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MARIA TERESA IN BRUGHIERA

Brughiera di Gaggio – settembre 2017

No, certo che no.

Maria Teresa non può avere tutte le colpe.

Beh sì, è stata lei ad inventare il catasto e la successiva tassazione su case e terreni, antenata dell’attuale IMU (era il giorno 1 gennaio 1760)  è stata lei che fece demolire la chiesa di S. Maria alla Scala per costruirvi il “Teatro dell’Opera” (oggi Teatro della Scala) ed è stata sempre lei che ha espropriato ai gesuiti  l’orto botanico di Milano e l’osservatorio astronomico ma forse non è una colpa aver fondato l’Accademia di Belle Arti di Brera (1776).

Maria Teresa d’Asburgo – Imperatrice d’Austria

Certo Maria Teresa D’Asburgo imperatrice d’Austria ha fatto molte altre cose,  molte guerre, per esempio,  e molti figli compresa quella Maria Antonietta, sposa di Luigi XVI e finita sotto la ghigliottina durante la Rivoluzione francese per la pessima abitudine di mangiare a colazione solo brioches.

Con tutte le cose che aveva da fare dubito che Maria Teresa, per gli amici “Resel” (Teresina) sia mai stata in brughiera, quella brughiera che pure con i suoi atti di governo nel Lombardo-Veneto, allora sotto il dominio austriaco, ha contribuito profondamente a modificare.

Prendiamo ad esempio gli astronomi di Brera.

Mentre Maria Teresa faceva misurare i terreni per fini fiscali, gli astronomi si erano messi in in testa di partecipare alla grande impresa della prima misurazione scientifica del pianeta terra.

Sbarcarono a Lonate Pozzolo da Milano dopo un viaggio in barcone sul Naviglio grande:  era il 17 maggio 1788.

Gli astronomi erano tre (come i magi) e come i magi portavano oggetti preziosi per la misurazione di  una linea di 10 km che poi sarebbe servita, attraverso triangolazioni successive a costruire la carta topografica del Milanese e del Mantovano.

Gli strumenti preziosi erano cannocchiali, cavalletti di legno, aste di metallo da spostarsi via via lungo una linea retta che va dal campanile di Nosate a quello di Mezzana (frazione di Somma Lombardo).

La brughiera era allora una immensa distesa  piatta di bassi cespugli di brugo e ginestra, senza alberi (quindi terreno ideale per la misurazione), terreno  improduttivo per lo più adibito al pascolo e alla caccia ma ancora per poco.

Catasto di Maria Teresa – Lonate Pozzolo – particolare

Gli effetti della riforma fiscale attuata con il catasto (noto ancora oggi come “Catasto di Maria Teresa) , indussero molti comuni a vendere ai privati pezzi di brughiera fino ad allora appartenenti alle comunità locali e si aprì una grande stagione di bonifiche perchè i nuovi proprietari, acquistati i terreni a poco prezzo, si misero in testa di farli fruttare, di far diventare quel terreno povero di nutrimenti e tendenzialmente acido, un terreno agricolo dove coltivare patate, frumento, mais, erbe da foraggio e perfino alberi da frutto.

Non sarebbe stato possibile agli astronomi fare le misurazioni con tutti quei contadini tra i piedi.

Ma un altro fenomeno stava nel frattempo modificando per sempre la brughiera (no non stiamo parlando dell’aeroporto di Malpensa, quello è venuto dopo); si stava affermando piano piano tra il brugo e le ginestre, accompagnato dalla gentile betulla, il Pino Silvestre.

Anche qui Maria Teresa ci ha messo lo zampino con massicce campagne di rimboschimento (il bosco vale di più, in termini economici, della brughiera), ma forse anche stavolta la colpa non è tutta  sua perché la diffusione del “Pino silvestre” è avvenuta nel tempo anche come processo naturale.

Farnia – Quercus robur

Nasce così la brughiera boscata che accoglie anche splendidi esemplari di Farnia (Quercus robur) e che fa delle brughiere lombarde un ambiente unico e molto differente dalle brughiere e dalle lande del Nord Europa.

moorland – Derbyshire

Ecco Maria Teresa è stata artefice di tutto questo, in parte senza volerlo (oggi diremmo: A sua insaputa) anche senza averci mai messo piede.

NO, però questo articolo non può finire così.

Allora immaginiamo che Maria Teresa, la vispa Teresa si sia recata un giorno sulle rive del Ticino e abbia fatto un salto in brughiera con un retino perchè anche allora tra un rovo e una buddleja volavano farfalle come i podaliri, le daphne, le vanesse e perfino, in quel lontano giorno di primavera, la verde “Tecla del biancospino”.

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STORIA DI UN INCAGLIAMENTO DI MEZZA ESTATE

Erba zolfina e Linaria

 

Certo, la parola incagliamento non evoca avvenimenti positivi.

Incagliarsi tocca alle barche, alle navi, ma anche alle persone.

Ma qui  parliamo di un altro fenomeno, antico e virtuoso, quello della produzione dei derivati del latte (ma non solo) con l’uso di un prodotto naturale, facile da trovare e pure gratis, se non per la fatica di andarlo a raccogliere.

Si tratta del Caglio  (Galium verum) nota anche come “Erba zolfina

Galium verum (Caglio – Erba zolfina)

Che ci facciamo con questa pianta?

Ci facciamo (in)cagliare il latte così da produrre il formaggio: chiedetelo ai pastori, ai montanari.

In lingua tedesca questa pianta si chiama Echtes Labkraut; in francese si chiama Gaillet jaune; in inglese si chiama Lady’s Bedstraw. (paglia del letto della signora) infatti  e non solo in Inghilterra le piante seccate di Caglio venivano usate per imbottire i materassi.

Però no, aspettate, non seccatelo tutto, prima si possono usare i fiori per tingere i tessuti di giallo, con la radice  si otterrà il rosso.

Con i semi invece si preparava un succedaneo del caffè.

Cavolaia minore

Il caglio è molto amato anche dalle farfalle, vedo svolazzargli intorno Cavolaie, Podaliri, Latone e anche Colie Zolfo.

Il prato è un tripudio di giallo che fa concorrenza al bianco delle carote selvatiche ai viola dell’erba medica, al rosso delle centauree…

…. è da un po’ che inseguo  i miei passi nel prato con l’erba fino alle ginocchia, cercando di fare delle foto decenti alle farfalle; giro e rigiro e non riesco ad uscire…

vuoi vedere che mi sono incagliato!

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Allora forse è meglio se continuate a leggere altre notizie  su:

https://floradabruzzo.wordpress.com/2016/09/17/il-caglio-storia-usi-e-proprieta/

 

 

POMERIGGIO BOLLENTE

Fa così caldo che anche le zanzare non si fanno vedere in giro, finirebbero arroste nel giro di pochi secondi.

Gli altri animali se ne stanno sicuramente acquattati da qualche parte all’ombra o dentro le loro tane.

IL Succiacapre c’è sicuramente, nascosto su qualche albero,  ha ancora voce per far sentire il suo verso, il trillo continuo di un motorino di avviamento.

Se oggi non avverto il sibilo del biacco tra le sterpaglie forse è perchè anche lui è andato in piscina a fare visita alla sua amica dal collare (Natrix- natrix).

Certo questo sole è un bel carburante per le lucertole, che schizzano via tra i rovi come fosse una gimkana, anche per loro però ormai la lancetta dell’olio segna rosso…

E io? che ci faccio qui?  Potevo stare a casa a leggere un libro o a farmi una bella siesta e invece rischio ad ogni passo di perdere  un litro di sudore.

Scopro però che non ci sono solo io (no non sono i soliti che portano a spasso il cane  e che ogni tanto mettono il pericolo i miei calzoni, i miei polpacci; quelli escono più tardi, al calar del sole, o la mattina presto)

Ci sono in questa radura tappeti di timo e graminacee  e qualche vedova o vedovina (campestre) o Knautia arvensis.

Il colore delle vedove non è il nero (in questo caso) ma il violetto; e il violetto attira vedo, attira parecchio. Le uniche forme di vita che percepisco a 40° al sole sono insetti che le vanno a visitare.

Ecco allora una Sternurella bifasciata, un coleottero della famiglia dei cerambici (Long horn beetle, dicono gli anglofoni)  e poi un Chlorophorus trifasciatus, un altro coleottero floricolo e poco più in là un bellissimo esemplare maschio di Fritillaria (Melitea didyma) la parte superiore delle ali è di un arancio così intenso che ti fa venire voglia di una granita all’arancia.

Ma che ci fa la Didyma sulle Knautie?  Non preferiva le Veroniche  (Veronica persica) e le Centauree (Centaurium Erythraea )?

Anche le formiche preferiscono la dolcezza della Centaurea Eritrea (una genziana di pianura che ama gli ambienti aridi e soleggiati, direi che qui si trova benissimo).

Centaurea eritrea

E quel ciccione, cosa ci fa in giro?  Potrebbe sciogliersi da un momento all’altro.  NO, però lui è più furbo; infatti si sta sgranocchiando all’ombra un gambo di finocchio selvatico.

bruco di Macaone

PS: i semi del cardo aspettano solo una bava di vento per iniziare il loro viaggio.

AURORA AL CAMPO DEI FIORI

Aurora dal Campo dei Fiori – Foto Andrea Vallini

No, non fatevi ingannare dalla foto,  anche se l’ho messa lì apposta per confondervi.

L’aurora di cui voglio parlarvi è un’altra cosa.

E’ qualcosa con le ali che quando vola non fa rumore, ma non è un aliante, pure se quassù e facile incontrarne.

E’ un paio d’ali screziate bianche e nere,  venate di verde; sono due macchie arancio che volano e quando le vedi volare capisci che sono di un maschio di una farfalle che si chiama Aurora (nome scientifico: Anthocharis cardamines)

Anthocharis cardamines (male)

– Ah ci siamo arrivati finalmente!  direte voi. – Quanto ancora volevi tenerci sulle spine?

Mah, più che sulle spine volevo tenervi occupati ad ammirare la foto dell’arco alpino baciato dai primi raggio del sole (presa in prestito)  intanto che pensavo come continuare.

Intanto che andavo a cercare i fiori di cui si nutre questa farfalla.

Mi dicono che il bruco si nutre, cresce e si sviluppa fino alla fase della crisalide su diverse specie di piante della famiglia delle Crucifere ovvero brassicacee tra cui l’Alliaria petiolata, la Lunaria annua e la Cardamine pratensis (da cui il nome della farfalla).

E’ una farfalla di piccole dimensioni 3,5- 4,5 cm di apertura alare, con una sola generazione primaverile; è diffusa in tutta Europa tranne che nelle regioni scandinave (Lì hanno già il sole di mezzanotte e quindi non serve).

Frequenta diversi ambienti: prati e pascoli, margini dei boschi, rive dei fiumi, radure fino ad una altitudine di 1700 metri,  quindi è facile vederla… quando uscite al mattino dalla discoteca.

No, scherzo, a quell’ora lei, la Anthocharis cardamines dorme ancora con le ali chiuse tra i fiori del cerfoglio dove si nasconde molto bene.

Anthocharis cardamines (female)

La femmina nella pagina superiore è bianca e nera, assomiglia molto a una cavolaia (sono cugine) e in ogni caso è molto mimetica.

Mi sfugge il motivo della vistosità del maschio. Eppure deve proprio essere quel colore ha farla identificare con il sorgere del sole.

Ecco, so che non ci crederete ma io ho visto davvero una Aurora al Campo dei fiori.

Invece l’Aurora dell’Etna mi manca.

Aurora dell’Etna (Anthocharis damone)

 

 

L’AMICO DI TUTTI

Coenonympha panphilus
Coenonympha panphilus

Se avete un panfilo  ovvero yacht, lussuosa imbarcazione da diporto, hai voglia!! …  tutti sono tuoi amici.

Sì perchè panfilo (dal greco pan = tutto e philos = amicizia) vuol dire amico di tutti.

Adesso si chiamano così solo le barche  ma c’è stato anche un personaggio del Decamerone di Boccaccio che si chiamava Panfilo e prima ancora un Panfilo che divenne Santo dopo che fu martirizzato a Cesarea assieme ad altri cristiani nel 309 d.c.

Niente a che vedere con un altro San Panfilo, vescovo e patrono di Sulmona in Abruzzo dove esiste anche un San Panfilo frazione del comune di Ocre nell’Aquilano.

Anche tra i romani Panfilo era un nome diffuso.

(Viene da chiedersi come mai nonostante tutti questi Panfili  ci sia così tanto odio nel mondo)

Ma Panfilo ovvero Coenonympha panphilus è anche una piccola farfalla dei Satyridi , apertura alare 28-33 mm. che popola i prati da marzo a ottobre. I bruchi si nutrono delle erbe (graminacee, poacee) e se ne vanno in letargo prima di dare vita in primavera ad una nuova generazione.

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Perchè questa farfallina si chiama così?  Perchè è molto socievole? perchè non litiga con nessuno, o perchè è molto generoso? (Va a sapere cosa passava per la testa a Linneo in quel momento)

http://www.photomazza.com/?Coenonympha-pamphilus&lang=it

Quello che sappiamo è che questa farfallina sopporta bene anche temperature fresche  e condizioni metereologiche avverse che gli permettono di svolazzare nei campi quando tutte le altre farfalle si guarderebbero bene dal farlo.

Per questo può avere fino a 4 generazioni all’anno.

La femmina di solito vola basso, schivando abilmente gli steli d’erba come in una gimkana, i maschi quando si incrociano iniziano schermaglie che li portano in voli verticali molto in alto.

Come il panfilo che naviga in alto mare.

Certo che la forbice semantica si è allargata molto se oggi chiamiamo con lo stesso nome una barca di lusso ed una umile farfallina dei prati.

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MOJITO BUTTERFLY

Mojito butterfly

Ma in quanti posti è stato Hemingway?

In Spagna durante la guerra civile, a sentire suonare le campane, e prima ancora sul fronte italiano durante la Prima guerra mondiale, a Parigi alla corte di Gertrude Stein, in Africa dove per poco non si ammazza cadendo con il suo aereo,  in mare aperto con la sua barca, da vecchio, ad ingaggiare una lotta di resistenza con un enorme pesce spada…

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Però quando voleva rilassarsi andava a trovare un suo caro amico Angel Martinez  alla Bodeguita del Medio all’Avana e qui amava bere un cocktail  inventato (dicono) da un barman creativo Atilio de la Fuente ovvero il  Mojito.

Come voi certamente saprete il Moijto è fatto con Rum bianco, lime, zucchero di canna e foglie di menta.

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Allora anche a Cuba cresce la menta!

Particolare secondario direte voi.

NO, non per questa storia;  se è vero che quando la menta fiorisce attira molti insetti: api, bombi, farfalle… tra queste ultime c’è una farfallina che non per niente gli inglesi chiamano Mint moth (Falena della menta) ma per estensione propongo di chiamarla anche con un altro nomignolo: “Mojito butterfly”.

Pyrausta aurata
Pyrausta aurata

IL suo nome scientifico è Pyrausta aurata ed è una piccola falena di 18-20 mm.  diffusa in tutta Europa che si muove anche di giorno a succhiare il nettare dei fiori di menta e a deporre uova sulla sua pianta preferita (da lei e dal suo bruco).

Il colore delle ali va dal bronzo al ramato, al porpora con macchie giallo oro (una per ogni ala).

Sua cugina, la Pyrausta purpuralis è molto simile nell’aspetto ma molte più macchie chiare sulle ali.

Entrambe hanno due generazioni all’anno mag/giu e luglio/agosto.

Poi la stagione turistica a Cuba finisce e tutti se ne tornano a casa: ricchi americani che riscoprono l’isola dopo l’embargo, nostalgici del Che, ex suonatori di bidoni di latta, cacciatori di sesso facile.

Chissà quanti dei frequentatori degli happy hours sui Navigli si ricordano ancora di lei.

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LA BRUTTINA STAGIONATA

Maniola jurtina (female)
Maniola jurtina (female)

Va beh, anche stavolta parto da un libro, quello di Carmen Covito di qualche anno fa. (La bruttina stagionata – Bompiani 1992)

E lei non potrebbe rappresentarlo meglio. Una farfalla marrone… un po’ scialba… con vaghe sfumature arancio e crema… e chi la guarda?

Certo, guardiamo prima le altre: le vanesse, le licene, forse anche certe falene diurne, poi per ultima lei… forse.  Forse non la degniamo neanche di quello sguardo.

Ripasso il mio archivio e mi accorgo che è rimasta “impigliata” in parecchie foto.

Sui rovi, sulla verga d’oro, sulle centauree….  Quasi sempre con le ali chiuse, con quell’occhio nero più grande nelle femmine.

Compie una sola generazione all’anno e vola generalmente da maggio a settembre deponendo le uova su diverse specie di graminacee. Il bruco mangia e poi va dormire. Un lungo sonno: si sveglierà solo l’anno prossimo per compiere la metamorfosi.

E qui sta l’inghippo, il triste inganno, il dramma finale di chi anche truccandosi all’inverosimile non riesce ad assomigliare a nessuna stella del cinema e continua a non piacersi, a credere di non piacere a nessuno e si auto convince che resterà zitella.

Che ne sarà della nostra Bridget Jones italiana?

Pare impossibile ma anche lei ha i suoi spasimanti, o meglio, molestatori… stalkers.

Quegli occhi neri sulle ali infatti servono alla Maniola jurtina  per disorientare gli uccelli che se la vorrebbero mangiare (un trucco che ha imparato dalle sue amiche più “fighe” (Vanessa Io,  Junonia  coenia, Junonia orithya,  Caligo eurilochus ovvero farfalla gufo…)

E’ una farfalla con un areale molto vasto  (infatti il mondo è pieno di bruttine stagionate, non come le modelle da rotocalco che le trovi solo sugli yacht dei miliardari) ed è comune in tutta Europa ma gli esperti ne hanno individuato due specie o sottospecie distinte:

La sottospecie Maniola jurtina jurtina, diffusa in Spagna, Francia, Nord Africa e Sardegna e la sottospecie Maniola jurtina janira distribuita dall’Italia all’Asia.  Sulle isole toscane e in Corsica vive una popolazione intermedia. La particolare distribuzione di questa sottospecie, dicono gli studiosi, conferma il legame tra le isole toscane e l’area sardo-corsa ed è considerata un modello per spiegare la biogeografia di molte specie di farfalle nell’area mediterranea. (da Il santuario delle farfalle).

Hai capito, anche la nostra jurtina ha trovato qualcuno che è riuscito a dare un senso alla sua esistenza….

Maniola jurtina (male)
Maniola jurtina (male)

E se il maschio è quasi completamente marrone, devo dire che invece la femmina, con le ali aperte in fondo non è così male.

Maniola jurtina (female)
Maniola jurtina female