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ABELIA A SAN BERNARDINO

Chiesa di S. Bernardino

La cupola bianca, ottagonale, forse un po’ anomina, sovrasta di poco le costruzioni vicine, palazzi  e case recenti.

La via è larga (come il suo nome); si attraversa saltellando sulle strisce pedonali con sosta sui marciapiedi in mezzo alla carreggiata (una specie di salto triplo) dopo essersi lasciati alle spalle il Duomo e Piazza Fontana.

Nel giardinetto sotto la cupola i fiori rossi delle begonie sono ancora la cosa che attira di più  di un giovane liriodendro e di un liquidambar, non ancora abbastanza adulti per farsi notare.

Più all’interno nella Piazza S. Stefano dove si affaccia anche l’omonima chiesa  le bici del bike sharing danno allo storico luogo un tocco di modernità. ( o di stonatura, proprio davanti a un’ossario come  quello di S. Bernardino;  non si fa.  Vi sembra?)

Piazza S. Stefano

Davanti alla porta di S. Bernadino c’è un barbone (infatti ha una bella barba);  altri clochard o senza fissa dimora sono seduti sulle panchine a lato della chiesa; stanno facendo colazione, chiaccherano, sembrano amici (cosa non scontata) si spostano nel vicino giardinetto con il fagotto delle loro poche cose, alcuni hanno accento dell’est Europa.

Cammino sul marciapiede a lato, mi sembra una provocazione passargli proprio sotto al naso, o forse temo mi chiedano soldi;  sta di fatto che in questo modo mi accorgo di una siepe di splendide rose bianche; oddio, splendide, sono un po’ sciupate dal freddo, ma è anche dicembre, ci sta.

Attraversato il traffico di auto e moto, tram lenti e pedoni veloci eccomi davanti a grandi cespugli fioriti di Abelia.

Stanno bene, a quanto vedo, nonostante lo stress per l’inquinamento, i decibel e tutte quelle luci accese anche di notte. (per loro dubito che valgano i consigli dei giardinieri su terreno e annaffiatura, ma tant’è).

IL genere Abelia vanta 15-20 specie sempreverdi  di origine orientale (Cina, Giappone) con piccole foglie ovali e fusti poco ramificati e rossicci  e fioritura estivo-autunnale (i piccoli fiori campanulati sono bianchi con una leggere sfumatura rosa e resistono sulla pianta fino ai primi freddi)

Abelia grandiflora

Il suo scopritore occidentale pare sia stato il dottor Clarke Abel, un medico che si trovava in Cina per una spedizione del Governo inglese nel 1816-17. Peccato, perchè aggiungendo una G iniziale avrebbe potuto assomigliare a un noto attore ed andarsene “Via col vento”.

La specie più diffusa a scopo ornamentale è un ibrido chiamato “Abelia grandiflora aurea variegata” (un nome che dice già tutto).

Importata in Italia attorno al 1880, si stabilisce sul Lago Maggiore, poi subisce il fascino irresistibile della città.

E così eccola qui.

Ma… chi gliel’ha fatto fare?

 

 

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SECONDA CHANCE

Fusaggine in inverno

Cadere e rialzarsi.

A quanti di noi è capitato…

Dove siamo andati a pescare la forza che non credevamo di avere?

Chi ci ha aiutato in questa opera di rigenerazione?

Sicuramente gli esempi contano e ne troviamo molti anche nel regno vegetale.

Prendiamo il caso della Fusaggine o Cappello del prete (Euonymus europaeus), un arbusto dal fusto angoloso e verde anche d’inverno e dai piccoli fiori verdastri poco appariscenti.

Fioritura Fusaggine

Appariscenti sono invece i frutti a quattro spicchi  (come il cappello che un tempo portavano i preti) che quando  maturano diventano di un bel colore rosso fragola  e che celano semi grandi come chicchi di riso avvolti in una polpa arancio vivo.

Appariscenti e velenosi.

In primavera, come detto, questo arbusto autoctono e ampiamente presente nei boschi di pianura, non si nota granchè ovvero si nota per un particolare fenomeno negativo che lo riguarda.

E’ infatti il cibo preferito del bruco di una farfalla notturna: la tignola del biancospino (Hyponomeuta irrorellus o anche Hyponomeuta evonymellus).

bruchi Hyponomeuta evonimellus

Questi bruchi sono molto gregari e attaccano la pianta tutti assieme proteggendosi dai predatori con la costruzione di una ragnatela tra i rami della pianta stessa  in modo che a volte ne è completamente avvolta.

Quando si squarcia il velo, come in un letto a baldacchino medievale, della povera pianta non sono rimasti che i rami spogli.

Le foglie sono tutto per le piante. Sono loro che permettono di catturare la luce e compiere la fotosintesi; sono loro che assicurano la traspirazione, l’espulsione delle sostanze nocive.

Come ci sentiamo noi quando cadiamo in una crisi? Dov’è la luce che andiamo cercando? Cos’è quel peso che ci opprime a tal punto che ci sembra di non riuscire a respirare?

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… Passano alcuni mesi; passa l’estate, passa anche un po’ di autunno, con le sue temperature più fresche, con le prime nebbie ed ecco che avviene il miracolo, sì, proprio così, anche se si corre sempre il rischio di usare questa parola a sproposito.

Mentre tutte le altre foglie cadono, il cappello del prete, ricaccia piccole foglie rosse, piccoli e temerari boccioli biancastri.

Una specie di rivincita in vista di quella che sarà la prossima primavera.

IL PAREGGIO NON E’ PREVISTO

No, direi proprio di no.

Capita!  Specie quando una cosa è impareggiabile come questa brughiera d’autunno.

Quando non ci sono bellezze uguali.  Non dico più o meno belle, le altre al limite sono bellezze diverse.

La bellezza della brughiera è una bellezza per intenditori, per quelli che non amano i colori troppo carichi, le riviste patinate, il glamour eccessivo.

Cos’altro aggiungere?

No non voglio aggiungere più niente.

Le foglie giallo-arancio del Prunus serotina, il verde brillante dei rami di Ginestra, le distese di brugo che ancora conserva in molte parti il suo violetto, l’eleganza degli steli di molinia, così tutti assieme, con la luce pomeridiana di un sole di ottobre, hanno solo bisogno del nostro ammirato silenzio.

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MARIA TERESA IN BRUGHIERA

Brughiera di Gaggio – settembre 2017

No, certo che no.

Maria Teresa non può avere tutte le colpe.

Beh sì, è stata lei ad inventare il catasto e la successiva tassazione su case e terreni, antenata dell’attuale IMU (era il giorno 1 gennaio 1760)  è stata lei che fece demolire la chiesa di S. Maria alla Scala per costruirvi il “Teatro dell’Opera” (oggi Teatro della Scala) ed è stata sempre lei che ha espropriato ai gesuiti  l’orto botanico di Milano e l’osservatorio astronomico ma forse non è una colpa aver fondato l’Accademia di Belle Arti di Brera (1776).

Maria Teresa d’Asburgo – Imperatrice d’Austria

Certo Maria Teresa D’Asburgo imperatrice d’Austria ha fatto molte altre cose,  molte guerre, per esempio,  e molti figli compresa quella Maria Antonietta, sposa di Luigi XVI e finita sotto la ghigliottina durante la Rivoluzione francese per la pessima abitudine di mangiare a colazione solo brioches.

Con tutte le cose che aveva da fare dubito che Maria Teresa, per gli amici “Resel” (Teresina) sia mai stata in brughiera, quella brughiera che pure con i suoi atti di governo nel Lombardo-Veneto, allora sotto il dominio austriaco, ha contribuito profondamente a modificare.

Prendiamo ad esempio gli astronomi di Brera.

Mentre Maria Teresa faceva misurare i terreni per fini fiscali, gli astronomi si erano messi in in testa di partecipare alla grande impresa della prima misurazione scientifica del pianeta terra.

Sbarcarono a Lonate Pozzolo da Milano dopo un viaggio in barcone sul Naviglio grande:  era il 17 maggio 1788.

Gli astronomi erano tre (come i magi) e come i magi portavano oggetti preziosi per la misurazione di  una linea di 10 km che poi sarebbe servita, attraverso triangolazioni successive a costruire la carta topografica del Milanese e del Mantovano.

Gli strumenti preziosi erano cannocchiali, cavalletti di legno, aste di metallo da spostarsi via via lungo una linea retta che va dal campanile di Nosate a quello di Mezzana (frazione di Somma Lombardo).

La brughiera era allora una immensa distesa  piatta di bassi cespugli di brugo e ginestra, senza alberi (quindi terreno ideale per la misurazione), terreno  improduttivo per lo più adibito al pascolo e alla caccia ma ancora per poco.

Catasto di Maria Teresa – Lonate Pozzolo – particolare

Gli effetti della riforma fiscale attuata con il catasto (noto ancora oggi come “Catasto di Maria Teresa) , indussero molti comuni a vendere ai privati pezzi di brughiera fino ad allora appartenenti alle comunità locali e si aprì una grande stagione di bonifiche perchè i nuovi proprietari, acquistati i terreni a poco prezzo, si misero in testa di farli fruttare, di far diventare quel terreno povero di nutrimenti e tendenzialmente acido, un terreno agricolo dove coltivare patate, frumento, mais, erbe da foraggio e perfino alberi da frutto.

Non sarebbe stato possibile agli astronomi fare le misurazioni con tutti quei contadini tra i piedi.

Ma un altro fenomeno stava nel frattempo modificando per sempre la brughiera (no non stiamo parlando dell’aeroporto di Malpensa, quello è venuto dopo); si stava affermando piano piano tra il brugo e le ginestre, accompagnato dalla gentile betulla, il Pino Silvestre.

Anche qui Maria Teresa ci ha messo lo zampino con massicce campagne di rimboschimento (il bosco vale di più, in termini economici, della brughiera), ma forse anche stavolta la colpa non è tutta  sua perché la diffusione del “Pino silvestre” è avvenuta nel tempo anche come processo naturale.

Farnia – Quercus robur

Nasce così la brughiera boscata che accoglie anche splendidi esemplari di Farnia (Quercus robur) e che fa delle brughiere lombarde un ambiente unico e molto differente dalle brughiere e dalle lande del Nord Europa.

moorland – Derbyshire

Ecco Maria Teresa è stata artefice di tutto questo, in parte senza volerlo (oggi diremmo: A sua insaputa) anche senza averci mai messo piede.

NO, però questo articolo non può finire così.

Allora immaginiamo che Maria Teresa, la vispa Teresa si sia recata un giorno sulle rive del Ticino e abbia fatto un salto in brughiera con un retino perchè anche allora tra un rovo e una buddleja volavano farfalle come i podaliri, le daphne, le vanesse e perfino, in quel lontano giorno di primavera, la verde “Tecla del rovo”.

PRUGNOLO (TALKING ABOUT)

 

– Vedi – mi dice un amico – in fondo per cosa ricordi il prugnolo selvatico?  Lo noti adesso che è fiorito con le migliaia di fiori bianchi minutissimi  e forse in autunno per le sue drupe blu.

– Hai ragione, è un bambino bellissimo che poi passa una vita mediocre, anonima e  ridiventa degno di attenzione da vecchio quando ti compare davanti con la sua faccia espressiva disegnata dalle rughe.

– E’ un bel bambino sì, ma con un carattere difficile. Forse perché non cresce molto, si ferma alla dimensione di un arbusto perciò ha bisogno di proteggersi dagli animali erbivori con le sue spine. ( il nome scientifico è Prunus spinosa)

– Sì ma sai, tutta la sua famiglia (le Rosaceae) è così. Di donna rosa non parliamo… suo cugino il biancospino e suo compagno di giochi nel bosco è uguale;  e il rovo? Vogliamo dimenticarci delle spine del rovo?… forse solo il ciliegio fa eccezione.

– Ok forse avrà un carattere un po’ scontroso però guarda che meraviglia di fioritura, sembra quasi un velo da sposa ricamato sul cielo azzurro di marzo.

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– Il profumo dei fiori però non è così gradevolo:  troppe saponine.

– E che ne dici di un altro suo amico d’infanzia,  il Calocybe gambosa?

– So che è un fungo primaverile che cresce attorno alle piante di Prunus spinosa tanto che anche il suo nome volgare è Prugnolo, un fungo commestibile dal cappello chiaro che ha un forte profumo di farina, però io non l’ho mai raccolto.

– Ma passiamo alla vecchiaia. Lo sai che da anziano il prugnolo selvatico ha molte virtù? Bisogna lasciare che i frutti avvizziscano con i primi geli perchè prima sono aciduli e allappano la bocca, ma poi si possono preparare ottime marmellate. Inoltre si possono fare dei liquori e se distillati anche un’ottima grappa.

– Alla faccia della vecchiaia!

– Sì, e recentemente sono stati fatti degli studi che dimostrano la sua utilità nel combattere le cellule tumorali.   Allora tu cosa preferisci, il vecchio o il bambino?

– Non so, in fondo è sempre lui… e se ti dicessi che mi piace anche nell’età di mezzo?  . . . (to be continued)

 

 

ESSERE PRECOCI

E’ un vantaggio o uno svantaggio?

Educatori, pedagogisti, psicologi ne dibattono da decenni.

Arrivare a fare certe cose prima degli altri, cioè prima della media dei propri coetanei, essere bambini prodigio, a cosa serve?

In campo vegetale la precocità si declina come la maturazione anticipata del frutto rispetto ad altre specie simili e se andiamo nello specifico della frutta e verdura incontriamo il termine: “primizia“.

In questo caso essere i primi, arrivare prima degli altri, aumenta il proprio valore,  infatti le primizie costano di più ma molti non si fanno ingolosire e aspettano che i prezzi scendano.

Che genere di precocità sarà invece quella del Calicanto invernale (non a caso chiamato Chimonanthus Praecox) ?

Calicanto invernale

Sta di fatto che lui ci prende gusto a fiorire in pieno inverno, a solleticare l’olfatto dei passanti con il suo profumo di limone che ogni volta ti sorprende, ti fa girare la testa, come fosse una bella ragazza, per capire da dove arriva quel profumo: un giardino, un parco, dietro un alto muro di cinta…

Nocciolo

Un’altro soggetto che di precocità se ne intende è il Nocciolo, salta tutta la fanciullezza e passa subito alla fase pre-adolescenziale. I fiori maschili sono già presenti sulla pianta a fine autunno: piccoli amenti penduli, verdastri e compatti. A fine inverno si allungheranno e cambieranno colore: dal marrone al giallo oro, si apriranno,  lasciando che il vento trasporti il polline a fecondare il fiore femminile.

Corylus avellana fiori maschili

Quest’ultimo è un piccolo ciuffo di peli rossi, poco appariscente; ha però il pregio di comparire sulla stessa pianta solo al momento giusto cioè quando il fiore maschile è maturo.

Corylus avellana – fiori maschili e femminili

Che intesa sessuale perfetta !!

Nel bosco ancora non sono comparse le foglie ma c’è un piccolo albero che per primo ingrossa le gemme florali, piccoli batuffoli di cotone nel mare spoglio dei rami.  E’ il Salicone, ovvero salix caprea; pare sia molto appetito da questo mammifero ma anche dalle api ovviamente; più che un salice assomiglia a un melo ma questo lo scopriremo più tardi, dalle sue foglie.

 

La sua precocità sono batuffoli di fiori gialli ( i maschi) e verdi (le femmine) su piante differenti;  le femmine del Salicone saranno più vistose più tardi quando il frutto aprendosi affiderà al  vento  il seme avvolto in una morbida peluria bianca.

Salix caprea (f) – Salicone

Ecco, siamo ormai quasi sul limitare della primavera e io devo andare nel bosco a incontrare il mio amico “nuvola gialla” ovvero il Corniolo; lui è l’ultimo dei precoci, arriva prima dei prugnoli, dei peschi degli albicocchi (nella mia zona non ci sono i mandorli) è una nuvola gialla che fa a gara con le nuvole di marzo, anzi più che una nuvola è un velo leggero di minutissimi fiori gialli.

Si gode il suo momento di gloria, un momento che non si nega a nessuno ma che bisogna saper scegliere, e lui se lo è scelto molto bene.

Anche lui è un albero di piccole dimensioni ma capace di strapparci dal torpore dell’inverno, di farci rinascere a nuove speranze.

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Eccoli qui i nostri “precoci”; magnifici per un minuto, un giorno, una settimana perchè tra poco, immersi nel verde delle foglie nessuno si accorgerà di loro.

 

S. GIUSEPPE E IL GELSOMINO

Jasminum nudiflorum

“Giuseppe affrettati, il tuo fiore sta per sbocciare!”

“Un attimo, devo ancora finire di piallare questa tavola di legno…”

“Giuseppe, il tuo fiore è già sbocciato e siamo solo alla fine di febbraio… Si lo so, la tua festa è il 19 marzo, che bisogno c’era di tutto questo anticipo?  Perchè  i santi (anche se santi umili come te) si devono piegare ai capricci della stagione?”

Beh, però ormai non è più un fatto inconsueto. Il calendario dei fiori è tutto sballato. Ne sa qualcosa anche S. Benedetto e la sua rondine (e anche il tetto). E se la gazza ha già provveduto a costruire il suo nido più o meno per S. Valentino tutti noi ogni anno siamo in trepida attesa per vedere se le mimose fioriranno in tempo per l’8 marzo.

Così,  mentre il tuo fiore è già sbocciato tu te ne stai ancora a bottega a piallare una tavola di Spino di Cristo (Gleditsia triacanthos) a chiederti cosa farne di un tronco di Albero di Giuda  (Cercis siliquastrum) anche se per te non si chiamavano così…

Beh, neanche il tuo gelsomino che è originario della Cina ed è arrivato da noi molto dopo la tua esistenza terrena.

Gli scienziati lo hanno chiamato “nudiflorum” perchè la fioritura, fatta di migliaia di fiori gialli non profumati, avviene prima della comparsa delle foglie (simile in questo ad altre piante tipo il pesco, il nocciolo, il mandorlo, il susino…)

Le foglie sono piccole, appuntite, riunite tre a tre, (come i “petali” del trifoglio) attaccate a rami angolosi.

Alcuni dicono che fu portato da Vasco da Gama, navigatore portoghese che per primo raggiunse l’India via mare (alla faccia di Cristoforo Colombo), altri dicono che quello che sarebbe diventato il Gelsomino di S. Giuseppe è arrivato in Europa solo nel 1844 (si ignora il mese e il giorno).

Ma tu l’hai accolto come a suo tempo un figlio (dicono) non tuo e gli vuoi bene lo stesso anche se fiorisce sempre in anticipo: rustico, resistente, leggermente pendulo, (come te, piegato sul tavolo da falegname), amante del sole e come il sole giallo, di un giallo splendente, che illumina l’inverno e questi primi giorni di marzo che  già annunciano la primavera.