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LUPINUS IN FABULA

E’ una storia questa dove Cappuccetto rosso non c’entra nulla e forse neanche il lupo.

La nonna invece ce la vedo bene non fosse altro perchè le nonne sono sempre state famose per preparare piatti prelibati.

E’ una storia che parte dall’antico Egitto e finisce in California  passando per le regioni del sud Italia…

Il lupino è una piante erbacea della famiglia delle leguminose e fin qui niente di strano, è in buona compagnia… in qualsiasi parte del mondo vada trova suoi parenti (un po’ come gli italiani)

Lupino bianco: Photo by Pancrazio Campagna

In più c’è da dire che è una leguminosa da granella, e anche qui tutto normale. Le leguminose da granella sono state per secoli il piatto principale di molte popolazioni e in alcune zone lo sono ancora

Così che pare superfluo citare ad esempio i fagioli, i piselli, i ceci, le fave, le lenticchie

L’uso dei lupini a scopo alimentare è molto antico e  prova ne è il ritrovamento di alcuni semi nel corredo funebre dei faraoni d’Egitto.

Ma veniamo in tempi più recenti e cambiamo anche zona.

Nel sud Italia la sua coltivazione per l’alimentazione umana è durata più che in altre zone per la facilità di adattamento di questa pianta a terreni poveri e per la sua poca esigenza di acqua.

(era carica di lupini la barca che naufragò facendo morire il figlio di padron ‘Ntoni, nel romanzo ” I Malavoglia “ di Giovanni Verga)

Lupini lessati e poi fatti cuocere come polpette di patate oppure ridotti in farina per utilizzarli nelle frittate oppure ancora lupini in salamoia consumati a fine pasto come snack fanno ancora parte della tradizione in molte parti d’Italia.

 

Oggi però il suo principale utilizzo è legato alla pratica del sovescio con il quale si intende arricchire il terreno con l’azoto che rilascia.

Quindi in Italia troveremo principalmente il lupino bianco, specie euroasiatica e tra le più comuni assieme a quello giallo e quello viola.

Lupino Giallo
Lupino bianco

Ma se dai campi ci spostiamo nei giardini notiamo un fiore che, a partire dalle foglie pluripennate e pelosette e passando poi per la spiga fiorita assomiglia a un lupino, anzi no, non assomiglia, è proprio un lupino.

Ma come?

Pare proprio una ragazza di campagna che si è trasferita in città, ha lasciato gli zoccoli e si è messa i tacchi a spillo .

Il mistero è presto svelato. Si tratta di una diversa specie di lupino, ovvero di numerose specie e cultivar  (Lupinus polyphyllus ovvero lupino da fiore) per lo più di origine  americana e spesso californiana che oggi vengono utilizzate a scopo ornamentale.

Eh si sa, in California sono sempre stati più glamour che nel resto del mondo e così anche le piante che vengono da lì hanno capitalizzato questo vantaggio competitivo. (Anche se nella foto qui sotto siamo in Nuova Zelanda)

Ma noi abbiamo un asso nella manica: la lupinella.

E’ per così dire la sorella minore del lupino. E’ autoctona e prima dell’avvento dell’erba medica  (concorrenza interna tra leguminose) veniva utilizzata nelle campagne come cibo per gli animali e anche lei per il sovescio.

Lupinella comune

Allora, lei non è ancora entrata nei giardini nobiliari, però è così graziosa con quella spiga rosa confetto che qualcuno un giorno la inviterà al ballo (dei fiori in primavera) e forse lei scapperà perdendo una scarpetta prima che la carrozza si trasformi in una zucca.

Ma Lupinella è davvero diventata una favola.  In questo libro di Giuseppe Festa illustrato da Mariachiara Di Giorgio per l’Editoriale scienza, si racconta  ai bambini la vita di una lupa nei boschi delle Alpi.

Per chi vuole approfondire:

Lupini

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SOLDANELLA IN VALLE AURINA

Se non hai il coraggio (e le gambe) per arrampicarti fin lassù non la vedrai.

Perchè lei ama le vallette ad alta quota dove la neve rimane più a lungo, anche a luglio, perchè ama i ghiacciai e chissà fino a quando potrà amarli.

La corolla campanulata e profondamente incisa gli dà un aspetto leggero, quasi fragile ma noi sappiamo che fragile non è, se ha saputo adattarsi a vivere al limite dei ghiacciai.

La Soldanella  alpina  (Alpine snowbell per gli anglofoni, Alpenglockche per i tedeschi) è alpina ma cresce anche sugli Appennini a una quota da 600 fino a 2800 mt slm ma a a volte la si trova a quote superiori ai 3000 mt .

E’ una pianta perenne della famiglia delle Primulacee che fiorisce da maggio a luglio secondo l’altitudine; le sue piccole foglie basali vagamente cuoriformi, anzi quasi tonde  fin da subito sono state paragonare  a un soldo, una moneta.

Questo ci fa pensare che già gli antichi romani la conoscevano e che probabilmente l’hanno incontrata anche gli Elefanti di Annibale quando attraversarono le Alpi nel 218 a.c.

Sono seguiti poi i contrabbandieri, i pellegrini, e durante la prima guerra mondiale anche gli Alpini.

Adesso gli fanno compagnia gli stambecchi, le aquile e gli sky runners, anzi no, loro sono frettolosi e non si fermano.

Lei però è molto fotogenica così se ti fermi a rifiatare  o a dissetarti durante il cammino  non ti negherà  un sorriso , lo stesso che affiorerà sulle tue labbra, vedendola.

 

 

MISS PETUNIA

 

Avete mai provato a nascondere di essere innamorati di qualcuno?

Vi assicuro che si fa una fatica pazzesca.

E invece (ah, l’avessi scoperto prima) la soluzione è semplice:  basta regalare una petunia.

La Petunia è una pianta delle famiglia delle solanacee: ha parenti insospettabili come la patata, il peperoncino, il pomodoro e il tabacco.  Proprio dal tabacco deriva il suo nome ovvero dal portoghese Petum  a sua volta derivato dal termine pety nome con il quale il popolo Guarani identificava il tabacco.

Infatti lei è originaria del Brasile e solo nel 1823 è stata portata in Europa da una spedizione di botanici francesi.

E’ una pianta perenne ma nelle regioni più fredde può esser coltivata anche come annuale.   Fiorisce da maggio fino ad autunno inoltrato con fiori a campanula che gli ibridatori hanno creato in una quantità enorme di varietà e colori.

Preferisce il pieno sole ma le sta bene anche la mezz’ombra, va bagnata spesso ma tollera bene anche la siccità. Teme invece i ristagni d’acqua.

I Giapponesi negli anni 80 del secolo scorso ne hanno creato una varietà nuova a rami ricadenti che ha preso il nome di Surfinia.

In occidente la petunia è stata da subito molto apprezzata per coltivazione in vaso (tipici i balconi) o in piena terra grazie alla sua abbondante e lunga fioritura e soprattutto ha assunto il significato nel linguaggio dei fiori di “amore che non si può nascondere”.

State attenti però se vi innamorate di una donna o di un uomo inglese perchè lì invece la petunia è il fiore della collera e del broncio tenuto a lungo.

Che sia una miss non ci sono dubbi, guardate solo l’eleganza, quel vestito morbido e impalpabile che un vento leggero stropiccia

Una miss che emana un profumo dolce, soprattutto verso sera.

Il titolo di Miss eleganza potremmo assegnarlo a questa White easy wave (l’inglese domina anche nei nomi delle cultivar)

Petunia White easy wave

mentre il titolo di Miss Cinema va sicuramente alla Carpet red, un trionfo di passione a cui è seconda solo la Regina di cuori.

Petunia Carpet red
Queen of hearts

Ma anche le altre si difendono bene:  ecco per esempio la Dream Girl ovvero Miss ragazza dei sogni o ancora la Apple blossom, Miss Bocciolo di melo.

 

Alla Surfinia non possiamo negare il titolo di Miss Belli capelli

Surfinie

mentre possiamo chiamare la Raspberry star  Miss simpatia, infatti mentre voi siete attratti dal suo colore di lampone lei vi fa una pernacchia.  (Raspberry può avere entrambi i significati).

Raspberry star

Auguri dunque,  la vostra miss è lì che vi aspetta.

… e non cercate di nascondermi di quale vi siete innamorati.


Per chi vuole approfondire:

Petunia: storia, linguaggio dei fiori e curiosità

Petunia: coltivazione e cura

 

 

 

NULLA HOSTA

Immagino che molti di voi avranno almeno una volta nella vita affrontato faticose pratiche  per avere un nulla osta, un permesso  di fare qualcosa.

Nulla osta, ovvero nessun ostacolo.

Per fare che ?

Beh, immagino una pratica edilizia o un’attività commerciale o sportiva o tante altre cose  (la burocrazia ha molta più immaginazione di me).

Allora mi perdonerete se senza chiedere il permesso a nessuno vi parlerò di questa pianta dalle foglie a mandorla (viene dal Giappone e zone vicine: Corea, Cina e Russia orientale dove cresce spontanea nei boschi)

Se proprio vogliamo classificarla diremo che fa parte dell’ordine delle Liliacee (è un giglio) e la sua famiglia è quella delle Agavacee (è anche un Agave anche se si fa un po’ fatica a crederci.

Si chiama Hosta ma non chiedetemi perchè, non so il giapponese.

Hosta August moon

So solo che da qualche tempo la incontro più di frequente (come pianta coltivata s’intende,  in parchi e giardini ma anche nei vasi di cortili e balconi privati).

E’ una pianta che sta sta tornando di moda, dopo anni di oblio.  Pare che le nostre nonne la amassero molto e anche io a dire il vero ho qualche vaga riminiscenza…

Anche lei ha avuto un suo mentore il dottor  Philip Franz von Siebold, un medico tedesco che visse per un certo periodo in Giappone e che la  introdusse poi in Occidente. Verso la fine del XIX secolo giunsero  altre specie endemiche della Corea e della Cina.

La varietà che più spesso ho osservato di recente è la Hosta plantaginea dalle foglie ovate e ben nervate e da una ricca fioritura bianca a spiga.

E’ una pianta perenne a foglie caduche che ama l’ombra e le annaffiature abbondanti ma non i ristagni d’acqua.  Può resistere anche a mezz’ombra e in talune località anche in pieno sole.

Può essere coltivata facilmente  in vaso o in piena terra dove assume una funzione tappezzante. Facile è anche la moltiplicazione attraverso la divisione del rizoma in primavera.

Esistono in natura circa 40 specie di Hosta, ma nel tempo sono state create numerose cultivar fino ad arrivare al numero mostruoso di 6.000 (molto ma molto di più del numero dei miei followers)  tanto per alcuni è diventata una pianta da collezione.

Pensate che giardino enorme bisogna avere.

Qui ne citerò solo alcune: la Hosta Halcyon ha foglie più bluastre

Hosta Halcyon

Ma un suo cultivar spinto come la Halcyon deep green/blue ce le ha proprio blu

Hosta Halcyon deep greeb/blue

La Hosta Sieboldiana elegans è un chiaro omaggio al suo “scopritore” occidentale.

Hosta sieboldiana elegans

Ci sono poi le varietà a foglie screziate  come la  Fortunei o la Albomarginata (varietà di molte altre specie a foglia verde) Ci sono quelle a foglie increspate e ondulate, bicolori… insomma fate voi secondo il vostro gusto.

Fino ad arrivare ad altre cultivar spinte come questa

Hosta Bohemia Atlantis sunrise

o a quelle a foglie più piccole come questa elegante e apprezzatissima  Hosta fire and ice dalle infiorescenze lilla

Hosta fire and ice

Non ne avete ancora abbastanza?  Se volete potete continuate su questo sito: https://www.hostaehostacom.com/

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PS:

La  Hosta è una pianta velenosa che non è soggetta a malattie fungine o batteri ecc.;  ha un solo nemico: le lumache che sono immuni dal suo veleno.

Beh in fondo un po’ di coerenza c’è: anche le lumache sono lente, come la burocrazia.

PAPAVERI, CARDI E CAVALLETTE

 

Strani abbinamenti, è vero.

Ma non devo dirvelo io. Ormai non ci si stupisce più di nulla.

Ovvero quello che stupisce (se ancora ne siamo capaci) è che dopo tanta pioggia, all’improvviso i campi si colorino di rosso. E’ come se quella fioritura tanto attesa l’avessimo data per persa.

Quello che stupisce (che può stupire) è però l’abbinamento papaveri acqua. Di solito li abbiamo sempre visti in ambienti aridi, negli incolti o come infestanti dentro ai campi di frumento.

Qui sulle sponde del Naviglio Vecchio, a poche centinaia di metri dalla derivazione del canale dal fiume Ticino, i papaveri crescono a pochi centimetri dall’acqua , creano un contrasto, loro così rossi, con il blu cristallino del cielo terso di questa mattina che si specchia nel canale.

Volete un altro abbinamento strano?

Eccolo qui:  papaveri e cavallette.

Di solito i papaveri sono nominati assieme ai fiordalisi (dei quali registriamo un grande ritorno) o assieme alle papere, come nella famosa canzone  dai doppi sensi fin troppo espliciti.

E invece qui di papere stamattina non se ne vedono.

Non so perchè la cavalletta sia saltata sul papavero (e chiaramente non ho fatto in tempo a chiederglielo) ma trovo che questo abbinamento di colore rosso-verde non sia niente male.

Vogliamo continuare?

Ah sì, perchè chi sono anche i cardi con le loro foglie spinose e con quei fiori fucsia che sembrano morbidi pennelli da barba.

Papaveri e cardi, nello stesso ambiente.  Non ci avevo mai fatto caso, ma c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare.

I cardi, a differenza dei papaveri attirano molte più specie di insetti.  I bombi sono da sempre amici dei cardi, forse per simpatia, perchè anche loro sono pelosi, ispidi

Bombo dei campi

ma ci sono anche le api del sudore (sweat bee) api selvatiche che non vivono in grandi colonie come le api domestiche (apis mellifera).

sweat bee

E infine ecco il classico abbinamento  fucsia e blu metallizzato perchè il nettare dei fiori di cardo non poteva non attirare anche un esemplare di Oedemera nobilis, un coleottero floricolo  che presenta  nel maschio un rigonfiamento dei femori delle zampe posteriori.

Oedemera nobilis (m)

Non chiedetemi perchè, non so neanche a quale palestra è iscritto, so solo che la femmina è molto più snella e longilinea.

A volte succede di vedere delle coppie così. L’ho detto: questo è un articolo di strani abbinamenti (accoppiamenti) perciò…

 

GINESTRA E I CARBONAI

Che la ginestra, questa ginestra (Cytisus scoparius) avesse a che fare con i carbonai (antico mestiere ormai in estinzione) era abbastanza noto.

Ma la ginestra in un modo o nell’altro può essere collegata anche ai tintori di tessuti, ai poeti, pittori, banditi e perfino pizzaioli.

Non ci credete?

E allora partiamo da qui da un altopiano siciliano vicino a Palermo noto come Portella della ginestra:

Era una bella giornata il 1° di maggio del 1947 a Portella della Ginestra, nell’entroterra palermitano, tra Piana degli Albanesi e San Giuseppe Iato. Quasi duemila tra contadini e braccianti di una Sicilia povera e disperata si erano dati appuntamento sui prati a ottocento metri di quota per celebrare la festa dei lavoratori, ascoltare un comizio sindacale e, soprattutto, passare una giornata in allegria con pranzo finale all’aria aperta”  (da Storiain.net)

Portella della ginestra è il teatro di una strage ad opera della banda di Salvatore Giuliano che spararono sulla folla uccidendo 11 persone e ferendone una cinquantina. (Ginestre sporche di sangue)

Inutile dire che non si seppero mai i mandanti.

Su quell’episodio il pittore Renato Guttuso qualche hanno dopo realizzò un dipinto, una specie di Guernica nostrana.

Renato Guttuso – Portella della Ginestra

Ma saliamo un po’ lungo la penisola e dalla Sicilia arriviamo in Campania, ovvero sulle pendici del Vesuvio.  Terreno lavico dove prosperano le ginestre notate da Giacomo Leopardi che non potè fare a meno di dedicare loro una poesia carica di simbolismi e del celebre pessimismo  (ma forse è solo un nostro pregiudizio).

Ginestre sul Vesuvio

Perchè la ginestra con quel suo giallo carico e i suoi petali lucidi è l’immagine del sole e della gioia.

E quelle macchie di giallo oro nei boschi  ai bordi delle radure a volte si sporcavano di nero fumo, di fuliggine che usciva dalle cataste di legna messe a bruciare a fuoco lento dai carbonai.

E se la fuliggine non gli è rimasta appiccicata gli è rimasto però appiccicato il nome.

Ginestra dei carbonai ovvero Ciytisus scoparius è una leguminosa arbustiva  diffusa in tutta l’Europa occidentale dalla Scandinavia alla penisola iberica e può attecchire fino a 1800 mt, slm. In Italia stranamente non la troviamo nella regione Veneto.

Preferisce terreni silicei dove forma ampi cespugli molto ramificati; è  caratterizzata da foglioline pelose trilobate (un po’ come il trifoglio) e da rami glabri e sempreverdi ma il suo periodo di maggior splendore è ovviamente quello della fioritura tra maggio e giugno.

Qui, alcune foto recenti della brughiera di Gaggio dove è una delle tre specie guida assieme al brugo e alla molinia.

I rami flessibili e poco infiammabili venivano usati per fare scope  (ecco il perchè di “scoparius) ma anche per sigillare la cima delle cataste di legna e farla bruciare più lentamente.

Da 5 quintali di legna si ricavavano circa 100 Kg di carbone vegetale ovvero carbonella usata ancora oggi per i barbecue e dai pizzaioli.

Chi manca all’appello?

Ah si… i tintori.

Infatti  i fiori della Ginestra dei carbonai possono essere utilizzati anche per tingere i tessuti  anche se per questo uso è più utilizzata una sua cugina la Genista tinctoria.

Genista tinctoria

E’ TUTTA QUESTIONE DI BRATTEE

Cornus florida

Che se non ce l’hai nessuno ti nota.

E’ come mettersi il mascara sulle ciglia e l’highliner sul bordo occhi.

Questo devono aver pensato queste piante del genere cornus.

Il corniolo nostrano ovvero Cornus mas ha fiori piccolissimi e gialli che spuntano molto presto quando ancora le piante tutto attorno nei boschi o nei parchi non hanno foglie ma agli osservatori più attenti non può sfuggire la nuvola gialla e leggera della sua chioma fiorita.

I suoi fiori però non hanno brattee.

Le brattee sono invece presenti in numerose altre specie di cornus come ad esempio il Cornus florida, un arbusto o piccolo albero originario dell’ America settentrionale dove fa parte della flora spontanea mentre  da noi è diventato una pianta ornamentale.

Si è acclimatato bene e lo troviamo fino a 1200 metri di altitudine.  Preferisce estati fresche e terreni acidi o sub-acidi e ha una crescita molto lenta (perfetto per i giardinieri pigri: dove lo mettiamo sta)

Le brattee, che sono poi false foglie  ovvero foglie “petalose” possono essere rosa, bianche o rosse e resistono sulla pianta a lungo; le foglie poi, quelle vere, in autunno di colorano di rosso (cosa possiamo volere di più?)

Se il “florida arriva da ovest”  da est invece ci arriva un altro corniolo:  il Cornus kousa.

Originario di Cina Giappone e Corea è stato importato negli U.S.A.  attorno al 1875 e gli americani ne hanno ricavato diversi ibridi prevalentemente con brattee di colore bianco panna e frutti che assomigliano nella forma ai Litchi.

Cornus Kousa
Cornus Kousa frutti

Simile per portamento e esigenze colturali al Cornus florida, il Kousa si distingue facilmente perchè ha le brattee a punta e non arrotondate come il cugino occidentale.

Cornus Kousa

Ma a questo punto qualcuno si chiederà: a cosa servono le brattee?

Beh, oltre a rallegrare i nostri occhi (e il cuore) hanno due funzioni principali:  quella di attirare gli insetti impollinatori e altre volte anche quella di proteggere il fiore come esempio nelle Aracee.

Gigaro – Arum italicum

Altri esempi celebri e forse inaspettati di fiori con falsi petali ovvero brattee sono  le ortensie, le bouganvilee, gli anthurium, le euphorbie tra le quali il caso più eclatante è quello della “Stella di Natale

ma anche la Davidia involucrata  o Albero dei fazzoletti… utile anche  se mai vi venisse da piangere.

Davidia involucrata