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LE LUNE DI GIOVE E I JETHRO TULL

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Grande nebulosa di Andromeda

Lo sai che in Andromeda c’è un oggetto che si chiama M31 ? E’ la Grande Nebulosa di Andromeda  

Se guardi bene, e non c’è la luna, puoi vederla anche a occhio nudo sulla Via Lattea,  è la nebulosa più vicina a noi, ma sembra un piccolo batuffolo di cotone.

Ti sei mai chiesto quante sono le stelle?  Solo Dio lo sa e le conosce tutte per nome.

> Ma tu invece quante stelle conosci? 

Ah, conosco Sirio e il Cane maggiore e poi Arturo e Vega e il Grande carro.

Se tu sei fortunato e guardi bene vedrai la stella doppia sulla stanga del carro: Mizar e Alcor, ma solo se sei fortunato e sai dove guardare.. e anche se hai una buona vista.

Io a casa ho un telescopio di Galileo, un tubo di un metro di lunghezza.  Ci guardo sempre le stelle, no, non come stasera che è nuvoloso.

Ci guardo anche i pianeti.  Hai mai visto la danza delle lune di Giove.  Si’ le quattro lune di Giove scoperte da Galileo, aspetta, come si chiamano: Europa, Io, Callisto e Ganimede.  Anche tu ricordi così?

La prima volta che guardi magari ne vedi una a destra e tre a sinistra, se guardi dopo due ore ne vedi due da una parte e due dall’altra, dopo due ore ancora le vedi navigare su un’orbita più distante…

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> Si, ma così devi stare sveglio tutta la notte.

Già, ma dipende con chi sei. Io una volta ho guardato le lune di Giove in compagnia della gelataia.  Indovina cosa facevamo tra un’osservazione e l’altra…

> Va beh, senti, andiamo dentro che incomincio ad aver freddo.  … E così tu di notte non dormi mai.

Poco.  Mi sono abituato fin da giovane.  Facevo il DJ  in una radio locale,  mettevo sempre i pezzi di Neil Young.  Conosci Harvest?  Gran bell’album, forse il suo migliore… “Old man look at my life…”

e poi mettevo sempre i Jethro Tull. Ricordo un concerto a Milano con Ian Anderson che ha suonato tutto il tempo il flauto su una gamba sola…

Jethro tul in concerto

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Non gli ho chiesto che vino avesse bevuto, nè quale altra sostanza gli avesse regalato questa magnifica ebbrezza.

Certo non gli ha offuscato la memoria se è riuscito a recitarmi i versi della poesia  5 maggio di Alessandro Manzoni:

Ei fu siccome immobile dato il mortal sospiro….

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COSA HO SCOPERTO DELLE ZUCCHE

Zucca, cocuzza, cocutia, ovvero testa per i latini e adesso anche per noi.

Se hai un po’ di sale (nella zucca)  è meglio, altrimenti ti può capitare di prendere decisioni avventate.

Ma, si sa, “tante teste, tante zucche”, cioè ognuno ha il proprio modo di ragionare.

A proposito… non sarà una decisione avventata quella di scrivere un articolo sulle zucche?  In fondo tanti ne hanno già scritto.

Ma parlare di zucche è troppo divertente,  è una esplorazione infinita (o quasi) della biodiversità.

Ne esistono infatti di diversi colori, forme, dimensioni, consistenze, ci solo quelle rugose e quelle lisce, quelle rotonde, allungate, a trombetta, a fiaschetto, verdi, arancio, a strisce… insomma potremmo parlarne per ore.

Allora partiamo facendo un po’ di ordine.

La zucca appartiene alla grande famiglia delle  cucurbitacee che comprende anche cetrioli, meloni, angurie e molte altre specie non coltivate

Nel genere zucca vero e proprio possiamo comprendere almeno 5 grandi gruppi

La cucurbita maxima: zucche rotonde ma schiacciate ai poli, dalla scorza rugosa o bitorzoluta e coriacea  di varie colorazioni  (Es.  zucca mantovana, Marina di Chioggia,Beretta Piacentina.

La cucurbita moschata:  dalla buccia liscia e di colore marroncino chiaro, arancio o anche verde, caratterizzata da una maggior quantità di polpa rispetto alla Maxima (Es. Zucca lunga di Napoli, Trombetta di Albenga, Zucca violina…)

La cucurbita Pepo è invece il classico zucchino che non se lo è preso nessuna città italiana forse perchè, anche se originario anche lui dell’america centrale,  è arrivato da noi solo nel 1700.

La cucurbita melanosperma, ovvero zucca spaghetti (per la consistenza della sua polpa, originaria del Messico, è stata adottata nei paesi orientali  e nella cucina vegana.

Infine ecco la Lagenaria siceraria zucche a forma di fiaschetta principalmente ornamentali, anticamente sfruttate come contenitori da acqua o da vino.

E la zucca di Halloween?

La più usata a tale scopo è la Connecticut Field nota anche come “Big tom” molto adatta allo scopo perchè ha poca polpa, quindi c’è poco da scavare e ha una buccia morbida, facile da scolpire.

Connecticut field – zucca di Halloween

Non sappiamo invece di che specie era la zucca della carrozza di Cenerentola, anzi no, mi dicono potrebbe essere la Zucca moscata di Provenza.

zucca moscata della Provenza

Della zucca conosciamo anche i fiori (che sono ottimi in cucina in pastella o ripieni) e ne esistono di maschili e femminili (quelli da cui poi si svilupperà il frutto)  sulla stessa pianta. In questo caso si dice che la pianta è monoica.

Per questo è necessario che siano gli insetti a impollinare la pianta, a prendersi l’importante incarico di far produrre le zucche, ma agli insetti interessa il polline, non da quale specie lo prendono e così capita spesso che si abbiano degli “ibridi naturali” cioè zucche che hanno il papà e la mamma su due piante diverse,  il colore di uno e la forma dell’altra.

E siccome gli insetti volano per lunghe distanze, anche se noi abbiamo seminato zucche di una sola specie non possiamo essere sicuri che il frutto avrà le stesse caratteristiche di quello da cui abbiamo estratto i semi.

Sicuramente un problema per i buongustai ma dal punto di vista della generazione della biodiversità, dell’evoluzione e della trasformazione continua del patrimonio genetico è un concetto molto interessante che senza dubbio avrebbe fatto felice Darwin.

Per saperne di più:

http://www.umema.it/Orto/Cucurbitaceae.htm

https://www.ideegreen.it/varieta-di-zucche-commestibili-85708.html

LUCY IN THE SKY (WITH DIAMONDS)

Cosa c’è nel cielo?

C’è il sole, ci sono la luna e le stelle e ci sono le nuvole con tutte le loro forme cangianti e i colori dell’arcobaleno.

Ci sono gli uccelli e le farfalle, le api e tutti gli insetti che volano (si anche qualche pesce, va beh), ci sono i boomerang e gli aquiloni e da qualche tempo anche le mongolfiere, gli elicotteri e gli aeroplani.

Nel cielo ogni tanto ci sono anche gli U.F.O.

Ma non è di questo che voglio parlarvi bensì di oggetti altri rispetto a quelli citati prima.

Oggetti strani a dire il vero ma perfettamente identificabili (I.F.O.) che popolano il cielo di pittori, musicisti, cineasti, cartoni animati, acrobati e leggende popolari.

Iniziando da lontano e passando dal sacro al profano si va dalla stella cometa dei Re magi alla slitta di Babbo natale, alla scopa della befana per continuare con il tappeto volante di Aladino.

E già qui come crossover non siamo messi niente male.

Dal tappeto al letto volante il passo è breve con Angela Lansbury che in “Pomi d’ottone e manici di scopa” ancora non si vestiva di giallo.  Ma la letteratura e il cinema ci regalano altre chicche come Mary Poppins che arriva volando con il suo ombrello aperto come un paracadute.

Pomi d’ottone e manici di scopa
MARY POPPINS, Julie Andrews, 1964

Con Magritte invece sono gli uomini che piovono dal cielo e a volte anche le mele (ma questo è più normale)  e a volte uomini e  mele verdi assieme.

E se ancora nei cieli di Parigi a qualcuno pare di vedere Chagalle e la moglie che volano nel blu dipinto di blu cosa si potrà vedere nel cielo sopra Berlino di Wim Wenders?

Passiamo adesso ai cartoni animati, un tema che in apparenza si presta meglio per la sua carica di fantasia e gli esempi sarebbero molti. Cito solamente Laputa l’isola volante degli scienziati pazzi incontrata da Gulliver nei suoi viaggi e ripresa dal giapponese Hayao Miyazaki nel suo film d’animazione  “Castle in the sky” (Il castello nel cielo).

Sulle isole volanti troviamo anche i mulini a vento (chiedere ai Gorillaz, gruppo musicale inglese con la loro “Fill good inc“) .

Chiudiamo la trilogia dei film d’animazione con Avatar dove i  Monti Hallelujah fluttuano nel cielo e sono popolati dai draghi Banshee.

Ma la realtà spesso supera la fantasia; così nei cieli  troviamo uomini che corrono (sky runners) chi è più pigro e prende la motocicletta o la macchina e chi disegna splendide forme lanciandosi in gruppo in caduta libera dopo essere stato portato ad alta quota da un aereo.

Chi ci prova credendosi Pegaso ma restando lo stesso un asino che vola.

Insomma,  con tutto questo affollamento nel cielo come avrà fatto  Lucy a trovare un posto per i suoi diamanti?

E’ un po’ tardi per chiederlo a John Lennon ma il cielo è così grande…

IL RESPIRO DELL’UNIVERSO

No, non spaventatevi, non voglio fare concorrenza ai filosofi  e agli scienziati. E neanche ai massmediologi (brutto neologismo ma è tanto per capirci).

Certo i mass-media amplificano eventi di per sè naturali come possono essere le eclissi di sole  e di luna, fenomeni un tempo “magici”  se non portatori di sventura.

La sventura è passata, pochi ci credono ancora ma che ne è della magia?

Ricordo una notte anni fa. Eravamo centinaia seduti o straiati sull’erba nella notte di S. Lorenzo nel buio della punta di mezzo al Campo dei Fiori di Varese.

E ad ogni stella che cadeva c’era un brusio, un rincorrersi di esclamazioni di stupore, a volte anche un boato (quasi un tifo da stadio) con enorme disappunto di chi in quel momento stava fissando un altro spicchio di cielo.

E vai a spiegarlo che sono “solo” sassi che si incendiano a contatto con l’atmosfera,  piccoli pezzi perduti della coda di una cometa.  Quelle scie di fuoco che attraversano il buio della notte e che durano meno di un secondo hanno ancora per noi un significato magico  (per i desideri non so, non ho mai verificato).

Allora quando pochi giorni fa la luna si è fatta rossa (non per timidezza o per la tinta dal parrucchiere) moltissima gente è andata al Campo dei Fiori a godersi lo spettacolo.

Si lo sappiamo, ancora una volta, è un fenomeno naturale; la terra  passa tra il sole e la luna e con il suo cono d’ombra la nasconde ai raggi del sole.

Ma a essere lì di notte, con la luna rossa che ti osserva e le luci della pianura come tanti lumini, nonostante tutte quelle persone vocianti, sembrava di sentire il respiro dell’universo.

Varese news luglio-2018-688028

La stessa sensazione di pace, di appartenenza a qualcosa di più grande che trasmette questa festa di bimbi all’imbrunire in riva al lago.

Dove si intuisce che c’è qualcosa che alcuni chiamano anima (piccola, ma forse neanche tanto).

CAPIGLIATURE “MONDIALI”

Neymar – REUTERS/Damir Sagolj

Cresta punk o ciuffo Rockabilly?

Piume di struzzo o penne di gallina?

… Gli animali non seguono le mode, quella è la loro acconciatura abituale, non gli serve il parrucchiere.

Sgarza ciuffetto – Ardeola ralloides
Rupicola peruvianus

Gli uomini invece sembrano avere l’esigenza di cambiare, di distinguersi, di farsi notare… sembrare ridicoli.

In principio erano gli elmi dei guerrieri greci poi quelli dei gladiatori romani. No, in principio erano l’Upupa e i pappagalli cacatua.

 

In tempi di mondiali di calcio viene spontaneo parlare delle acconciature di quei moderni gladiatori che vengono considerati (e forse si sentono anche) i calciatori.   Molti di loro  si presentano con acconciature particolari ma, forse a loro insaputa, non originali.

Volete alcuni esempi?

Credo che le creste punk come quella del calciatore del Napoli Marek Hamsik abbiamo un grosso debito con l’acconciatura della gru coronata ma bisogna dire che anche il pavone con la sua cresta non scherza, infatti pure lui si pavoneggia.

 

Invece il belga Nainggolan un giorno assomiglia a un fagiano di monte un altro a un regolo (piccolo passeriforme che vive sulle conifere)

 

 

E i vari Paul Pogba, Mario Balotelli, Ivan Perisic nei confronti di un Cardinale, di un pigliamosche reale dell’Amazzonia o di una Pitta fasciata della Malesia…

 

… hanno poco da fare i “galletti”.

 

Ma il massimo lo raggiunge  un calciatore colombiano di qualche tempo fa:  Carlos Valderrama, che si è ispirato sicuramente alle galline padovane.

 

Gallina padovana

 

Tutto ciò premesso devo dire però che la capigliatura “mondiale” che preferisco è sempre quella della Venere di Botticelli.

Venere di Botticelli

SENSI IN CAMPO

Sensi entra  in campo al minuto 52  con la maglia numero 12.

Il campo è già abbondantemente calpestato da contadini, agronomi, appassionati di giardinaggio, mamme e bambini.

Dove metteremo Sensi con il numero 12?  sulla fascia destra o sinistra?  in attacco o in difesa?

No lui, anzi loro, spazieranno per tutto il campo, saranno dappertutto.

Ma un attimo, i sensi non erano cinque (a parte il  sesto che  invece stava in panchina pronto ad entrare in qualsiasi momento)?

Eh no, stavolta i sensi sono 12: vista, udito, olfatto, tatto, gusto…    ma mani nella terra e naso nel vento avete mai provato a coltivare il senso dell’io, o il senso del calore o (imprescindibile) il senso della vita?

SENSINCAMPO  è una partita che si gioca a Cascina Nosedo    periferia sud di Milano, no forse ancora metropoli,  per ricucire l’antica via che dalla basilica di Sant’Eustorgio porta all’Abbazia di Chiaravalle.

Coltivare la terra per coltivare sè stessi è il motto del primo orto steineriano  in Italia ed è tra i vincitori del bando “OpenAgri” del Comune Milano

In un terreno di due ettari e mezzo oltre alle aiuole con le erbe, scelte con cura in base ai dodici sensi, ci saranno una struttura geodetica,  pannelli solari, mulini eolici, una cintura di alberi e anche un micro digestore, per trasformare gli scarti in risorsa.

Inutile dire che si potranno fare molte e diversificate attività didattiche.

Il progetto mi sarebbe apparso molto lontano se a proporlo e a cercare i fondi per realizzarlo non fossero due mie (quasi) carissime amiche.

Il progetto è così  bello che ha bisogno anche del vostro aiuto, infatti è attiva una campagna di crowdfunding alla quale potete partecipare cliccando questo link:  https://www.produzionidalbasso.com/projects/17346/support

O se preferite, prima scaricate e guardate la presentazione del progetto completo:        SensInCampoPpt

 

SIGNORA DELLE CALENDULE

IL Monte Venda, il più alto dei Colli Euganei misura 601 m. s.l.m.

Quanti centimetri mancano per farlo qualificare come “montagna” ? Le leggende narrano di abitanti del luogo che portano su la terra con le carriole per farlo arrivare alla quota necessaria.

In cima al Monte Venda c’è l’ antico Monastero degli Olivetani, o meglio le sue rovine.

Da qui, quando il cielo è limpido, si può vedere Venezia.

Ci si arriva attraverso un sentiero a tratti ripido ma non durissimo, ci possono salire anche i bambini passando per boschi di roverella e castagno, e di Orniello (Fraxinus hornus) che a maggio fiorisce con pannocchie bianche dal profumo leggermente amaro.

Se uno si guarda attorno, tra i sassi dell’antico monastero si può vedere un piccolo orto (pomodori, peperoni, zucchine, aglio, cipolle…) e poi fiori in vaso e a formare bordure.

Chi è così pazzo da venire a coltivare quassù?

Lei… la signora delle calendule. Una vecchia donna ( o anziana, o magari no)  che vive in una roulotte ai bordi delle rovine del monastero.

Non so la sua storia, nè il perchè di questa sua scelta  (o necessità) so solo che il suo vivere qui è perfettamente coerente con questo luogo, in passato consacrato al lavoro e alla meditazione.

Così anche se non ho avuto il piacere di incontrarla ho potuto osservare i segni della sua opera, del fare suo questo posto, così tra petunie e iris, tra margherite  e grossi vasi di Hosta ecco un fiore arancio intenso…  quello che mi ha permesso di darle un nome.

Calendula