Archivi categoria: Senza categoria

LA DONNA CHE AMAVA GLI ALBERI

Ci sono storie come questa che sicuramente sarebbero piaciute a Luis Sepulveda una di quelle storie, e di quei personaggi, che entrano di diritto a far parte delle sue Historia marginales.  (in italiano LE ROSE DI ATACAMA)

Beh, questa storia forse tanto marginale non è anche perchè Wangari Maathai, da figlia di contadini in Kenia  è diventata a un certo punto Ministro dell’ambiente del suo paese e ha ricevuto il Nobel per la pace nel 2004.

Nata  nel 1940 a Nyeri ha al  suo attivo una serie di record: prima ragazza figlia di contadini a frequentare le scuole, prima della sua classe alle medie e ammessa all’unico liceo femminile del Kenia, prima donna africana a laurearsi in scienze biologiche ed ad ottenere una cattedra all’università di Nairobi.

Nel 1977 in occasione della Giornata mondiale per l’ambiente,  assieme ad altre donne pianta sette alberi in un parco appena fuori la capitale Nairobi.

E’ l’inizio di un’attività di sensibilizzazione che avrà forti sviluppi durante gli anni ’80 del secolo scorso .

Un’intuizione semplice (e geniale) la sua, perchè un gesto così semplice come quello di piantare un albero ha assunto in quel contesto un significato politico e sociale (l’emancipazione delle donne oltre che favorire uno sviluppo sostenibile) e il suo Green belt movement, nonostante sia stato deriso prima e avversato poi è riuscito a piantare in Africa ben 35 milioni di alberi.

Più volte picchiata e imprigionata  non smette mai di battersi per l’ambiente,  per i diritti umani (donne e bambini soprattuto) e per la democrazie  fino alla sua scomparsa avvenuta nel 2011.

Dopo un film a lei dedicato  (Taking root) esce adesso, edito da Jaka book il libro  per ragazzi  LA DONNA CHE AMAVA GLI ALBERI.

Il suo è un esempio splendido  ma mi chiedo perchè  per salvaguardare l’ambiente abbiamo ancora bisogno di eroi.

 

 

SUL LAGO DORATO

No, non siamo venuti qui per Henry o Jane Fonda e neanche per Katharine Hepburn.

Siamo venuti qui perchè questa è la Golden hour. (L’ora d’oro)

In verità neanche lo sapevamo, è stato l’istinto a guidarci.

Beh certo, i fotografi professionisti lo sanno bene ma alla gente comune, a noi, basta in fondo respirare questa atmosfera che oggi è tutt’altro che malinconica anzi è scintillante, opulenta, barocca…

Tramonto a Sesto Calende – foto di Debora Alessio

Quando il sole sorge o tramonta, l’angolo di incidenza dei suoi raggi è minore, così devono fare un tragitto più lungo nell’atmosfera e a questo punto emergono i colori delle spettro visibile con una lunghezza d’onda maggiore ovvero quelli del rosso  ma prima (da 40 a 20 minuti prima dell’eclissarsi del sole) e in certe condizioni atmosferiche che favoriscono una diffusione piatta e uniforme della luce prevalgono i gialli, sì, anche le gradazioni oro.

Eccola qui allora la “golden hour“.

Non sempre è possibile vedere un effetto così compatto, non cercatelo apposta, resterete delusi.

E’ più bello, eccitante scoprirla capitando per caso in riva a un lago  (in questo caso il Lago Maggiore a Sesto Calende  e altri in zona) e  in questa atmosfera magica, osservare gli alberi, le case gli animali che piano piano vengono sommersi da una coltre dorata, ascoltare le grida degli uccelli che piano piano si dirigono verso il loro rifugio notturno  mentre il cielo si specchia sull’acqua.

Germani al tramonto – Foto di Sergio Gasparini

Non so perchè ma dopo ti senti bene,  come se questo fosse il tuo personale saluto al sole.

—- – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – –

PS: le foto sono state scattate prima dei divieti per l’emergenza Corona Virus

Questo slideshow richiede JavaScript.

VERSO BAUCI

Allora è vero!    Il mondo sta meglio senza di noi.

Ce lo dice il satellite “Copernicus sentinel 5P satellite”  che l’11 marzo 2020 registra sul nord Italia una significativa diminuzione degli inquinanti atmosferici rispetto al 1 gennaio 2020 e questo in gran parte è dovuto alla diminuzione degli spostamenti e della produzione industriale  conseguente al decreto del governo per contenere il diffondersi del CORONA VIRUS.

Diminuzione inquinamento atmosferico dopo lockdown

— – – – – – – – – – – – – – – – — – – – – – – – – – – – – – – – – – – –

Allora forse aveva ragione Italo Calvino, avevano ragione gli abitanti di Bauci, una delle sue “città invisibili”.

Faremo anche noi così in futuro?

— – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – –

Dopo aver marciato sette giorni attraverso boscaglie, chi va a Bauci non riesce a vederla ed è arrivato.

I sottili trampoli che s’alzano dal suolo a gran distanza l’uno dall’altro e si perdono sopra le nubi sostengono la città.

Ci si sale con scalette. A terra gli abitanti si mostrano di rado: hanno già tutto l’occorrente lassù e preferiscono non scendere. Nulla della città tocca il suolo tranne quelle lunghe gambe da fenicottero a cui si appoggia e, nelle giornate luminose, un’ombra traforata e angolosa che si disegna sul fogliame.

Tre ipotesi si dànno sugli abitanti di Bauci: che odino la Terra; che la rispettino al punto d’evitare ogni contatto; che la amino com’era prima di loro e con cannocchiali e telescopi puntati in giù non si stanchino di passarla in rassegna, foglia a foglia, sasso a sasso, formica per formica, contemplando affascinati la propria assenza.

 

da: Italo Calvino – Le città invisibili – Einaudi

MARRONE

Ticino e incile Naviglio Grande

Qualcuno potrebbe pensare che è un colore triste.

Io penso di no, specie riflesso nelle acque dei fiumi, dei laghi, oppure accompagnato dall’azzurro del cielo, delle piume bianche dei cigni.

Lago di Comabbio
Cigni nel canneto

Guardate queste foto, scattate tutte in inverno, in momenti diversi.

Giornate limpide e senza neve, ugualmente belle che testimoniano la bellezza dell’inverno. (La natura che vive anche d’inverno)

Per ognuna potrei raccontare una storia, ma non adesso.

Un giorno forse lo farò.

Intanto Vi lascio  alle immagini   (e alle relative didascalie)

Questo slideshow richiede JavaScript.

TRE RAGAZZE NEL BOSCO

E se quelle tre ragazze fossero state solo un’allucinazione?

Eppure sono sicuro, le ho viste, con le loro biciclette e l’aria fresca tra i capelli.

Cosa ci facevano nel bosco? Forse cercavano un anello perduto  o un rospo da baciare.

Tre ragazze nel bosco d’autunno con il loro sguardo limpido davanti a un mondo ancora tutto da scoprire.

Una è una gran chiacchierona, a volte un po’ casinista ma molto elegante con il suo vestito nocciola e quel tocco di azzurro nella cintura.

A lei piacciono le querce  anzi i frutti delle querce (le ghiande) infatti tutti la chiamano Ghiandaia.

Ghiandaia
ghiande di Quercus robur

La sua amica, quella con i capelli rossi e il viso affilato è più terricola e taciturna; è considerata una gran furbona  ma forse non è così.

In questo periodo per forza di cose ha iniziato una dieta vegetale fatta di bacche e di frutti del bosco, infatti i piccoli roditori che sono il suo menù preferito sono andati in letargo.

Volpe  (Vulpes vulpes)
Prugnolo – frutti

La terza ragazza invece ama la pioggia e le foglie umide; lei non è aggressiva come quei prepotenti dei tritoni ma  se non lo sapete il suo bel vestito a pois gialli e neri è un avvertimento: Attenzione che sono un po’ velenosetta.

Salamandra pezzata

Come ho fatto a vederle tutte e tre assieme? Perchè loro hanno abitudini diverse.

La Ghiandaia è attiva in pieno giorno anche se nel fitto del bosco è più facile sentirla che vederla;

La volpe ha abitudini crepuscolari e notturne.

La Salamandra si gode a pieno le giornate umide, quelle nelle quali le altre due preferiscono starsene riparate e non farsi vedere in giro,

Forse è stata davvero una allucinazione.

NO, le ragazze c’erano davvero e magari si chiamavano Maria, Serena, Camilla e io non saprò mai chi di loro era la volpe o la salamandra o la ghiandaia anche se avrei dato non so cosa per guardare il bosco con i loro occhi.

 

FUNGO DELL’INCHIOSTRO

Che con i funghi non si scrive lo sanno anche i bambini.

Infatti i bambini sanno che altre sono le piante che forniscono un succo scuro adatto allo scopo tipo la Phitolacca o uva di Spagna e altre.

Ma questo strano fungo qualcosa con quel liquido nero che un tempo riempiva i calamai e ora le cannucce delle penne a sfera, in comune ce l’ha.

Infatti se da giovane (appena nato) è bianco di gambo e di cappello, mano a mano che invecchia diventa marroncino e poi nerastro fino a liquefarsi letteralmente.

 

Nonostante questo suo comportamento anomalo è conosciuto come fungo mangereccio (da giovane, anzi giovanissimo, come gli esemplari nella foto) ma va consumato subito appena dopo la raccolta.

E’ uno dei pochi funghi commestibili del genere Coprinus. Non ha il sapore dei porcini ma, in mancanza d’altro il suo gusto è comunque gradevole.

Oltre a questo il nostro fungo tintorio ha diverse altre (insospettate) virtù: è consigliato ai diabetici perchè abbassa la glicemia, fa bene agli uomini (nelle terapie della prostata) e alle donne, pare infatti contenga composti con effetti antitumorali per il cancro al seno.

Altri studi scientifici gli riconoscono proprietà antiossidanti (adesso ho capito perchè questo fungo viene anche coltivato così come i plerotus e gli champignons)

Se cresce lungo le strade non va colto in ogni caso perchè assorbe velocemente le sostanze inquinanti ma, se non siete schizzinosi, sappiate che cresce preferibilmente su substrati di letame  (Kopros, in greco ha quel significato).

Però no, non è solo così: l’altro suo habitat preferito è terreno dove sono marciti dei trucioli e del legno, perciò anche ai margini dei boschi dove è stato fatto un taglio piante.

Quanto al  termine comatus più banalmente in latino significa dotato di chioma con riferimento alle numerose squame filamentose presenti sul cappello. Gli anglofoni infatti lo chiamano Shaggy mane o Shaggy ink cap.

Allora, se lo beccate appena nato siete fortunati, non importa se è primavera o autunno, l’importante è che facciate in fretta a coglierlo o anche solo a fargli una foto, perchè nel giro di poche ore sarà già inchiostro.

 

CIELO A CORIANDOLI

Il vento leggero di questa mattina stacca delicatamente le foglie dai rami degli alberi o forse sono loro che si lasciano cadere, volteggiano come farfalle, come piccoli elicotteri e si posano sul terreno ancora bagnato dalla pioggia dei giorni scorsi.

In alcuni momenti sembrano coriandoli che piovono dal cielo, muovono l’aria, danno al bosco un respiro  che si mescola all‘odore dei muschi, degli aghi di pino.

Ma a rendere viva l’atmosfera in questa mattinata autunnale di sole non sono solo loro, non è solo il cielo azzurro ma tutte le persone che percorrono questa strada, in bici, a piedi, con i cani, qualcuno cercando ancora ostinatamente ( e forse invano)  funghi che quest’anno in questo bosco non ne hanno voluto sapere di nascere.

Ah no, ecco, un fungo c’è !!  solo che non è di quelli buoni da mangiare;  e allora lasciamolo fare il suo lavoro di spazzino del bosco;

lasciamo che il sole che filtra tra gli alberi scaldi l’erba bagnata di rugiada, sollevi piccole nebbie che fanno così tanta malinconia, ma di quella buona, quella che fa rima con nostalgia,  no, non quella dell’estate, anzi;

mi perdonino le foglie gialle e rosse che così tanto si sono date da fare per attirare la mia attenzione ma io sto già aspettando l’inverno!