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HO VISTO UN CUCULO VOLARE

Cuculus canorus

Qualcuno dice di aver visto il suo nido ma non credetegli, al massimo era un nido illegale, occupato abusivamente.

Forse l’unico a cui potrei credere è Milos Forman assieme a quel pazzo di Jack Nicholson e a quel fantastico gruppo di pazzerelli del film, ormai cult QUALCUNO VOLO’ SUL NIDO DEL CUCULO (1975 )

Cuculo imbeccato da Codirosso

Già, perchè anche i bambini lo sanno che il cuculo depone le proprie uova nel nido di altri uccelli (capinere, cannaiole, codirossi, ballerine e altre circa 50 specie di passeriformi) e siccome l’uovo è mimetico questi lo covano e poi nutrono il piccolo come figlio dopo che quest’ultimo si è sbarazzato delle altre uova gettandole fuori dal nido.

Un bell’esempio di opportunismo non c’è che dire, o meglio parassitismo e di perversione (da parte del cuculo neonato) ma anche di abbandono di minore (come quando si lasciavano i neonati davanti alle porte dei conventi) perchè appena deposte le uova il nostro vede bene di andarsene (è infatti un uccello migratore che nidifica, si fa per dire, in Eurasia e sverna nell’Africa sud-sahariana).

in verde zone di “nidificazione” – in blu zone di svernamento

E il suo verso, il caratteristico Cucù, cucù sa proprio di beffa, di presa in giro (te l’ho fatta, ingenuo che non sei altro).

Così non so se essere felice quando sento il suo canto in questo periodo di fine maggio inizio giugno; un verso forte, ben distinguibile dal cinguettio dei passeracei o dal gracchiare di gazze e cornacchie.

Ma il cuculo, inteso come uccello, voi l’avete mai visto?

Se è facile sentirlo è molto più difficile vederlo perchè si sposta preferibilmente di notte e poi è un uccello molto schivo e solitario nonchè molto litigioso nel periodo degli accoppiamenti.

Ma allora cosa è successo a questo cuculo che ha sorvolato cantando il mio giardino? Ha visto una femmina nei paraggi? Stava marcando il territorio oppure scappava sconfitto dopo uno scontro con un altro pretendente?

Certo se non fosse stato per il canto non avrei riconosciuto il suo piumaggio grigio/azzurrino/ardesia e la sua sagoma non molto elegante a dire il vero con quella lunga coda nera a puntini bianchi che lo fanno misurare in tutto 30 cm.

Cuculo maschio e femmina (più rossiccia)

Il cuculo (Cuculus canorus) appartiene alla numerosa famiglia dei Cuculidae che ha tra le sue fila uccelli anche molto diversi tra loro.

Ci sono ad esempio il cuculo dal ciuffo, il cuculo americano, il cuculo occhi rossi ma il più particolare di tutti è il Geococcyx californianus ovvero Roadrunner noto anche come Beep-beep, antagonista nel cartone animato di “Willy il coyote”.

Willy il coyote con il suo “nemico” Beep Beep in una immagine d’archivio. ANSA/INTERNET

Perchè sono arrivato fin qui, a vedere un cuculo dal vivo per la prima volta nella mia vita, a scoprire o a ricordare tutte queste cose?

Colpa dei cambiamenti climatici e della pioggia che non cade da mesi e che anche questa mattina mi hanno costretto a innaffiare i pomodori.

SMERGO MAGGIORE

Smergo Maggiore (Mergus meganser)

Siamo pochi in Italia a poterlo vedere allo stato naturale perchè la sua presenza e nidificazione è accertata solo da pochi anni.

C’è chi l’ha visto nel 2003 (CAI di Luino) e chi per la prima volta nel 2013 (Parco del Ticino zona nord). Sul lago Trasimeno pare faccia tappa dal 2016 e sul Naviglio Martesana c’è chi dice (foto alla mano) con una certa frequenza dal novembre 2020.

E’ uno di quei casi di espansione areale al contrario (da nord, dove vive da sempre, verso sud) e oggi è presente in molte aree dell’Italia settentrionale. In Lombardia per esempio è presente (e talvolta nidificante) in tutti i laghi prealpini e nel tratto settentrionale del fiume Ticino, dove noi l’abbiamo incontrato pochi giorni fa.

Avvistamenti dello Smergo maggiore nell’italia settentrionale

Chi l’ha misurato con il righello dice che è lungo 70 cm (con o senza becco?) Un’anatra bella grossa dunque quasi della taglia di un’oca.

Dal punto di vista estetico il maschio e la femmina si distinguono nettamente: il maschio ha la testa verde scuro quasi nera, mentre la femmina ce l’ha di un bel colore tabacco. Credo che abbiano lo stesso parrucchiere degli svassi, soprattutto la femmina con quel ciuffo sulla nuca, ma con gli svassi hanno in comune anche il trasporto della prole sul dorso.

Altra caratteristica è che femmine più sfaticate depositano le uova in nidi di altri della stessa specie per cui è possibile vedere delle neo mamme smergo con al seguito anche venti pulcini.

Ma come faranno così piccoli a scendere dal nido? Si perchè gli smerghi il nido lo costruiscono molto in alto (fino a 15 metri di altezza, su tronchi d’albero, o anfratti nei muri ma sanno arrangiarsi anche in luoghi più di fortuna.

I suoi ambiente preferiti sono le porzioni più elevate di bacini fluviali e laghi di buone dimensioni; evita invece le acque calde o con troppa vegetazione. Si ferma in genere dove trova abbondanza di pesci che caccia immergendosi diversamente da altre anatre che si nutrono stando in superficie.

Il suo becco seghettato e ricurvo all’estremità gli consente di essere estremamente efficace, un concorrente in più per cormorani e svassi. (Chissà cosa potrebbe succedere se si incontrassero con questi altri pescatori durante le loro immersioni)

NEBBIOLINA

Va beh, qui i colli non ci sono, neanche quelli irti ma, tanto, questa non è proprio nebbia, potremmo chiamarla tuttalpiù nebbiolina.

Ma se i colli non ci sono c’è molta acqua, nelle rogge, nei canali (un po’ meno nel fiume, visto che da mesi non piove.

E questa nebbiolina che ci accompagna in questa passeggiata mattutina, crea effetti di luce particolari (ho detto particolari e non spettacolari, come sono sempre obbligati a fare i fotografi professionisti)

Abbiamo appena passato la chiesa e dopo il canale eccoci immersi in un’altra epoca fatta di noccioli fioriti e di carici accarezzati dalle placide acque della roggia. Peccato per quei giganti di metallo che sicuramente avrebbero risvegliato le smanie bellicose di un don Chisciotte nostrano.

In effetti, il mulino più avanti c’è ma è di quelli ad acqua ma è anche il mulino del ponte, come ci ricordano le pietre del manufatto che ci permette di attraversare il vecchio Naviglio.

Mulino del Ponte
Ponte di Castano

Fa quasi caldo adesso e raggiungiamo il fiume facendo scricchiolare sotto i nostri passi le foglie dei platani. Due cigni si allontanano subito, gli svassi invece si tuffano sott’acqua ma non per timidezza, come al solito sono in cerca di cibo in queste acque limpide.

E la nebbiolina ?

Senza che ce ne accorgessimo se n’è andata e anche gli uccellini se ne sono accorti: cinciallegre dialogano fitte tra i rami di un pero, ma più in alto e più in là, tra i rami spogli di una quercia rossa ci accoglie uno stormo di fringuelli e poi un pettirosso e i codibugnoli nel loro moto perpetuo.

Ah l’avessimo immaginato prima di partire non ci chiederemmo perchè adesso siamo contenti come dei bambini ai quali hanno appena regalato le caramelle.

SUPERQUARK

Di una persona che dorme in piedi si dice che è poco sveglia (infatti, se dorme…) ma in effetti c’è qualcuno che riesce a dormire in piedi, a parte i cavalli, magari appoggiato a un muro, o in mezzo al traffico, immerso nei propri sogni.

Va beh. Ma dormire in volo?

No, non seduti sulla poltrona di un aereo. Proprio mentre stai volando con le tue stesse ali.

E’ quello che riescono a fare i rondoni, a quanto pare. Impostano il pilota automatico e schiacciano un pisolino mentre volteggiano nel blu dipinto di blu.

Questa però non è la sola particolarità di questi uccelli.

Più grandi delle rondini, con una coda più tozza e un corpo completamente scuro il rondone (Apus apus) è lungo 17–18 cm, ha un’apertura alare di 38–44 cm e non supera i 50 g di peso.

Queste caratteristiche gli consentono di raggiungere notevoli velocità (fino ai 220 km/h) molto utili per cacciare gli insetti che cattura in volo con abili e rapide virate, ma anche per coprire le lunghe distanze migratorie. Dalla sua residenza estiva che copre gran parte dell’Europa e dell’Asia centrale, si trasferisce in inverno nei paesi africani a sud dell’Equatore.

in rosso zone di nidificazione estiva, in blu zone di svernamento

Un’altra questione a lungo dibattuta è quella delle zampe? Se non si posano mai è logico che nel corso dell’evoluzione della specie si siano atrofizzate. (per questo il loro nome scientifico è Apus cioè senza piedi). Ma non è così perchè se pur costituite da una sola falange lo loro dita sono molto robuste e consentono ai rondoni di aggrapparsi saldamente anche alle rocce verticali e poi devono appoggiarsi da qualche parte quando fanno il nido e covano.

A proposito lo sapete che i rondoni oltre a dormine e a cacciare si accoppiano mentre stanno volando?

Ecco, adesso sono sopra di noi, e le loro virate taglienti ci sfiorano quasi in questi bacini artificiali, ci sembra di essere dentro un documentario di Superquark però in 3D.

Questi ovviamente non stanno dormendo: hanno i due emisferi del cervello girati su ON ma quando dormono placidamente volteggiando ad altezze fino a 3.000 metri hanno metà del cervello spenta

e la testa tra le nuvole.

OASI DELLA BRUSCHERA

Inverno 2021, siamo in lockdown e non è permesso uscire dal proprio comune ma agli stagni di fitodepurazione a valle del depuratore incontro una coppia di ciclisti.

Loro mi riconoscono per primi.

“Veniamo sempre qui adesso che non si può girare ma siamo stati anche alla Bruschera dopo che ce ne hai parlato”

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Estate 2021 eccomi di nuovo in questo angolo del Lago Maggiore, nella parte sud del golfo di Angera, molto particolare e ricco di piante e uccelli (e anche di storie)

Un’area di 164 ettari caratterizzata nella parte nord da uno degli ultimi lembi della foresta allagata che nei tempi antichi occupavano gran parte della pianura lombarda.

Boschi di ontani, estesi saliceti e canneti danno riparo e permettono la nidificazione di diverse specie di uccelli tra cui aironi, folaghe, gallinelle d’acqua, svassi oppure il Martin pescatore e, d’inverno, i cormorani.

Più a sud altri specchi d’acqua sono gli stagni di fitodepurazione con un capanno per l’avvistamento degli uccelli e poi proseguendo un bosco di latifoglie con prevalenza di querce. Inutile dire che grazie a queste peculiarità ambientali ed ecologiche l’oasi della Bruschera è diventata un sito di interesse comunitario e zona di protezione speciale per le numerose specie di uccelli, anfibi, piccoli mammiferi e alcune specie di piante.

Ma la parte più paesaggistica è un sentiero che costeggia il lago, dominato dalla mole della Rocca borromea.

Più a est, nella lanca protetta da un canneto e con vista sulla sponda piemontese e su Arona, ecco gli svassi.

Oggi sono molto vivaci, fanno un baccano assurdo, pescano immergendosi come loro solito con lunghe apnee ma sembra ci sia in atto anche una lotta per il territorio tra gigli d’acqua e ninfee.

Le tartarughe guancia gialla, appostate su tronchi a pelo d’acqua assistono impassibili.

Tartaruga guancia gialla (Trachemys scripta scripta)

I cigni invece preferiscono acque più libere, attorno all’isolino Partegora, uno scoglio di pochi metri quadrati, circondato da canneti, sul quale è vietato sbarcare ma sul quale sono fiorite molte storie a cominciare da quella dei Santi Giulio e Giuliano, che vissero su quest’isola per qualche tempo e poi se ne andarono al Lago D’Orta profetizzando un fatto di sangue che sarebbe successo qualche secolo dopo.

Nel 1066 il vescovo Guido da Velate e la sua concubina Olivia Vavassori vi faranno barbaramente trucidare il diacono Arialdo da Cucciago, uno dei fondatori del movimento poi chiamato “Pataria“.

Ma un altro fatto ha reso famose queste acque. Infatti capitò un giorno del 1776 che Alessandro Volta (si quello della pila) passasse da queste parti durante una gita in barca e raccolse in una bottiglia un campione di acqua con strane bolle che venivano in superficie: erano bolle di aria infiammabile ovvero aveva scoperto il metano.

E’ proprio vero, certe scoperte nascono per caso, così come quasi per caso ho scoperto questo posto, senza aver letto niente prima, per non rovinarmi la sorpresa.

RONDINI A CORTE

Che le rondini fossero nobili non l’ho mai dubitato. Semmai c’è da capire di quale tipo di nobiltà si tratta anche se penso non sia quella derivante da gesti valorosi in guerra o da acquisto di un titolo tramite pecunia.

La corte è quella dei Ferrario, che si affaccia con un portone ad arco sulla via principale del paese a pochi passi dalla chiesa parrocchiale.

E anche qui se la famiglia Ferrario fosse o sia nobile non lo so; famosa, questo sì, se un intero cortile prende il suo nome.

Forse i Ferrario sono nobili perchè hanno un cortile, uno dei pochi ormai in centro, dove ogni anno tornano a nidificare le rondini (ecco dove sta la nobiltà di questa corte).

Ma la corte era nobile già prima, almeno da metà ‘700 quando proprietaria era la famiglia Bodio. Testimoni sono gli stemmi scolpiti sulle colonne del porticato. ( Di questa nobile famiglia sappiamo che era già presente da secoli nella vicina località di S. Antonino  e che il suo ultimo rappresentate un militare, morendo intorno al 1745, lasciò questo cortile al Collegio Imperiale dei Nobili di Milano che già possedeva a Lonate una decina di cortili e che proprio in questo cortile collocò l’abitazione del suo agente locale).

E le rondini?

Loro sicuramente c’erano ancora prima dei Bodio? Dobbiamo chiamarlo allora cortile delle rondini?

Sul soffitto a travi di legno della volta e del portico laterale si contano una decina di nidi e le rondini si affannano a portare cibo ai piccoli riempiendo l’aria dei loro cinguettii (altro che twitter) con i loro voli taglienti.

Ah che spettacolo, starei qui ore a guardarle. Mi fanno venire in mente ricordi di infanzia quando le rondini venivano a fare il loro nido sotto il portone della casa che abitavo allora, poco lontano da qui.

Magari sono discendenti di quelle rondini, perchè anche se le rondini (Hirundo rustica) non vivono a lungo (in media 2-3 anni) i nuovi nati ritornano sempre a nidificare poco lontano dove hanno costruito il nido i loro genitori.

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Un piccolo appena scappato dal nido mi osserva immobile, con una postura un po’ goffa, quasi un adolescente con i brufoli, altri ancora stanno dentro le coppe di fango e paglia ancorate alle travi di legno e aspettano l’imbeccata giusta. Dal via vai delle rondini che ancora c’è a quest’ora credo proprio che non moriranno di fame.

Eppure tra le rondini c’è una mortalità molto alta (sei rondini su dieci non raggiungono il primo hanno di vita) pesticidi, certo, ma anche i falchi, i gabbiani, i barbagianni, i gatti, i serpenti e perfino le formiche che possono attaccare il nido.

Ma il più temibile nemico delle rondini è ancora una volta l’uomo che con la scusa che “sporcano” le bolla come ospiti sgraditi e spesso cerca di impedire che costruiscano nidi sotto al loro tetto.

L’importanza ecologica delle rondini è però accertata. infatti che questi uccelli  si nutrono infatti di mosche e zanzare di cui vanno a caccia mentre sono in volo. e ci aiutano a tenere sotto controllo la crescita della popolazione di questi insetti. Una coppia di rondini, nella stagione riproduttiva può mangiare fino a 6.000 insetti al giorno.

Che faccio ?

Lo dico o non lo dico alle signore che al mattino sotto a quel porticato sorseggiano caffè e cappuccino aggiungendo i loro discorsi al verso delle rondini in un unico indistinto cinguettio ?

IBIS SACRO

Ibis sacro in risaia

Che ci fosse un viaggio di mezzo lo sospettavo, come il celebre “Dagli Appennini alle Ande” deAmicisiano. Ma qui il viaggio non è solo geografico (dal Nilo al Po) ma anche nel tempo ovvero dall’antico Egitto al XXI secolo.

Il viaggio è quello dell’Ibis sacro, (Threskiornis aethiopicus) uccello dei pellicaniformi arrivato da qualche anno anche in queste terre dell’alta pianura Padana.

ibis sacro in volo

Qui di sacri avevamo (e abbiamo) i (sacri)Monti della Controriforma e prima ancora l’impero romano che divenne “sacro” quando si imposero i Carolingi.

Ma se ci spostiamo appena qualche kilometro più a sud, nelle risaie novaresi, per esempio, il sacro è questo strano uccello della taglia di una cicogna ma con il becco nero ricurvo che ricorda molti dei nostri uccelli limicoli e che di sacro ormai per noi non ha più nulla, anzi.

Il paradosso è che questo uccello in Egitto è praticamente estinto ed è presente oggi in tutta l‘Africa sud-sahariana e in qualche “enclave” come alla foce del Tigri/Eufrate in Iraq, nella Francia sud-occidentale e in Italia nel delta del Po e nelle risaie della Pianura Padana (anche se non mancano avvistamenti in altre parti della Penisola).

E se in Egitto era venerato come un dio (Thot è raffigurato nei geroglifici con la testa di un Ibis)

Dio Egizio Thot

ora da noi è disprezzato e combattuto perchè la sua presenza mette in crisi l’avifauna autoctona soprattutto nella competizione per il cibo ( pesci, invertebrati, rane, piccoli mammiferi, vermi che scova nella melma con il suo lungo becco ricurvo) ma anche perchè preda le uova degli altri uccelli (aironi, pavoncelle…) e se non trova qualcosa di vivo si accontenta di spolpare le carogne di animali morti.

Ibis sacri in risaia d’autunno

Capite perchè dopo il primo momento di sorpresa per l’avvistamento di questo uccello è subentrata l’amarezza ?

Perchè ancora una volta siamo davanti a un esempio di come animali “esotici” una volta fuggiti dalla cattività degli zoo (così pare sia avvenuto) diventino una minaccia per la biodiversità.

Ma la famiglia degli ibis è numerosa; tra questi l’ibis rosso, l’ibis crestato (livrea bianca e mascherina rossa) l’ibis bianco e l’ibis eremita quasi completamente nero. Alcuni sono davvero carini, altri sono particolari ma non proprio delle bellezze.

In ogni caso avvisatemi se ne vedete in giro qualcuno.