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UOMINI E UCCELLI

John Steinbeck scrisse nel 1937   Uomini e topi , storia di due vagabondi  americani e della loro amicizia.  Un romanzo con un finale tragico.

La storia, anzi le storie che voglio raccontarvi invece per fortuna hanno un finale lieto e parlano di  rapporti tra uccelli e uccelli e tra questi e gli uomini.

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Storia n. 1

All’ingresso di un supermercato delle persone notano dei nidiacei, degli uccellini di pochi giorni caduti per terra.

nidiacei di Codirosso

Interviene il personale del supermercato che con una scala li rimette nel nido, collocato sotto il cornicione dell’edificio.

Pochi giorni dopo la scena si ripete. Questa volta però gli operai scoprono che a buttare a terra i piccoli di Codirosso (questa si scoprirà essere la specie) è il maschio di una coppia di rondini.

Infatti il Codirosso aveva allestito il proprio nido dentro a un nido di fango delle rondini, forse pensando che fosse abbandonato.

Solo che ora i legittimi proprietari volevano tornare in possesso della loro abitazione.

Come fare? Consultati gli esperti della LIPU  gli operai del supermercato costruiscono in pochissimo tempo una casetta di legno che attaccano  sotto al tetto a poca distanza dal nido delle rondini e  vi spostano il nido del codirosso.

Mamma e papà codirosso accorrono subito ad accudire e a sfamare i loro piccoli mentre le rondini  finalmente possono covare in pace le loro uova.

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Storia n. 2

La seconda storia riguarda un uccello esotico dalle piume molto colorate che nidifica da noi in estate in ambienti particolari come le pareti verticali delle cave o le sponde dei fiumi che presentino le stesse caratteristiche di verticalità e sabbiosità.

Gruccione (Merops apiaster)

Qui scava dei lunghi cunicoli orizzontali al termine dei quali ricava una camera più ampia dove depone le uova e alleva i piccoli.

Ebbene,  a pochi chilometri  dal supermercato della prima storia  e anche a pochi giorni di distanza, durante gli scavi per la costruzione delle vasche di laminazione di un torrente, viene distrutta una scarpata dove di solito nidificano i gruccioni  e il Gruccione ( nome scientifico Merops apiaster, perchè si ciba principalmente di api) in questa zona nidifica  ormai raramente perchè stanno scomparendo i suoi habitat.

Subito gli ambientalisti si allertano e scattano le denunce.

I gruccioni però non si sono persi d’animo e hanno costruito quattro nidi in un’altra parte della cava interessata dal cantiere.

Ambientalisti, Comune e ditta che esegue i lavori allora si sono incontrati e hanno messo a punto un piano di monitoraggio per evitare il più possibile di disturbare  un uccello in questa zona così raro.

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Due storie emblematiche in apparenza simili in realtà diverse, almeno nella composizione dei conflitti.

Nella prima gli uomini mettono pace nel conflitto tra due specie di uccelli, nella seconda un uccello riesce a mettere d’accordo individui della stessa specie.

IL NIDO DELLO SVASSO

Era il 1943,   e c’era la guerra (la seconda mondiale) ma quel canale progettato da tempo doveva essere completato, se non altro per mettere in funzione la nuova centrale idroelettrica di Tornavento e fornire energia forse alle fabbriche metallurgiche e belliche.

Questo, a metà del tragitto del canale tra Vizzola e Tornavento, era stato pensato come conca di navigazione tra il canale e il fiume Ticino.

Con gli anni però, tramontata ormai la navigazione, arrugginite le paratie e gli altri manufatti in metallo, questo tratto di canale artificiale ha perso lo scopo per cui era stato pensato e, grazie anche al lavoro della corrente che ha inghiaiato lo sbocco nel fiume, il canale si è “naturalizzato” ovvero si è formata una specie di lanca, con acque calme,  ben schermate da sguardi indiscreti dalla vegetazione cresciuta nel frattempo.

Quale ambiente migliore per costruire il proprio nido?  Avrà pensato questa coppia di svassi maggiori.  E infatti non solo i soli perchè ci sono anche folaghe e una coppia di cigni.

Io però sapevo che avrei ritrovato gli svassi, anche l’anno scorso avevano scelto il medesimo posto per nidificare.

Si tratterà della medesima coppia, oppure dei loro discendenti che si sono ricordati dove sono cresciuti, dove hanno fatto i loro primi tuffi e imparato a pescare?

In realtà lo Svasso maggiore (Podiceps cristatus)  in Italia è prevalentemente stanziale e diffuso maggiormente negli specchi d’acqua della Pianura Padana e dell’Appennino Centro meridionale,

E’ presente anche in tutta Europa tranne che nella parte più settentrionale della Scandinavia.

Il suo piumaggio nella stagione riproduttiva è spettacolare infatti oltre a distinguersi per il lungo becco e per il profilo affilato, nella stagione degli amori lo svasso  assume colori vivaci e tiene erette le due creste nere sul capo (mi viene il dubbio che anche molti esemplari della specie Homo sapiens si comportino allo stesso modo, solo  che non sapranno mai eguagliare il balletto nuziale degli svassi).

Però in questo momento il balletto è già finito,  il matrimonio consumato e il nido pazientemente costruito con rametti e altri vegetali, galleggia adesso sull’acqua, soffice cesto dove le uova sono adagiate come a suo tempo Mosè.

La femmina monta a guardia del nido, pronta a scacciare i predatori mentre il maschio si allontana, forse per pescare (lo svasso va a caccia di pesci , molluschi e crostacei immergendosi con apnee lunghissime)  e invece no, ritorna con un rametto per rinforzare il nido, poi lascia libera la compagna e si mette lui a covare.

 

Le uova in genere si schiudono dopo 27-29 giorni e i pulcini lasciano subito il nido e si mettono a sguazzare nel laghetto senza bisogno di lezioni di nuoto anche se ogni tanto gli piace farsi coccolare e portare in giro sul dorso dei genitori  (devo venire il mese prossimo a vedere lo spettacolo).

Intanto mentre faccio le foto cerco di stare il più fermo possibile ma è la femmina che mi sorprende, con il suo verso, più che un canto direi  quasi che  fa rumore (Come la canzone di Diodato) e davvero non me lo aspettavo da un uccello così elegante.

 

PICCIONI E TARTARUGHE

Streptopelia decaocto – Tortora dal collare

In queste settimane, restando forzatamene a casa,  non ho potuto fare a meno di notare quanti uccelli condividono il mio giardino: merli e gazze come sempre, ma anche passeri ovviamente e poi fringuelli, lucherini, cinciallegre, una cincia bigia, uno storno e ieri anche un colombaccio.

Io sono contento di ciò, tranne che per i merli che mi rovinano quello che ho seminato nell’orto,

Ma oggi voglio parlarvi di una presenza più discreta: quella di una coppia di tortore dal collare (Streptopelia decaocto) che con il suo volo leggero e il suo tubare abita il  mio giardino e le abitazioni attorno.

Come dice il nome scientifico il suo numero fortunato  è il diciotto.  Dopo vi spiego perchè.

Partita dall’india nel 1600  questo uccello (da non confondere con i piccioni o colombi)  è arrivato in Europa negli anni ’30 del secolo scorso. In Italia i primi avvistamenti risalgono “solo” al 1944.

La sua è stata una colonizzazione pacifica è andata ad occupare una nicchia ecologica vuota  (un po’ come gli stranieri che vengono a fare i lavori che gli italiano non vogliono più fare).

La sua dieta è principalmente costituita da granaglie per cui la troviamo spesso vicino alle case (ai pollai) o nei parchi cittadini dove trova il cibo che gli serve

Il corpo color crema/nocciola e quella piccola striscia nera nella parte posteriore del collo (una specie di collare) da distinguono dalla tortora comune. ( Streptopelia turtur) più piccola e dai colori più accesi)

Streptopelia turtur

E’ ferocemente monogama quindi non ha bisogno di consulenti matrimoniali, di avvocati per le cause di separazione o divorzio.

Tortora è un nome onomatopeico, infatti il suo verso si può trascrivere  turr- turr come dicono i latini.

Il nome scientifico invece deriva dal greco streptos=collare e peleia=tortora, Ma è il diciotto la cosa più curiosa. Infatti deriva da una leggenda dell’isola di Samo  che parla di una donna che dopo diciotto figlie voleva un maschio e per questo uscì di senno riversando tutta la sua frustrazione sull’ultima nata: la diciottesima figlia.  Gli Dei allora per alleviare le sofferenze dalla bambina la trasformarono in una tortora.

Simbolo della pace, della purezza e della fedeltà coniugale, sin da i tempi dei Greci e dei Romani, condivide questa aura con le colombe e i piccioni.

Dei piccioni vi parlerò un’altra volta.   Ma le tartarughe….

Calma, non mi sono dimenticato, però dobbiamo andare in Inghilterra dove la tortora dal collare è chiamata Collared Dove  e la sua amica selvatica (e migratrice) la tortora comune o Streptopelia turtur è chiamata Turtle dove ovvero Colomba tartaruga.

Nessuna parentela in verità con il flemmatico rettile (tantomeno con gli addominali di Ronaldo);

anche qui pare che il nome abbia qualche attinenza con il suo verso.  (Paese che vai,  onomatopee che trovi).

Streptopelia turtur – Turtle dove

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Per chi vuole approfondire:

http://scoprinatura.altervista.org/index_file/Tortora_dal_collare_e_Tortora_selvatica.htm

 

 

LA MERLA, I CAMINI E IL CODIROSSO

Camini che fumano – Walter Girolamo Codato

I camini fumano; ho provato a dirgli di smettere ma loro continuano imperterriti.  Non è servita neanche la carbon tax.

I camini fumano anzi fumano le canne, quelle che bisogna periodicamente ripulire, scrostare;  ma a questo, ovvio, ci pensano gli spazzacamini che, come dice la canzone di Mary Poppins, sono allegri e felici e senza pensieri.

Certo prima di dargli un bacio bisogna rispettare i loro turni di lavoro, o prima che inizino o dopo una bella doccia.

Ma dove sono finiti  gli spazzacamini? Si sono rifugiati tutti a S. Maria Maggiore? (dove ogni anno si incontrano per un raduno internazionale)

E la merla?

Pensate se non avesse fatto così freddo in quei tre giorni del 29-30 e 31 gennaio…  se dai camini non fosse uscita la fuliggine, oggi avremmo tutti merli bianchi. (qui la favola)

E spazzacamini disoccupati.

Ma c’è uno spazzacamino che per fortuna non si sta estinguendo.

E’ un uccellino della taglia di un passero che vive sulle montagne ma che d’inverno si sposta a quote più basse fino alle città, vicino alle abitazioni, in cerca di cibo.  (abitualmente mangia  insetti in estate, piccoli frutti e bacche in inverno)

Codirosso spazzacamino (m)

E lo riconosci subito questo spazzacamino non solo per la faccia nera (non per la fuliggine)  ma anche per la coda rosso/arancio (ebbene sì, chi rosso ha il petto e chi la coda).

E allora è venuto spontaneo chiamare questo uccelletto Codirosso spazzacamino  (il nome scientifico: Phoenicurus ochruros   è un po’ più difficile e meno evocativo).

La femmina assomiglia al maschio solo per la coda rossa e per il resto il suo piumaggio è  tra il grigio e il bruno oliva (è lei che cova e un abito mimetico è certo un buon espediente contro i predatori).

Codirosso spazzacamino (f)

Il codirosso spazzacamino è una specie protetta così come dovrebbero esserlo i nostri carissimi amici  pulitori di canne fumarie anche se ci auguriamo che con l’avvento delle energie pulite i camini non fumino più veleni.

PESCA COL CORMORANO

Non sono un grande esperto di pesca, neanche di quelle di beneficenza, credo di aver preso la lenza in mano una sola volta in tutta la mia vita  in un laghetto di pesca sportiva.

Allora perdonerete se questo articolo sarà punteggiato qua e là di luoghi comuni.

Io sapevo della pesca con la mosca o di quella col verme (vieni a pescare con noi…) ma di quella con il cormorano ancora non sapevo nulla.

E c’è da dire che il cormorano non si limita solo a farti compagnia mentre peschi, ma ha una parte attiva anche perchè è un formidabile pescatore.

Diciamo che la pesca con il cormorano assomiglia un po’ alla caccia con il cane da riporto, o alla falconeria.

Ma come fanno i marinai… anzi i pescatori a evitare che il cormorano appollaiato sulla loro barca in attesa che i pesci vengano attirati dalle lampade nella notte, come fanno, dicevamo, ad evitare che il nostro cormorano si ingoi subitaneamente il pesce appena catturato?

Di aprirlo in due per tirare fuori il pesce non se ne parla nemmeno.

E allora?

I nostri valenti e furbi pescatori legano una cordicella attorno al collo del volatile per impedire che possa ingurgitare i pesci più grossi (gli altri ovviamente il cormorano se li pappa: è una specie di accordo commerciale;  a me i pesci grandi, a te i pesci piccoli).

Peccato o per fortuna,  questa alleanza tra uomo e uccello praticata largamente fin da tempi molto antichi nelle acque del sud-est asiatico  ma anche nell’antica Grecia, si è ridotta ad una attrazione per turisti.

Una forma di spettacolo non prevista dalla SIAE.

Per saperne di più: PESCA UKAI CON IL CORMORANO

BAGNANTI

Cigno reale (Cygnus olor) con piccoli

La superficie del bacino dove stanno in fila indiana sembra un prato, così da lontano sembra suggerire quel colore verde brillante, compatto… di lenticchie d’acqua.

Loro, brutti anatroccoli, seguono mamma cigno in questo agosto torrido mentre il padre un po’ più avanti è andato a riprendere un altro loro fratello un po’ indisciplinato

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Sotto il pelo dell’acqua non lo vedi ma lui si muove veloce, capace di un’apnea lunghissima.

E’ così che riesce a procurare il cibo per i suoi piccoli, due giovani svassi che stanno esercitandosi al nuoto sotto gli occhi attenti della madre. L’acqua è limpida, di un azzurro vivo, come il cielo oggi, ma tutto è luccicante in questa piccola lanca  al riparo dalla corrente anche una tartaruga guancia gialla si crogiola al sole su un ramo a pelo d’acqua.

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Sembra un balletto, un gioco delle coppie, in realtà non ho contato se maschi e femmine sono in numero pari, sicuramente da qualche parte ci sarà qualche maschio sfigato che ancora sta cercando una compagna per ballare e poi chissà… perchè tra le anitre è ancora in vigore la monogamia.

Germani reali (m/f)

 

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Sono i più rumorosi, con quel loro verso stridulo, appoggiati sul pontile d’imbarco o sull’acqua, sono aggressivi verso gli altri bagnati ma la spiaggia non è tutta loro.

Gabbiano comune (Larus ridibundus)

Gabbiani di fiume. D’estate e d’inverno appoggiati alla ringhiera di ferro  come pensionati che guardano l’acqua e vedono scorrere la loro vita.

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Bagnanti senza occhiali da sole o creme solari, senza lettino e ombrellone, senza juke box e cabine balneari, campi da beach volley e aperitivo al bar dei bagni, senza falò sulla spiaggia e tramonti romantici… no, quelli magari sì che tanto quelli sono forniti gratis dalla natura.

 

 

TRAMONTO CON FOLAGA

Dove vanno le folaghe di notte?

Si mettono la minigonna e vanno in discoteca.

No, stasera sono troppo stanche. Per tutto il giorno le abbiamo sentite schiamazzare nelle acque e tra i canneti del lago, con quel loro verso (quasi uno squittio) penetrante e limpido.

Più facile che vadano a dormire presto tra morbidi giacigli sulla riva, infatti già a quest’ora non si vedono più in giro.

No, eccone una, solitaria (e stranamente silenziosa) aggirarsi ancora in queste acque fredde che il tramonto colora di arancio.

Dove si rifugiano le folaghe quando il sole va dormire?

Si travestono da suore, e provano il balletto di Sister Act;  anzi no, non hanno bisogno di travestirsi, sono già pronte così con quel loro vestito nero con una punta di bianco sulla fronte, la qual cosa a quest’ora le rende quasi invisibili.

Sono altre adesso le voci, non il verso stridulo dei gabbiani  o il gracchiante richiamo degli aironi…

Qualche grillo timidamente inizia il suo rosario e un verso cupo ci dice che da qualche parte sta appollaiato un rapace notturno (quale?)

Staremmo qui tutta la notte ad ammirare le luci lontane dei paesi affacciati sul lago, ma anche per noi è ora di andare.

Buonanotte folaga!

Al prossimo tramonto (sera, notte) !