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UNA STORIA SCHICK

Tussilago Farfara

… Almeno per me lo è.

Arriva da un libro che si chiama FLORA FERROVIARIA pubblicato per la prima volta nel 1980  e sentite cosa racconta:

Nel 1980 un botanico svizzero, Ernesto Schick, decide di studiare le erbe che si trovano nei sedimi ferroviari del Ticino, in particolare nella stazione internazionale di Chiasso. Analizzando i binari, le traversine, le massicciate, i canali laterali, le porzioni di terreno racchiuse tra una linea ferroviaria e l’altra, tutti i luoghi che sono prossimi al passaggio dei vagoni,

Schick censisce 763 specie vegetali diverse, che costituiscono un quarto dell’intera flora svizzera; tra queste il 20% appartiene a specie in via di estinzione. Una biodiversità davvero incredibile. Molte sono terofite: fuggite da orti botanici, giardini, campi coltivati, sono arrivate sin lì inattese. Sono i treni ad averle trasportate, spesso da luoghi molto lontani. Basta un convoglio merci carico di sacchi di semi, e qualche lontano cereale giunge in quelle zone; quindi da qui si trasferisce lungo quegli interminabili interstizi, che sono le linee ferroviarie. Schick registra piante provenienti dal Sudafrica e da altri luoghi lontani, e provvede a descriverle attraverso disegni dettagliati.

Equiseto – fusti sterili

Pubblicato una prima volta nel 1980, il volume, che raccoglie il catalogo ragionato delle erbe con gli schizzi e gli acquerelli del botanico, è tornato in circolazione con il titolo di Flora ferroviaria (Edizione Florette e Humboldt Books) due anni fa, piccolo e prezioso volume. Il primo ritratto di queste erbe vagabonde, registrate da Schick, è dedicato all’Equisetum Arvense della famiglia delle equisetacee, dalla forma a lancia e con uno sviluppo a setole laterali lungo lo stelo, cui segue la Tussilago Farfara, vegetale pioniere, dalla forma di fiore giallo nella corolla, che colonizza le zone vergini, e si trova per lo più nelle cave, lungo frane e scoscendimenti.

Calystegia sepium

Poi ci sono “le aggressive”, come le definisce l’autore: la Calystegia Sepium, rampicante dal fiore bianco e dallo stelo verde e sottile, che si abbarbica ovunque, strisciando lontano dalla sua prima radice.

O quelle che definisce “le attraenti”, come il Papaver Dubium, dal meraviglioso fiore rosso o l’Iris Pseudacorus, giallo e slanciato….

Iris pseudacorus

Continua a leggere su:

http://www.doppiozero.com/materiali/piante-ed-erbe-viaggiatrici

(grazie a Namo per la segnalazione)

 

 

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PEPE NERO E CIPOLLA

pepe

Che importanza ha il pepe nella storia del mondo?

Ve lo siete mai chiesti?

Certamente ha avuto la stessa importanza (forse di più) di quella che attualmente ha il petrolio.  Infatti anche il pepe è stato denominato oro nero, anche lui è stato così prezioso da essere usato come moneta di scambio, anche per lui si sono combattute guerre.

Ecco perchè la caduta dell’Impero Romano fu una tragedia per l’Europa, perchè veniva a cessare il controllo delle rotte del commercio del pepe. L’Europa sprofondò così inevitabilmente nel suo periodo più buio: il Medio Evo.

cipolla allegro non troppoSe non avete ancora letto “Allegro ma non troppo” , un agile e arguto libretto di Carlo M. Cipolla  dovete correre a cercarlo e poi mi direte se in quel tocco di pazzia con cui è scritto non ci ritrovate numerose  amare verità.

L’autore è uno storico dell’economia di fama internazionale ma qui si è voluto divertire tanto che il libretto  che contiene due saggi

 

– IL ruolo delle spezie ( e del pepe in particolare) nello sviluppo economico del Medio Evo

– Le leggi fondamentali della stupidità umana

è stato stampato in prima intenzione in poche copie, regalate da Cipolla agli amici; una specie di strenna natalizia.

(qui ci occuperemo solo del primo saggio perchè sull’altro ci sarebbe troppo da dire)

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Accreditando la tesi delle virtù afrodisiache del pepe  Cipolla argomenta in modo brillante la sua scarsità con il calo delle nascite, ne fa uno dei principali motivi delle Crociate in Terra Santa, alla riconquista della via delle spezie, diventate monopolio degli Arabi (e dei loro intermediari: i Veneziani).

E quando finalmente i portoghesi costeggiando l’Africa giungono alla meta che inutilmente Cristoforo Colombo aveva cercato di raggiungere, si scatena una vera e propria guerra commerciale tra i primi, gli Olandesi e gli  Inglesi…

Ma la ritrovata dispobilità di questa amata spezia, segna la fine dell’Età di Mezzo e l’inizio del Rinascimento….

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Non so se il pepe sia veramente afrodisiaco, se così fosse perchè inventare la pillola blu?

Pare invece siano comprovate le sue virtù digestive,  stimola infatti i succhi gastrici, inoltre,  sempre aggiunto in piccole quantità agli alimenti, è ideale nelle diete dimagranti perchè stimola la termogenesi, brucia le tossine in eccesso e ha quindi anche una funzione depurativa. E tutto questo grazie ad una sostanza chiamata piperina.

450px-Piper_nigrum_dsc00198Ma da dove arriva “veramente” il pepe?

Un tempo i commercianti per mantenere il segreto sparsero la notizia che cresceva in luoghi inaccessibili all’uomo e che veniva raccolto da scimmie appositamente addestrate. 

In realtà la sua zona d’origine è la regione del Malabar nell’India sud-occidentale.  Oggi è largamente coltivato anche nel Borneo, Indonesia e Brasile.

IL  “Piper nigrum L.” è una pianta rampicante che cresce nelle foreste tropicali  e quello che chiamiamo pepe è la bacca di questa pianta (bacca è anche il significato in sanscrito della parola pepe).

https://it.wikipedia.org/wiki/Piper_nigrum

Esistono diversi colori di pepe che però derivano tutti dalla stessa pianta :

il pepe verde, raccolto quando il frutto è acerbo e messo a macerare in salamoia.

il pepe nero: lasciato essiccare al sole finchè diventa scuro e ruvido

il pepe bianco: raccolto a maturazione e privato della polpa esterna di colore rosso.

il pepe rosso: è il frutto non lavorato.

C’è poi anche il pepe rosa che invece è il frutto della “Schinus molle” una pianta di origine Sudamericana chiamata anche “falso pepe”.

http://www.giardinaggio.it/giardino/alberi/schinus/schinus.asp

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Cipolla aveva ragione;  il pepe è ancora così presente nelle nostre vite da essere citato come unità di misura (qualcosa che è grande come un grano di pepe), da comparire nel titolo di un album dei Beatles  (Sergent Pepper’s lonely hearts club band)  e ispirare un gruppo musicale come le “Spice Girls”.

E  parlando di importanza del pepe nell’economia, qui di soldi ne sono girati parecchi.

Piper_nigrum

UNA PASSEGGIATA CON HERMAN HESSE

OltreilTempoeloSpazio

Apollo

(Una passeggiata sul lago dei Quattro Cantoni)

Il viandante se ne stava solo, sdraiato di fianco al sentiero, sotto il sole caldo. Il suo sguardo seguiva il gioco della luce sulle rocce gialle, l’orecchio si lasciava accarezzare dal rumore scrosciante del torrente alle sue spalle che giungeva da lontano, lieve e continuo. La sua anima, in un tenue dormiveglia, stava come un uccello con le ali spiegate sul paesaggio luminoso della sua infanzia. Una farfalla marrone volò lentamente oltre il muro della strada e attraversò con la linea inquieta del suo volo la silhouette della stretta superficie del lago, che rifletteva la sua luce negli occhi dell’uomo sdraiato. Sul fondo verde scuro e brillante, il colore opaco delle ali della farfalla sembrava più chiaro e più ricco. I bordi delicati tremolavano diventando una striscia di luce biancastra, come se il loro stesso contorno mosso e netto attirasse la luce.

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ZATTERA DELLE CIME

tropical forest Gabon

Se la “zattera della medusa” rimane la più famosa grazie anche al pittore Gericault, la zattera delle cime (Radeau des Cimes) è senza dubbio la più originale ed esotica (almeno tra le mie scoperte recenti).

Ancora una volta lo spunto arriva da un agile libretto ricco di aneddoti irresistibili: “Il Giardiniere planetario” di Gilles Clement.

Siamo nel Gabon in un accampamento sperduto su un’ansa del fiume Macandè… una radura dove un gruppo di ricercatori  ha costruito una casa sugli alberi, una piattaforma, una zattera dove sono sistemate amache, lettighe, barelle sistemate come divani sulla “canopea” tra le fronde più alte degli alberi e l’atmosfera libera.

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Dopo lunghi “appostamenti” il nostro scrittore/giardiniere riesce ad unirsi al gruppo.

“I ricercatori occupavano il terreno. Con loro era possibile salire sugli alberi, aprire dei sentieri, giungere sopra e sotto il fogliame. Studiavano a tutte le altezze, sospesi a fili, trasportati da sfere, , installati sulla Zattera, calati in un “icos” oppure in un laboratorio a terra.

Al mattino presto, tra le sei e le otto – quando una mongolfiera ad aria calda può  navigare senza rischi – si potevano scorgere due o tre uomini che navigavano sopra la foresta, installati in una navicella triangolare: la “slitta” delle cime.

Esporsi in cima ad un albero, senza altro orizzonte che un mare di fronde ovunque arriva lo sguardo, non corrisponde ad alcuna abitudine umana. Oppure parliamo di molto tempo fa. Memoria primordiale? Sogni infantili?

Silenzio animato, rumori animali, I suoni giungono da tutte le direzioni, anche da sotto. Nuvole. Temporale. Essere così vicini ai lampi. La pioggia cade densa, generosa. Si abbatte con tutto il suo peso, appiccica sui nostri corpi la protezione illusoria dei K-way ormai fradici.

Passiamo la notte ad asciugarci sotto la luna. Le foglie brilllano. … Ci si regge a cavalcioni sulla struttura, i piedi sulla rete sopra il vuoto. Al mattino, rimasto solo, aspetto il sole e, insieme al sole, gli animali. Al loro posto, si fa sentire un ronzio, dapprima lontano come un respiro spezzato di un mostro celeste. Si avvicina invisibile. A un tratto il cielo si apre: sopra di me il pallone.  Tre tipi dall’aria gioviale  calano un’imbragatura con il thermos del caffè… e due croissants.”…

(tratto da Gilles Clément – Il giardiniere planetario – 22publishing Milano 2008  – pagg. 38-39)

mongolfiera

 

 

LE PIANTE NON SONO ANGELI

Dionaea muscipola  by Michal  Klajban
Dionaea muscipola by Michal Klajban

Beh, questo lo sapevamo.

Dal momento che le piante hanno un sesso e gli angeli no.

Ma questa storia del sesso è stata per lungo tempo una intuizione, un sospetto non scientificamente provato (i greci Teofrasto e Aristotele già ne parlavano).

La cosa singolare è che il sesso delle piante sia stato sdoganato scientificamente da Andrea Cisalpino,  botanico, anatomista e medico di papa Clemente VII in un’epoca in cui parlare di questo argomento era cosa blasfema.

Giorgio celliDetto questo però c’è un libro di Giorgio Celli, (scienziato e divulgatore tra i più illustri del XX secolo) che va oltre quello che ormai diamo per scontato.

Il libro si chiede infatti:  le piante hanno un’intelligenza ? Qualcosa che assomigli al pensiero umano, all’istinto animale?

Innanzitutto le piante si comportano e sono in grado di cambiare il loro comportamento secondo le circostanze esterne. (il sole, la pioggia, il vento… ma non solo)

Tutti conoscono piante carnivore come la Dionaea muscipola con le sue foglie uncinate dalla chiusura repentina e le Sarracenie con i loro lunghi imbuti dai quali l’insetto non riesce più ad uscire; ma le piante, certe piante, hanno anche altre virtù, o difetti.

Così si va dalle orchidee come la Ophrys apifera che si traveste da insetto per attirare i maschi impollinatori, ai fiori  sadomaso che frustano le preziose api sul muso per sporverarle di polline, al Gigaro ( Arum italicum) che sequestra i moscerini dentro al fiore per giorni per evitare l’autoimpollinazione, ovvero l’incesto.

E poi ci sono piante come le acacie africane che se attaccate dalle capre o altri animali, fanno affluire alle loro foglie un veleno che se accumulato in grosse quantità uccide i golosoni.

E che dire del noce

Un albero così elegante e distinto.  Avete notato per caso altre specie di piante o fiori sotto la sua chioma?

Il motivo è la juglandina, una sostanza velenosa che l’albero produce per fare “pulizia” attorno a sè ed eliminare così i concorrenti.

Quasi come Lucrezia Borgia.

Gli esempi potrebbero continuare ma non voglio togliervi le molte altre sorprese di questo libro.

Buona lettura.

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Le-piante-non-sono-angeli

IL GIARDINIERE PLANETARIO

giardiniere planetario up 

Gilles Clement non ha bisogno di presentazioni.

Ah sì? E chi lo conosce?

Ma come, non conoscete questo famoso architetto, paesaggista e giardiniere appassionato, seguace di Lamarck e scrittore di libri di successo?

Neanche io, confesso, lo conoscevo.

Però ho incominciato a leggerlo su consiglio di un amico e devo dire che mi piace.

SpiegarVi tutte le sue teorie (e anche pratiche) in breve non è semplice però qualche accenno, giusto per vedere se anche voi siete incuriositi, provo a farlo.

Terzo paesaggio:  vi dice niente?

terzo paesaggioGilles Clement spiega, in un libro uscito nel 2005, che il terzo paesaggio sono tutte le zone residuali tra le aree naturali e le aree coltivate/urbanizzate: un ambiente “necessario” perchè ospita piante che altrimenti non avrebbero un luogo nel quale crescere. 

Terreni abbandonati, incolti, margini stradali, scarpate ferroviarie, terreni ai margini dei cantieri sono ambiti in cui specie spontanee e specie scappate dai giardini, specie autoctone e esotiche si michiano liberamente e disordinatamente creando associazioni vegetali altrimenti non riscontrabili in altri ambienti.

Che bello, penso:  questo concetto si sposa perfettamente con la mia passione per le “erbe ruderali”.

Ma Gill Clement va oltre e dice:  Perchè non sperimentare gli stessi meccanismi di convivenza tre le erbe più diverse anche nei nostri giardini?  Tra loro capita che trovino un equilibrio, si sostengano a vicenda prendendo dal terreno ciascuna quello di cui hanno bisogno e lasciando alla terra sostanze che le permetteranno di rigenerarsi e di alimentare nuova vita.

Da qui discendono alcune pratiche quali la permacoltura, l’agricoltura biodinamica, ma non ve la faccio troppo lunga:  esistono diversi manuali sull’argomento.

Ma dov’è finito il nostro architetto/agronomo/giardiniere?

Ah ma è peggio di Zelig: adesso fa il paesaggista.

Infatti: perchè limitarsi al giardino di casa quando possiamo creare con questo sguardo paesaggio totalmente naturali e ricchi di biodiversità?

Il giardino così concepito di trasforma in un “Giardino in movimento” dove le piante non sono sempre le stesse ma alcune arrivano, altre muoiono o trovano un ambiente più adatto in altri luoghi:  Quali?

Ma il mondo intero, è ovvio. Allora la terra può essere considerata nel suo insieme un “giardino planetario”.

Scusate, troppe provocazioni tutte in una volta sola, forse anche io ho bisogno di fermarmi e digerirle un poco.

Termino con questo altro pensiero del nostro ormai amico: Se tutta la terra è un giardino allora il suo giardiniere è l’umanità: “Un giardiniere planetario che propone di guardare la diversità come garanzia di futuro per l’umanità.”

 

(Gilles Clément – Il giardiniere planetario – 22publishing  Milano 2008)

il giardiniere planetario

 

 

IL PIU’ GRANDE UOMO SCIMMIA DEL PLEISTOCENE

 

evoluzione umana copia

Può un libro uscito nel 1960 far ridere ancora oggi?

Come no, specie se racconta le vicende di un gruppo di omindi agli albori della civiltà umana ovvero nel Pleistocene alle prese con i grandi dilemmi dell’evoluzione della specie.

Senza dubbio questo di  Roy Lewis che in italiano si intitola  IL PIU’ GRANDE UOMO SCIMMIA DEL PLEISTOCENE (ed Adelphi) è un libro che sposa in pieno le teorie evoluzionistiche ma con una ironia ed una comicità irrestistibili.

Il risvolto di copertina recita:

«Il libro che avete fra le mani è uno dei più divertenti degli ultimi cinquecentomila anni». TERRY PRATCHETT

«L’anacronismo a scopi comici è stato usato di frequente in letteratura, ma non ricordiamo esempi più riusciti di questo». CARLO FRUTTERO – FRANCO LUCENTINI

Tra il progressista Eward e suo fratello il conservatore Vania si apre una lotta tra chi vuole scendere dagli alberi e conquistare la pianura, scoprire il fuoco, usare armi per cacciare e chi invece vede tutto ciò come una minaccia per le tradizioni  e preferisce non affrontare l’ignoto.

Nella versione originale in inglese il libro ha curiosamente titoli diversi nelle varie edizioni: The Evolution Man,  oppure Once Upon an Ice Age,  o ancora What We Did to Father

Nella traduzione francese il titolo è: POURQUOI J’AI MANGE’ MON PERE  ed è sorprendente come il libro non perda niente della sua freschezza anche in questa versione. La quarta di copertina recita così:

pourquoi  copia

Approchez Homo sapiens !

Ce livre vous ferà hurler de rire ! Faites la connaissance d’une famille préhistorique: Edouard, le père, génial inventeur qui va changer la face du monde en ramenant le feu; Vania l’oncle réac, emmeni du progrès; Ernest, le narrateur, un tantinet benet; Edwige, Griselda ed autres ravissantes donzelles… 

Ces etres délicieux font le monde autour d’un feu en dégustant des os à moelle. Regardez-les découvrir l’amour, s’essayer à la drague, se battre avec l’évolution… 

Situations rocambolesques, personnages hilarants d’un monde où l’homme est pourtant déjà homme: batailleur, jaloux, ingrat et aussi rétrograde. Un miroir à consulter souvent. 

Pour rire et réfléchir. 

Va bene, se ancora non vi basta andate a vedere su  http://it.wikipedia.org/wiki/Il_pi%C3%B9_grande_uomo_scimmia_del_Pleistocene.

Anzi no, prima vi consiglio di leggerlo, per non perdervi la sorpresa.