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IL PAREGGIO NON E’ PREVISTO

No, direi proprio di no.

Capita!  Specie quando una cosa è impareggiabile come questa brughiera d’autunno.

Quando non ci sono bellezze uguali.  Non dico più o meno belle, le altre al limite sono bellezze diverse.

La bellezza della brughiera è una bellezza per intenditori, per quelli che non amano i colori troppo carichi, le riviste patinate, il glamour eccessivo.

Cos’altro aggiungere?

No non voglio aggiungere più niente.

Le foglie giallo-arancio del Prunus serotina, il verde brillante dei rami di Ginestra, le distese di brugo che ancora conserva in molte parti il suo violetto, l’eleganza degli steli di molinia, così tutti assieme, con la luce pomeridiana di un sole di ottobre, hanno solo bisogno del nostro ammirato silenzio.

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MARIA TERESA IN BRUGHIERA

Brughiera di Gaggio – settembre 2017

No, certo che no.

Maria Teresa non può avere tutte le colpe.

Beh sì, è stata lei ad inventare il catasto e la successiva tassazione su case e terreni, antenata dell’attuale IMU (era il giorno 1 gennaio 1760)  è stata lei che fece demolire la chiesa di S. Maria alla Scala per costruirvi il “Teatro dell’Opera” (oggi Teatro della Scala) ed è stata sempre lei che ha espropriato ai gesuiti  l’orto botanico di Milano e l’osservatorio astronomico ma forse non è una colpa aver fondato l’Accademia di Belle Arti di Brera (1776).

Maria Teresa d’Asburgo – Imperatrice d’Austria

Certo Maria Teresa D’Asburgo imperatrice d’Austria ha fatto molte altre cose,  molte guerre, per esempio,  e molti figli compresa quella Maria Antonietta, sposa di Luigi XVI e finita sotto la ghigliottina durante la Rivoluzione francese per la pessima abitudine di mangiare a colazione solo brioches.

Con tutte le cose che aveva da fare dubito che Maria Teresa, per gli amici “Resel” (Teresina) sia mai stata in brughiera, quella brughiera che pure con i suoi atti di governo nel Lombardo-Veneto, allora sotto il dominio austriaco, ha contribuito profondamente a modificare.

Prendiamo ad esempio gli astronomi di Brera.

Mentre Maria Teresa faceva misurare i terreni per fini fiscali, gli astronomi si erano messi in in testa di partecipare alla grande impresa della prima misurazione scientifica del pianeta terra.

Sbarcarono a Lonate Pozzolo da Milano dopo un viaggio in barcone sul Naviglio grande:  era il 17 maggio 1788.

Gli astronomi erano tre (come i magi) e come i magi portavano oggetti preziosi per la misurazione di  una linea di 10 km che poi sarebbe servita, attraverso triangolazioni successive a costruire la carta topografica del Milanese e del Mantovano.

Gli strumenti preziosi erano cannocchiali, cavalletti di legno, aste di metallo da spostarsi via via lungo una linea retta che va dal campanile di Nosate a quello di Mezzana (frazione di Somma Lombardo).

La brughiera era allora una immensa distesa  piatta di bassi cespugli di brugo e ginestra, senza alberi (quindi terreno ideale per la misurazione), terreno  improduttivo per lo più adibito al pascolo e alla caccia ma ancora per poco.

Catasto di Maria Teresa – Lonate Pozzolo – particolare

Gli effetti della riforma fiscale attuata con il catasto (noto ancora oggi come “Catasto di Maria Teresa) , indussero molti comuni a vendere ai privati pezzi di brughiera fino ad allora appartenenti alle comunità locali e si aprì una grande stagione di bonifiche perchè i nuovi proprietari, acquistati i terreni a poco prezzo, si misero in testa di farli fruttare, di far diventare quel terreno povero di nutrimenti e tendenzialmente acido, un terreno agricolo dove coltivare patate, frumento, mais, erbe da foraggio e perfino alberi da frutto.

Non sarebbe stato possibile agli astronomi fare le misurazioni con tutti quei contadini tra i piedi.

Ma un altro fenomeno stava nel frattempo modificando per sempre la brughiera (no non stiamo parlando dell’aeroporto di Malpensa, quello è venuto dopo); si stava affermando piano piano tra il brugo e le ginestre, accompagnato dalla gentile betulla, il Pino Silvestre.

Anche qui Maria Teresa ci ha messo lo zampino con massicce campagne di rimboschimento (il bosco vale di più, in termini economici, della brughiera), ma forse anche stavolta la colpa non è tutta  sua perché la diffusione del “Pino silvestre” è avvenuta nel tempo anche come processo naturale.

Farnia – Quercus robur

Nasce così la brughiera boscata che accoglie anche splendidi esemplari di Farnia (Quercus robur) e che fa delle brughiere lombarde un ambiente unico e molto differente dalle brughiere e dalle lande del Nord Europa.

moorland – Derbyshire

Ecco Maria Teresa è stata artefice di tutto questo, in parte senza volerlo (oggi diremmo: A sua insaputa) anche senza averci mai messo piede.

NO, però questo articolo non può finire così.

Allora immaginiamo che Maria Teresa, la vispa Teresa si sia recata un giorno sulle rive del Ticino e abbia fatto un salto in brughiera con un retino perchè anche allora tra un rovo e una buddleja volavano farfalle come i podaliri, le daphne, le vanesse e perfino, in quel lontano giorno di primavera, la verde “Tecla del biancospino”.

PRUGNOLO (TALKING ABOUT)

 

– Vedi – mi dice un amico – in fondo per cosa ricordi il prugnolo selvatico?  Lo noti adesso che è fiorito con le migliaia di fiori bianchi minutissimi  e forse in autunno per le sue drupe blu.

– Hai ragione, è un bambino bellissimo che poi passa una vita mediocre, anonima e  ridiventa degno di attenzione da vecchio quando ti compare davanti con la sua faccia espressiva disegnata dalle rughe.

– E’ un bel bambino sì, ma con un carattere difficile. Forse perché non cresce molto, si ferma alla dimensione di un arbusto perciò ha bisogno di proteggersi dagli animali erbivori con le sue spine. ( il nome scientifico è Prunus spinosa)

– Sì ma sai, tutta la sua famiglia (le Rosaceae) è così. Di donna rosa non parliamo… suo cugino il biancospino e suo compagno di giochi nel bosco è uguale;  e il rovo? Vogliamo dimenticarci delle spine del rovo?… forse solo il ciliegio fa eccezione.

– Ok forse avrà un carattere un po’ scontroso però guarda che meraviglia di fioritura, sembra quasi un velo da sposa ricamato sul cielo azzurro di marzo.

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– Il profumo dei fiori però non è così gradevolo:  troppe saponine.

– E che ne dici di un altro suo amico d’infanzia,  il Calocybe gambosa?

– So che è un fungo primaverile che cresce attorno alle piante di Prunus spinosa tanto che anche il suo nome volgare è Prugnolo, un fungo commestibile dal cappello chiaro che ha un forte profumo di farina, però io non l’ho mai raccolto.

– Ma passiamo alla vecchiaia. Lo sai che da anziano il prugnolo selvatico ha molte virtù? Bisogna lasciare che i frutti avvizziscano con i primi geli perchè prima sono aciduli e allappano la bocca, ma poi si possono preparare ottime marmellate. Inoltre si possono fare dei liquori e se distillati anche un’ottima grappa.

– Alla faccia della vecchiaia!

– Sì, e recentemente sono stati fatti degli studi che dimostrano la sua utilità nel combattere le cellule tumorali.   Allora tu cosa preferisci, il vecchio o il bambino?

– Non so, in fondo è sempre lui… e se ti dicessi che mi piace anche nell’età di mezzo?  . . . (to be continued)

 

 

ESSERE PRECOCI

E’ un vantaggio o uno svantaggio?

Educatori, pedagogisti, psicologi ne dibattono da decenni.

Arrivare a fare certe cose prima degli altri, cioè prima della media dei propri coetanei, essere bambini prodigio, a cosa serve?

In campo vegetale la precocità si declina come la maturazione anticipata del frutto rispetto ad altre specie simili e se andiamo nello specifico della frutta e verdura incontriamo il termine: “primizia“.

In questo caso essere i primi, arrivare prima degli altri, aumenta il proprio valore,  infatti le primizie costano di più ma molti non si fanno ingolosire e aspettano che i prezzi scendano.

Che genere di precocità sarà invece quella del Calicanto invernale (non a caso chiamato Chimonanthus Praecox) ?

Calicanto invernale

Sta di fatto che lui ci prende gusto a fiorire in pieno inverno, a solleticare l’olfatto dei passanti con il suo profumo di limone che ogni volta ti sorprende, ti fa girare la testa, come fosse una bella ragazza, per capire da dove arriva quel profumo: un giardino, un parco, dietro un alto muro di cinta…

Nocciolo

Un’altro soggetto che di precocità se ne intende è il Nocciolo, salta tutta la fanciullezza e passa subito alla fase pre-adolescenziale. I fiori maschili sono già presenti sulla pianta a fine autunno: piccoli amenti penduli, verdastri e compatti. A fine inverno si allungheranno e cambieranno colore: dal marrone al giallo oro, si apriranno,  lasciando che il vento trasporti il polline a fecondare il fiore femminile.

Corylus avellana fiori maschili

Quest’ultimo è un piccolo ciuffo di peli rossi, poco appariscente; ha però il pregio di comparire sulla stessa pianta solo al momento giusto cioè quando il fiore maschile è maturo.

Corylus avellana – fiori maschili e femminili

Che intesa sessuale perfetta !!

Nel bosco ancora non sono comparse le foglie ma c’è un piccolo albero che per primo ingrossa le gemme florali, piccoli batuffoli di cotone nel mare spoglio dei rami.  E’ il Salicone, ovvero salix caprea; pare sia molto appetito da questo mammifero ma anche dalle api ovviamente; più che un salice assomiglia a un melo ma questo lo scopriremo più tardi, dalle sue foglie.

 

La sua precocità sono batuffoli di fiori gialli ( i maschi) e verdi (le femmine) su piante differenti;  le femmine del Salicone saranno più vistose più tardi quando il frutto aprendosi affiderà al  vento  il seme avvolto in una morbida peluria bianca.

Salix caprea (f) – Salicone

Ecco, siamo ormai quasi sul limitare della primavera e io devo andare nel bosco a incontrare il mio amico “nuvola gialla” ovvero il Corniolo; lui è l’ultimo dei precoci, arriva prima dei prugnoli, dei peschi degli albicocchi (nella mia zona non ci sono i mandorli) è una nuvola gialla che fa a gara con le nuvole di marzo, anzi più che una nuvola è un velo leggero di minutissimi fiori gialli.

Si gode il suo momento di gloria, un momento che non si nega a nessuno ma che bisogna saper scegliere, e lui se lo è scelto molto bene.

Anche lui è un albero di piccole dimensioni ma capace di strapparci dal torpore dell’inverno, di farci rinascere a nuove speranze.

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Eccoli qui i nostri “precoci”; magnifici per un minuto, un giorno, una settimana perchè tra poco, immersi nel verde delle foglie nessuno si accorgerà di loro.

 

S. GIUSEPPE E IL GELSOMINO

Jasminum nudiflorum

“Giuseppe affrettati, il tuo fiore sta per sbocciare!”

“Un attimo, devo ancora finire di piallare questa tavola di legno…”

“Giuseppe, il tuo fiore è già sbocciato e siamo solo alla fine di febbraio… Si lo so, la tua festa è il 19 marzo, che bisogno c’era di tutto questo anticipo?  Perchè  i santi (anche se santi umili come te) si devono piegare ai capricci della stagione?”

Beh, però ormai non è più un fatto inconsueto. Il calendario dei fiori è tutto sballato. Ne sa qualcosa anche S. Benedetto e la sua rondine (e anche il tetto). E se la gazza ha già provveduto a costruire il suo nido più o meno per S. Valentino tutti noi ogni anno siamo in trepida attesa per vedere se le mimose fioriranno in tempo per l’8 marzo.

Così,  mentre il tuo fiore è già sbocciato tu te ne stai ancora a bottega a piallare una tavola di Spino di Cristo (Gleditsia triacanthos) a chiederti cosa farne di un tronco di Albero di Giuda  (Cercis siliquastrum) anche se per te non si chiamavano così…

Beh, neanche il tuo gelsomino che è originario della Cina ed è arrivato da noi molto dopo la tua esistenza terrena.

Gli scienziati lo hanno chiamato “nudiflorum” perchè la fioritura, fatta di migliaia di fiori gialli non profumati, avviene prima della comparsa delle foglie (simile in questo ad altre piante tipo il pesco, il nocciolo, il mandorlo, il susino…)

Le foglie sono piccole, appuntite, riunite tre a tre, (come i “petali” del trifoglio) attaccate a rami angolosi.

Alcuni dicono che fu portato da Vasco da Gama, navigatore portoghese che per primo raggiunse l’India via mare (alla faccia di Cristoforo Colombo), altri dicono che quello che sarebbe diventato il Gelsomino di S. Giuseppe è arrivato in Europa solo nel 1844 (si ignora il mese e il giorno).

Ma tu l’hai accolto come a suo tempo un figlio (dicono) non tuo e gli vuoi bene lo stesso anche se fiorisce sempre in anticipo: rustico, resistente, leggermente pendulo, (come te, piegato sul tavolo da falegname), amante del sole e come il sole giallo, di un giallo splendente, che illumina l’inverno e questi primi giorni di marzo che  già annunciano la primavera.

SUPERMERCATO NATURA

 

E’ un posto senza carrelli e senza porte girevoli.

L’aria non è condizionata, nel senso che non è artificiale anche se è condizionata da parecchi fattori, alcuni di questi determinati dall’uomo.

E’ un supermercato senza scaffali e senza corridoi, senza sconti 3×2 o tessere fedeltà.

Eppure  nel “supermercato natura” ci puoi trovare un sacco di cose.

Prima che inventassero l’agricoltura… e il commercio, l’uomo era essenzialmente un raccoglitore (sì, va beh, anche un cacciatore, un pescatore)  perchè se è vero che i soldi non crescono sugli alberi, ci cresce molto altro.

Facciamo un esempio.

Il pane in questo supermercato non si trova al reparto panetteria ma sull’Albero del pane (Artocarpus altilis)  una pianta della famiglia delle Moraceae diffusa in Oceania e Asia tropicale; non vi piace quel pane lì? Allora scegliete la Monstera deliciosa  o Albero del pane americano che cresce nelle foreste del Guatemala ( e oggi, spesso, anche nei nostri appartamenti)

Non vi basta il pane?

Se guarda caso siete in Africa potete approfittare dell’Albero delle salsicce (Kigelia) con i suoi frutti che penzolano dai rami come dalla cantina ben fornita di un salumiere. Sono davvero molto simili a salsicciotti lunghi da 30 fino a 100 cm (attenzione però, da crudi sono velenosi per l’uomo)

Kigelia africana
Kigelia africana

e se ancora non siete sazi ecco la Pianta delle uova (Solanum melongena)  una solanacea dell’India, praticamente una melanzana, con questi bei frutti bianchi  come uova sode già sbucciate.

Bene, direi quasi una colazione all’inglese.

Però adesso vi è venuta sete.

In questo caso vi vengono in soccorso l’Albero delle bottiglie (Adenium obesum) pianta tipica dell’Africa  sud-orientale e  l’Albero dei bicchieri (Parmentiera  o Crescentia alata)  una pianta che cresce nell’America equatoriale per cui gli abitanti, essendo un po’ lontani da Murano, per bere preferiscono ricavare questo prezioso oggetto svuotando i frutti di questa pianta dalla sua polpa.

Cambiamo reparto.

Nella zona fumatori troviamo l’Albero dei sigari (Catalpa bignonioides) Piccolo albero dell’Asia centrale  naturalizzato anche da noi i cui lunghi bacelli assomigliano a dei sigari.

Nel reparto cosmetici invece è impossibile non imbattersi nella Vitellaria paradoxa chiamata anche Albero del burro perchè dai suoi frutti si ricava il Karitè.

Non so se dall’Albero della seta (Albizia julibrissim detta anche Acacia di Costantinopoli) si possano ricavare filati, meglio affidarsi ancora al buon vecchio baco da seta. Forse quel nome gli è stato dato perchè i suoi fiori sono fatti di filamenti finissimi, impalpabili e lucenti…

luffa cylindricaSiamo arrivati nel reparto “prodotti per la pulizia della casa” e allora se state cercando una spugna bio la vostra scelta non potrà che ricadere  sulla Luffa aegyptiaca, una cucurbitacea, praticamente una zucchina, la cui polpa essiccata  ha le proprietà delle spugne di origine animale. Peccato che in Italia cresce solo in Sicilia e Sardegna.

 

 

spugne di luffa
spugne di luffa

Se cercate degli occhiali per voi invece in questo supermercato non li troverete. Qui hanno solo gli Occhiali del papa (Lunaria annua) una crucifera dai fiori viola   e frutti piatti che producono a maturazione  ostie trasparenti che avvolgono i semi  (ma cambiano sempre il modello ad ogni nuovo papa?)

Borsa del pastore
Borsa del pastore

E la Borsa del pastore? (Capsella bursa-pastoris, un’altra cucifera) Non la troveremo sicuramente nel reparto pelletteria  ma può essere un pretesto per farci un giro se state cercando dei sandali.

Ma attenzione!  quelli bianchi (Santalum album) crescono  solo in india meridionale, Indonesia e Australia.

 

 

Sandalo (Saltanum album)
Sandalo (Santalum album)

Come avete potuto vedere il supermercato natura è  molto ricco, è un supermercato aperto 24 ore su 24, sette giorni su sette, che non teme concorrenze di sorta, anche se adesso alcune catene commerciali stanno tentando (vanamente) di scimmiottare il suo esempio.

E’ un supermercato aperto a mille sorprese infatti potrebbe capitarvi di incontrare anche degli “uomini nudi

Ochis italica (dettaglio)
Ochis italica (dettaglio)
Orchis italica
Orchis italica (detta anche “uomini nudi”)

Ormai l’avrete capito, qui potete trovare quasi tutto quello che ci serve per vivere.

Del resto non lo scopriamo oggi, la natura sa essere molto generosa ma… non fatevi illusioni, non è tutto gratis come sembra, anche in questo supermercato, alla fine, bisogna passare dalla cassa.

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PS: non dimenticatevi di prendere i fazzoletti

davidia-involucrata-2

Albero dei fazzoletti
Albero dei fazzoletti  (Davidia involucrata)

 

 

 

GONG LI E IL SORGO ROSSO

Scena dal film "Sorgo rosso"
Scena dal film “Sorgo rosso”

Nove Fiori sta andando dallo sposo al quale i suoi genitori l’hanno venduta in cambio di un mulo. Chiusa in un baldacchino rosso, trasportato a piedi dai servitori, attraversa campi di sorgo.

Gong Li - Cannes 2014
Gong Li – Cannes 2014

E’ l’inizio di “Sorgo rosso“, film del 1987 di Zhang Yimou che vede l’esordio cinematografico di Gong Li diventata nel tempo icona del cinema cinese.

Nella mia zona il sorgo (Sorghum vulgare) non è molto coltivato, per questo resto un attimo interdetto quando lo incontro in una tenuta agricola ai margini del paese; lo guardo bene, faccio fatica a riconoscerlo, come succede a volte con un amico che non vedi da anni.

Il Sorgo  è un cereale molto versatile e ne sono state selezionate diverse sottospecie destinate a differenti usi finali. E’ una pianta erbacea annuale che cresce fino ad un’altezza di 1.5-2,0 metri che sopporta bene il caldo e la siccità, per questo è coltivato in alternativa al Mais  nelle zone più aride.

http://madeinvegmadeinyle.blogspot.it/2014/10/i-cereali-che-non-conosciamo-o.html

Sorghum vulgare
Sorghum vulgare

E’ un cereale privo di glutine  e questa è una cosa da tenere in considerazione in tempi di allergie alimentari ma la sua granella da noi non diventa quasi mai cibo per gli uomini  come invece in Africa e in Asia dove la sua coltivazione è molto diffusa a questo scopo.

immagine-114Da noi si preferisce darlo da mangiare agli animali  sia come foraggio dalle foglie prima che maturi oppure come granella a maturazione, ma un uso molto comune fino a non molto tempo fa era la fabbricazione delle scope di… saggina.

Quelle belle scope con le quali un tempo si pulivano i cortili o le superfici ruvide e che adesso sono rimpiazzate da tristi (anche se colorate) scope di plastica.

Saggina è infatti l’altro nome comune del sorgo.

Ma con il sorgo in Cina si produceva (e si produce) una grappa dal colore rosso da cui il titolo del film di Zahng Yimou  ed è proprio con questo liquore che Nove Fiori, (Gong Li) accende un rogo gigantesco nei campi di sorgo per sconfiggere gli invasori giapponesi  morendo in quello stesso rogo, come si conviene ad una eroina del suo tempo.

Il sorgo ( in cinese Gaoliang) è una presenza constante in tutto il film, dentro i suoi campi o attorno ad essi si sviluppa tutta la vicenda un po’ come  un altro film, stavolta occidentale che vede protagonista un altro cereale e una eroina affatto diversa come  Silvana Mangano.

Il film, avrete già capito è “Riso Amaro”  (1949 regista Giuseppe de Santis) sull’epopea delle mondine nell’Italia rurale del secondo dopoguerra.

Silvana Mangano in "Riso amaro"
Silvana Mangano in “Riso amaro”

Ma a questo punto è impossibile non citare un altro film dove il giallo dei campi di grano entra prepotentemente nella narrazione e la sua luce diventa un elemento stilistico e simbolico molto forte.

Mi riferisco a “Io non ho paura” film di Gabriele Salvatores del 2003 da un libro di Nicolò Ammaniti.

Basta, usciamo dal cinema e torniamo nei campi di cereali della realtà.

La realtà è che  in Italia la superficie investita a sorgo da granella  nel 2011 ha superato i 42.000 ettari, localizzati quasi totalmente nel Centro-nord. Il 78% della superficie coltivata a sorgo è in Emilia-Romagna, il 16% in Italia centrale, principalmente nelle Marche.  La superficie coltivata è aumentata del 25% negli ultimi dieci anni.

https://it.wikipedia.org/wiki/Sorghum_vulgare

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Ma anche in altri Paesi (America del sud, Australia, Africa sud- sahariana) la coltivazione del sorgo è in espansione, principalmente per la produzione di bioetanolo da utilizzare come carburante.  Questo fatto fa aumentare il fenomeno del “land grabbing” ovvero l’accaparramento di terre da parte delle multinazionali a danno delle popolazioni locali che le coltivano per sfamarsi.

Chi ci salverà da questo uso pericoloso del Sorgo rosso? Gong Li, la Silvana Mangano di Riso Amaro o il ragazzino che corre dentro ai campi gialli di grano, senza paura?

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Per chi vuole approfondire ecco una bella presentazione delle caratteristiche del Sorgo e delle differenze rispetto al Mais:

http://slideplayer.it/slide/193857/