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SUL LAGO DORATO

No, non siamo venuti qui per Henry o Jane Fonda e neanche per Katharine Hepburn.

Siamo venuti qui perchè questa è la Golden hour. (L’ora d’oro)

In verità neanche lo sapevamo, è stato l’istinto a guidarci.

Beh certo, i fotografi professionisti lo sanno bene ma alla gente comune, a noi, basta in fondo respirare questa atmosfera che oggi è tutt’altro che malinconica anzi è scintillante, opulenta, barocca…

Tramonto a Sesto Calende – foto di Debora Alessio

Quando il sole sorge o tramonta, l’angolo di incidenza dei suoi raggi è minore, così devono fare un tragitto più lungo nell’atmosfera e a questo punto emergono i colori delle spettro visibile con una lunghezza d’onda maggiore ovvero quelli del rosso  ma prima (da 40 a 20 minuti prima dell’eclissarsi del sole) e in certe condizioni atmosferiche che favoriscono una diffusione piatta e uniforme della luce prevalgono i gialli, sì, anche le gradazioni oro.

Eccola qui allora la “golden hour“.

Non sempre è possibile vedere un effetto così compatto, non cercatelo apposta, resterete delusi.

E’ più bello, eccitante scoprirla capitando per caso in riva a un lago  (in questo caso il Lago Maggiore a Sesto Calende  e altri in zona) e  in questa atmosfera magica, osservare gli alberi, le case gli animali che piano piano vengono sommersi da una coltre dorata, ascoltare le grida degli uccelli che piano piano si dirigono verso il loro rifugio notturno  mentre il cielo si specchia sull’acqua.

Germani al tramonto – Foto di Sergio Gasparini

Non so perchè ma dopo ti senti bene,  come se questo fosse il tuo personale saluto al sole.

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PS: le foto sono state scattate prima dei divieti per l’emergenza Corona Virus

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VERSO BAUCI

Allora è vero!    Il mondo sta meglio senza di noi.

Ce lo dice il satellite “Copernicus sentinel 5P satellite”  che l’11 marzo 2020 registra sul nord Italia una significativa diminuzione degli inquinanti atmosferici rispetto al 1 gennaio 2020 e questo in gran parte è dovuto alla diminuzione degli spostamenti e della produzione industriale  conseguente al decreto del governo per contenere il diffondersi del CORONA VIRUS.

Diminuzione inquinamento atmosferico dopo lockdown

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Allora forse aveva ragione Italo Calvino, avevano ragione gli abitanti di Bauci, una delle sue “città invisibili”.

Faremo anche noi così in futuro?

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Dopo aver marciato sette giorni attraverso boscaglie, chi va a Bauci non riesce a vederla ed è arrivato.

I sottili trampoli che s’alzano dal suolo a gran distanza l’uno dall’altro e si perdono sopra le nubi sostengono la città.

Ci si sale con scalette. A terra gli abitanti si mostrano di rado: hanno già tutto l’occorrente lassù e preferiscono non scendere. Nulla della città tocca il suolo tranne quelle lunghe gambe da fenicottero a cui si appoggia e, nelle giornate luminose, un’ombra traforata e angolosa che si disegna sul fogliame.

Tre ipotesi si dànno sugli abitanti di Bauci: che odino la Terra; che la rispettino al punto d’evitare ogni contatto; che la amino com’era prima di loro e con cannocchiali e telescopi puntati in giù non si stanchino di passarla in rassegna, foglia a foglia, sasso a sasso, formica per formica, contemplando affascinati la propria assenza.

 

da: Italo Calvino – Le città invisibili – Einaudi

LA NAZIONE DELLE PIANTE

Earthrise

Quando William Anders scatta questa foto è la vigilia di Natale del 1968.  La spedizione è quella dell’Apollo  8 e per la prima volta, dalla faccia oscura della luna l’uomo vede sorgere la terra sull’orizzonte lunare.

Questa foto è diventata famosa con il nome di Earthrise.

L’alba della terra ci rivelò un mondo azzurro e verde screziato di nuvole bianche, “un pianeta di maestosa bellezza  ma anche fragile e delicato.  Una colorata isola di vita  in un universo per il resto vuoto  e buio”.

Anni dopo uno scienziato  di fama internazionale,  STEFANO MANCUSO, riprende quella foto e chiama il pianeta terra  “La nazione delle piante”

La nazione delle piante non è solo un libro di ecologia ma attraversa argomenti quali la democrazia, l’organizzazione sociale, l’economia, la burocrazia, la libertà

Intanto come prima cosa sfata il mito che le piante siano esseri inferiori agli animali (uomo compreso)  e lo fa sulla base di un concetto molto semplice: senza le piante non sarebbe possibile alcuna forma di vita sulla terra: L’uomo non potrebbe vivere senza piante ma le piante senza l’uomo sì.

E allora come in una specie di “Costituzione” della Nazione delle piante Mancuso stila una carta dei diritti delle piante  della quale voglio citare alcuni articoli:

Art. 1  La terra è la casa comune della vita. La sovranità appartiene ad ogni essere vivente.

Cioè abbandoniamo l’idea che l’uomo (homo sapiens) sia il padrone della terra, che sia un essere superiore.  Le piante sono l’unico soggetto vivente capace di generare autonomamente energia grazie alla fotosintesi mentre tutti gli altri (uomo compreso) devono ricorrere a fonti esterne.

Pensiamo solo all’ossigeno, così prezioso per l’uomo… e se le piante non lo producessero come scarto della loro attività?

Art. 2…………

Art. 3  La nazione delle piante non riconosce le gerarchie animali, fondate su centri di comando e funzioni concentrate e favorisce democrazie vegetali diffuse e decentralizzate.

Non esiste tra le piante il “maschio alfa” non esiste una struttura piramidale come nel regno animale così come le piante non hanno una netta differenziazione di organi e tessuti come nell’uomo, il cui grosso cervello  paradossalmente può diventare un handicap. Le piante invece, se ferite, offese, colpite da fenomeni esterni hanno una capacità di rigenerarsi molto superiore a  noi.

Art 7  (per brevità e anche per lasciarvi un po’ di curiosità)

La nazione delle piante non ha confini. Ogni essere vivente è libero di transitarvi, trasferirsi, vivere senza alcuna limitazione.

Le piante non si muovono, stanno lì, ferme (direte voi) Non è proprio così.

A parte i viaggi che hanno fatto al seguito dell’uomo che ha portato alberi e semi da un continente all’altro, le piante si sono sempre mosse, certo più lentamente degli animali, che hanno più possibilità di sfuggire a incendi, alluvioni, siccità e, accanto alle difese maggiori che mettono in campo contro questi eventi catastrofici, si sono spostate di latitudine nei secoli (e millenni) seguendo i cambiamenti climatici e guai se non avessero questa possibilità.

E allora perchè negarla ai migranti?  A tutti i migranti perchè quelli che scappano dalla guerra scappano dalla fame, e quelli che scappano dalla fame lasciano alle loro spalle una terra che è diventata deserto  e quelli che non possono più coltivare la terra non hanno più soldi per dar da mangiare ai loro figli…

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In altra parte del libro l’autore afferma che la velocità scomparsa del  numero specie viventi (vegetali e  animali)  e quindi la perdita di biodiversità a causa dell’attività antropica è molto superiore  a quella del meteorite  che provocò l’estinzione dei dinosauri.

 

E’ per questo che la molto saggia Nazione delle piante, nata centinaia di milioni di anni prima di qualunque nazione umana, garantisce a tutti gli esseri viventi la sovranità sulla Terra per evitare che delle singole specie molto presuntuose possano estinguersi prima del tempo, dimostrando che il loro grosso cervello non era affatto un vantaggio, ma uno svantaggio evolutivo.

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Stefano Mancuso – LA NAZIONE DELLE PIANTE-  Ed. Laterza – Bari  – 2019

 

 

 

 

MARRONE

Ticino e incile Naviglio Grande

Qualcuno potrebbe pensare che è un colore triste.

Io penso di no, specie riflesso nelle acque dei fiumi, dei laghi, oppure accompagnato dall’azzurro del cielo, delle piume bianche dei cigni.

Lago di Comabbio
Cigni nel canneto

Guardate queste foto, scattate tutte in inverno, in momenti diversi.

Giornate limpide e senza neve, ugualmente belle che testimoniano la bellezza dell’inverno. (La natura che vive anche d’inverno)

Per ognuna potrei raccontare una storia, ma non adesso.

Un giorno forse lo farò.

Intanto Vi lascio  alle immagini   (e alle relative didascalie)

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TRE RAGAZZE NEL BOSCO

E se quelle tre ragazze fossero state solo un’allucinazione?

Eppure sono sicuro, le ho viste, con le loro biciclette e l’aria fresca tra i capelli.

Cosa ci facevano nel bosco? Forse cercavano un anello perduto  o un rospo da baciare.

Tre ragazze nel bosco d’autunno con il loro sguardo limpido davanti a un mondo ancora tutto da scoprire.

Una è una gran chiacchierona, a volte un po’ casinista ma molto elegante con il suo vestito nocciola e quel tocco di azzurro nella cintura.

A lei piacciono le querce  anzi i frutti delle querce (le ghiande) infatti tutti la chiamano Ghiandaia.

Ghiandaia
ghiande di Quercus robur

La sua amica, quella con i capelli rossi e il viso affilato è più terricola e taciturna; è considerata una gran furbona  ma forse non è così.

In questo periodo per forza di cose ha iniziato una dieta vegetale fatta di bacche e di frutti del bosco, infatti i piccoli roditori che sono il suo menù preferito sono andati in letargo.

Volpe  (Vulpes vulpes)
Prugnolo – frutti

La terza ragazza invece ama la pioggia e le foglie umide; lei non è aggressiva come quei prepotenti dei tritoni ma  se non lo sapete il suo bel vestito a pois gialli e neri è un avvertimento: Attenzione che sono un po’ velenosetta.

Salamandra pezzata

Come ho fatto a vederle tutte e tre assieme? Perchè loro hanno abitudini diverse.

La Ghiandaia è attiva in pieno giorno anche se nel fitto del bosco è più facile sentirla che vederla;

La volpe ha abitudini crepuscolari e notturne.

La Salamandra si gode a pieno le giornate umide, quelle nelle quali le altre due preferiscono starsene riparate e non farsi vedere in giro,

Forse è stata davvero una allucinazione.

NO, le ragazze c’erano davvero e magari si chiamavano Maria, Serena, Camilla e io non saprò mai chi di loro era la volpe o la salamandra o la ghiandaia anche se avrei dato non so cosa per guardare il bosco con i loro occhi.

 

FUNGO DELL’INCHIOSTRO

Che con i funghi non si scrive lo sanno anche i bambini.

Infatti i bambini sanno che altre sono le piante che forniscono un succo scuro adatto allo scopo tipo la Phitolacca o uva di Spagna e altre.

Ma questo strano fungo qualcosa con quel liquido nero che un tempo riempiva i calamai e ora le cannucce delle penne a sfera, in comune ce l’ha.

Infatti se da giovane (appena nato) è bianco di gambo e di cappello, mano a mano che invecchia diventa marroncino e poi nerastro fino a liquefarsi letteralmente.

 

Nonostante questo suo comportamento anomalo è conosciuto come fungo mangereccio (da giovane, anzi giovanissimo, come gli esemplari nella foto) ma va consumato subito appena dopo la raccolta.

E’ uno dei pochi funghi commestibili del genere Coprinus. Non ha il sapore dei porcini ma, in mancanza d’altro il suo gusto è comunque gradevole.

Oltre a questo il nostro fungo tintorio ha diverse altre (insospettate) virtù: è consigliato ai diabetici perchè abbassa la glicemia, fa bene agli uomini (nelle terapie della prostata) e alle donne, pare infatti contenga composti con effetti antitumorali per il cancro al seno.

Altri studi scientifici gli riconoscono proprietà antiossidanti (adesso ho capito perchè questo fungo viene anche coltivato così come i plerotus e gli champignons)

Se cresce lungo le strade non va colto in ogni caso perchè assorbe velocemente le sostanze inquinanti ma, se non siete schizzinosi, sappiate che cresce preferibilmente su substrati di letame  (Kopros, in greco ha quel significato).

Però no, non è solo così: l’altro suo habitat preferito è terreno dove sono marciti dei trucioli e del legno, perciò anche ai margini dei boschi dove è stato fatto un taglio piante.

Quanto al  termine comatus più banalmente in latino significa dotato di chioma con riferimento alle numerose squame filamentose presenti sul cappello. Gli anglofoni infatti lo chiamano Shaggy mane o Shaggy ink cap.

Allora, se lo beccate appena nato siete fortunati, non importa se è primavera o autunno, l’importante è che facciate in fretta a coglierlo o anche solo a fargli una foto, perchè nel giro di poche ore sarà già inchiostro.

 

CIELO A CORIANDOLI

Il vento leggero di questa mattina stacca delicatamente le foglie dai rami degli alberi o forse sono loro che si lasciano cadere, volteggiano come farfalle, come piccoli elicotteri e si posano sul terreno ancora bagnato dalla pioggia dei giorni scorsi.

In alcuni momenti sembrano coriandoli che piovono dal cielo, muovono l’aria, danno al bosco un respiro  che si mescola all‘odore dei muschi, degli aghi di pino.

Ma a rendere viva l’atmosfera in questa mattinata autunnale di sole non sono solo loro, non è solo il cielo azzurro ma tutte le persone che percorrono questa strada, in bici, a piedi, con i cani, qualcuno cercando ancora ostinatamente ( e forse invano)  funghi che quest’anno in questo bosco non ne hanno voluto sapere di nascere.

Ah no, ecco, un fungo c’è !!  solo che non è di quelli buoni da mangiare;  e allora lasciamolo fare il suo lavoro di spazzino del bosco;

lasciamo che il sole che filtra tra gli alberi scaldi l’erba bagnata di rugiada, sollevi piccole nebbie che fanno così tanta malinconia, ma di quella buona, quella che fa rima con nostalgia,  no, non quella dell’estate, anzi;

mi perdonino le foglie gialle e rosse che così tanto si sono date da fare per attirare la mia attenzione ma io sto già aspettando l’inverno!