi con le loro foglie spinose e con quei fiori fucsia che sembrano morbidi pennelli da barba.

Papaveri e cardi, nello stesso ambiente.  Non ci avevo mai fatto caso, ma c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare.

I cardi, a differenza dei papaveri attirano molte più specie di insetti.  I bombi sono da sempre amici dei cardi, forse per simpatia, perchè anche loro sono pelosi, ispidi

Bombo dei campi

ma ci sono anche le api del sudore (sweat bee) api selvatiche che non vivono in grandi colonie come le api domestiche (apis mellifera).

sweat bee

E infine ecco il classico abbinamento  fucsia e blu metallizzato perchè il nettare dei fiori di cardo non poteva non attirare anche un esemplare di Oedemera nobilis, un coleottero floricolo  che presenta  nel maschio un rigonfiamento dei femori delle zampe posteriori.

Oedemera nobilis (m)

Non chiedetemi perchè, non so neanche a quale palestra è iscritto, so solo che la femmina è molto più snella e longilinea.

A volte succede di vedere delle coppie così. L’ho detto: questo è un articolo di strani abbinamenti (accoppiamenti) perciò…

 

VIVA L’ ATALIA

Sì, avete letto bene;

non volevo scrivere “Viva l’Italia”, dolce e amato (odiato) stivale;

e non volevo neanche scrivere “Viva la taglia” (la 42, quella più desiderata dalle donne).

NO, volevo proprio scrivere “Viva l’Atalia”.

E chi è?

E’ un insetto, un lepidottero diurno, insomma… una farfalla.

Melitea Athalia maschio

La Melitea athalia, ovvero Atalia e anche Fritillaria è una farfalla di medie dimensioni appartenente alle famiglia delle ninfalidi (quelle delle vanesse per intenderci: Vanessa del Cardo, Vanessa dell’ortica, Vanessa io ecc….).

La possiamo osservare fino ad una quota di 2000 m. slm ai bordi dei boschi, nelle radure o nei prati magri.  Ha una o due generazioni all’anno e la forma adulta compare da maggio ad agosto.

Il suo bruco si nutre su diverse piante che vanno dal melampiro alla piantaggine, dalla veronica all’eufrasia: tutte piante presenti negli ambienti sopra descritti.

 

Ma come facciamo a dire che è proprio un’Atalia?   Le melitee  hanno tutte una livrea arancio e nera con motivi molto complicati ed è quindi facile confonderle come è facile ad un occhio non allenato confonderle con farfalle di altre famiglie come la Lathonia o la Dafne o perfino con qualche licena.

Ma questa è proprio una Melitea athalia  maschio. Il bordino bianco sul margine esterno delle ali e quel motivo più grande, quell’accenno di “occhio” nella parte centrale delle ali superiori sono due caratteri evidenti.

Melitea Athalia maschio

Ecco,  mi viene in mente un discorso di qualche giorno fa con alcuni amici, un discorso che non vuole essere razzista.

Ci si chiedeva come fare a distinguere un cinese da un’altro oppure un cinese da un giapponese.  Lo stesso per gli abitanti dell’Africa nera.

E poi uno di noi disse:  ma lo sapete che anche per loro è lo stesso?  Che non sanno distinguerci?  Per loro noi europei siamo tutti uguali.

Parafrasando Elie Weisel (scrittore statunitense di cultura ebraica) potremmo dire:  “Il contrario dell’amore è l’indifferenza“.

Se conosci una persona e gli vuoi bene riesci a distinguerla, al contrario tutti gli altri volti sono sconosciuti, anonimi, per te indifferenti.

Questo credo vale anche per le farfalle.

 

CAVALLETTA SULLE STRISCE

Questa deve essere stata una cavalletta prudente perché ha scelto di attraversare sulle strisce.

Infatti quanti animali morti si vedono sulle strade schiacciate dai mostri a quattro ruote motorizzati.

Avrebbe potuto anche saltare, ma forse era stanca e in ogni caso io non gliel’ho chiesto.

Lei è una cavalletta verde (Tettigonia viridissima) una cavalletta  molto comune e una di quelle di maggiori dimensioni:  mediamente 28-36 mm per il maschio e 32-42 mm per la femmina; contando le ali, che sono più lunghe dell’addome, un esemplare può raggiungere anche in 50 mm.

Le cavallette con i grilli appartengono all’ordine degli Ortotteri, cioè insetti con le ali rigide. Ne esistono nel mondo circa 20.000 specie con maggiore presenza nelle aree più calde.

Generalmente le cavallette sono di colore verde, ma ne esistono varianti dal giallo al nero, al grigio al marrone con funzioni anche mimetiche.
Come in tutti gli insetti, il corpo della cavalletta è suddiviso in tre regioni: capo, torace e addome.
Sul capo triangolare sono presenti due lunghe antenne.
Le antenne sono utili per orientarsi nell’ambiente e per avvertire la presenza di predatori che si trovino anche molto lontani; esse sono inoltre sensibili al calore ed all’umidità e vengono usate per annusare e per gustare.

Le ali anteriori coprono il secondo paio di ali ripiegate a ventaglio e a riposo sotto di esse: il primo paio è coriaceo, il secondo membranoso. Delle due paia di ali, il primo è modificato in elitre con funzione protettiva mentre il secondo è adatto al volo. In alcune specie, in particolare in quelle tropicali, le ali non sono funzionali, mentre in quelle migratorie permettono voli anche prolungati, alla velocità di circa 20 km/h.
Come tutti gli insetti, le cavallette hanno sei zampe, ognuna suddivisa in quattro parti principali. Il terzo paio di zampe è particolarmente sviluppato e consente loro di fare ampi salti nell’aria.

Le cavallette compiono una sola generazione l’anno. Le uova vendono deposte dalla femmina in autunno all’interno di un foro prodotto nel terreno  alla profondità di 3-4 cm.
Le uova si schiudono in primavera e gli individui giovani raggiungono la maturità in luglio o agosto.

Uno dei fenomeni più interessanti  e temuti di questi insetti è quello del gregarismo che arreca gravi danni all’agricoltura in caso di sciami molto numerosi.

In Egitto ne sanno qualcosa: infatti l’invasione delle cavallette è una delle dieci piaghe bibliche ma con il surriscaldamento del pianeta si stanno spostando anche loro verso nord come succede ad altri animali e piante.

Le cavallette sono in genere vegetariane ma esistono anche specie carnivore.

E’ il caso di questa tettigonia viridissima  che si nutre principalmente di altri insetti (larve, bruchi, afidi, mosche e piccole farfalle), anche se non disdegna i vegetali. È un’ottima volatrice ed è attiva sia di giorno, sia di notte.  Nella forma  adulta vola da luglio a ottobre.

Come tutte le cavallette carnivore, può mordere dolorosamente se catturata.

Che strano, non ci ho pensato neanche per un secondo mentre gli stavo facendo le foto.

IN AGGUATO

Mantide religiosa

In religioso agguato, oserei dire,  visto che si tratta di una Mantide religiosa.

Zampe anteriori in quella postura che sembrano appoggiate sul banco di una chiesa in atteggiamento di preghiera, in realtà  pronte a scattare per catturare la preda.

Chi?

Probabilmente sta aspettando  qualche mosca floricola , o un grillo, una falena o altri piccoli insetti; ne girano molti qui in giro senza sospettare della sua presenza

Del resto lei è perfettamente mimetica e forse anche simpatica, solo quella testa a forma di triangolo mi inquieta un attimo.

Così come un poco inquietante  è il cannibalismo post-nuziale della femmina che si mangia il maschio dopo l’accoppiamento e a volta addirittura durante.

Sarà allora una femmina quella che ho visto?

Certo per lei ero una preda troppo grossa, o forse avrei potuto anche essere per lei un predatore.. no avrebbe allargato le ali con l’intenzione di farmi paura.

Invece  mi ha ignorato e io in fondo me ne sono andato sorpreso.

Avevo dimenticato che  potevo incontrarla questa mattina quando mi sono detto: “Vado a fare qualche foto nei campi”.

TASHARRAFNA

 

Knautia arvensis e achillea rosa

Non capita tutti i giorni di fermarsi lungo il ciglio di una strada tra un campo di erba appena tagliata e la ferrovia.

A me non succedeva da un po’ di tempo; per questo è passato qualche minuto prima che la riconoscessi, che riconoscessi il suo fiore.

Lei è una mia vecchia amica, si chiama Andrena ( senza la I che altrimenti sarebbe Andreina);  il nome completo è Andrena Hattorfiana  ovvero Scabious bee.

Andrena hattorfiana

E’ un’ape solitaria che non vive in colonie come l’apis mellifera e costruisce il suo nido in gallerie nel terreno sabbioso.

E’ un’ape dai gusti difficili, infatti raccoglie il nettare solo dai fiori della famiglia delle scabiose  e qui, vedo, ci sono molte vedovine campestri (Knautia arversis).

Tasharrafna, le dico, piacere di incontrarti di nuovo.

Vieni, mi risponde, ti presento gli altri ospiti di questo pezzetto di prato.

Il primo che incontriamo è un coleottero floricolo, un cerambicide molto colorato che si chiamo Stictoleptura cordigera  (per i francesi ha il nome piu’ romantico di “Lepture porte coeur“) , la macchia nera tra le elitre rosso fuoco infatti può ricordare  un cuore.

Stictoleptura cordigera e Andrena hattorfiana

Tasharrafna, gli dico ma già la mia amica mi vuole presentare altri insetti.

I bombi si muovono freneticamente da una salvia a un ginestrino e non hanno tempo per i convenevoli.

Più calmo e luccicante poco più in là su un fiore di lattuga selvatica ecco un Cryptocephalus sericeus una cetonia in miniatura, solo che fa parte della famiglia dei Chrysomelidi, gran mangiatori metallizzati di foglie.

Cryptocephalus sericeus

Tasharrafna! provo a dire anche se non capisco dove ha ha la testa e gli occhi.

Vieni, mi dice Andrena, questa amica è davvero speciale.  Infatti non credo ai miei occhi. Si è proprio lei, una Bembecia chrysidiformis  ovvero Sesia dell’acetosa. Una farfalla travestita da vespa seguendo i più rigidi canoni del mimetismo batesiano.

Bembecia Chrysidiformis

Tasharrafna. Tasharrafna!  Piacere due volte.  Infatti è la prima volta che la incontro dal vivo.

Ma non è finita qui. Cosa mi aspetta ancora.

Fai finta di niente, mi dice Andrena, c’è una cavalletta che ci spia e là su quella foglia a scivolo una formica che corre via.

Qui però c’è un’altra mia amica eterea, diafana che quasi si sente una libellula. In realtà appartiene all’ordine dei Neuropteri  e si chiama Chrisoperla carnea o Crisopa comune. La sua larva è molto utile perchè è una grande divoratrice di afidi in concorrenza con le formiche  allevatrici e mungitrici degli afidi.

Chrisoperla carnea

(La formica l’ho vista, la crisopa anche ma gli afidi dove sono?)

Tasharrafna, mormoro sottovoce, per non rovinare le sue fragili ali, poi la mia amica Andrena mi porta su una spiga di avena selvatica e qui chi incontriamo?

Un amante del grano maturo e dei cereali in genere, un cantaride che gli scienziati hanno battezzato Rhagonycha fulva ma lui si fa chiamare più semplicemente scarabeo comune.

Rhagonycha fulva

Ha  elitre morbide quasi di velluto (come gli altri insetti della sua famiglia)  tanto che in tedesco viene chiamato Weichkäfer , ossia lo “scarafaggio soffice”. Gran divoratore anche lui di afidi e gran combattente  (ecco perchè gli anglofoni lo chiamano Red soldier).

Tasharrafna anche per te, ci mancherebbe.

Andrena, aspetta, ma …  non abbiamo ancora finito?

Questo è l’ultimo, prometto.  E’ un maschio, lo puoi capire delle zampe posteriori rigonfie, come i muscoli di un tipo palestrato.

E’ un cerambicide anche lui ma metallizzato infatti si chiama Oedemera nobilis e si nutre del nettare dei fiori.

Oedemera nobilis

Grazie Andrena, non immaginavo di trovare così tanta vita in un piccolo spazio come questo.

Shukran e alla prossima.

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Tasharrafna in arabo letteralmente “siamo onorati”, si pronuncia quando ci viene presentata una persona che non conosciamo,  equivale a “nice to meet you”,  piacere di conoscerti.

CIMICE DEL CAVOLFIORE

Eurydema ventralis – Cimice del cavolfiore

Le brassicaceae hanno un sacco di fans e adesso anche di followers anche se non sono su twitter o su facebook.

Fanno parte di quei soggetti che non sono mai stati indie-rock o indie- pop. No loro hanno debuttato nella notte dei tempi ed erano già nel mainstream.

Cavoli, senape, cavolfiore e tutti i loro parenti hanno una schiera infinita di estimatori tanto che Monica Vitti ai tempi non potè non esclamare “Io non capisco la gente che non ci piacciono i crauti…”

Solo che questi fans spesso si trovano in conflitto tra loro e non per le date o per le locations;  il conflitto nasce spesso tra appartenenti al genere umano e altri esseri viventi, in primis gli insetti.

Bruco di cavolaia

In prima fila, proprio sotto il palco troviamo le cavolaie,che appena inizia il concerto iniziano a urlare e i loro bruchi sono così voraci che in breve il nostro eroe si ritrova con un sacco di strappi sui jeans (pardon sulle foglie larghe e rugose).

Ma è una fretta ingiustificata tanto la stagione è lunga e le date del tour sono tante se è vero che fanno tempo ad approfittarne anche le lumache (un raro esempio di flemma).

Ma i veri approfittatori sono le cimici in particolare la Eurydema ventralis ovvero Cimice del cavolfiore.  Loro sono maestre del “secondary ticket”infatti la prima generazione ha passato l’inverno e va ai primi concerti, quelli di primavera.

Dalle uova deposte nascono le cimici delle nuove generazioni che su consiglio dei padri vanno a vedersi i concerti dell’autunno, a sentire le vecchie hits del cavolo: ovviamente questo comporta un prezzo molto più alto, dobbiamo lottare duramente con loro se vogliamo anche noi gustare la sua dolcezza.

Le Cimici del cavolfiore si fanno riconoscere subito per la loro livrea rossa e nera e la forma a scudo, sono degli Emitteri  molto affettuosi, infatti gli lasciano certi succhiotti, ma anche tra di loro sono molto disinibite infatti è frequente osservarle mentre si accoppiano nella loro posizione preferita.

Accoppiamento cimici del cavolfiore

IL concerto è finito, il cavolfiore é esausto;  eppure ha ancora una sorpresa per noi (nonostante l’invadenza degli altri suoi followers): una palla bianca e soda, verde e a punta se verso Roma,  scura e meno densa se broccola al sud.

Certo che ai concerti del cavolfiore si incontra gente di tutti i tipi… sì perchè dimenticavo di dirvi che tra i suoi fans ci sono anche i maggiolini, le mosche del cavolo, gli afidi cerosi

Solo lei, la Eurydema ventralis però ha la maglietta “taggata”, solo lei può vantarsi di questo attributo.

Ci sarà un motivo?