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NATURA URBANA

C’è un cane che abbaia da dietro la ringhiera. No, mi dico, non era questa la musica che aveva pensato Lucio Battisti per questi fiori di pesco che spuntano selvatici aggrappati alla ripida riva di un torrente in secca.

Mi sposto quel tanto che basta per far tacere il cane ma adesso un altro rumore mi invade, quello delle macchine che corrono sul viale a doppia carreggiata sul quale si affacciano palazzotti di pochi piani tutti dotati di verde condominiale (conifere e magnolie fiorite, sono gli alberi che da qui riesco a distinguere).

Il verde in apparenza non c’è… e invece è dappertutto. Si, anche a dispetto di questo torrente che attraversa la città prigioniero dell’uomo e dei suoi capricci perchè ha voluto spostarlo più volte dove gli faceva più comodo.

Ma lui, il torrente è ancora un piccolo corridoio naturale con le sue sponde dove alberi di tutti i paesi hanno piantato le loro radici (una Pawlonia spunta da dietro un palazzo con lo sfondo di una ciminiera, più avanti robinie, gelsi, noccioli, qualche alloro e l’invadente ailanto.

Piante nostrane e aliene, rovi e poi fiori scappati di casa, anzi dai giardini che fanno da contrappunto a una fila di case di edilizia popolare.

E allora che ci fa qui la nobile magnolia? E sarà più nobile lei o il giardino del palazzo dove cresce?

Sarà, ma io amo di più le erbe spettinate, quelle senza fissa dimora, che quando le guardi ti sorprendi sempre di come abbiano fatto ad attecchire in un ambiente così ostile.

Certo non mi aspettavo di cogliere in un solo scatto ciliegi, vitallba e cannucce di palude.

CACCIA A OTTOBRE ROSSO

Partito.

Sono ormai in mezzo al mare, un mare d’erba ( la Molinia altissima che mi accarezza la faccia mentre i rami legnosi del brugo ormai sfiorito si infilano continuamente tra i raggi della mia bici)

Si, la mia bici, compagna fedele di esplorazioni, e non un sottomarino nucleare russo ma penso che Tom Clancy sarebbe lo stesso fiero di me.

E allora se non sono il comandante Marko Ramius cosa vi consegnerò di rosso in questo ottobre?

Confesso che ero partito senza un obiettivo preciso ovvero solo con l’obiettivo della mia macchina fotografica ma poi mi sono lasciato conquistare da questa mattina limpida anche se un po’ fredda, dall’atmosfera autunnale che un po’ ricorda il crepuscolo ma che lancia grida sotto forma di colori sfavillanti come il …. rosso.

Rosso come i tubuli del cappello e il gambo di questo porcino (Boletus erythropus) incontrato dopo i più ordinari agaricus e l’amanita citrina.

Rosso come le foglie della vite canadese che si avvolge come l’edera della Pizzi agli alberi di robinia o come quelle dell’evonimo (Euonymus europaeus) o fusaggine che disegnano arabeschi sullo sfondo del cielo azzurro e mi ricordano alcune sculture di Calder)

Vite canadese

Calder di nome fa Alexander ed è americano come la quercia rossa, come il ciliegio tardivo .

La Quercus rubra il rosso ce l’ha nel nome e adesso nelle sue magnifiche foglie con lobi appuntiti, il ciliegio tardivo invece (Prunus serotina, pianta invasiva per eccellenza) colora il sottobosco, con le sue foglie cadute, solo in autunno, ma nonostante lui, nonostante la sua invadenza quanta biodiversità nel fazzoletto di terra della Brughiera di Gaggio.

Funghi ma anche graminacee, querce nostrane e importate, rampicanti americane e arbusti di nobile casato europeo: ecco cosa vi consegno di questo ottobre rosso.

Non voglio esagerare ma credo che anche l’analista della CIA Jack Ryan sarebbe fiero di me.

Ah scusate, un’ultima chicca, sulla via del ritorno: una fioritura tardiva di acetosella (Oxalis acetosella) dalle foglie tenere ed aspre come aspro e tenero (oltre che rosso) a volte sa essere ottobre.

Oxalis acetosella

QUANDO LA PAGLIA è PAGLIA

Eccomi qui, in questo bosco invernale. IL cielo imbronciato consigliava di stare a casa ma perchè perdersi questo paesaggio?

Certo è strano, mentre altrove la natura ha già dato abbondanti segni di risveglio, (bucaneve, primule, pervinche e poi calicanti e cornioli….) qui tutto tace… perchè la brughiera non ha tutta questa fretta, le sue piante preferiscono stare a riposare ancora un poco ma intanto non sono prive di fascino, come la bella addormentata nel bosco.

Così addormentate nel bosco sono le betulle, le querce e tutte quelle erbe tipiche della brughiera che qualcuno ancora si ostina a chiamare “sterpaglie”.

Ma sterpaglie per me sono cespugli con spine, piante che pungono, che tagliano, grattano che ostacolano il passo con i loro steli arruffati.

Oggi invece il sottobosco è una distesa di erbe color bianco paglia (come quello dei capelli di molti bambini tedeschi o svedesi) .

Non più dritte ma piegate radente al suolo le piante di “Molinia caerulea” fanno onore al loro nome dialettale di “pajom” (paglione) e si capisce finalmente perchè.

In questo periodo, quando la paglia è paglia, quando appare in tutta evidenza per quello che è, capisci che manca poco, che un nuovo ciclo sta per iniziare.

PIù in là annuiscono in silenzio i cespugli di brugo, le” braccia” verdi delle ginestre che assieme ai giovani pini silvestri creano un contrappunto con le nuvole.

Già, le nuvole me le ero quasi dimenticate. Con il sole che tramonta giocano con i rami spogli degli alberi, creano quasi un trompe-l’oeil, disegnano montagne nel cielo di marzo.

Quando tornerò qui sarà il tempo dei ramarri.

QUALE INVERNO

Eh già, è passato il periodo sfavillante delle foglie gialle, rosse e tutti i colori caldi dell’autunno. Cosa ci attirerà adesso andando per boschi e per campagne?

Cosa colpirà la mia attenzione, anch’io mi chiedo. Come se non sapesse che in ogni stagione la natura ha le sue sorprese, i suoi motivi di interesse.

I contadini hanno già fatto il loro . Hanno arato i campi che adesso si presentano come distese piane, levigate dalle macchine agricole e anche gli alberi si sono preparati all’inverno, al loro letargo ovvero riposo vegetativo.

Tutto sembra dormire, anche oggi che c’è un’aria fredda ma un bel sole e i filari di noce che delimitano le campagne ai margini dell’abitato si stagliano, con i loro tronchi e rami “gessati“, contro il blu del cielo.

colori d’autunno

Ma no, ecco altri colori: qualche Prunus serotina che ancora non vuole lasciare le foglie al loro destino e i cappelli del prete, frutti appariscenti e velenosi della fusaggine completano il paesaggio come una quinta naturale, un sipario che lascia vedere attraverso larghe aperture una casa in fondo, forse quella della nonna di cappuccetto rosso?

Evonimo

Le querce se ne stanno come matrone sull’altro lato della strada che intanto hanno ricoperto di foglie come un tappeto, molte di queste stanno ancora attaccate ai rami e lo saranno per tutto l’inverno.

Non così i bacelli delle robinie. Sono lassù, in alto con la loro scorza marrone che quando matureranno si aprirà lasciando cadere i semi, anche loro come i contadini seminano in autunno.

bacelli di robinia

E poi che dire di lui, il monello del bosco, il nocciolo. A guardarlo sembra che l’inverno non gli importi. O forse è solo previdente. Infatti ha già iniziato a preparare i suoi fiori maschili. Sottili cilindri di colore verde chiaro lunghi un paio di centimetri che matureranno a primavera .

fiori maschili di nocciolo

Altro che andare a dormire. Arriveranno le piogge, certo, arriverà il freddo e la brina (almeno speriamo, con questi cambiamenti climatici si sta avverando il detto popolare “non ci sono più le stagioni di una volta”)

E allora io tornerò a visitare questi posti, assopiti forse, avvolti nelle brume invernali, ma per me vivi, finchè io mi sentirò vivo.

IL ROSSO ARRIVA DOPO

Da lontano ancora non si apprezzano le variazioni di colore, l’autunno ha appena iniziato a cambiare il vestito degli alberi eppure una macchia di luce tra i pini mi attira.

Sì, l’estate se n’è andata; il succiacapre che abita i crepuscoli di agosto è tornato a prendere il sole sulle coste del Mozambico e del Corno d’Africa.

Solo una lucertola campestre gioca a nascondino tra il brugo e i rovi con movimenti più lenti. intorpiditi.

Un uomo a piedi, in lontananza, completa il paesaggio, cammina verso di me e quando è a pochi passi gli dico: “Si incomincia a vedere qualcosa” facendo segno alle foglie gialle sugli alberi e per terra.

“Eh si’ – risponde – il rosso arriva dopo”

Già, rosso come la passione, come il sangue o come la rabbia come qualcosa che ti affascina o ti ferisce. Cosa può contro di lui il giallo?

Eppure il giallo è calore, ottimismo ma anche mistero.

Come è un mistero che certe piante in autunno abbiano le foglie gialle, altre più rosse, altre di tutti i colori dell’arcobaleno.

Gli uomini scelgono queste come ornamentali da mettere nei parchi pubblici e nei giardini ma forse non sanno che il merito è delle piante che si preparano all’inverno facendo le pulizia, ed eliminano attraverso le foglie le scorie.

Anche la clorofilla non serve più, ormai ci sono poche ore di luce e allora la pianta la ritira lasciando che sulle forme palmate, ovali, lobate, lanceolate delle foglie si dispieghi la tavolozza dei carotenoidi (i gialli) e degli antonciani ( i rossi).

E’ una recita come a teatro dove gli alberi non sono solo la scenografia e noi non siamo solo gli spettatori ma recitiamo ogni volta il ruolo della meraviglia, siamo perfino disposti a dimenticare per un attimo quanto sia invasivo il prunus serotina, ci illudiamo con la molinia caerulea e i suoi steli paglierini di essere nel mezzo di una savana, guardiamo le foglie viola dei rovi come stelle cadute su un’arida terra che però sappiamo in primavera rinascerà.

STAI LONTANO DA ME

Non ti merito piu,   ah ah…

Il molleggiato ci aveva visto lungo.  Già al suo attivo aveva l’albero di trenta piani e i pomeriggi troppo azzurri e lunghi  che molti si sono fatti in casa in questi mesi.

E questa “Stai lontano (o lontana) da me” è una sua canzone del 1962  che adesso per forza di cose ci torna utile però per carità non facciamone un remake con il nome di “distanziamento sociale”.

A  proposito di distanziamento sociale potrei citare il famoso teorema dei poscospini di Schopenhauer ma mi sembra troppo banale e scontato.

Nel mondo animale altrettanto famosi sono gli esempi della puzzola o del calamaro per tenere a distanza gli altri individui ma voglio  invece esplorare qui il comportamento, in fatto di distanziamento sociale, delle piante.

E’ nota la proprietà di molte piante di rilasciare attraverso le radici sostanze tossiche per altri esseri vegetali  e tra queste non solo quelle che noi  consideriamo infestanti ma anche il nobile noce comune (Juglans regia)  o il pesco  (Prunus persica)

Queste sostanze dette allelopatiche inibiscono la crescita di altri vegetali dei dintorni della pianta assicurandogli così luce e acqua sufficienti per la sua crescita.

Altre piante che usano questo stratagemma sono le infestanti  Prunus serotina (ciliegio tardivo) e l’Ailanto (Ailanthus altissima).

Il secondo metodo utilizzato dalle piante è proprio quello dei porcospini. E qui gli esempi si sprecano. Piante bellissime o dai frutti succosi che si proteggono attraverso le spine o foglie  spinose

I rovi in primis cercano di rendere difficoltosa la raccolta dei loro frutti dotandosi di robuste spine sui loro rami, così la Robinia, specie quelle giovani che così si proteggono dai roditori.  Anche alcune piante sempreverdi sono dotate di foglie acuminate tipo il Pungitopo (Ruscus aculeatus) o l’Agrifoglio che curiosamente ha foglie spinose solo nella parte inferiore, mentre le foglie ad altezze più elevate hanno un margine liscio.

Alcune piante le spine le hanno anche nel nome:  Il biancospino,  lo Spino di Giuda , la pyracantha o Agazzino  (acantho in greco significa “spina”)

Gleditsia triacanthos – Spino di giuda

Discorso a parte meritano le ortiche. Qui non ci sono spine ma peli.  Chi non si è mai “bruciato” accarezzando inavvertitamente questa pianta. La scottatura deriva da una sostanza l’istamina iniettata nella nostra pelle dai questi peli sottilissimi e molto sensibili che si spezzano al minimo contatto.

Urtica urens

Ma c’è un terzo modo ed è quello della puzza o dell’odore sgradevole

Le piante di questo tipo di solito si caratterizzano per avere come secondo nome “Foetidus”

L’Helleboro fedito è un parente della Rosa di Natale  e come lei fiorisce nei mesi invernali (meno male così la puzza col freddo è più sopportabile)

IL tagete nonostante il suo odore non proprio gradevole è utilizzato nei giardini come pianta ornamentale e negli orti per tenere lontani gli insetti nocivi

E che dire della Stapelia variegata?   Il suo fiore è una stella tigrata con un odore di marcio che attira inevitabilmente le mosche.

Gli esempi potrebbero continuare a lungo ma merita una citazione anche il Gingko biloba, pianta che ci arriva fin dalle più remote ere geologiche  ma con frutti prodotti dalle piante femmina dall’odore estremamente sgradevole.

Gingko biloba

Scusate. ci penso solo ora, non vorrei che queste mie considerazioni  vi inducano a pensare che non ami le piante oppure non vorrei che qualcuno pensi al mondo vegetale come a un mondo pericoloso e poco attraente.

Le caratteristiche di queste piante sono frutto dell’evoluzione, della lotta per la sopravvivenza per cui hanno dovuto adottare questi meccanismi per difendersi o per attirare insetti impollinatori, perché nulla nella natura è a caso.

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Ah ecco, dimenticavo di citare tra le piante da cui stare alla larga ovvero da maneggiare con cura le piante grasse ovvero succulente.

Qui li spine (molto spesso, foglie modificate, hanno una doppia funzione, quella di diminuire la traspirazione in ambienti dove non piove quasi mai e quella di proteggersi dagli animali.

E allora non ci resta che concludere con i Police e con la loro “Don’t stand so close to me”

CAMPO DELLA PROMESSA

Vasche laminazione Torrente Arno

C’era una volta nel territorio del Comune di Lonate Pozzolo (VA) un vecchio campo d’aviazione militare, anzi all’inizio era nuovo, giovane, come la storia dell’aviazione in Italia,  sicuramente uno dei primi campi che ha visto decollare e atterrare macchine volanti.

Siamo a cavallo della Prima guerra mondiale e la parola “cavallo” non è un caso visto che l’aviazione ha preso il posto negli eserciti moderni della cavalleria.

Un giorno del lontano 1926 passò di lì anche un poeta/aviatore, no non Saint – Exupéry ma un italianissimo vate (senza la r) ovvero Gabriele D’Annunzio che ribattezzò questo campo di aviazione nella brughiera lombarda: Campo della promessa.

Quale era questa promessa?  Quella di magnifiche sorti e progressive?  o quella di un futuro aureo per l’aviazione e un’espansione incontrollata dell’aeroporto?  (in questo caso più che una promessa, una minaccia).

Quale che fosse la promessa, dopo la seconda guerra mondiale ci fu invece il “tradimento” ovvero si preferì scegliere per lo sviluppo dell’aviazione civile il poco più a nord aeroporto della Cascina Malpensa.

E così il campo di aviazione di Lonate P.,  ovvero Campo della promessa, divenne base per le esercitazioni dei reparti di artiglieria dell‘Esercito Italiano che si allenavano a fare la guerra sparando nella brughiera.

Dopo l’abbandono anche da parte dell’artiglieria il campo è caduto nell’oblio,  inutilizzate e ormai invase dalla vegetazione le  palazzine e gli hangar.

Solo agli inizi degli anni 2000 un progetto di gestione idraulica delle acque del Torrente Arno  ridiedero a questo luogo gli onori della cronaca  con la creazione di tre grandi bacini di laminazione acque del bizzoso e inquinatissimo torrente su una superficie di 28 ettari all’interno di quello spazio che aveva visto da vicino i primi eroici pionieri del volo.

La sistemazione idraulica, che ha bonificato grandi aree boschive che erano diventate paludi maleodoranti presenta ancora problemi per la prevista tracimazione nel fiumeTicino delle acque in eccesso dalle vasche di laminazione che andrebbero a  peggiorare la qualità delle acque del Fiume Azzurro.

Nel frattempo, però, come sempre accade, la natura ha fatto il suo corso e piano piano questi specchi d’acqua  si sono rinaturalizzati  con l’arrivo di nuove piante e di uccelli acquatici, oltre ad altra fauna terrestre.

Naturalmente ogni stagione ha le sue peculiarità, gli uccelli saranno più numerosi e visibili nella stagione fredda, i coniglietti al mattino presto o verso sera…  le zanzare, a stormi, in piena estate.

Adesso, a fine estate, inizio autunno gli specchi d’acqua a volte si coprono ancora di lenticchie d’acqua (segno della presenza di azoto, fosforo e altri nutrienti organici), i biancospini incominciano ad arrossire con le loro lucide bacche color rubino ma  ci sono anche il luppolo e la vite bianca (la Bryonia dioica, una pianta della famiglia delle cucurbitacee).

E se la cicoria mi guarda con i suoi bei occhi azzurri,  la cavalletta color ruggine (Oedipoda Caerulescens) il suo azzurro lo tiene nascosto quando è ferma e lo sfoggia nelle sue ali quando prende il volo. 

Anche la locusta migratoria vola ma in modo pesante e rumoroso non come quello silenzioso delle libellule, la rossa Sympetrum e le affusolate Zygoptere in accoppiamento.

C’è molto altro in questo posto lo so, ma io sono stato sin troppo lungo e allora vi lascio un po’ di curiosità per i prossimi articoli su questo luogo, nelle prossime stagioni.