Archivi categoria: Poesie “verdi”

OGNI PERSONA CHE PASSA NELLA NOSTRA VITA

Ogni persona che passa nella nostra vita è unica.

Sempre lascia un po’ di sé e si porta via un po’ di noi.

Ci sarà chi si è portato via molto,

ma non ci sarà mai chi non avrà lasciato nulla

Questa è la più grande responsabilità della nostra vita

e la prova evidente che due anime non si incontrano per caso.

 

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“Cada persona que pasa por nuestra vida es única.

Siempre deja un poco de sí y se lleva un poco de nosotros.

Habrá los que se llevarán mucho,

pero no habrá de los que no nos dejarán nada.

Esta es prueba evidente de que dos almas no se encuentran por casualidad”

      Jorge Luis Borges

FOGLIE D’ERBA

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Un bambino disse:

“Che cosa è l’erba?” –  portandomene a piene mani;

come potevo rispondere al bambino?

Io non so che cosa sia più di quanto lo sappia lui.

Rimugino che potrebbe essere la bandiera delle mie inclinazioni, tessuta di lana verde-speranza.

O azzardo che sia il fazzoletto del Signore, un dono profumato e un souvenir lasciato appositamente cadere, che porta il nome del proprietario forse in qualche angolo, che noi possiamo vedere e notare, e dire:  Di chi sarà?

O immagino che l’erba sia essa stessa un bambino, un neonato del mondo vegetale.

O suppongo che sia un uniforme geroglifico, che significa:  “Spuntando eguale nelle terre aperte e in quelle chiuse, crescendo tra i popoli neri e quelli bianchi, Canachi, Tuckahoe, uomini del Congresso e Negri, do a tutti loro lo stesso, accolgo tutti loro lo stesso…”

 

Da “Foglie d’erba”     –  Walt Whitman

(riprendendo un vecchio post del mio amico Namo)

 

DA UN’ALTRA PARTE IL CIELO

 

Annodammo la nostra infanzia ai capelli delle nuvole

e non fu la poggia, fummo la pioggia;

La mano dell’uomo ci sradicò dall’aria

e lungo i canyon della nostra pelle

attecchì il pensiero;

le nuvole furono scrittura,

la nostra voce un nodo sciolto,

noi da una parte, da un’altra parte il cielo.

 

 

Pierluigi Cappello

 Da “Un prato in pendio”, Rizzoli, 2018

AUTOBUS DI NOTTE

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Vagano nella notte
vasti gli autobus,
anime in pena,
scrigni di luce pallida,
tremanti, vuoti, utili
soltanto a chi è lontano,
avanti e indietro
sempre legati a una linea
di dolore
e lasciano salire ad ogni sosta
un sospiro
che sembra una preghiera.

(GIUNGLA D’ASFALTO   –  Valerio Magrelli)

 

TU NON SAI

Tu non sai:
ci sono betulle che di notte
levano le loro radici,
e tu non crederesti mai
che di notte gli alberi
camminano o diventano sogni.
Pensa che in un albero c’è un
violino d’amore.
Pensa che un albero canta e ride.
Pensa che un albero sta
in un crepaccio e poi diventa vita.
Te l’ho già detto: i poeti non si redimono,
vanno lasciati volare tra gli alberi
come usignoli pronti a morire.
                                                                (Alda Merini)

SUSSULTO

Piangere non è un sussulto di scapole
e adesso che ho pianto
non ho parole migliori di queste
per dire che ho pianto
le parole piú belle
le parole piú pure
non sono lo zampettío delle sillabe
sull’inverno frusciante dei fogli
stanno cosí come stanno
né fuoco né cenere
fra l’ultima parola detta
e la prima nuova da dire
è lí che abitiamo

Pierluigi Cappello

da “La misura dell’erba”, (1993-1998), in “Assetto di volo”, Crocetti Editore, 2006

STERPAGLIE E COCCINIGLIE

Da un testo di Fiammetta Cirilli suggestioni estive che un po’ ricordano Montale (Meriggiare pallido e assorto) un po’  Attilio Bertolucci  un po’ l’ermetismo di Ungaretti.

Quanti echi di ‘900 in questi versi !!

(con una mia libera interpretazione attraverso le immagini)

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Minime

Minima ordinaria 1

1.

Bestie rosse, cocciniglie che rigano i davanzali, i muretti.

I rumori lenti, ruminati.

Sterpaglie e oltre, sulla riga di palazzine nuove, rivestite in cotto, sfocate.

2.

Bestie rosse, sterpaglie – cocciniglie. Affogano a pelo del marmo, nelle solcature dell’uso: per riaffiorare dopo, sparire ancora, tornare.

Le insegue con la punta della matita, ne schiaccia qualcuna. Macchia la mina.

3.

Gli hanno insegnato che i giochi cruenti, ammazzare gli insetti, le lucertole prese per la coda – lo spettacolo del corpo svuotato.

I muretti che piegano all’avanzare del sole – si venano di chiaro, velano, sembrano sparire.

4.

I sassi precipitano polvere, la sollevano, rotolano e chiocciano voci di vetro.

Le parole adulte che sono poche, divorate dal calore – gli hanno insegnato che mai, dritto con gli occhi, in direzione del sole.

L’acqua della fontana, a bere, nemmeno.

5.

Chioccola, perde acqua – poca. Si torce, brulica.

Osserva la pozza che si è formata intorno: un occhio terragno, grani e sabbia – lo guarda, lo finisce con il peso del piede, del corpo.

L’aiuola – dopo

6.

L’inseguimento delle farfalle che hanno arti di fango, il volo piccolo, pesante.

La foga delle mani, le foglie.

Non piange se inciampa – sterpaglie, o i cocci che bordano certi ritagli di terra, le radici degli alberi di agrumi.

La natura, gli hanno insegnato.

7.

Le palazzine sfocate, colore delle cocciniglie.

Le sbucciature vive, sulle ginocchia – la matita che serve a scalzare le croste di sangue duro, a far venire altro sangue.

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da #prove d’ascolto 3  pubblicato su NAZIONE INDIANA  il 4 giugno 2107