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SFINGE COLIBRI’

Allora,  in questa storia sono coinvolti molti personaggi, alcuni dei quali insospettabili.

 

Un animale fantastico legato ai miti dell’antichità, con il corpo di leone e la testa umana o di uccello  (la sfinge)

Grande sfinge di Giza

IL formaggio, ovvero la pianta che veniva usata un tempo per far coagulare il latte e farlo diventare il prezioso alimento (il caglio)

Galium verum

Un santo o meglio la sua lingua oggetto di un tentativo di furto vero nel 1991 e poi di un furto cinematografico nel 2000  (S. Antonio di Padova e il film  “La lingua del  Santo”  di Mazzacurati.

Basilica del Santo – Padova

Un uccellino sudamericano instancabile dal lungo becco e dal velocissimo battito d’ali (il colibrì)

Colibrì

E infine in questa storia c’è anche una falena ovvero  la Sfinge colibrì ovvero  Sfinge del caglio, ovvero Uccellino di S. Antonio.

E dunque, come si sarà capito questo animaletto è semplicemente è una farfalla anche se, vedremo, un po’ particolare.

Tecnicamente sarebbe una falena ma contrariamente a queste ha abitudini diurne e crepuscolari ma non possiamo nemmeno definirlo come falena diurna.

IL suo nome scientifico è Macroglossum stellatarum; macroglossum vuol dire lingua lunga (no, non nel senso che va in giro a diffondere i segreti di tutti) ma perchè ha una spirotromba particolarmente sviluppata e che inserisce con fulminea rapidità nei calici dei fiori per succhiarne il polline.

Sfinge colibrì

La rapidità è anche quella del suo battito d’ali (circa 200 al secondo) croce e delizia di tutti i fotografi che cercano di immortalarlo.

Infatti si nutre senza posarsi mai sui fiori in un volo furioso ma anche capace di stare fermo sospeso in aria un po’ come altri insetti quali le libellule o  i sirfidi , come  alcuni pipistrelli  e ovviamente i colibrì ai quali lo fanno assomigliare anche il corpo tozzo e le dimensioni

Il bruco invece si ciba principalmente sulle piante del caglio (Galium verum ) da qui il nome di Sfinge del Caglio.

Bruco di Macroglossum stellatarum

E’ una farfalla migratrice diffusa in tutta l’Eurasia del sud e nel nord-Africa ma mi dicono che potrebbe anche svernare in casa vostra nascosta in qualche anfratto come altre specie di farfalle e (purtroppo) le cimici.

Mi dicono anche che vederla porta  fortuna e da questo punto di vista sono più fortunato del “ragazzo fortunato” di Jovanotti.

Sfinge colibri su zinnia

 

 

MORA MA BIANCA

E’ un controsenso, lo so;  una contraddizione… eppure è così

Se sei una mora ovvero Blackberry  ma sei anche rossa  (rubus) nella tua giovinezza, salvo poi cambiare colore nella maturità e soprattutto sei canescens ovvero canuta ovvero bianca non giù nella vecchiaia ma fin da subito c’è qualcosa che non quadra.

Va beh, vediamo di fare un po’ di chiarezza.

Rubus canescens

Il rubus canescens (detto anche rubus tomentosum) è assieme al rubus fruticosus  (detto anche “ulmifolius” per la somiglianza con l’olmo) è la pianta che principalmente ci offre quei frutti succulenti che sono le more.

Dopo i fiori bianchi a pannocchia il nostro Rubus canescens produce frutti  rotondeggianti  e morbidi (drupe) composti da tante piccole palline addossate l’una all’altra dapprima verdi poi rosse e infine nere.

E il bianco dove sta?  (qui vi volevo)

Sta nelle foglie ovvero nella pagina inferiore che non è verde clorofilla ma argentea, un po’ come quelle dei salici, dei pioppi bianchi, quindi più “bianca” rispetto alla pagina superiore.

Certo non è educato e anche poco elegante sollevare il bordo delle foglie per guardare sotto, e in questo caso anche pericoloso, considerate le spine…  ma è l’unico modo per scoprirlo.

Chiarite le questioni cromatiche (e aspettando che i frutti maturino) non ci resta che osservare il laborioso e incessante lavoro delle api.

Ape su rovo

Ma attenzione che ci sono molte farfalle sui rovi a fare concorrenza alle api:

la splendida Tabacco di Spagna, una delle più grandi farfalle italiane, che ha una sola generazione all’anno, oppure la meno appariscente Maniola jurtina, farfalla molto comune (e poco considerata) ma soprattutto la Dafne (Brentis daphne) che per la sua predilezione per questa pianta possiamo considerare una vera e propria “farfalla di rovo”.

Ps: esiste il miele di rovo?

Mi dicono che il miele di rovo è un miele uniflorale, di colore ambrato o ambrato scuro, con odore intenso, consistenza liquida o parzialmente cristallizzato e con un gusto non molto dolce ma mediamente intenso di confettura.

(da https://www.mieleapi.it/tipi_di_miele.html )

 

 

 

VIVA L’ ATALIA

Sì, avete letto bene;

non volevo scrivere “Viva l’Italia”, dolce e amato (odiato) stivale;

e non volevo neanche scrivere “Viva la taglia” (la 42, quella più desiderata dalle donne).

NO, volevo proprio scrivere “Viva l’Atalia”.

E chi è?

E’ un insetto, un lepidottero diurno, insomma… una farfalla.

Melitea Athalia maschio

La Melitea athalia, ovvero Atalia e anche Fritillaria è una farfalla di medie dimensioni appartenente alle famiglia delle ninfalidi (quelle delle vanesse per intenderci: Vanessa del Cardo, Vanessa dell’ortica, Vanessa io ecc….).

La possiamo osservare fino ad una quota di 2000 m. slm ai bordi dei boschi, nelle radure o nei prati magri.  Ha una o due generazioni all’anno e la forma adulta compare da maggio ad agosto.

Il suo bruco si nutre su diverse piante che vanno dal melampiro alla piantaggine, dalla veronica all’eufrasia: tutte piante presenti negli ambienti sopra descritti.

 

Ma come facciamo a dire che è proprio un’Atalia?   Le melitee  hanno tutte una livrea arancio e nera con motivi molto complicati ed è quindi facile confonderle come è facile ad un occhio non allenato confonderle con farfalle di altre famiglie come la Lathonia o la Dafne o perfino con qualche licena.

Ma questa è proprio una Melitea athalia  maschio. Il bordino bianco sul margine esterno delle ali e quel motivo più grande, quell’accenno di “occhio” nella parte centrale delle ali superiori sono due caratteri evidenti.

Melitea Athalia maschio

Ecco,  mi viene in mente un discorso di qualche giorno fa con alcuni amici, un discorso che non vuole essere razzista.

Ci si chiedeva come fare a distinguere un cinese da un’altro oppure un cinese da un giapponese.  Lo stesso per gli abitanti dell’Africa nera.

E poi uno di noi disse:  ma lo sapete che anche per loro è lo stesso?  Che non sanno distinguerci?  Per loro noi europei siamo tutti uguali.

Parafrasando Elie Weisel (scrittore statunitense di cultura ebraica) potremmo dire:  “Il contrario dell’amore è l’indifferenza“.

Se conosci una persona e gli vuoi bene riesci a distinguerla, al contrario tutti gli altri volti sono sconosciuti, anonimi, per te indifferenti.

Questo credo vale anche per le farfalle.

 

IL COBRA NON E’ UN SERPENTE

Samia Cinthya – Bombice dell’ailanto

Eh sì;

anni e anni di studi scientifici cancellati da una canzoncina di Donatella Rettore che ormai ha qualche anno (la canzone e anche la cantante) e dove i doppi sensi si sprecano.

Ma vogliamo cercare un altro senso (il terzo) a questa affermazione?

Forse lo possiamo trovare se davanti a cobra ci mettiamo la parola farfalla. Un bombice per l’esattezza. E come tutti i bombici ha la sua pianta che in questo caso si chiama Ailanto  (Ailanthus altissima) o Albero del Paradiso.

Hai capito il cobra?  Dall’arca di Noè direttamente in paradiso!

Ma torniamo al nostro cobra, cioè alla nostra farfalla. Se la guardi metà alla volta, prima la parte sinistra e poi la parte destra (o viceversa) e guardi l’apice superiore dell’ala, ti accorgi che quel dettaglio assomiglia in modo impressionante alla testa di un cobra o così almeno afferma la maggior parte delle persone.

Farfalla cobra – Foto Carlo Caputo

Il bombice dell’ailanto (Samia Cinthya) è originario dell’estremo oriente ed è arrivato da noi assieme alla sua pianta  a metà ‘800 anzi no, pare che l’Ailanthus altissima sia arrivato in Italia, nell’ Orto botanico di Padova attorno al 1760.

Ailanthus altissimus

Il senso di importare anche la farfalla è dovuto al fatto che dal suo bozzolo  si provò a produrre un tipo di seta alternativo a quello del baco del gelso. L’esperimento fallì ma la pianta (infestante) e  la farfalla restarono e ogni tanto capita che qualcuno la veda e la fotografi.

E’ una farfalla di grosse dimensioni (dai 9 ai 14 cm. di apertura alare ma qualcuno dice anche di più) con abitudini notturne; è una falena, infatti ha le antenne a pettine, e certo incontrarla di notte può fare una certa impressione.    Ma tranquilli:  non morde.

Infatti la la farfalla cobra non è un serpente. (ovvio, è una farfalla!)

Per sapere cosa altro può essere un cobra, invece, chiedere direttamente alla Rettore.

BOMBICE DELLA QUERCIA E ALTRE FALENE

Coppia di Lasiocampa quercus. (A sinistra il maschio, a destra la femmina). © Foto di Franz Preliczv

Come si fa a sapere qual è la settimana giusta?

Giusta per cosa?

Per vedere alcune farfalle dal vivo,  visto che hanno una vita estremamente breve.

Una di queste è  il bombice della quercia  (Lasiocampa quercus).

IL bello è che quando lo vedi  (un maschio in questo caso) subito non capisci, o non lo conosci,  devi andare a vedere sui manuali e solo dopo esclami:  ecco chi era !!

Lasiocampa quercus – Male

La settimana giusta ( o fortunata) per osservare dal vivo questa falena, mi è capitata ….  al Campo dei Fiori.

La sua vita come quella di altre falene è talmente breve che non ha neanche la bocca per nutrirsi;  assolto il compito biologico di riprodursi queste farfalle muoiono.

Come in altre specie, la femmina è più pallida e di dimensioni maggiori, ha abitudini prettamente notturne  (… è una falena…) il maschio invece bighellona in giro tutto il giorno  in attesa che calino le tenebre… e incominci la festa dell’accoppiamento.

maggiori dettagli su Farfalle del mondo .it

Quella delle Lasiocampidi è una bella famiglia con altre falene che, diciamo così, si fanno notare per i loro colori vivaci o per il loro nome comune come ad esempio la falena volpe (Macrothylacia rubi ) credo più per il colore che per le qualità o difetti attribuiti al fulvo mammifero da Esopo.

Macrothylacia rubi – falena volpe

Notevole è anche la falena foglia di quercia (Gastropacha quercifolia)   fulgido esempio di mimetismo criptico, infatti la sua forma  e il colore la fanno assomigliare in modo impressionante a una foglia di quercia (chissà quante foglie di quercia ho visto in giro e invece era una falena!)

Gastropacha quercifolia – Bombice a foglia di quercia

Ancor più particolare è la Trabala Vishnou, una parente del sud-est asiatico che depone le uova facendole sembrare un bruco.

Trabala vishnou – femmina che depone le uova

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Che dire?

Benvenuti nel mondo delle falene se anche voi amate vivere la notte…

e siete attratti irresistibilmente dalla luce dei lampioni.

 

 

 

 

 

FARFALLE DA MURO

Natura morta o natura viva?   Chiedete a Morandi  (no, non Gianni)

Tromp l’oeil?

No signori!  Qui non c’è trucco e non c’è inganno.

La natura sarà anche matrigna ma è viva e vegeta come questa farfalla posata su un murales  di Padova.

Sono vivi i murales? Respirano? … Vivi semmai sono i colori ma in questa composizione casuale ed effimera sono la parte morta. La parte viva, la farfalla, è della specie Vanessa Atalanta o Vulcano.

Non è la prima farfalla che vedo appoggiata a un muro. Certo non è lì a scopo ornamentale come noi vorremmo.

E’ lì per scaldarsi le ali, prima di spiccare il volo, prima di librarsi nell’aria e posarsi su un fiore, prima di cercare cibo su un frutto, una foglia… uno sterco animale.

Le farfalle sui muri, quelle dipinte, sono un classico e non me ne vogliano i decoratori di interni se non prenderò in considerazione “quelle” farfalle.

Preferisco quelle fuori, all’aperto, su muri che dopo si scrostano, rovinano le loro ali, come la pioggia e il vento fanno con le farfalle vere.

Muro di cinta Facoltà di Entomologia – Roma

Preferisco vederle morire e rinascere ogni volta da un bruco, essere simboli di libertà; del resto perchè l’ergastolano interpretato da Steve Mcqueen si chiamava “Papillon” ?

Forse è anche per questo che le farfalle dipinte sui muri sono un soggetto così comune e nel quale si sono cimentati tanti artisti più o meno famosi come a Bordano, Il paese delle farfalle

 

Altri murales come questi su: https://interneppo.wordpress.com/territorio/i-murales

Ma c’è anche un artista turco che di nome fa Hasan Kale che rovescia il concetto.  Invece di inserire le farfalle nei paesaggi,  disegna i paesaggi sulle ali delle farfalle.

miniatura di Hasan Kale

Orrore, sacrilegio… farfallicidio ?  Non lo so.

Sono forse meglio le farfalle conservate nelle teche dei musei? o quelle dipinte da Mantra nella loro teca (una provocazione certo) sul muro di un palazzo?

GAZZA NUVOLOSA

Abraxas Sylvata

Chissà a quale tribù pellerossa appartiene questa ragazza dal vestito bianco e macchiato.

A prima vista e senza saperlo direi Cherokee. Ma forse quelli erano solo i suoi avi, poi lei si è trasformata in una diva del cinema muto dai grandi occhi scuri e dai capelli biondissimi (più o meno come Jean Harlow).

Il nome d’arte che invece ha adesso è Clouded magpie, (traducibile grossomodo come “Gazza nuvolosa“.   All’anagrafe invece fa: Abraxas sylvata.

Si, adesso lo so che qualcuno di voi la giudicherà un po’ fanè ma anche per le farfalle in fondo funziona come per gli scarrafoni…

Non so quanto sia diffusa, a me è capitato di osservarla dal vivo solo una volta fino ad ora.  (Però altri dicono di averla osservata nel Parco del Ticino) Era maggio o forse più tardi (l’adulto vola da maggio ad agosto) e da qualche parte c’era sicuramente un olmo, pianta di cui si nutre il bruco o caterpillar.

E proprio il “passo del bruco” che muovendo alternativamente la testa e la coda si inarca e forma le caratteristiche gobbe che fanno i bruchi nei cartoni animati, la fa assegnare alla famiglia delle Geometridae, una famiglia di falene che conta nel mondo circa 3.500 specie.

Forse di alcune non sappiamo ancora il nome e anche lei ne ha uno non da molto, esattamente dal 1763 per merito di Giovanni Antonio Scopoli, medico e naturalista  italiano nell’allora Impero austroungarico.

Ma Scopoli non ha lasciato scritto niente in italiano sulla sua figlioccia?  Ho trovato sue notizie solo sui siti in inglese.

Su questi non sono riuscito però a capire se è velenosa o se usa altri sistemi di difesa. Per esempio gli inglesi dicono che quando è posata su una foglia con le ali spiegate assomiglia a un “bird dropping”  ovvero a una cacca di uccello”.

No, dai, non ci credo!!

Certo che se volevano fargli un complimento potevano anche sceglierne uno di migliore.