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CALENDULA DI OTTOBRE

Ma potrebbe anche essere quella di settembre, di agosto, di giugno… (questa, fidatevi, è davvero quella di ottobre).

Sì perchè la Calendula officinalis fiorisce una volta al mese, puntuale come la rata del mutuo,  e già gli antichi Romani se ne erano accorti, infatti Calendae era per loro il primo giorno del mese, di ogni mese, e la Calendula (piccola calenda)  ha questa proprietà di fiorire, alle nostre latitudini, quasi tutti i mesi dell’anno.

Tecnicamente è una Asteracea ovvero una margherita, dai petali arancio. Solo che i suoi petali non vengono strappati per calmare dubbi amorosi ma per altri fondati motivi.

La Calendula infatti è sin dall’antichità una pianta conosciuta per le sue virtù medicinali e cosmetiche, nonchè  per gli usi alimentari nella insalate di petali e foglie.

Tra le molte proprietà della Calendula ci sono quelle antinfiammatorie, antibatteriche, antisettiche, cicatrizzanti, decongestionanti, lenitive, idratanti. (forse quelle più conosciute)

Per uso interno il decotto è un rimedio contro le irregolarità mestruali ma serve anche ad abbassare colesterolo e trigliceridi.

Vedi qui per gli usi farmaceutici con la solita raccomandazione di evitare il fai da te.

Ma non finisce qui, infatti si può usare anche per tingere i capelli o per aromatizzare il vino.

La Calendula, pianta mediterranea per eccellenza, diffusa in tutta l’aera dell’ulivo, con la specie selvatica (arvensis) è presente negli incolti e nei vigneti in terreni preferibilmente calcarei.

Prima che dai Romani pare fosse conosciuta anche presso gli antichi Greci, infatti per loro la Calendula erano le lacrime di Afrodite, addolorata per la morte dell’amato Adone, trasformate nella graziosa piantina.

Ma attenzione! Le calendule, specie se sono greche possono avere altri significati.

I Greci infatti non avevano le calende, come i Romani, e quindi era estremamente pericoloso fare loro dei prestiti perchè non si ricordavano mai di restituirli.

Pare che i Romani si fossero già accorti di questa cosa solo che poi nel corso della storia è passata nel dimenticatoio fino a quando ci sono ricascati i Tedeschi.

Alle Calende greche (che non esistono) è un modo per dire di una cosa che non avverrà mai.

Allora se avete fatto un prestito che non riuscite a recuperare il consiglio è di calmare l’irritazione con una bella tisana di calendula.

Ps: il consiglio non è valido per i correntisti delle banche in pericolo di fallimento.

 

 

 

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A’ TUOTE A’ L’HEURE

A’ toute à l’heure  è una espressione francese che significa: a presto, a tra poco, a dopo…..

e non come parrebbe più logico:  a tutte le ore.

A tutte le ore semmai (quasi a tutte le ore) è possibile dirlo a questo fiore e dopo vi spiegherò perchè.

Per adesso basti sapere che si tratta della Portulaca grandiflora, una portulacacea originaria del Sud America, parente della famosa Portucala oleracea,  detta anche “porcellana”erba infestante per eccellenza e cibo buono solo per i porci fino a poco tempo fa, prima che si scoprisse che era ricca  di Omega 3.

Portulaca oleracea – Porcellana

Qui alcune ricette con l’uso della portulaca oleracea:https://www.greenme.it/mangiare/altri-alimenti/17039-portulaca-proprieta-usi-ricette

Entrambe le piante sono  ormai sono diventate cosmopolite anche perchè l’attenzione maggiore non è su come coltivarle ma su come contenerle perchè diventano presto infestanti.

La loro facilità di riproduzione su ogni terreno  è infatti strabiliante (anche se preferiscono un terreno sabbioso e un clima caldo e secco).  A ciò contribuiscono migliaia di piccoli semi che assomigliano a polvere da sparo, contenuti in frutti come piccole capsule.

Le capsule si aprono a maturazione sollevando una metà del loro guscio come una piccola porta (portula) e i semi che fuoriescono resistono nel terreno sino alla primavera successiva.

Portulaca oleracea – semi

Fin qui le somiglianze.  Ma veniamo alle differenze.

La Portulaca oleracea ha piccoli fiori gialli, poco vistosi e diciamo così, poco ornamentali e foglie carnose arrotondate.

La grandiflora invece vanta fiori a 5 petali delicati e sottili come fogli di carta velina con corolle di circa 2/3 cm. di diametro  e tonalità così diverse che in ogni luogo dove fioriscono creano una esplosione di colori incredibile.  Le sue foglie sono strette ma non piatte, assomigliano a chicchi di riso.

La portulaca grandiflora  come altre piante apre i suoi petali o li chiude secondo le condizioni di luce.

Le sue corolle dispiegheranno tutta la bellezza e delicatezza dei suoi colori nelle ore centrali del giorno quando c’è il sole mentre resteranno chiuse in cupe giornate nuvolose.

La coltivazione della portulaca grandiflora è molto diffusa anche in Asia meridionale e nei Balcani. In Bangladesh la portulaca grandiflora è stata ribattezzata time fuul, che significa letteralmente “il tempo dei fiori”, questo perché sembrerebbe che in certe latitudini questa pianta riesca a fiorire a un determinato orario. Per questa stessa teoria, la portulaca grandiflora è chiamata “nau bajiya” in India (il fiore delle 9.00) perché in questa area geografica fiorisce al mattino intorno alle 9, mentre in Vietnam è soprannominata “hao Muoi gio” che significa il fiore delle 10.
Continua a leggere su:  https://www.ideegreen.it/portulaca-grandiflora-58518.html#HBWwuDpmh8pK2Gqo.99

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…Caspita, che ora è adesso?

Devo andare a vedere se le mie portulache grandiflora sono fiorite.

… A’ toute à l’heure !!

 

 

FRESCA COME UNA ROSA CON LE RUGHE

Agnes si era svegliata quella mattina e l’aria era già tiepida, gli uccelli cantavano e la rugiada bagnava fili d’erba baciati da un timido sole; insomma il mondo era contento

Chissà perchè lei no.

Si dice di solito: sei fresca come una rosa, hai un aspetto riposato, una pelle liscia e splendente, senza rughe.

Ma se è vero che tutte le rose hanno le spine, non tutte sono levigate e fresche, qualcuna ha anche le rughe.

Magari ha fatto tardi in discoteca e al mattino è un po’ sciupata, o ha passato un momento difficile, di sbattimento, ha dei dubbi che non la fanno dormire…

Lei ogni mattina si svegliava così, si guardava allo specchio e si diceva che non  aveva fatto nulla di tutto questo, era così di natura, perchè Agnes era una “rosa rugosa”.

Agnes allora si disse: Cosa posso fare per tirarmi su di morale? … Ah ecco,  telefono alla mia amica Hansa  (Hansa non è il femminile di Hans e non è neanche parente della famosa agenzia di stampa, solo che lei è più vivace;  è sempre rugosa anche lei ma ha  le guance rosse di fard ovvero ha dei petali rosa fucsia che contrastano con le venature profonde delle foglie.

Rosa rugosa “Hansa”

“Ciao Agnes, che piacere sentirti! – rispose Hansa – Sai, stavo pensando di organizzare un thé con le nostre amiche Alba, Amélie, Rugelda… forse vengono anche Linda Campbell e Pike Doreen….

il thé lo porta la moglie di Sir Thomas Lipton (e chi sennò?) anche lei è una rosa rugosa come noi, come le nostre amiche.

NO, Bianca Double de Coubert la lascerei a casa, è troppo aristocratica, pensa che si vanta che i suoi antenati hanno fatto da purè per la Regina Vittoria.”

“Va bene Hansa, che profumo mi metto?”

“Il tuo;  va benissimo;  un thé al profumo di rosa:  che meraviglia!”

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La Rosa rugosa è originaria della Cina, Giappone e Corea.

Da tempo è naturalizzata in Europa dove sono stati selezionati diversi ibridi. Ha foglie con venature molto incise (da qui il nome) e fiori grandi con colori che vanno dal bianco al rosa al fucsia e anche giallo.  La varietà Hansa dai fiori rosa fucsia è quella più diffusa.

I fiori sono molto profumati. 

La fioritura avviene da giugno a dicembre; è una rosa che sopporta bene i climi freddi e non ha particolari esigenze di terreno, solo teme i ristagni d’acqua. Ha un portamento cespuglioso per cui necessita di potature di contenimento drastiche. 

Altre sue caratteristiche sono le foglie che si colorano in autunno di diversi colori (giallo, rosso, viola…) e i frutti rotondi rosso-arancio (non oblunghi come quelli delle rose nostrane) dai quali si ricavano ottime marmellate e in passato anche un purè che, come accennato prima, veniva servito anche alla Regina Vittoria

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“Hansa, scusa… e il vestito?”

“Guarda il cielo Agnes, guarda il fiume e i colori del bosco e poi la scelta verrà da sé”.

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Per chi vuole approfondire ecco un link sulla

coltivazione della  Rosa rugosa

Interessante anche questa  classificazione delle rose

STORIA DI UN INCAGLIAMENTO DI MEZZA ESTATE

Erba zolfina e Linaria

 

Certo, la parola incagliamento non evoca avvenimenti positivi.

Incagliarsi tocca alle barche, alle navi, ma anche alle persone.

Ma qui  parliamo di un altro fenomeno, antico e virtuoso, quello della produzione dei derivati del latte (ma non solo) con l’uso di un prodotto naturale, facile da trovare e pure gratis, se non per la fatica di andarlo a raccogliere.

Si tratta del Caglio  (Galium verum) nota anche come “Erba zolfina

Galium verum (Caglio – Erba zolfina)

Che ci facciamo con questa pianta?

Ci facciamo (in)cagliare il latte così da produrre il formaggio: chiedetelo ai pastori, ai montanari.

In lingua tedesca questa pianta si chiama Echtes Labkraut; in francese si chiama Gaillet jaune; in inglese si chiama Lady’s Bedstraw. (paglia del letto della signora) infatti  e non solo in Inghilterra le piante seccate di Caglio venivano usate per imbottire i materassi.

Però no, aspettate, non seccatelo tutto, prima si possono usare i fiori per tingere i tessuti di giallo, con la radice  si otterrà il rosso.

Con i semi invece si preparava un succedaneo del caffè.

Cavolaia minore

Il caglio è molto amato anche dalle farfalle, vedo svolazzargli intorno Cavolaie, Podaliri, Latone e anche Colie Zolfo.

Il prato è un tripudio di giallo che fa concorrenza al bianco delle carote selvatiche ai viola dell’erba medica, al rosso delle centauree…

…. è da un po’ che inseguo  i miei passi nel prato con l’erba fino alle ginocchia, cercando di fare delle foto decenti alle farfalle; giro e rigiro e non riesco ad uscire…

vuoi vedere che mi sono incagliato!

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Allora forse è meglio se continuate a leggere altre notizie  su:

https://floradabruzzo.wordpress.com/2016/09/17/il-caglio-storia-usi-e-proprieta/

 

 

GENTIANA DAL DENTISTA

Dicono sia endemica delle Alpi ma poi la trovi anche sull’Appennino.

Quello che è certo è che ama i terreni calcarei (in particolare delle Dolomiti),  i prati e i pascoli tra i 1400 e i 1800 m slm. dove fiorisce tra giugno e ottobre.

Sta molto bene lì e non pensa neanche lontanamente di andare dal dentista.

Infatti il nome scientifico è Gentianella anisodonta ovvero a denti ineguali, cosa che in altri soggetti imporrebbe subito l’applicazione di una macchinetta per allinearli, per renderli uguali.

Lei invece no, si piace così, con quel sorriso strano che nessuno la prenderebbe per fare la pubblicità di un dentifricio.

Perciò un avvertimento a tutti i dentisti e odontotecnici:  se passate dalle sue parti non insistete, non lasciategli il vostro biglietto da visita.

La sua è un’imperfezione armonica, giusta…  e del resto provate a dire che non è un bel fiore.

Gentianella delle Dolomiti – foto Mario Zattin

TIPI DA SPIAGGIA

La “signorina pancia piatta” sta bevendo una bibita con la cannuccia seduta sotto l’ombrellone.

Poco più in là la “signorina vitino da vespa “sta sorseggiando una bibita che un bambino ha fatto cadere sulla sabbia, anzi no è un gelato liquefatto con conseguente pianto del bimbo e disappunto della madre che deve smettere di fare le parole crociate.

Mister bicipite tatuato” sta ascoltando con le cuffiette il suo cantante preferito nascosto dietro gli occhiali a specchio e la sua canottiera stile baywatch.

La signorina Ant invece sta facendo colazione con le briciole cadute dal panino del signor Mappamondo che è venuto a fare vedere a quanti centimetri di distanza si trova il suo ombelico dal baricentro.

La “signora protezione25” è appena scesa dalla “spider” gialla mentre un’altra spider, gialla e nera,  che di nome fa Argiope bruennichi, sta tessendo la sua tela in attesa di qualche moscone (sa bene lei che fine fargli fare).

Ma ecco scende la notte e si scatena la discoteca sulla spiaggia, quale occasione migliore per incontrare la Falena del Pancrazio?  Attenzione lei è Brithys non british quindi è inutile che le parliate in inglese.

Tra le dune e i falò c’è tutta una vita che si muove silenziosa, che aspetta che gli ultimi tiratardi si siano ritirati per incominciare ad arrotolare palle di sterco (per esempio)  come lo scarabeo stercorario.

Scarabeo stercorario

E intanto che aspettiamo che quelli che sono andati a letto al mattino si facciano rivedere in spiaggia al pomeriggio con ancora gli occhi assonnati, noi che siamo più sportivi ci possiamo divertire con il beach volley, le racchette, il volano…

Possiamo fare una corsa sulla spiaggia con la Cicindela  formosa… solo che vince sempre lei.  (No, non va così veloce per non scottarsi i piedi sulla sabbia rovente ma per catturare  le sue prede).

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Ma dov’è finito Pancrazio?

Se ne sta là, in spiaggia con i piedi sotto la sabbia. La cosa strana è che rimane sempre bianco anche con tutto il sole che prende.

Parcratium maritimum L. – Giglio di mare

Sta parlando con Soldanella, le sta chiedendo: “Ma quest’anno non vengono le sue amiche Euphorbia e Ruchetta?  No la Calcatreppola lascia stare, non è che mi sta tanto simpatica”.

Infatti  la Calcatreppola è una tipa che non ha peli sulla lingua (e neanche altrove), in qualunque spiaggia vai la trovi, ma in fondo non fa male a nessuno con i suoi fiori azzurri che sembrano orecchini.

State attenti piuttosto al Lappolone (Xanthium italicum),  quello vi si appiccica dietro e non riuscite più a togliervelo di dosso.

Lappolone – Xanthium italicum

Per i più curiosi:

http://www.legambientepaestum.it/io_vivo_sulla_duna.html

https://www.naturamediterraneo.com/forum/topic.asp?TOPIC_ID=31729

VIA DELLA CICORIA AZZURRA

Può un’umile pianta dare un  nome a una strada?

Di solito sono gli alberi ad avere questo onore: Viale dei Tigli, dei Platani, delle Querce….  è vero esiste anche la Via dei Ciclamini (e una canzone del 1971 di Orietta Berti)

Nessuno però mi risulta ha ancora avuto il coraggio di chiamare una strada Via della cicoria.

E invece sì. Nel 2010 il Comune di Perugia ha avuto la brillante idea di intitolare le strade laterali del Borghetto con il nome di ortaggi tipo Via del Carciofo, Via della Cicoria, Via della Bietola e perfino Via del Finocchio con immediate proteste dei residenti.

Non so come sia finita la vicenda.

Nei tempi antichi i toponimi (i nomi dei luoghi) si formavano piano piano, per consuetudine e non per decreto amministrativo,  per la comodità di identificare un luogo  sia che fosse una quercia, un pozzo, un mulino, un campo.

Già, Via del Campo ma quale campo? Uno è sicuramente quello di Genova dove c’era una puttana, occhi grandi, color di foglia (Come cantava De Andrè).

Ma chissà quante altre Vie del Campo ci sono in Italia (e nel mondo) non per forza nel senso di De Andrè ma perchè queste strade conducevano dall’abitato nei campi.

Ed è proprio una di queste che mi capita di percorrere oggi, una strada anonima, che potrebbe essere ovunque ma che per me ha un significato speciale;

E’ una strada che assomiglia molto a quella che percorrevo con mio nonno quando mi portava con lui in campagna.

La strada si chiamava Via Minzana e minzana, ho scoperto dopo, è un recipiente di terracotta per trasportare l’acqua in campagna e dissetare di contadini.

Adesso quello che resta di questa strada di campagna è insidiato dai capannoni, è sfiorato dalla ferrovia ma c’è un angolo che oggi mi ha stupito ed è la fioritura della cicoria, una fioritura compatta, di un azzurro cielo a fare da spartitraffico alle due tracce dove un tempo passavano i carretti (in gergo: carreggiate).

Glielo vogliamo dare il nome a questa strada?

E’ un nome privato, che vale solo per me, perchè anche quando ci passerò in altre stagioni nella mia testa la ricorderà come la

STRADA DELLA CICORIA AZZURRA