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GIORNATA DELLA TERRA

Giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra…

Quando mia madre mi diceva: “non giocare con la terra che ti sporchi!”

Ah ma qui stiamo parlando di terra in un altro senso cioè terra come “Heart” ovvero “Google Heart” che ormai pervade tutte le nostre ricerche sul mondo , che quasi ha convinto anche i terrapiattisti.

E io i piedi provo a metterli ma la testa va sempre da un’altra parte e immagina un mondo altro e possibile.

Poi ognuno ha la sua terra, il lombrico, il contadino, l’emigrante; una terra fatta di acqua, si suolo e di aria che ci tiene nel suo grembo e al di fuori di quello non potremo vivere.

Una terra fatta di piante e di alberi, di animali e di funghi, di pietre (rotolanti e non) di vulcani, di foreste tropicali e deserti, di ghiacciai e di abissi marini, di case e di strade e semafori, di ragni che tessono ragnatele e ragnatele virtuali dove viaggiano i megabit

Una terra fatta di uomini che vivono, studiano, lavorano, giocano, ridono e piangono, inquinano, piantano alberi… uomini che sperano e uomini incapaci di vedere il proprio futuro

La terra che mi sporca le scarpe e le mani è la stessa che abbiamo sporcato, sfruttato, maltrattato, soffocato con i gas serra senza capire che tutto quello che facciamo a lei lo facciamo alla nostra vita.

BOMBE DI SEMI

Se ai tempi dei “figli dei fiori” qualcuno cantava “Mettete dei fiori nei vostri cannoni” (inno pacifista degli anni ’60) oggi verrebbe da dire: mettere delle bombe di semi nei vostri cannoni, anzi nelle vostre mani.

Dei fiori in divenire, dei semi di pace, contro quest’altra guerra in Ucraina che ci tocca tutti.

Ma cosa sono le bombe di semi e da dove arrivano.

Sono delle palline di pochi centimetri di diametro fatte da un impasto di compost e argilla con all’interno dei semi di fiori.

Queste palline furono inventate dal botanico e filosofo giapponese Masanobu Fukuoka maestro dell’agricoltura naturale o del non fare. L’idea rivoluzionaria si basa sull’assecondare la natura, ridurre al minimo l’intervento umano e salvaguardare la biodiversità.

Le palline lanciate su terreni incolti, su aiuole urbane o su qualunque terreno si voglia trasformare in modo naturale, non vengono interrate, ma sole e pioggia faranno germogliare i semi, preferibilmente di fiori spontanei.

Questa tecnica fu poi adottata nelle azioni di “guerrillia gardening” che hanno come obiettivo primario quello di riqualificare aree urbane abbandonate.

Quali sono i semi più adatti (e utilizzati)? ovviamente si può provare con tutti ma conviene scegliere, almeno per incominciare, fiori i cui semi germogliano facilmente come ad esempio calendula, papavero, girasole, malvone, fiordaliso, erba medica, tarassaco, rosmarino, trifoglio…

E dopo qualche settimana (se piove, non come ora che non piove da tre mesi) o qualche mese o perfino dopo un anno o più i semi germoglieranno riempiendo di colori un’area prima abbandonata, come un’arcobaleno sulle macerie di una guerra.

E allora per fare un’ultima citazione forse Bansky voleva mettere in mano all’uomo che lancia un mazzo di fiori una bomba di semi.

Sarebbe stato meno iconico ma il significato resta lo stesso.

ZONE UMIDE E GIORNATE MONDIALI

Palude Brabbia – foto Marco Revrenna

Ah, se ce l’avessero detto qualche anno fa non ci avremmo creduto.

Perchè festeggiare (e in tutto il mondo per di più) degli stagni, o acquitrini, o paludi ?

Non erano quelle zone che bisognava bonificare ad ogni costo per ricavare nuove terre da coltivare? non erano posti pieni zeppi di zanzare che portavano la malaria?

Si, certo. Poi i tempi cambiano e nel frattempo le zone umide sono diventate una cosa rara, da proteggere dall’estinzione, almeno da quando abbiamo capito che la biodiversità è un valore universale, un elemento indispensabile per la sopravvivenza dell’uomo sulla terra.

E così tutti gli anni, il 2 febbraio si celebra la giornata mondiale delle zone umide: https://www.legambientelombardia.it/2-febbraio-2022-giornata-mondiale-delle-zone-umide/

Allora senza andare a scomodare le (ex) paludi pontine o il grande delta del Po ma concentrandoci solo sulla Provincia di Varese si possono citare un sacco di esempi di zone umide, alcune antichissime, altre più recenti, alcune ancora sconosciute al grande pubblico (ma forse è meglio così)….

Tra queste possiamo citare la Palude Brabbia, l’oasi della Bruschera, la torbiera di Ganna, il Laghetasch di Brebbia, l’Oasi boza di Cassano Magnago, i laghetti di fitodepurazione a Lonate Pozzolo.

Ma andiamo con ordine.

La Brabbia è l’area umida più estesa con i suoi 460 ettari. E’ situata tra il lago di Varese e quello di Comabbio e attraversata dal canale Brabbia che collega i due specchi d’acqua. Antica torbiera, dal 1993 è area protetta gestita dalla Lipu e oggi zona umida di importanza internazionale secondo la convenzione di Ramsar del 1971.

https://it.wikipedia.org/wiki/Riserva_naturale_Palude_Brabbia

Palude Brabbia in inverno – foto Marco Revrenna

Un’altra ex torbiera si trova più a nord accanto al piccolo lago di Ganna, nell’omonima valle e vicino al paesino che porta lo stesso nome.

La riserva naturale (oggi sito di importanza comunitaria) ha una estensione di 69 ettari ed è gestita dal Parco Regionale Campo dei fiori.

Alimentato da sud dal torrente Margorabbia il lago è profondo solo fino a 4 metri per cui spesso in inverno gela completamente. Altra particolarità è la vicinanza della Badia di Ganna fondata dai Benedettini nel XII secolo e dedicata a S. Gemolo.

https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/DettaglioRedazionale/scopri-la-lombardia/ambiente/riserve-naturali/fascia-alpina-e-prealpina/lago-di-ganna

Lago di Ganna e torbiera di S. Gemolo

Inutile dire che tutte queste aree sono ricche di specie vegetali e animali (uccelli, mammiferi, pesci, insetti…) e per questi dettagli vi rimando ai rispettivi link però tra tutte queste zone umide ce n’è solo una dove possiamo ammirare il Cipresso calvo delle paludi (un cipresso americano con le “zampe da elefante”) ed è un sito conosciuto con il nome di Laghetasch, un piccolo lago creato da una depressione di origine glaciale sul Motto Pivone tra Brebbia e Ispra.

Esemplari di Cipresso Calvo al Laghetasc

La “boza” nella parte nord del territorio di Cassano Magnago è una ex cava di argilla che ha cessatola sua attività ormai più di 50 anni fa e così le voragini lasciati dall’attività estrattiva sono state riempite e l’area ha avuto tutto il tempo di rinaturalizzarsi diventando un’oasi di 4 ettari occupata dallo stagno e circondata da boschi e zone a prato.

Oasi Boza

L’oasi della Bruschera invece è un lembo paludoso della sponda sud-orientale del Lago Maggiore, a valle del Golfo di Angera con vista sulla famosa Rocca Borromea.

164 ettari occupati nella parte nord da uno degli ultimi lembi di foresta allagata che un tempo occupavano aree molte estese della Lombardia, fino a quando arrivarono i Romani a bonificare la paludosa Mediolanum.

La porzione sud è invece in parte artificiale essendo formata da vasche di fitodepurazione a valle di un impianto di depurazione acque.

Stessa cosa per quanto riguarda gli stagni di Lonate Pozzolo, gli ultimi arrivati in famiglia ma eredi di una lunga storia di impaludamenti e di acque reflue.

Foto aerea stagni fitodepurazione depuratore S. Antonino Ticino

Si tratta della bonifica di una vasta area a sul del Depuratore Consortile di S. Antonino nell’estremo sud della Provincia di Varese dove un tempo si disperdevano le acque del Torrente Arno (o Arnetta) e che oggi è stata trasformata con la creazione di quattro laghetti che raccolgono le acque in uscita dal depuratore per un ulteriore affinamento attraverso un processo di fito-depurazione ad opera di piante quali la cannuccia di palute (Phragmite australis) e la Mazzasorda (Typha latifoglia). Un ambiente creato solo 20 anni fa ma capace di richiamare specie di uccelli mai prima osservati in Provincia di Varese come i Cavalieri d’Italia.

Se non siete troppo allergici alle zanzare che popolano questi posti potete andarci in primavera o estate ad osservare stupende fioriture oppure scegliete l’inverno per godervi il sole al tramonto che illumina le “sterpaglie”.

INVERSIONE

Inversione, voce del verbo inversare, fare, al contrario, contrariare, rendere di cattivo umore.

Come il nostro umore quando qui nella pianura siamo sepolti sotto strati di nebbia e smog. E quel qualcosa che si è inversato è prima di tutto la temperatura degli strati dell’atmosfera, più fredda in basso e più calda salendo di quota.

In meteorologia con il termine inversionetermica si indica un particolare fenomeno o condizione del profilo termico verticale dell’ atmosfera terrestre caratterizzata da un gradiente termico verticale invertito (ossia positivo) rispetto alla norma (negativo): in essa quindi la temperatura dello strato atmosferico coinvolto aumenta con la quota, anziché diminuire.

Inversione termica – Wikipedia

Allora è possibile salire su una collina e osservare la pianura sommersa dalla nebbia, scorgere città e paesi avvolti in veli biancastri, vedere spuntare le cime degli Appennini da una bianca fascia all’orizzonte… e anche andare in giro in maniche corte in pieno inverno.

Perchè?

Quelli bravi dicono che dipende dall’irraggiamento del calore dalla superficie del terreno che diminuisce molto durante l’inverno e quindi le masse d’aria non salgono verso l’alto ma restano bloccate negli strati bassi; se a ciò si unisce la mancanza di vento e quindi alla dininuzione del rimescolamento dell’aria, ecco create le sitazioni ideali per questo fenomeno.

Ma noi qui, adesso, a parte essere sudati, possiamo stare ad ammirare paesaggi che ci ripagano dall’essere scappati dalla grigia pianura.

Lago Maggiore e Alpi
Montorfano e pianura verso Como
S. Maria del Monte

ALICE NELLA MERAVIGLIOSA BRUGHIERA DI GAGGIO

  • in occasione del Bioblitz nella Brughiera di Gaggio a Lonate Pozzolo

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Prima c’era il mare, lo sappiamo.

Quanti milioni di anni fa adesso non ricordo.

In tempi più recenti, ma si parla sempre di migliaia di anni, un ghiacciaio copriva tutto con il suo manto gelido, poi circa 10.000 anni fa se ne andò più a nord e ci lasciò un mucchio, anzi tanti mucchi di sassi: le morene.

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I Celti amavano vivere lungo il fiume e di questo territorio  troppo ciottoloso non seppero che farsene, così i Romani che preferirono bonificare la paludosa  Mediolanum.

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Ma dalle Alpi un bel giorno arrivò un tipo ruvido ma poco esigente in fatto di acqua e di nutrienti: il brugo, che disse:  “Credo che qui starò bene”.

E così fu ed è ancora se è vero che anche oggi chiamiamo questo territorio brughiera.

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Poi arrivarono anche la ginestra, e la molinia, una graminacea pioniera, e fu un po’ come la conquista del West. Ma non è finita perchè arrivarono anche le querce e altri alberi e grandi porzioni di questo territorio tra le colline e la bassa pianura diventarono Gaggio, ovvero il bosco degli Arimanni.

Quercus robur

Gli Arimanni erano guerrieri Longobardi e anche loro si arresero quando in Italia arrivò Carlomagno con il suo Sacro Romano Impero e diede inizio al Medio Evo.

Gli astronomi di Brera uscirono una notte dal buio delle notti dei secoli precedenti e videro una distesa di bassi cespugli con qualche raro albero, ideale per puntare i loro cannocchiali da un campanile all’altro (Da Nosate a quello di Mezzana)  per poi iniziare la misurazione della base geodetica, per iniziare a disegnare la mappa del mondo.

Astronomi di Brera copia

in seguito arrivò anche il Pino Silvestre, di ritorno dalla Scozia, e disse: “Ecco qui un bel terreno sassoso dove affondare le mie radici”;

per sua sfortuna c’erano anche i contadini che in quella distesa incolta videro una terra ancora vergine da coltivare (a suon di quintali di calce).

Pino silvestre

 

Ma ancora non è finita perchè l’ampia spianata non passò inosservata ai pionieri del volo che ne fecero la base del loro campo di volo alla Cascina Malpensa.

E allora perchè non continuare con questo mezzo di trasporto del futuro? con questi aerei prima a elica, poi a reazione, con sempre più passeggeri e nuove piste di atterraggio?

Uccelli di metallo a fare la concorrenza ad un altro uccello ben più antico e singolare, il succiacapre: cacciatore crepuscolare di falene, sgraziato e mimetico migratore dal volo irregolare, protagonista di molte leggende come quella che lo vede bere il latte direttamente dalle mammelle dei bovini e degli ovini.

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Lui ha dovuto sopportare anche i lanci delle bombe dell’artiglieria dell’esercito italiano che per un certo periodo ha visto in quella formazione di sterpaglie un teatro perfetto per fare le prove della guerra.

Ecco sono passati tutti di qui e di ognuno c’è una testimonianza, perfino del vate, del sommo poeta Gabriele D’Annunzio.

Alla fine però ecco arrivare una bambina che chiameremo Alice (ma potrebbe essere qualsiasi altro nome).

Cosa vedono i suoi occhi che gli altri non hanno visto?

Vedono farfalle rare e sconosciute, vedono cavallette azzurre, e rosse, vedono genziane di pianura, gigli di S. Bernardo, lucertole, ramarri, soffici tappeti di muschio stellato e poi ancora il timido pioppo tremulo che basta una bava di vento a farlo fremere, vedono funghi rossi e viola, e coniglietti che scappano nel fitto dei cespugli, il cappellaio matto quello no, ma tutta questa meraviglia lei riesce a vederla anche senza andare dall’altra parte dello specchio.

 

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Per chi vuole approfondire:

Copertina Via Gaggio copia

48.8

48.8° C è’ la temperatura più alta mai registrata in Europa e precisamente in Sicilia, provincia di Siracusa l’11 agosto 2021. E’ il riscaldamento globale che però ha riscontri ben precisi anche a livello locale.

Eppure qui, nell’alta pianura padana questo è stato un mese di luglio molto piovoso. (qui i dati).

Il bosco di Gaggio continua ad essere un polmone, verde, un rifugio dalle alte temperature e allo stesso tempo un ambiente unico anche dopo la pioggia, chi ci passa forse non lo sa ma presto potrebbe scomparire.

Che il clima sta cambiando ce ne stiamo accorgendo anche noi tutti i giorni e se molti ancora non “vedono” lo scioglimento dei ghiacciai, (negli ultimi 150 anni sulle Alpi si sono ridotti del 60%), sicuramente si cono accorti dei fenomeni atmosferici sempre più estremi: ondate di calore, piogge torrenziali, trombe d’aria ecc.

Qui, ai margini della palude, dove le sterpaglie sono sovrane non diresti mai che un temporale possa sorprenderti, e invece è successo però che spettacolo queste nubi…

Un altro segno sono le piante e gli animali che si spostano sempre più a nord: ibis sacro e airone guardabuoi sono due esempi di uccelli che migrando dalle loro zone di origine in Africa sono ormai ampiamente presenti sopra il 45° parallelo.

Perchè stupirci allora se anche gli uomini fanno lo stesso?

Me ne vado per questa stradina di campagna dove il grano appena tagliato lascia spazio a distese giallo paglia. Basta un piccolo cerino per trasformare tutto questo in un nero lenzuolo,

E’ chiaro ormai che gli incendi non sono dovuti al caldo eccezionale ma alla mano di qualche piromane. L’ Italia nel 2021 fino a questo momento ha il record in Europa con 103.000 ettari bruciati.

E allora che diciamo delle frane, degli smottamenti, del dissesto idrogeologico?

Sembra scontato ma anche questi campi fioriti sono opera dell’uomo, della sua attività agricola che non ha solo importanza economica ma anche di cura del territorio, di salvaguardia di un ambiente che fa parte di noi anzi di cui noi facciamo parte.

IL TASSO AVEVA UNA TANA

Una casa tutta sua, sotto terra. L’aveva costruita pazientemente, stanza per stanza, non come quella furbastra della volpe che approfitta delle tane altrui.

L’inverno era appena finito e ormai si poteva uscire, soprattutto la notte, a fare quattro passi, a sgranchirsi le gambe o anche a fare un bisognino.

Si perchè il tasso (Meles meles), per gli Inglesi “Badger“, per i Francesi “Blaireau“, per gli Spagnoli “Tejon“, la latrina la tiene fuori casa, non lontano dalla sua tana come un tempo anche gli umani.

Quella tana si trovava ai margini di un boschetto, in mezzo alla campagna c’era un laghetto, anzi la testa di un fontanile e un po’ di alberi attorno: Ontani, biancospini, sambuchi, pioppi e qualche salice piangente che iniziava proprio allora a risvegliarsi anche lui.

Il tasso nelle nostre regioni non va in letargo vero e proprio come succede nel Nord Europa ma se ne sta tranquillo a sonnecchiare nella sua stanza da letto, infatti nella sua tana ci sono stanze specializzate, magazzini per le provviste, le stanze degli ospiti ecc.

Quel giorno non l’abbiamo visto, ci sarebbe piaciuto osservarlo mentre faceva una nuotatina o si arrampicava su un albero. Strano vero per un animale che può raggiungere il metro di lunghezza e i 15 kg, di peso. Oltretutto corre velocissimo, insomma non sfigurerebbe alle Olimpiadi nel triathlon.

Certo se l’avessimo visto non avremmo potuto confonderlo con gli altri mustelidi per quel suo muso a strisce bianche e nere e per le dimensioni.

I suoi parenti non sono molti ma sono tutti molto particolari:

la puzzola è anch’essa bianca e nera e oltre al suo odore è famosa anche come personaggio dei cartoni animati con il nome di Pepé Le Pew è un personaggio ideato da Chuck Jones, Tedd Pierce e Michael Maltese nel 1945.

La donnola e la faina sono note per essere assalitrici dei pollai.

IL furetto è diventato un animale da compagnia

L’ ermellino è entrato in magistratura.

IL visone è sempre stato considerato solo per la sua pelliccia e la Lontra, la più acquatica di tutti i mustelidi è invece diventata un indicatore ecologico di acque pulite, infatti non sopporta l’inquinamento, specie quello di origine umana.

Ma se alla Lontra piacciono i pesci e alle faine i polli, il nostro tasso segue una dieta molto varia (almeno in estate: proteine come topi, talpe, lombrichi ma anche lumache, vespe e bombi, poi carboidrati come grano, mais avena… e naturalmente fibra che trova nella frutta caduta dagli alberi, nelle erbe e nel trifoglio) solo che in inverno si deve accontentare (si fa per dire) di carogne di animali più grandi come ad esempio i conigli e di ghiande.

Certo se l’è scelta bene la posizione per la sua casa il tasso, qui attorno, tra un cespuglio di salicone e un tronco d’albero morto, tra le prime fioriture primaverili e i fiori dei pioppi caduti a terra, ci sono anche alcune tracce delle sue zampe, ben distinguibili da quelle di un cane medio per la posizione dei cuscinetti e per l’impronta allineata e profonda delle sue lunghe unghie.

L’avessimo sorpreso o infastidito ci sarebbe sicuramente venuto in contro con fare minaccioso, anche senza capire bene chi fossimo (non ha una vista molto sviluppata ma con le unghie di cui all’impronta, è in grado di fare male.

Noi invece abbiamo fatto bene a venire qui oggi, la campagna qui attorno è magnifica e lontano si sente il suono delle campane.

per chi vuole approfondire ecco altre curiosità su questo simpatico mustelide: https://www.tuttogreen.it/tasso-animale-notturno/