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ROSA ARANCIONE

Rosa e arancione sono due colori ma in questo caso il primo è anche un fiore. La rosa arancione non esiste da molto tempo.

La rosa è un fiore dell’Asia e dell’Europa. Se ne stima l’esistenza in origine di circa 150 specie, ma le tecniche di ibridazione sviluppate negli anni hanno portato alla creazione di varietà che superano anche i 2000 esemplari. Vengono classificate in base alla forma, alle foglie, ai colori e al profumo.

La rosa sembra essere la pianta più antica coltivata ad uso decorativo. Alcuni archeologi hanno scoperto fossili di rose risalenti a 35 milioni di anni fa!

Esistono in natura molte specie di rose alcune delle quali derivano da ibridazioni di rose diverse. In particolare dagli incroci tra Rosa gallica e Rosa indica var. fragrans si ottennero nel 1840 gli ibridi della rosa arancione, che andarono a sostituire in breve tempo le varietà fino ad allora coltivate, con fiori grandi e pieni, rami lunghi e forti con grosse spine.

Sempre nei primi anni dell’Ottocento, un ibridatore incrociò una R. indica e R. gallica e da questo incrocio si originò la R. borbonica, anch’essa di colore arancione oggi scomparsa. Questa era una pianta vigorosa, resistente al freddo, con rami poco spinosi, fiori grandi appiattiti, con petali più corti al centro e più grandi fuori.

Essa è molto coltivata e di conseguenza venduta, causa del suo significato, infatti simboleggia il fascino e l’eleganza della donna. donare questo fiore alla persona giusta è davvero una cosa importante (https://www.leicasa.it/fiori/)

I principali messaggi che trasmetterai a una persona se decidi di regalarle rose di color arancione, qualsiasi sia la tonalità del colore, sono i seguenti:

  • Appoggio: è il regalo perfetto per persone che stanno passando un brutto momento. Se vuoi dimostrare il tuo appoggio… regala rose arancioni!
  • Felicità: se vuoi dimostrare quanto sei felice con una persona, che sia un amico, un familiare, un collega di lavoro o un partner, puoi scegliere di regalare rose arancioni.
  • Gratitudine: se vuoi ringraziare una persona per qualsiasi cosa che abbia fatto per te, le rose arancioni sono un buon regalo perché sono in grado di trasmettere messaggi di gratitudine tramite il loro colore.
  • Stato d’animo positivo: se vuoi dimostrare lo stato d’animo positivo che hai grazie alle azioni di un’altra persona, puoi sempre regalarle rose di color arancione. Sicuramente lo capirà!
  • Passione e preoccupazione: le rose di color arancione inviano messaggi di passione ma con una certa preoccupazione. Questo si deve anche al suo colore, perché lo stesso tipo di fiore ma in un altro colore, ad esempio la rosa rossa, è un simbolo di passione e amore. (da https://www.verdissimo.com/it/notizie/significato-delle-rose-arancioni)

Da molto tempo nel mio giardino c’è una bellissima rosa arancione, una rosa che fiorisce anche adesso nel mese di Novembre (no, non sono solo i cambiamenti climatici, le rose possono avere una doppia fioritura).

Ho anche provato a regalarla un tempo a una ragazza che da allora non ho più rivisto. Chissà se avrà deciso così dopo aver letto i vari significati della rosa arancione e poi chi è stato il primo ad attribuire un significato ai colori delle rose?

L’uso di attribuire un significato a fiori e piante risale all’antichità, ma è nel 1700 circa che l’interesse per questo linguaggio accresce, anche come mezzo per esprimere e comunicare emozioni. In quel periodo nascono dizionari dedicati e libri illustrati con incisioni e litografie dedicati ai significati delle varie piante tra cui appunto i colori delle rose. https://www.veggiechannel.com/natura/ambiente/significato-dei-colori-delle-rose/

O io ho sbagliato colore o lei ha letto male o forse ancora non conosceva il significato dei fiori (anche se ci credo poco).

Sia come sia, non saprò mai se ero la persona giusta per lei.

CARLOS IL GIRAMONDO

E’ uno di quegli incontri che si fanno solo una volta nella vita e quella volta a me è capitata un paio di giorni fa quando scendendo da un cavalcavia vedo una casetta che si muove sulla strada (si all’inizio vedo solo la casetta) una casetta simile a quelle di plastica circa 1×1 metri che si regalano ai bambini per i loro giochi.

Poi, avvicinandomi vedo anche le ruote e poi un uomo barba e capelli lunghi, cappello in testa e camicia bianca che spinge sui pedali di una bici tirandosi dietro questo trabiccolo.

Lui è Carlos, spagnolo di Malaga, 50 anni, da 14 anni in giro per il mondo con la sua roulotte in miniatura dopo la morte della moglie.

Buenas dias, inizio, cercando nella memoria le poche parole di spagnolo che conosco. (ma scopro poi che conosce anche il francese e l’inglese)

Lui si ferma volentieri a parlare con me a spiegarmi tutti i paesi che ha attraversato. (67 o forse più e poi chi lo ferma alle frontiere? )

Inutile chiedergli dove è diretto o di cosa campa anche se un piccolo box a forma di cuore (come l’heart-shaped box dei Nirvana) fa bella mostra di sè su un lato della casetta

La casetta però non è un giocattolo: motorino elettrico alimentato da pannelli solari e a volte anche da una pala eolica per le luci di posizione e forse per la pedalata assistita. Una casetta che, a giudicare dalle foto che sono sul web, subisce costanti trasformazioni.

Certo, per quasi tutti noi è una scelta estrema, essere libero, non avere impegni o obblighi sociali, non avere relazioni, affetti, radici. Sopportare la solitudine per coltivare un progetto di vita che ha come obiettivo di conoscere davvero il mondo…

Buona fortuna Carlos! Detto da un sedentario a un giramondo e non so chi ne ha più bisogno.

LA PRINCIPESSA DELL’ ACQUA

Wow! E adesso che foto metto ? Quelle dove sfila in passerella o quella da bambina con il bidone dell’acqua sul capo? Quelle di un servizio fotografico o quelle dove lei fa scavare pozzi d’acqua per il suo villaggio?

Lei è Georgie. Sì ma non una Georgie qualsiasi bensì Gerogie Badiel. Miss Burkina Faso nel 2003 e Miss Africa del 2004.

Il Burkina Fasu, è l’ex colonia francese dell’Alto Volta, un paese molto povero dell’Africa occidentale, senza sbocco sul mare e compreso nella fascia del Sahel appena sotto il Sahara dove il deserto sta avanzando.

E’ un paese dove gli uomini fanno la guerra e le donne devono pensare all’acqua. Tutte, anche le più piccole.

E allora Georgie bambina si sveglia alle sei ogni mattina e cammina per ore per andare al pozzo tornare con una tanica d’acqua portata sulla testa e ogni volta chiede alla nonna : “Perchè l’acqua è così lontana?

L’acqua in questo come in altri paesi africani è un bene prezioso perchè molto scarso. Tanto per darvi un termine di paragone pensate che mediamente nei paesi occidentali ogni persona consuma 150 litri di acqua al giorno. L’organizzazione mondiale della sanità OMS ha fissato in 15/20 litri il fabbisogno minimo giornaliero in situazioni di emergenza e in 7 litri la quantità di sopravvivenza sostenibile solo per pochi giorni.

Bene in alcune zone del Burkina Fasu sono costretti a viver con solo 3 litri al giorno per persona. (impossibile usarla per lavare i vestiti o per l’igiene personale).

https://www.nrc.no/news/2022/may/burkina-faso-over-a-quarter-million-people-victims-of-new-water-war-in-peak-dry-season/

Ecco allora queste file di donne che camminano per ore sotto il sole con la loro tanica in testa e nel tragitto capita che vengano aggredite, stuprate, attaccate da animali selvatici.

Cosa poteva fare Georgie , diventata una modella famosa?

Ecco, pensare alla sua infanzia, a tutte quelle donne e alle loro fatiche quotidiane.

Così ha creato una Fondazione che ha scavato pozzi che oggi assicurano acqua potabile a 300.000 mila persone e finanziato progetti di formazione per ingegneri idraulici e corsi di igiene per migliaia di bambini.

Non riesco a immaginare la gioia di queste donne quando hanno visto sgorgare l’acqua dal nuovo pozzo così come non riesco a rendermi davvero conto di quanto l’acqua sia preziosa, abituato, come tutti, ad avere l’acqua semplicemente aprendo il rubinetto.

Ma i cambiamenti climatici stanno mettendo in seria discussione le nostre abitudini, gli sprechi e l’inquinamento delle acque e cominciano a farci capire che l’acqua non sarà più cosi facilmente disponibile soprattutto adesso che siamo nel pieno della peggiore siccità degli ultimi 70 anni.

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Forse anche noi, qui, abbiamo bisogno di una principessa dell’acqua che ci insegni ad usarla.

GIORNATA DELLA TERRA

Giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra…

Quando mia madre mi diceva: “non giocare con la terra che ti sporchi!”

Ah ma qui stiamo parlando di terra in un altro senso cioè terra come “Heart” ovvero “Google Heart” che ormai pervade tutte le nostre ricerche sul mondo , che quasi ha convinto anche i terrapiattisti.

E io i piedi provo a metterli ma la testa va sempre da un’altra parte e immagina un mondo altro e possibile.

Poi ognuno ha la sua terra, il lombrico, il contadino, l’emigrante; una terra fatta di acqua, si suolo e di aria che ci tiene nel suo grembo e al di fuori di quello non potremo vivere.

Una terra fatta di piante e di alberi, di animali e di funghi, di pietre (rotolanti e non) di vulcani, di foreste tropicali e deserti, di ghiacciai e di abissi marini, di case e di strade e semafori, di ragni che tessono ragnatele e ragnatele virtuali dove viaggiano i megabit

Una terra fatta di uomini che vivono, studiano, lavorano, giocano, ridono e piangono, inquinano, piantano alberi… uomini che sperano e uomini incapaci di vedere il proprio futuro

La terra che mi sporca le scarpe e le mani è la stessa che abbiamo sporcato, sfruttato, maltrattato, soffocato con i gas serra senza capire che tutto quello che facciamo a lei lo facciamo alla nostra vita.

BOMBE DI SEMI

Se ai tempi dei “figli dei fiori” qualcuno cantava “Mettete dei fiori nei vostri cannoni” (inno pacifista degli anni ’60) oggi verrebbe da dire: mettere delle bombe di semi nei vostri cannoni, anzi nelle vostre mani.

Dei fiori in divenire, dei semi di pace, contro quest’altra guerra in Ucraina che ci tocca tutti.

Ma cosa sono le bombe di semi e da dove arrivano.

Sono delle palline di pochi centimetri di diametro fatte da un impasto di compost e argilla con all’interno dei semi di fiori.

Queste palline furono inventate dal botanico e filosofo giapponese Masanobu Fukuoka maestro dell’agricoltura naturale o del non fare. L’idea rivoluzionaria si basa sull’assecondare la natura, ridurre al minimo l’intervento umano e salvaguardare la biodiversità.

Le palline lanciate su terreni incolti, su aiuole urbane o su qualunque terreno si voglia trasformare in modo naturale, non vengono interrate, ma sole e pioggia faranno germogliare i semi, preferibilmente di fiori spontanei.

Questa tecnica fu poi adottata nelle azioni di “guerrillia gardening” che hanno come obiettivo primario quello di riqualificare aree urbane abbandonate.

Quali sono i semi più adatti (e utilizzati)? ovviamente si può provare con tutti ma conviene scegliere, almeno per incominciare, fiori i cui semi germogliano facilmente come ad esempio calendula, papavero, girasole, malvone, fiordaliso, erba medica, tarassaco, rosmarino, trifoglio…

E dopo qualche settimana (se piove, non come ora che non piove da tre mesi) o qualche mese o perfino dopo un anno o più i semi germoglieranno riempiendo di colori un’area prima abbandonata, come un’arcobaleno sulle macerie di una guerra.

E allora per fare un’ultima citazione forse Bansky voleva mettere in mano all’uomo che lancia un mazzo di fiori una bomba di semi.

Sarebbe stato meno iconico ma il significato resta lo stesso.

ZONE UMIDE E GIORNATE MONDIALI

Palude Brabbia – foto Marco Revrenna

Ah, se ce l’avessero detto qualche anno fa non ci avremmo creduto.

Perchè festeggiare (e in tutto il mondo per di più) degli stagni, o acquitrini, o paludi ?

Non erano quelle zone che bisognava bonificare ad ogni costo per ricavare nuove terre da coltivare? non erano posti pieni zeppi di zanzare che portavano la malaria?

Si, certo. Poi i tempi cambiano e nel frattempo le zone umide sono diventate una cosa rara, da proteggere dall’estinzione, almeno da quando abbiamo capito che la biodiversità è un valore universale, un elemento indispensabile per la sopravvivenza dell’uomo sulla terra.

E così tutti gli anni, il 2 febbraio si celebra la giornata mondiale delle zone umide: https://www.legambientelombardia.it/2-febbraio-2022-giornata-mondiale-delle-zone-umide/

Allora senza andare a scomodare le (ex) paludi pontine o il grande delta del Po ma concentrandoci solo sulla Provincia di Varese si possono citare un sacco di esempi di zone umide, alcune antichissime, altre più recenti, alcune ancora sconosciute al grande pubblico (ma forse è meglio così)….

Tra queste possiamo citare la Palude Brabbia, l’oasi della Bruschera, la torbiera di Ganna, il Laghetasch di Brebbia, l’Oasi boza di Cassano Magnago, i laghetti di fitodepurazione a Lonate Pozzolo.

Ma andiamo con ordine.

La Brabbia è l’area umida più estesa con i suoi 460 ettari. E’ situata tra il lago di Varese e quello di Comabbio e attraversata dal canale Brabbia che collega i due specchi d’acqua. Antica torbiera, dal 1993 è area protetta gestita dalla Lipu e oggi zona umida di importanza internazionale secondo la convenzione di Ramsar del 1971.

https://it.wikipedia.org/wiki/Riserva_naturale_Palude_Brabbia

Palude Brabbia in inverno – foto Marco Revrenna

Un’altra ex torbiera si trova più a nord accanto al piccolo lago di Ganna, nell’omonima valle e vicino al paesino che porta lo stesso nome.

La riserva naturale (oggi sito di importanza comunitaria) ha una estensione di 69 ettari ed è gestita dal Parco Regionale Campo dei fiori.

Alimentato da sud dal torrente Margorabbia il lago è profondo solo fino a 4 metri per cui spesso in inverno gela completamente. Altra particolarità è la vicinanza della Badia di Ganna fondata dai Benedettini nel XII secolo e dedicata a S. Gemolo.

https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/DettaglioRedazionale/scopri-la-lombardia/ambiente/riserve-naturali/fascia-alpina-e-prealpina/lago-di-ganna

Lago di Ganna e torbiera di S. Gemolo

Inutile dire che tutte queste aree sono ricche di specie vegetali e animali (uccelli, mammiferi, pesci, insetti…) e per questi dettagli vi rimando ai rispettivi link però tra tutte queste zone umide ce n’è solo una dove possiamo ammirare il Cipresso calvo delle paludi (un cipresso americano con le “zampe da elefante”) ed è un sito conosciuto con il nome di Laghetasch, un piccolo lago creato da una depressione di origine glaciale sul Motto Pivone tra Brebbia e Ispra.

Esemplari di Cipresso Calvo al Laghetasc

La “boza” nella parte nord del territorio di Cassano Magnago è una ex cava di argilla che ha cessatola sua attività ormai più di 50 anni fa e così le voragini lasciati dall’attività estrattiva sono state riempite e l’area ha avuto tutto il tempo di rinaturalizzarsi diventando un’oasi di 4 ettari occupata dallo stagno e circondata da boschi e zone a prato.

Oasi Boza

L’oasi della Bruschera invece è un lembo paludoso della sponda sud-orientale del Lago Maggiore, a valle del Golfo di Angera con vista sulla famosa Rocca Borromea.

164 ettari occupati nella parte nord da uno degli ultimi lembi di foresta allagata che un tempo occupavano aree molte estese della Lombardia, fino a quando arrivarono i Romani a bonificare la paludosa Mediolanum.

La porzione sud è invece in parte artificiale essendo formata da vasche di fitodepurazione a valle di un impianto di depurazione acque.

Stessa cosa per quanto riguarda gli stagni di Lonate Pozzolo, gli ultimi arrivati in famiglia ma eredi di una lunga storia di impaludamenti e di acque reflue.

Foto aerea stagni fitodepurazione depuratore S. Antonino Ticino

Si tratta della bonifica di una vasta area a sul del Depuratore Consortile di S. Antonino nell’estremo sud della Provincia di Varese dove un tempo si disperdevano le acque del Torrente Arno (o Arnetta) e che oggi è stata trasformata con la creazione di quattro laghetti che raccolgono le acque in uscita dal depuratore per un ulteriore affinamento attraverso un processo di fito-depurazione ad opera di piante quali la cannuccia di palute (Phragmite australis) e la Mazzasorda (Typha latifoglia). Un ambiente creato solo 20 anni fa ma capace di richiamare specie di uccelli mai prima osservati in Provincia di Varese come i Cavalieri d’Italia.

Se non siete troppo allergici alle zanzare che popolano questi posti potete andarci in primavera o estate ad osservare stupende fioriture oppure scegliete l’inverno per godervi il sole al tramonto che illumina le “sterpaglie”.

INVERSIONE

Inversione, voce del verbo inversare, fare, al contrario, contrariare, rendere di cattivo umore.

Come il nostro umore quando qui nella pianura siamo sepolti sotto strati di nebbia e smog. E quel qualcosa che si è inversato è prima di tutto la temperatura degli strati dell’atmosfera, più fredda in basso e più calda salendo di quota.

In meteorologia con il termine inversionetermica si indica un particolare fenomeno o condizione del profilo termico verticale dell’ atmosfera terrestre caratterizzata da un gradiente termico verticale invertito (ossia positivo) rispetto alla norma (negativo): in essa quindi la temperatura dello strato atmosferico coinvolto aumenta con la quota, anziché diminuire.

Inversione termica – Wikipedia

Allora è possibile salire su una collina e osservare la pianura sommersa dalla nebbia, scorgere città e paesi avvolti in veli biancastri, vedere spuntare le cime degli Appennini da una bianca fascia all’orizzonte… e anche andare in giro in maniche corte in pieno inverno.

Perchè?

Quelli bravi dicono che dipende dall’irraggiamento del calore dalla superficie del terreno che diminuisce molto durante l’inverno e quindi le masse d’aria non salgono verso l’alto ma restano bloccate negli strati bassi; se a ciò si unisce la mancanza di vento e quindi alla dininuzione del rimescolamento dell’aria, ecco create le sitazioni ideali per questo fenomeno.

Ma noi qui, adesso, a parte essere sudati, possiamo stare ad ammirare paesaggi che ci ripagano dall’essere scappati dalla grigia pianura.

Lago Maggiore e Alpi
Montorfano e pianura verso Como
S. Maria del Monte