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MONVISO TREND TOPIC

Non poteva essere che così.

Quanti like ha collezionato?  e quanti followers?

Nella memoria di quanti computer, tablet, telefonini è finita la sua silhouette al tramonto?

Lui è così social che non ha bisogno neanche di un web editor, di un ufficio stampa e neanche di un account perchè tutti ormai lo sanno.

Il posto e l’ora.

Piazzetta di Tornavento, tramonti limpidi d’inverno.

E lo spettacolo è così grandioso che ci vai anche se non hai visto le foto sul profilo Instagram di qualche “influencer”   che ci vai anche se hai l’influenza.

Ed è così che a quell’ora si respira un’atmosfera magica, un lungo attimo dove tutto sembra sospeso e le persone più serene.

C’è chi viene perchè lo sa, c’è stato altre volte ed è rimasto stregato, altri che ci capitano quasi per caso e che mi chiedono:

“Cos’è quella piccola piramide  che spicca tra le altre cime laggiù in fondo all’orizzonte?”

E’ il Monviso… si è lui, è il Monviso.

 

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IL FIUME D’INVERNO

Il fiume scorre,  anche d’inverno.

Il fiume che scorre, quasi in secca lascia affiorare sul suo letto ampie distese di pietre bianche, accecanti.

E’ poco moderno?

Una passeggiata tra le vetrine del centro lo sono?

Il fiume d’inverno è come un film in bianco e nero ma non alla TV.

Qui siamo dal vero e in queste pietre si può leggere la storia del fiume, degli uomini che lo abitano. Ecco allora affiorare dal passato le immagini dei cercatori d’oro, dei pescatori di sassi, delle lavandaie.

Sassi bianchi di quarzite, selci, graniti, sassi marci ormai corrosi e sfarinati dal ferro e dal gelo, sassi rotolati fin qui a questa che è solo una tappa del loro cammino.

Qualcuno in lontananza cerca un guado, saltella di pietra in pietra fino a quando non mette un piede a bagno e allora torna indietro.

Ci abbiamo provato anche noi tante volte senza mai trovare la strada, bloccati da un braccio del fiume dalle acque profonde.

Allora non ci resta che camminare sulla riva, sui morbidi tappeti rugginosi  di muschio fiorito. Sulle rosette rosse di enothera  cotte dal freddo.

Facciamo ancora rimbalzare i sassi piatti sull’acqua?

Sì, dai, godiamoci ancora il tepore di questo vento caldo (ci sono state tante, forse troppe giornate così questo inverno) ma soprattutto non possiamo perderci lo spettacolo del tramonto.

E sarebbe troppo facile chiuderla così perchè….

questo vento agita anche me.

LA RAGAZZA CON L’ IGUANA

 

E fu così che dopo la “ragazza con l’orecchino di perla” e “la dama dell’ermellino venne “la ragazza con l’iguana”.

Si, ma anche con la giraffa, con il gatto selvatico o il germano reale.

 

Un po’ Alice nel paese delle meraviglie un po’  Pippi Calzelunghe questa Claudia Giraudo, pittrice di chiare origini piemontesi che ho scoperto per caso grazie a una mostra a Varese dal titolo L’ETA’ DELL’INNOCENZA.

Non sono un critico d’arte, prendo per buoni i riferimenti e gli accostamenti non solo pittorici ma anche letterari:  li potete trovare qui sotto:

Il titolo  della mostra rimanda al celebre quadro di Joshua Reynolds, esposto alla Tate di Londra, capostipite della cosiddetta “Fancy picture”, un genere frequentato a partire dal Settecento da numerosi grandi artisti, a cui rimanda, pur nella contemporaneità dello stile, il lavoro della pittrice torinese. Tra Alice nel Paese delle meraviglie e i Saltimbanchi di Rilke e Picasso, si muove Claudia Giraudo in una ricerca pittorica molto raffinata che è solo all’apparenza semplice e immediata nei suoi riferimenti estetici, dal surrealismo novecentesco a quello pop, ma che scopre a uno sguardo più attento una serie di rimandi e suggestioni tali da ingenerare nello spettatore l’inquietudine dell’infanzia sul limite dell’adolescenza. “La vita è altrove” ci suggerisce Milan Kundera dovendo parlare dell’età lirica, quella in cui ancora crediamo di essere il centro del mondo, un’età che dura il tempo di uno sguardo e poi fugge, ma che Claudia Giraudo riesce a fermare per sempre, appunto, in tutta la sua assoluta innocenza.  (Angelo Crespi)

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Cosa aggiungere.

Ognuno guarda la natura (e la vita) con i propri occhi (o con  il cuore, come diceva la volpe al Piccolo principe) …

ma questo sguardo di Claudia mi trova molto d’accordo.

Claudia Giraudo – Autoritratto alla Pinocchio

 

LE LUNE DI GIOVE E I JETHRO TULL

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Grande nebulosa di Andromeda

Lo sai che in Andromeda c’è un oggetto che si chiama M31 ? E’ la Grande Nebulosa di Andromeda  

Se guardi bene, e non c’è la luna, puoi vederla anche a occhio nudo sulla Via Lattea,  è la nebulosa più vicina a noi, ma sembra un piccolo batuffolo di cotone.

Ti sei mai chiesto quante sono le stelle?  Solo Dio lo sa e le conosce tutte per nome.

> Ma tu invece quante stelle conosci? 

Ah, conosco Sirio e il Cane maggiore e poi Arturo e Vega e il Grande carro.

Se tu sei fortunato e guardi bene vedrai la stella doppia sulla stanga del carro: Mizar e Alcor, ma solo se sei fortunato e sai dove guardare.. e anche se hai una buona vista.

Io a casa ho un telescopio di Galileo, un tubo di un metro di lunghezza.  Ci guardo sempre le stelle, no, non come stasera che è nuvoloso.

Ci guardo anche i pianeti.  Hai mai visto la danza delle lune di Giove.  Si’ le quattro lune di Giove scoperte da Galileo, aspetta, come si chiamano: Europa, Io, Callisto e Ganimede.  Anche tu ricordi così?

La prima volta che guardi magari ne vedi una a destra e tre a sinistra, se guardi dopo due ore ne vedi due da una parte e due dall’altra, dopo due ore ancora le vedi navigare su un’orbita più distante…

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> Si, ma così devi stare sveglio tutta la notte.

Già, ma dipende con chi sei. Io una volta ho guardato le lune di Giove in compagnia della gelataia.  Indovina cosa facevamo tra un’osservazione e l’altra…

> Va beh, senti, andiamo dentro che incomincio ad aver freddo.  … E così tu di notte non dormi mai.

Poco.  Mi sono abituato fin da giovane.  Facevo il DJ  in una radio locale,  mettevo sempre i pezzi di Neil Young.  Conosci Harvest?  Gran bell’album, forse il suo migliore… “Old man look at my life…”

e poi mettevo sempre i Jethro Tull. Ricordo un concerto a Milano con Ian Anderson che ha suonato tutto il tempo il flauto su una gamba sola…

Jethro tul in concerto

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Non gli ho chiesto che vino avesse bevuto, nè quale altra sostanza gli avesse regalato questa magnifica ebbrezza.

Certo non gli ha offuscato la memoria se è riuscito a recitarmi i versi della poesia  5 maggio di Alessandro Manzoni:

Ei fu siccome immobile dato il mortal sospiro….

COSA HO SCOPERTO DELLE ZUCCHE

Zucca, cocuzza, cocutia, ovvero testa per i latini e adesso anche per noi.

Se hai un po’ di sale (nella zucca)  è meglio, altrimenti ti può capitare di prendere decisioni avventate.

Ma, si sa, “tante teste, tante zucche”, cioè ognuno ha il proprio modo di ragionare.

A proposito… non sarà una decisione avventata quella di scrivere un articolo sulle zucche?  In fondo tanti ne hanno già scritto.

Ma parlare di zucche è troppo divertente,  è una esplorazione infinita (o quasi) della biodiversità.

Ne esistono infatti di diversi colori, forme, dimensioni, consistenze, ci solo quelle rugose e quelle lisce, quelle rotonde, allungate, a trombetta, a fiaschetto, verdi, arancio, a strisce… insomma potremmo parlarne per ore.

Allora partiamo facendo un po’ di ordine.

La zucca appartiene alla grande famiglia delle  cucurbitacee che comprende anche cetrioli, meloni, angurie e molte altre specie non coltivate

Nel genere zucca vero e proprio possiamo comprendere almeno 5 grandi gruppi

La cucurbita maxima: zucche rotonde ma schiacciate ai poli, dalla scorza rugosa o bitorzoluta e coriacea  di varie colorazioni  (Es.  zucca mantovana, Marina di Chioggia,Beretta Piacentina.

La cucurbita moschata:  dalla buccia liscia e di colore marroncino chiaro, arancio o anche verde, caratterizzata da una maggior quantità di polpa rispetto alla Maxima (Es. Zucca lunga di Napoli, Trombetta di Albenga, Zucca violina…)

La cucurbita Pepo è invece il classico zucchino che non se lo è preso nessuna città italiana forse perchè, anche se originario anche lui dell’america centrale,  è arrivato da noi solo nel 1700.

La cucurbita melanosperma, ovvero zucca spaghetti (per la consistenza della sua polpa, originaria del Messico, è stata adottata nei paesi orientali  e nella cucina vegana.

Infine ecco la Lagenaria siceraria zucche a forma di fiaschetta principalmente ornamentali, anticamente sfruttate come contenitori da acqua o da vino.

E la zucca di Halloween?

La più usata a tale scopo è la Connecticut Field nota anche come “Big tom” molto adatta allo scopo perchè ha poca polpa, quindi c’è poco da scavare e ha una buccia morbida, facile da scolpire.

Connecticut field – zucca di Halloween

Non sappiamo invece di che specie era la zucca della carrozza di Cenerentola, anzi no, mi dicono potrebbe essere la Zucca moscata di Provenza.

zucca moscata della Provenza

Della zucca conosciamo anche i fiori (che sono ottimi in cucina in pastella o ripieni) e ne esistono di maschili e femminili (quelli da cui poi si svilupperà il frutto)  sulla stessa pianta. In questo caso si dice che la pianta è monoica.

Per questo è necessario che siano gli insetti a impollinare la pianta, a prendersi l’importante incarico di far produrre le zucche, ma agli insetti interessa il polline, non da quale specie lo prendono e così capita spesso che si abbiano degli “ibridi naturali” cioè zucche che hanno il papà e la mamma su due piante diverse,  il colore di uno e la forma dell’altra.

E siccome gli insetti volano per lunghe distanze, anche se noi abbiamo seminato zucche di una sola specie non possiamo essere sicuri che il frutto avrà le stesse caratteristiche di quello da cui abbiamo estratto i semi.

Sicuramente un problema per i buongustai ma dal punto di vista della generazione della biodiversità, dell’evoluzione e della trasformazione continua del patrimonio genetico è un concetto molto interessante che senza dubbio avrebbe fatto felice Darwin.

Per saperne di più:

http://www.umema.it/Orto/Cucurbitaceae.htm

https://www.ideegreen.it/varieta-di-zucche-commestibili-85708.html

LUCY IN THE SKY (WITH DIAMONDS)

Cosa c’è nel cielo?

C’è il sole, ci sono la luna e le stelle e ci sono le nuvole con tutte le loro forme cangianti e i colori dell’arcobaleno.

Ci sono gli uccelli e le farfalle, le api e tutti gli insetti che volano (si anche qualche pesce, va beh), ci sono i boomerang e gli aquiloni e da qualche tempo anche le mongolfiere, gli elicotteri e gli aeroplani.

Nel cielo ogni tanto ci sono anche gli U.F.O.

Ma non è di questo che voglio parlarvi bensì di oggetti altri rispetto a quelli citati prima.

Oggetti strani a dire il vero ma perfettamente identificabili (I.F.O.) che popolano il cielo di pittori, musicisti, cineasti, cartoni animati, acrobati e leggende popolari.

Iniziando da lontano e passando dal sacro al profano si va dalla stella cometa dei Re magi alla slitta di Babbo natale, alla scopa della befana per continuare con il tappeto volante di Aladino.

E già qui come crossover non siamo messi niente male.

Dal tappeto al letto volante il passo è breve con Angela Lansbury che in “Pomi d’ottone e manici di scopa” ancora non si vestiva di giallo.  Ma la letteratura e il cinema ci regalano altre chicche come Mary Poppins che arriva volando con il suo ombrello aperto come un paracadute.

Pomi d’ottone e manici di scopa
MARY POPPINS, Julie Andrews, 1964

Con Magritte invece sono gli uomini che piovono dal cielo e a volte anche le mele (ma questo è più normale)  e a volte uomini e  mele verdi assieme.

E se ancora nei cieli di Parigi a qualcuno pare di vedere Chagalle e la moglie che volano nel blu dipinto di blu cosa si potrà vedere nel cielo sopra Berlino di Wim Wenders?

Passiamo adesso ai cartoni animati, un tema che in apparenza si presta meglio per la sua carica di fantasia e gli esempi sarebbero molti. Cito solamente Laputa l’isola volante degli scienziati pazzi incontrata da Gulliver nei suoi viaggi e ripresa dal giapponese Hayao Miyazaki nel suo film d’animazione  “Castle in the sky” (Il castello nel cielo).

Sulle isole volanti troviamo anche i mulini a vento (chiedere ai Gorillaz, gruppo musicale inglese con la loro “Fill good inc“) .

Chiudiamo la trilogia dei film d’animazione con Avatar dove i  Monti Hallelujah fluttuano nel cielo e sono popolati dai draghi Banshee.

Ma la realtà spesso supera la fantasia; così nei cieli  troviamo uomini che corrono (sky runners) chi è più pigro e prende la motocicletta o la macchina e chi disegna splendide forme lanciandosi in gruppo in caduta libera dopo essere stato portato ad alta quota da un aereo.

Chi ci prova credendosi Pegaso ma restando lo stesso un asino che vola.

Insomma,  con tutto questo affollamento nel cielo come avrà fatto  Lucy a trovare un posto per i suoi diamanti?

E’ un po’ tardi per chiederlo a John Lennon ma il cielo è così grande…

IL RESPIRO DELL’UNIVERSO

No, non spaventatevi, non voglio fare concorrenza ai filosofi  e agli scienziati. E neanche ai massmediologi (brutto neologismo ma è tanto per capirci).

Certo i mass-media amplificano eventi di per sè naturali come possono essere le eclissi di sole  e di luna, fenomeni un tempo “magici”  se non portatori di sventura.

La sventura è passata, pochi ci credono ancora ma che ne è della magia?

Ricordo una notte anni fa. Eravamo centinaia seduti o straiati sull’erba nella notte di S. Lorenzo nel buio della punta di mezzo al Campo dei Fiori di Varese.

E ad ogni stella che cadeva c’era un brusio, un rincorrersi di esclamazioni di stupore, a volte anche un boato (quasi un tifo da stadio) con enorme disappunto di chi in quel momento stava fissando un altro spicchio di cielo.

E vai a spiegarlo che sono “solo” sassi che si incendiano a contatto con l’atmosfera,  piccoli pezzi perduti della coda di una cometa.  Quelle scie di fuoco che attraversano il buio della notte e che durano meno di un secondo hanno ancora per noi un significato magico  (per i desideri non so, non ho mai verificato).

Allora quando pochi giorni fa la luna si è fatta rossa (non per timidezza o per la tinta dal parrucchiere) moltissima gente è andata al Campo dei Fiori a godersi lo spettacolo.

Si lo sappiamo, ancora una volta, è un fenomeno naturale; la terra  passa tra il sole e la luna e con il suo cono d’ombra la nasconde ai raggi del sole.

Ma a essere lì di notte, con la luna rossa che ti osserva e le luci della pianura come tanti lumini, nonostante tutte quelle persone vocianti, sembrava di sentire il respiro dell’universo.

Varese news luglio-2018-688028

La stessa sensazione di pace, di appartenenza a qualcosa di più grande che trasmette questa festa di bimbi all’imbrunire in riva al lago.

Dove si intuisce che c’è qualcosa che alcuni chiamano anima (piccola, ma forse neanche tanto).