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QUEL BLU… DIPINTO DI BLU

Le coq rouge dans la nuit - Marc Chagalle
Le coq rouge dans la nuit – Marc Chagalle

C’è sempre qualcosa di magico quando decidi di colorarti la faccia di blu, anche se poi pensi che un giorno così non torna mai più…

i puffi non li avevano ancora inventati (o scoperti) e il blu alle nostre latitudini è sempre stato, diversamente che per gli anglosassoni, un colore gioioso fatta eccezione per Paolo Conte e i pomeriggi troppo lunghi.

Però in quel caso il colore, a essere precisi, era azzurro.

E così in questo pomeriggio invernale l’unico colore blu che mi aspettavo di incontrare era quello del cielo.    Ma mi sbagliavo.

Si, mi sbagliavo perchè sul sentiero nel bosco tra rami spogli e tappeti di foglie secche, mezzo affogati nel fango e la neve quasi disciolta ecco affiorare dei frammenti di rami, dei pezzetti di legno di colore… BLU.

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Cosa sarà mai successo?

Mi guardo attorno  e non vedo barattoli di vernice; sarà stato qualche gnomo? Per ora non posso escludere nessuna ipotesi.

Se non è vernice potrebbe essere una reazione chimica naturale, o un fungo.

Ecco: esiste un fungo che solo dal nome potrebbe essere il maggior indiziato: si tratta del  Pulcherricius caeruleum,   (detto anche Parmasto, Terana, Cobalt crust) un fungo  che cresce su rami e tronchi di latifoglie a terra, espandendosi a macchia d’inchiostro piano piano sulla superficie.

Però no, non vedo quelle croste tipiche formate da questo fungo

E poi quello di questi legni è un colore strano, tra il blu e il verde smeraldo che ha imbevuto col suo cromatismo soprattutto l’alburno, ovvero gli strati più giovani del legno, immediatamente sotto la corteccia…

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Mmmmh, potrebbe trattarsi di un  ascomicete dal nome di Ceratocystis…  uno di quelli che chiamano funghi colorati del legno.

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Esistono due tipi di funghi del legno: i cromogeni e del marcimento.

I funghi cromogeni appartengono a quella categoria di funghi che producono alterazioni cromatiche del legno, sia superficiale che profonde.
I più diffusi sono i funghi dell’azzurramento che danno al legno una colorazione che varia dal grigio chiaro al blu nerastro (l’intensità del colore dipende dall’umidità del legno e dalla profondità degli strati infestati).
I funghi dell’azzurramento non modificano le caratteristiche meccaniche del legno (non viene distrutta la membrana cellulare) L’effetto cromatico è causato principalmente da due fattori:

  • da fenomeni ottici di diffrazione connessi alla presenza delle ife.
  • da ossidazioni del contenuto cellulare.

Il massimo sviluppo dei funghi dell’azzurramento avviene quando l’umidità del legno è compresa tra il 18% ed il 40%.

(da http://www.colorificiovicenza.com)

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Tra tutti questi funghi quello più tristemente noto è il Ceratocystis fimbriata o Cancro colorato del platano. E’ un ascomicete parassita molto contagioso, che si diffonde rapidamente da un albero all’altro e può distruggere rapidamente  interi viali alberati.

I Ceratocystis sono funghi che appartengono alla divisione degli Ascomycota che come  molti degli appartenenti agli Zygomycota e ai Deuteromycota possono essere classificati come “muffe”.

Solo legno ammuffito dunque?

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NO, mi rifiuto di crederlo, anche perchè c’era qualcosa di traslucido in quei legni, quasi fosforescente…

E se si trattasse di segnali lasciati nel bosco dai Na’vi di Avatar come fossero sassi di Pollicino?

Si, in fondo ero a un passo dal risolvere il mistero ma poi sono stato all’improvviso dal vento rapito…

 

 

FASHION BLOGGER

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foto by Andrea Facco

Spero la mia amica Antela non si offenda. In realtà lei mi è simpatica.

Le altre non so chi siano, non frequento i loro blog e quindi non posso neanche fare finta di essere un fan o un hater.

Non so se ci riuscirò mai ma mi piacerebbe se tra un giro per lo shopping e una aperi-cena, qualcuna venisse a fare un salto nel bosco.

E perchè mai una fashion blogger  invece che in Piazza Gae Aulenti dovrebbe andare in un ambiente così “ostile” e pieno di insidie ?

Beh intanto perchè la location per uno shooting è importante e poi perchè in questo periodo ci sono degli esseri meravigliosi, ispiratori di nuove tendenze, esempi di innegabile eleganza:

I FUNGHI.

Non ci credete?

E’ vero, per un fungo non c’è la possibilità di scegliere come vestirsi per uscire; il suo è un dress-code fisso (fissato dal suo DNA) ma c’è una costante: quasi sempre è obbligatorio il cappello.

Xerocomus badius
Xerocomus badius

Nelle belle giornate di sole può essere utile un cappello color camoscio (come il Xerocomus badius ovvero Castagnino) o di una tonalità più vivace, diciamo rosso ruggine come il Leccinum aurantiacum

Leccinumn auranticum
Leccinum aurantiacum

(Rossino)

suillus-granulatus
Suillus granulatus

Se piove però potete scegliere un bel gel naturale  effetto bava di lumaca  come per esempio il  Suillus Granulatus, per proteggere i capelli oppure potete optare per graziosi ombrellini.

 

Sì, sono arnesi poco trendy gli ombrelli ormai ma nel bosco il vintage ha ancora un suo charme prendete per esempio questi Higrocybe conica: non sembrano dei graziosi ombrellini rossi?

Credo che sarebbero ottimi, solo come guarnizione, anche sulle tartine di un brunch.

Hygrocybe conica
Hygrocybe conica

 

I funghi di solito seguono il mainstream, cercano di non differenziarsi troppo dalla massa, di confondersi con le foglie del sottobosco. giocano a nascondino forse per dare più soddisfazione a chi va a cercarli quando li trova.

Ma se siete anticonformisti ed eccentrici potete osare con questo rossetto deciso (e velenoso) della Russula emetica o con il violetto tenue e fluo della  Mycena rosea (un nome perfetto per un #trend topic).

Preferite il total white? Potete ispirarvi alla Amanita Citrina.

Se poi dovete andare ad una festa a tema tipo favole per bambini ecco l’outift rosso a pallini bianchi dell’Amanita muscaria o fungo di Biancaneve  o un abito scuro con pallini rosa carne creati da questa stilista  ascomicete (Nectria Cinnabarina) e ispirato ai sassolini della favola di Pollicino. Se invece vi è simpatico Shrek potete indossare il vistoso e mortale cappello verde dell’ Amanita phalloide.

Attenzione però agli accessori come gli anelli per esempio; no niente diamanti, smeraldi o bigiotteria ma solo anelli “bio” fatti da materiali assolutamente naturali e biodegradabili.

Nei funghi l’anello, si forma  da una membrana che protegge le spore e che si strappa, come una calza, quando il fungo cresce e il cappello da convesso diventa piatto lasciando trasparire un sottogonna plissettato (lamelle)  con nuances che vanno dal bianco (Clitocybe nebularisFungo della nebbia) al panna (Russula decipiens) al cioccolato come questo parente del Prataiolo che vive nei boschi (Agaricus sylvicola).

Il consiglio comunque è di indossare calzette bianche, fini, fino a sopra il ginocchio; con un paio di shorts  e uno spolverino creeranno un look molto sexy; sconsigliate invece le calzette rosse  anche per non sentirsi chiedere “Dove sei stata, cosa hai fatto mai…”

Ecco, il difficile è rispondere: “Sono stata in un bosco a farmi ispirare dai funghi”.

Al limite potete nascondere l’imbarazzo con un bel ventaglio.

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Tramete versicolor “green”

 

 

 

IL LURIDO

Boletus luridus - "Feré"
Boletus luridus – “Feré”

Luridus ovvero sporco.

Col tempo però il primo termine è diventato un superlativo del secondo.

Ovvero “lurido” è molto più che sporco.   Mia mamma quando da piccolo  rientravo in caso dopo un pomeriggio di giochi in cortile mi diceva spesso:  “Sei sporco lurido” .

Tanto che nessun detersivo che lava più bianco del bianco riusciva a rimediare.

Lurido in alcuni casi però assume anche una valenza morale negativa e non solo in campo sessuale ma anche negli affari e soprattutto nei rapporti con le persone.

Il colore a cui si associa “lurido” è un colore scuro perché non ci verrebbe mai di chiamare così un mugnaio o un panettiere sporchi di farina, un falegname con i trucioli di legno nei capelli.

Semmai sono altri mestieri che, inevitabilmente, portano a ricoprirsi di una patina scura: sto pensando ai minatori, agli spazzacamini, ai ciclisti (quando corrono con la pioggia su strade di fango). Sto pensando ai fabbri.

Allora, tutto questo esercizio retorico per arrivare alla similitudine tra i fabbri e un fungo un porcino dal gambo rosso reticolato e dai tubuli rosso/arancio sotto un cappello color crema (anche se molto variabile nella tonalità) che gli scienziati chiamano “Boletus luridus” e a cui i cercatori di funghi della mia zona hanno dato il nome di “Feré“, ovvero fabbro.

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Boletus luridus

Questo nomignolo gli deriva dal fatto che la sua carne alla minima pressione, e quindi anche subito dopo la raccolta, diventa blu, facendo assumere al fungo un aspetto poco rassicurante, lo fanno sembrare sporco, anzi lurido, come un fabbro al termine della sua giornata attaccato al forno della sua officina.

Il Boletus luridus o Ferè è il capostipite della famiglia dei “Luridi” (no niente a che vedere con la famiglia Addams o con i Simpson) funghi dai tubuli rosso aranciato e una carne che diventa subito blu alla pressione o al taglio.

Ne fanno parte per esempio il il Boletus erytropus che come il Ferè è commestibile solo dopo cottura  e il temibile Boletus satanas che invece è fortemente tossico.

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Boletus erytropus

Ma c’è una caratteristica fondamentale che permette di riconoscere questo amante dei fabbri ed è il gambo dove sono presenti fitte linee rosse che formano un reticolo di losanghe allungate, insomma un fungo con le calze a rete.

E’ un fungo diffuso e comune in tutta Italia  anche se in molte zone non è apprezzato e quindi non viene raccolto.

E’ presente a volte anche in parecchi esemplari nei boschi di quercia, faggio, carpino in terreni calcarei o in boschi di conifere su terreni leggermente acidi; il periodo di raccolta è solitamente settembre-ottobre.

Attenzione però, se cercate nei boschi altri tipi di calze a rete a non passare voi per luridi.

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Boletus erytropus

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Per chi vuole approfondire:

http://www.funghiitaliani.it/index.php?showtopic=15037

 

 

HO FATTO PUFF !!

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E’ uscita una polvere nera, ma non è polvere da sparo !

Sono le mie spore che ho lanciato nello spazio attorno a me perchè nascano altri funghi, altre piccole perle.

Volgarmente il mio nome è vescia,  ma se volete sapere veramente chi sono chiamatemi Lycoperdon perlatum (http://www.funghiitaliani.it/?showtopic=15214)

Sembro tondo ma il mio corpo assomiglia più a una pera, ad una lampadina di una volta, quelle ad incandescenza.

Adesso voi mi vedete così, un po’ marroncino e con un foro proprio al centro ma vi assicuro che da giovane ero bianco più bianco sia fuori che dentro e la mia carne era morbida ma compatta.

Pensate che tutta la mia testa era percorsa da piccole piramidi  alte (si fa per dire) un millimetro o poco più; niente a che vedere con le piramidi d’Egitto.

Il mio problema è passare intatto la giovinezza, infatti quando la mia carne è bianca c’e chi vorrebbe mangiarmi, magari fritto e impanato; poi passato un certo tempo la mia carne diventa scura, non sono più appetibile e posso godermi il fresco del bosco fino a quando le mie spore maturano e io le sputo fuori dal foro centrale.

Amo la terra, non come certi miei colleghi che passano la vita come parassiti (delle piante), faccio onestamente il mio lavoro di spazzino dei boschi.

Il significato del mio nome scientifico è  “Loffa del lupo”; no, l’odore non c’entra, è più una suggestione.

Non venitemi troppo vicino però quando sparo; non vi ferirò ma se siete allergici alle mie spore potreste beccarvi una bella broncopolmonite.

Lycoperdon perlatum 6

Ah,  so anche le lingue infatti in inglese il mio  nome è “woodland puffball” , in francese “Vesse de loup perlée”;  in spagnolo invece divento “Pedos de burro”…

Eh sì, perchè non solo i lupi,  ma anche gli asini…

IL FUNGO DI BIANCANEVE

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Non mi ricordo questo particolare nella favola.

Sapevo della mela e della regina, dello specchio (delle mie brame) dei sette nani e del principe azzurro, ma del fungo, ammetto sinceramente, non trovo nessuna traccia nella memoria. Forse questo fungo si trova vicino alla casetta dei sette nani, forse la casetta dei sette nani è un fungo dal gambo bianco e dal cappello rosso a puntini bianchi proprio come l’Amanita muscaria chiamata popolarmente “Fungo di Biancaneve“.

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Amanita muscaria

Questo fungo è legato alle fiabe, pare che anche le fate l’abbiano scelto come loro dimora e in generale trasmette un messaggio di bellezza e positività.  In realtà sappiamo che è un fungo velenoso.

http://www.agrodolce.it/2015/09/23/funghi-comuni-che-sono-velenosi/

Oh allora vediamo. Anche Cappuccetto Rosso potrebbe aver trovato, oltre al lupo, qualche funghetto nel bosco; perchè non esiste un fungo di Cappuccetto rosso?

Cenerentola invece a parte la carrozza che si trasforma in zucca, non mi sembra racconti di funghi nella sua favola, a meno che si tratti di piatti che preparava per la matrigna e le sorellastre, ma era troppo buona per avvelenarle prima di andare alla festa d’autunno del principe: “Funghi e zucche” (e risotti, e castagne) feste popolari dove vanno anche i ricchi adesso.  Ah come si è rovesciato il mondo !!

E Pollicino? Pensate se invece dei sassolini avesse seguito nel bosco certi funghi fluorescenti che crescono attaccati al legno.

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Hansel e Gretel avrebbero potuto una volta liberi fare un girotondo attorno ai cerchi delle streghe. Anche qui scienza e favole si intrecciano, passano per i sottili fili delle ife che crescono sotto il terreno allargandosi in tutte le direzioni e fanno sbucare i carpofori (i funghi che raccogliamo) perchè rilascino le spore necessarie alla produzione di altri funghi.

Se non ci sono ostacoli o troppo calpestio si formano questi cerchi con tanti funghi della stessa specie, cerchi attorno ai quali le streghe danzano, preferibilmente di notte.

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http://www.funghidaspromonte.it/2013/05/08/come-i-funghi-formano-i-cerchi-delle-streghe/

Anche Alice non poteva non incontrare un fungo nel Paese delle Meraviglie, un fungo enorme sopra il quale un bruco sembra suggerirgli qualcosa sugli stati alterati della percezione,  tipo quelli prodotti dai funghi allucinogeni come il nostro “Fungo di Biancaneve“.

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per chi vuole approfondire:

http://www.elicriso.it/it/piante_allucinogene/amanita_muscaria/

LINGUA DI BUE

Fistulina epatica
Fistulina hepatica

Fistulina hepatica, ovvero lingua di bue. Un fungo dalla carne rossa che ricorda il fegato di un animale, dalla forma simile ad una lingua (di bue) ma anche reniforme o a mensola.

Bello da vedersi  con quel rosso perlato che spicca tra i toni pacati del sottobosco ma anche un po’ truce per quelle gocce di liquido rosso che escono quando lo tagli.

Immagine 137E’ facile incontrarlo anche perchè molto comune nel suo habitat: l’aspetto è più invitante quando da giovane si veste di toni rosso aranciati, toni  che scuriscono fino al rosso cupo con l’invecchiamento del fungo.

E’ classficato come fungo commestibile anche se io non lo consumo e del resto ha una fama diversificata anche nelle varie regioni italiane: in alcune è considerato una prelibatezza, in altre è praticamente ignorato.

Immagine 140E’ un fungo saprofita, cresce su ceppi di legno morto, ma anche parassita, cioè cresce su legno vivo e le sue piante preferite sono il castagno e la quercia.

Sulle piante vive trasmette una malattia, la carie bruna che si sviluppa molto lentamente rendendo il legno più rossiccio e resistente cosicchè questo fatto da possibile danno si trasforma in un aumentato valore del legno di quella pianta.

(Però bisognerebbe chiedere alla pianta se è contenta)

Fungo ricco di vitamina C  (soprattutto se consumato da crudo) ma dal sapore acidulo, non adatto a tutti i palati  e poi sulla commestibilità dei funghi bisogna sempre andare molto cauti.

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Ecco alcuni link per chi vuole approfondire:

http://www.funghiitaliani.it/?showtopic=15683

http://www.micoweb.it/fistulina-epatica.html

http://www.appuntidimicologia.com/2013/07/fistulina-hepatica.html

CASTAGNINO E GAMBA SECCA

boletus badius bosco Si lo so, il nome di gamba secca che do al Xerocumus Chrysenteron o boleto dorato è leggermente improprio e generalmente attribuito ad altre specie di  funghi, ma non potevo chiamarlo “carne molle“, vi sembra? E del resto il boleto dorato appartiene a quella categoria di funghi che non sono velenosi ma non sono neanche buoni da mangiare perchè non sanno di niente o come nel caso del nostro hanno una consistenza molle e non tengono la cottura.

Xerocums chrysenteron
Xerocums chrysenteron

Che ce ne facciamo allora di questo fungo senza senso? Chiedetelo alle piante (generalmente latifoglie) con cui le sue ife vivono in simbiosi. (E’ ormai di dominio comune la funzione dei funghi nella trasformazione delle sostanze organiche in sali minerali  utilizzabili dalle piante (sono dei veri  e propri spazzini del bosco e svolgono una funzione insostituibile) Ma allora anche il nostro “gamba secca”?… Eh sì ! Poi il fatto che nessuno (o pochi) lo raccolga gli permette di attraversare la giovinezza con un cappello morbido al tatto e scamosciato come il suo colore, cappello che si screpola con l’età come le rughe sul volto di un vecchio e lascia intravedere la polpa gialla o rossastra. Va bene non lo raccolgo ma una foto gliela faccio.

Boletus badius
Boletus badius

Castagnino, invece, è il nome generalmente attribuito al Boletus badius, fungo tipico dei boschi di castagno e di quercia con un cappello color cuoio più o meno scuro, molto mimetico e al tatto leggermente vischioso, soprattutto con tempo umido. Anche se non è così pregiato come il Boletus edulis (il re dei funghi porcini) a gusto se la cava bene purchè non ci si lasci impressionare dal colore dei tubuli gialli che al tatto diventano subito blu  e gli conferiscono un aspetto poco commestibile. Per quelli come me che non vanno in montagna a cercare funghi, resta la specie più conosciuta e più frequentemente raccolta anche se ascolto sempre con invidia e un po’ di incredulità i racconti dei vecchi “fungiatt” che si vantano di raccolte eccezionali di “bianchi” (Boletus edulis) anche nei boschi di pianura. Io, invece, credo di essere un grande scopritore di funghi “matti”… e ve lo dimostrerò prossimamente.