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PESCA COL CORMORANO

Non sono un grande esperto di pesca, neanche di quelle di beneficenza, credo di aver preso la lenza in mano una sola volta in un laghetto di pesca sportiva.

Allora perdonerete se questo articolo sarà punteggiato qua e là di luoghi comuni.

Io sapevo della pesca con la mosca o di quella col verme (vieni a pescare con noi…) ma di quella con il cormorano ancora non sapevo nulla.

E c’è da dire che il cormorano non si limita solo a farti compagni mentre peschi, ma ha una parte attiva anche perchè è un formidabile pescatore.

Diciamo che la pesca con il cormorano assomiglia un po’ alla caccia con il cane da riporto, o alla falconeria.

Ma come fanno i marinai… anzi i pescatori a evitare che il cormorano appollaiato sulla loro barca in attesa che i pesci vengano attirati dalle lampade nella notte, come fanno, dicevamo, ad evitare che il nostro cormorano si ingoi subitaneamente il pesce appena catturato?

Di aprirlo in due per tirare fuori il pesce non se ne parla nemmeno.

E allora?

I nostri valenti e furbi pescatori legano una cordicella attorno al collo del volatile per impedire che possa ingurgitare i pesci più grossi (gli altri ovviamente il cormorano se li pappa: è una specie di accordo commerciale;  a me i pesci grandi, a te i pesci piccoli).

Peccato o per fortuna,  questa alleanza tra uomo e uccello praticata largamente fin da tempi molto antichi nelle acque del sud-est asiatico  ma anche nell’antica Grecia, si è ridotta ad una attrazione per turisti.

Una forma di spettacolo non prevista dalla SIAE.

Per saperne di più: PESCA UKAI CON IL CORMORANO

BAGNANTI

Cigno reale (Cygnus olor) con piccoli

La superficie del bacino dove stanno in fila indiana sembra un prato, così da lontano sembra suggerire quel colore verde brillante, compatto… di lenticchie d’acqua.

Loro, brutti anatroccoli, seguono mamma cigno in questo agosto torrido mentre il padre un po’ più avanti è andato a riprendere un altro loro fratello un po’ indisciplinato

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Sotto il pelo dell’acqua non lo vedi ma lui si muove veloce, capace di un’apnea lunghissima.

E’ così che riesce a procurare il cibo per i suoi piccoli, due giovani svassi che stanno esercitandosi al nuoto sotto gli occhi attenti della madre. L’acqua è limpida, di un azzurro vivo, come il cielo oggi, ma tutto è luccicante in questa piccola lanca  al riparo dalla corrente anche una tartaruga guancia gialla si crogiola al sole su un ramo a pelo d’acqua.

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Sembra un balletto, un gioco delle coppie, in realtà non ho contato se maschi e femmine sono in numero pari, sicuramente da qualche parte ci sarà qualche maschio sfigato che ancora sta cercando una compagna per ballare e poi chissà… perchè tra le anitre è ancora in vigore la monogamia.

Germani reali (m/f)

 

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Sono i più rumorosi, con quel loro verso stridulo, appoggiati sul pontile d’imbarco o sull’acqua, sono aggressivi verso gli altri bagnati ma la spiaggia non è tutta loro.

Gabbiano comune (Larus ridibundus)

Gabbiani di fiume. D’estate e d’inverno appoggiati alla ringhiera di ferro  come pensionati che guardano l’acqua e vedono scorrere la loro vita.

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Bagnanti senza occhiali da sole o creme solari, senza lettino e ombrellone, senza juke box e cabine balneari, campi da beach volley e aperitivo al bar dei bagni, senza falò sulla spiaggia e tramonti romantici… no, quelli magari sì che tanto quelli sono forniti gratis dalla natura.

 

 

TRAMONTO CON FOLAGA

Dove vanno le folaghe di notte?

Si mettono la minigonna e vanno in discoteca.

No, stasera sono troppo stanche. Per tutto il giorno le abbiamo sentite schiamazzare nelle acque e tra i canneti del lago, con quel loro verso (quasi uno squittio) penetrante e limpido.

Più facile che vadano a dormire presto tra morbidi giacigli sulla riva, infatti già a quest’ora non si vedono più in giro.

No, eccone una, solitaria (e stranamente silenziosa) aggirarsi ancora in queste acque fredde che il tramonto colora di arancio.

Dove si rifugiano le folaghe quando il sole va dormire?

Si travestono da suore, e provano il balletto di Sister Act;  anzi no, non hanno bisogno di travestirsi, sono già pronte così con quel loro vestito nero con una punta di bianco sulla fronte, la qual cosa a quest’ora le rende quasi invisibili.

Sono altre adesso le voci, non il verso stridulo dei gabbiani  o il gracchiante richiamo degli aironi…

Qualche grillo timidamente inizia il suo rosario e un verso cupo ci dice che da qualche parte sta appollaiato un rapace notturno (quale?)

Staremmo qui tutta la notte ad ammirare le luci lontane dei paesi affacciati sul lago, ma anche per noi è ora di andare.

Buonanotte folaga!

Al prossimo tramonto (sera, notte) !

 

 

ALLA FACCIA DELLA TIMIDEZZA

No, stavolta non ci sto.

Non è possibile che un animale così timido ed elusivo sia diventato così confidente, anzi incurante…

Quando una gallinella d’acqua esce dalle canne invece di entrarci e inizia a zampettare nel prato ai bordi dello stagno capisci che qualcosa non va.

Ma poi pensi:  “Per forza, siamo al Parco Sempione di Milano, a due passi dal Castello sforzesco e cosa doveva fare questo povero animale?”

La gallinella d’acqua (Gallinula chloropus) è un uccello della famiglia dei rallidi che come dice il nome vive ai bordi stagni, laghi, rogge e fossati con acque che scorrono lentamente e ricchi di vegetazione che gli serve da riparo e per costruire il nido.

E’ presente in quasi tutto il mondo eccetto che in Australia e in Italia è stanziale.  E’una specie onnivora nel senso che si nutre sia di piccoli pesci, insetti, molluschi, sia di germogli vegetali. 

E’ riconoscibilissima per il becco giallo e la placca frontale rossa che la distinguono nettamente dalla sua cugina folaga (anche lei della famiglia dei rallidi).

E’ un’abile nuotatrice ma pessima volatrice (come la altre galline del resto). Nel suo habitat  è molto timida e appena si sente in pericolo corre letteralmente zampettando sull’acqua a rifugiarsi tra le canne ed emette un caratteristico verso che permette tra l’altro di  rilevarne la presenza anche se è nascosta.

E invece questa gallinella milanese non scappa, non si nasconde.

Certo, lei non ti cerca come fanno le anitre, i cigni, ingozzati dai visitatori e ormai caricature di sè stessi.

Lei semplicemente ti ignora, non dipende da te ma neanche ti teme.

Certo fa impressione vedere i suoi pulcini  tutti neri aggirarsi tra i fusti di giaggiolo e il noce del caucaso, scivolare per un attimo sotto il sambuco nato forse per caso e lasciato crescere lì, lui plebeo vicino ai nobili cipressi calvi.

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Quanta gente è passata di qui oggi? così tanta che anche noi  non ci facciamo più caso, come due innamorati poco più in là, su una panchina, che si baciano.

LA COMPAGNIA DEI CODIBUGNOLI

Eh, sì sono proprio una allegra famiglia…

anzi sono più famiglie, quasi una “comune” di quelle che andavano di moda negli anni ’60 e ’70  e che da qualche parte ancora resistono, pur se nascoste e residuali.

Loro invece non si nascondono, non temono la presenza dell’uomo così che d’inverno, complici gli alberi privi di foglie, possiamo osservare le loro “gite” in campagna, il loro frenetico movimento da un ramo a un cespuglio,  da un salice a una quercia… (infatti il loro habitat è costituito da boschi con cespugli anche vicino a zone aperte a prato, ma non disdegnano le aree coltivate vicino alle case con parchi e giardini e i frutteti).

Da lontano sembrano palline con la coda, il loro movimento schizzato tra i rami sembra quasi generato da un flipper… che già a inquadrarli con il binocolo è un’impresa.

Ma no, eccoli lì, sono dei Codibugnoli (Aegithalos caudatus) uccelli passeriformi di piccole dimensioni  (13-16 cm dei quali però 6-10 cm è solo la coda).

codibugnolo

Ancor prima di vederli è facile sentirli perchè sono molto canterini, infatti si tengono in contatto vocale, chiamandosi frequentemente.

Tranne che nella stagione degli accoppiamenti, amano vivere in gruppo in compagnie di 10 fino a 30 elementi dove ci sono spesso i genitori con i figli della nidiata dell’anno in corso ma anche femmine solitarie o famiglie giovani  che verranno aiutate nella costruzione del nido da quelle più anziane nel caso la nidiata di queste ultime non vada a buon fine.  Insomma una bella compagnia solidale, la compagnia dei codibugnoli.

Il nido ha una forma particolare, come una borsa appesa ai rami con un foro nella parte superiore ma è difficile da individuare perchè lo nascondono molto bene tra i rami dei cespugli.

E’ diffuso in tutta Europa, isole britanniche comprese, dove è chiamato long-tailed tit, ma anche nel Caucaso, Siberia, Manciuria e isole giapponesi.

Segue una dieta principalmente insettivora (gli piacciono molto le piccole falene le loro larve e uova) ma nella stagione fredda tende a integrare con le bacche.

Che banchetto c’era oggi?  Un festoso ritrovarsi al quale spesso partecipano anche le cince (con le quali sono  parenti).

E i fringuelli?  cosa ci facevano lì attorno… e senza invito? (anche i fringuelli amano muoversi in gruppi numerosi)

fringuello

E’ tardi per chiederglielo. Se lo scopro ve lo racconto la prossima volta.  Intanto speriamo che non scoppino tafferugli tra compagnie per il controllo del territorio.

 

MIGLIARINO E LA PALUDE

Migliarino di palude (f) foto Alberto Fantoni

Ah se non ci fosse lei, anzi no, se non ci fossero loro.

Gli stagni di fitodepurazione  a valle del depuratore di  S. Antonino, non ci sarebbero senza tutta la cacca che facciamo noi (con rispetto parlando).

Qui dove un tempo c’era una palude maleodorante ci sono ora degli stagni  artificiali, ora in gran parte ri-naturalizzati (maleodoranti anche loro).

Oggi però la puzza è sopportabile.

Siamo venuti ad osservare le Alzavole, piccole anatre svernanti che da queste parti passano l’inverno per poi partire in primavera. Siamo venuti con il nostro binocolo da bravi birdwatchers ma presto la nostra attenzione viene attratta dalle canne che si muovono, da minuscoli uccelli che si spostano freneticamente al loro riparo, quasi mimetici.

 

E io che più volte ho parlato della bio-diversità di questo posto ogni volta ne scopro un aspetto diverso.

Guarda, un uccellino laggiù un poco più a destra delle folaghe e delle gallinelle d’acqua che dopo il primo timore si stanno riaffacciando sullo specchio d’acqua uscendo dai loro ripari.

E’ lui, è uno scricciolo ma… dov’è andato?  Neanche il tempo di mettere a fuoco il binocolo che si è giù spostato. Si muove veloce nel canneto a pochi centimetri da terra.

Scricciolo

E più lontano, tra le sterpaglie… che uccelli sono quelli?

… troppo lontani o troppo piccoli. Senza dubbio molto vivaci.

E chi è quest’altro uccellino che si mimetizza tra le canne?

Ha il dorso verde bruno e il petto chiaro, si esibisce in brevi voli sopra l’acqua, forse a caccia di moscerini e poi torna al suo riparo…. sì, non può essere che un Luì piccolo o forse sono più di uno ed escono a turno allo scoperto quasi si fossero divisi il lavoro.

Luì piccolo

Ma ancora un nugolo di uccellini si leva in volo, no, non fuggono, si spostano solo più in là;  qualcuno si attarda e proviamo a inquadrarlo ma le canne sono davvero un’ottima difesa passiva, anche per i guardoni come noi.

Secondo me comunque erano Migliarini di palude.

Il Migliarino di palude fa parte della famiglia degli zigoli; sono uccellini grandi come un passero, dai colori simili, con la femmina dal piumaggio marroncino screziato di bianco e con il maschio che si distingue per la testa scura un po’ come i passeri mattugia.

Migliarino di palude maschio – Emberiza schoeniclus

Abita le paludi e le zone umide non perchè gli piace l’acqua ma perchè nei canneti trova riparo  e in questo ambiente trova anche il suo cibo: larve e piccoli insetti e in inverno ovviamente deve accontentarsi anche di piccole bacche.

Ah  che bella scoperta! Siamo così presi che dei cigni che abitano questi stagni oggi non ce ne importa nulla….

Ma ecco profilarsi minacciosa sulla punta di un albero la sagoma di un Gheppio….

Gheppio – Falco tinnunculus

VOLARE ALTO

Anser indicus.

Nome e cognome, famiglia e provenienza.

La guardo e cerco di capire da dove viene; che sia un’oca non vi sono dubbi ma sono quelle strisce nere ai lati del capo che mi lasciano perplesso.

E ancor più il fatto che si muova tranquilla sull’erba ai bordi del fiume cercando cibo e  fregandonese abbondantemente dalla mia presenza.

Ma, se sei un’oca indiana che ci fai qui? Hai il visto turistico o sei in attesa del permesso di soggiorno?

NO, hai ragione, non sei per forza fuggita dal tuo paese, forse sei solo di passaggio e ti sei fermata approfittando della settimana della moda.

O se davvero sei fuggita lo hai fatto da un allevamento.

Sì perchè è solo così che allo stato selvatico possiamo incontrare questo uccello in Europa dove è allevato a scopo ornamentale.

La sua zona di origine è l’Asia centrale dove nidifica in colonie di migliaia di esemplari.  D’estate se ne sta a pascolare ai bordi dei laghi d’alta quota e in inverno attraversa  in volo l’Himalaya per  fermarsi ai bordi di acquitrini in Pakistan, India, Birmania dove si nutre prevalentemente di riso, orzo e frumento, con danno spesso per le colture.

La sua livrea particolare  le ha fatto guadagnare l’appellativo di “oca testa barrata”  traduzione del più elegante “Bar-headed goose” , ma lei  è conosciuta soprattutto come l’uccello che vola più in alto.

Qualcuno afferma di averla avvistata in volo sopra le più alte vette dell’Himalaya, cioè oltre gli 8.800 metri. Studi scientifici però hanno accertato che l’altitudine media di crociera è attorno ai 5.500 metri (un’altezza comunque considerevole).

A quelle altitudini la densità atmosferica è meno della metà di quella a livello del mare e la temperatura è molto bassa.  E lei riesce a compiere queste migrazioni in quelle condizioni atmosferiche  perchè ha un’apertura alare molto grande ed una concentrazione di emoglobina maggiore che nelle altre oche e ciò gli consente di ossigenare meglio i muscoli.

(Beh, il doping nello sport moderno, si è spesso ispirato a questo concetto).

Allora, freddo era freddo (c’era anche un po’ di neve) l’acqua c’era e anche l’erba, anche se un po’ intirizzita. Mancava l’Himalaya, ma non si può avere tutto…

Certo che avresti anche potuto presentarti…

non leggo mai l’oroscopo  e se anche l’avessi letto scommetto che non c’era scritto che oggi avrei incontrato proprio una oca indiana.

Oca indiana (Anser indicus)