QUANDO GLI ALBERI SUDANO

Anche gli alberi sudano, scommetto che non ci avete pensato.

Ma non è il caldo.

Gli alberi sudano anzi trasudano sostanze a volte gommose, a volte resinose, balsamiche, che a contatto con l’aria si solidificano. Lo sa bene chi ha avuto occasione di parcheggiare l’auto sotto un albero di pino e si è trovato la carrozzeria imbrattata di gocce di resina difficilissime da eliminare.

In realtà loro, le piante, non lo fanno apposta: a volte è semplicemente un modo per rimarginare le ferite.

Gli uomini si sono accorti di questo fenomeno fin dall’antichità.

Albero di Boswellia sacra
Albero di Boswellia sacra

Infatti basta citare due resine come l’incenso e la mirra per accorgersi di quanto fino dagli inizi della storia non solo l’uomo le conosceva ma aveva anche imparato a trarne vantaggio.

L’incenso è una resina che si ricava dalla Boswellia Sacra ma anche da altre specie affini come la B. Frereana e la B. Papyrifera, tutte specie presenti nel sud della Penisola arabica e nei paesi del Corno d’Africa.

Usato in cerimonie di diversi culti religiosi, l’incenso trova impiego anche nell’industria dei profumi e in quella farmaceutica. La pianta di Boswellia invece ha una curiosa caratteristica: perde cioè le foglie non d’inverno ma d’estate per difendersi dal caldo eccessivo.

commiphora-myrrha
Commiphora myrrha

La mirra è prodotta da una pianta che si chiama Commiphora Myrrha e altre specie affini che crescono nelle stesse regioni della Boswellia (appartengono alla stessa famiglia delle Burseraceae) ma anche in Senegal, Madagascar e India. E’ un a pianta molto spinosa, alta fino a 4 metri e predilige i terreni calcarei.

Che dire della mirra. Che veniva usata nell’imbalsamazione dei faraoni? Che i greci l’aggiungevano al vino? Che nella Bibbia è citata numerose volte compreso quando i Re Magi la portano in dono a Gesù assieme all’oro e all’incenso?

grani di mirra
grani di mirra

Studi recenti ci dicono che la mirra è un potente analgesico e ha lo stesso meccanismo d’azione della morfina.

Parliamo adesso di Trementina o acquaragia, forse una delle resine più popolari.   I suoi usi? Come diluente delle vernici  e nella cera per la lucidatura dei mobili. Si ottiene dalla resina delle conifere per distillazione e il suo odore è dovuto alla presenza di componenti volatili.

Il nome deriva dal greco  terebenthus, in italiano Terebinto, un arbusto dalla cui corteccia si ricava un altro tipo di trementina.

Potrei dire anche del mastice (che prima di essere un prodotto industriale è una resina ricavata da un altro arbusto, il lentisco)  ma chiudo in bellezza citando un’altra resina “inaspettata” e cioè la propolis.

E’ un altro dei meravigliosi prodotti che ci forniscono le api succhiando la resina dai tronchi e dalle gemme degli alberi. Posso parlarne un’altra volta?

E già perchè mi sono fatto prendere dall’entusiasmo e sono andato un po’ lungo.

Solo volevo aggiungere che questa curiosità per le resine mi è venuta osservando il tronco di un pino silvestre mentre facevo un giro tra le “sterpaglie”.


 

Per chi vuole approfondire: http://www.marcovalussi.it/category/botanica/

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