Archivi categoria: Land art

BRUCE MUNRO E LE LUCCIOLE

“Metteremo la luce nei campi!” è una delle più famose frasi (promessa o minaccia?) di Benito Mussolini, Duce del ventennio fascista.

Lui non ci riuscì.

Ci è riuscito invece, anche se in un altro senso, questo artista  di nome Bruce Munro.   Lui non è certo Christo (nel senso del famoso artista bulgaro)  ma Bruce Munro si è inventato un altro tipo di land art e si è fatto conoscere in tutto il mondo con i suoi “campi di luce”.

ecco qualche esempio

brucemunro_2318

News-Shelby-Field-of-Light-Nov.-2014_123109

maxresdefault

 

Bruce Munro nella sua opera si è certamente ispirato alle lucciole, o meglio ai fotografi di lucciole.

luciola-italica-lucciole-03

Queste foto sono state prese con tempi di posa molto lunghi, ovviamente.  Non sperate di vedere dal vivo questi effetti di luce.

Quello che possiamo sperare invece è ancora di vedere di notte nei campi e nei boschi  questi per noi magici insetti della famiglia dei Lampirydae.

Ma cosa sappiamo davvero delle lucciole? Cosa produce quella luce e perchè?

Pare che alla base di tutto ci sia una sostanza chiamata “luciferina” che si unisce all’ossigeno assorbito da questi insetti e dà luogo ad  una reazione chimica che produce quella luce verde e gialla.

Lucciola

Questo fenomeno, chiamato bioluminescenza, serve alle femmine per attirare i maschi nei periodi di accoppiamento  cioè generalmente nei mesi di giugno e luglio, preferibilmente tra le ventidue e mezzanotte.

Le femmine possono tenere accesa la loro luce per due ore continue, e per dieci giorni di seguito, fino all’arrivo del maschio.  (Da qui l’appellativo popolare dato alle professioniste del sesso che stazionano di notte lungo le strade).

Il maschio produce una luce più intermittente e di breve durata.

http://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/5-cose-da-sapere-sulle-lucciole

Le lucciole, come sappiamo in Italia stanno scomparendo a causa della cementificazione e dell’uso dei pesticidi. Eppure sono un insetto “utile” perchè le sue larve mangiano larve di altri insetti dannosi per le colture.

lucciola 2

Ultimamente le lucciole sono studiate per il loro particolare modo di produrre luce: infatti in questo processo non genera calore e disperde solo il 10% dell’energia necessaria. (Quando si parla di efficienza energetica!)

http://www.rinnovabili.it/energia/efficienza-energetica/luce-senza-elettricita-lo-insegnano-le-lucciole60042/

http://puntodincontro.com.mx/articoli/attualita05062010.htm

Le lucciole di Bruce Munro invece sono fibre ottiche alimentate per la prima volta con l’energia solare  in questa grandiosa installazione ad Ayes Rock, ovvero Uluru, la montagna sacra dei nativi australiani.

Chi capita da quelle parti può vederla dal vivo fino al 31 marzo 2017.

Field of light at Ayes Rock Australia

central-australias-uluru-rock

Qui altre foto e notizie su questo artista:

Installations

 

Annunci

SCREPOLATURE

Chiarisco subito che questa non è una pubblicità di cosmetici e neanche di prodotti protettivi per non fare rovinare la vernice sul legno.

Le screpolature in questione sono quelle sul fondo di una pozzanghera asciugata dal sole, un fenomeno naturale che succede quando una superfice liscia si disidrata e perde elasticità (beh, il linguaggio è lo stesso che sulle confezioni di crema per la pelle, ma perdonatemi).

Il raggrinzimento (orrore !!) fa sì che i lembi si sollevino e producano un mosaico di tessere leggemente concave divise tra strette aperture irregolari che lasciano intravedere il terreno più scuro sottostante.

Questa pellicina è formata da un terreno di natura diversa da quello sottostante,  lo compongono granelli di sabbie e argille più fini che la pioggia ha trasportato e “steso” quasi come uno strato di vinavil.

Ah, lo sapevo che arrivavamo lì.

Ma se vogliamo andare più in profondità, sotto la pelle, scopriremo altre storie.

Per esempio non solo i fanghi, le argille possono creare quell’effetto ma anche il sale.
Ci sono grandi deserti del Sud America  come il deserto di Atacama in Cile

Cile - Deserto di Atacama
Cile – Deserto di Atacama

o il deserto di sale  di  Uyuni  in Bolivia

Bolivia - Salar de Uyuni
Bolivia – Salar de Uyuni

dove si formano paesaggi particolari: grandi cretti naturali, ambienti surreali eppure affascinanti che sicuramente hanno ispirato un artista italiano del ‘900 come Alberto Burri, famoso anche per aver creato opere con sacchi di iuta, plastiche bruciate, muffe…

Alberto Burri - Cretto G 1 - 1975
Alberto Burri – Cretto G 1 – 1975

Da Burri e dal terremoto del Belice (Sicilia occidentale) del 1968 ci arrivano altre crepe, più profonde; non solo quelle lasciate sul terreno ma nell’anima e nei cuori di quelle comunità

In una installazione di “Land Art”  il nostro artista ha voluto ricreare un grande cretto che ricalcasse il reticolo delle strade di Gibellina là dove sorgeva l’antico abitato. (La nuova Gibellina: la new town, come si dice adesso, è stata ricostruita a 20 km di distanza)

Burri - Cretto di Gibellina vecchia
Burri – Cretto di Gibellina vecchia

http://www.artslife.com/2015/07/23/alberto-burri-cretti-mostra-palermo-centenario-dellartista/

http://www.zmphoto.it/foto/settimo-lo-nigro/157325/

Cretto di Gibellina
Cretto di Gibellina

Allora questa opera d’arte che imita un fenomeno naturale anzi due (la siccità e il terremoto)  simboleggia  l’energia che si libera in questi processi e allo stesso tempo diventa memoria di qualcosa che non c’è più.

Devo ricordarmelo la prossima volta che vedo una pozzanghera asciugata dal sole o passo davanti ad un banco di cosmetici.

 

 

LASCIARE UN’IMPRONTA

orma e sasso copia 2

Un blog che si occupa di biodiversità non può non occuparsi dei sassi, e sulla loro biodiversità non ci sono dubbi, per i diversi tipi di roccia di cui sono fatti, per forma, colore, consistenza, ruvidità o levigatezza.

E del resto molti di noi hanno passato del tempo a raccogliere sassi sulla spiaggia o sulle rive dei fiumi o in montagna: è qualcosa che quando inizi ti prende e ti affascina salvo poi accorgersi che i sassi sono pesanti e quasi sempre li abbandoni e abbandoni i tuoi propositi di portarli a casa.

land-art-huellasSi possono fare tante cose con i sassi: parlarci (come la mia amica Wizlava), raccogliere i più belli per forma e colore,  dipingerli, sbriciolarli per farne ceramiche, affogarli nel calcestruzzo, usarli come sottofondo nelle strade sterrate, lanciarli a piattello sull’acqua per vedere quanti salti fanno o lanciarli in fondo a un pozzo per sentire quanto è profondo, scrivere sui muri, trarre ispirazione per scrivere poesie … incollarli su grandi pareti dentro le chiese o in altri luoghi per formare mosaici.

Il fotografo inglese Iain Blake però fa un’altra operazione ancora, qualcosa che ha a che fare con la “land art” ma se ne discosta  perchè di questa non ha l’ansia delle grandi superfici e la necessità di creare un’impatto sul paesaggio.

Iain Blake vede nei sassi che trova sulla spiaggia l’impronta dei nostri piedi, in un gioco divertente e colorato perchè le dita se ne erano andate per conto loro e il bello è rimetterle assieme.

Sembra un gioco banale ma non lo è. Infatti anche qui l’importante è lasciare un’impronta.

(tutte le foto sono di Iain Blake)

Stone-Footprints-land-art-Iain-Blake-11

 

 

LO SPECCHIO LIBERTY

specchio liberty

Se non fosse che gli esempi ormai si sprecano e che la TV-spazzatura imperversa da anni, questo potrebbe essere un articolo originale.

Ma non lo è.

Vale la pena di scriverlo, allora?  (Mi sono chiesto).

Ma sì, in fondo questo è un articolo riciclato, che usa vecchi pezzi di articoli che ho scritto tempo fa, alcuni pubblicati, altri no, e recuperati in fondo a qualche cassetto.

Conoscete Marcel Duchamp? Bene; è stato il primo artista del ‘900 capace di dare dignità artistica alla tazza di un vecchio WC. Ecco perchè tutti gli esempi venuti dopo sanno di già visto, di già conosciuto.

Perfino Andy Warhol con le sue lattine di zuppa rischia di essere scontato ma è così che va la storia: le avanguardie diventano retroguardie e le guardie diventano ladri e qualche volta anche viceversa.

E se è vero che alcuni artisti sono stati precursori nel riconoscere e ridare valore ad oggetti che per la massa non ne avevano più, è‘ innegabile  che oggi il riuso e il riciclo si stanno imponendo sempre di più anche a causa della crisi economica (che ve lo dico a fare) e vieppiù si stanno moltiplicando gli esempi di riuso creativo, applicato al design per esempio, con la creazione di oggetti utili e non solo belli o stravaganti.

Chi di voi non è andato a vedere almeno una mostra di questo tipo?

Per quei pochi che sono ancora a digiuno suggerisco un esempio artistico e sociale: http://www.cooperativaimpronta.it/

E lo specchio liberty?

Ah, quello è uscito da una pulizia dei boschi in una giornata ecologica  di qualche giorno fa.

Degli uomini hanno fabbricato uno specchio, altri l’hanno gettato nel bosco, la natura ci ha messo del suo e ha trasformato un rifiuto in un oggetto d’arte…

Ma basta, basta… l’unico modo per non parlare di rifiuti è di non produrli più.